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Programma d’Azione per una Cultura di Pace
L’Assemblea Generale,
Tenendo presente la Dichiarazione per una Cultura di Pace adottata il … 1999;
Facendo riferimento alla sua risoluzione 52/125 del 20 Novembre 1997, con la quale proclamava l’anno 2000 Anno Internazionale per la Cultura della pace, come pure la risoluzione 53/25 del 10 Novembre 1998, con la quale aveva proclamato il periodo 2001 – 2010 Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e Non Violenza per i Bambini del Mondo;
Adotta il seguente Programma d’Azione per una Cultura di pace.
a. Rinvigorire gli sforzi nazionali e la cooperazione internazionale al fine di promuovere l’obiettivo dell’istruzione per tutti, così da conseguire lo sviluppo umano, sociale ed economico e promuovere una cultura di pace;
b. Garantire che i bambini, sin dalla più tenera età, traggano beneficio dall’educazione ai quei valori, quelle attitudini, modi di comportamento e sistemi di vita che li mettano in condizione di risolvere una disputa pacificamente e con uno spirito rispettoso della dignità umana, di tolleranza e non discriminazione;
c. Coinvolgere i bambini in iniziative che istillino in loro i valori e gli obiettivi di una cultura di pace;
d. Garantire alle donne, e in special modo alle bambine, parità di accesso all’istruzione;
e. Favorire la revisione dei corsi educativi, comprendendo in questo processo i libri di testo, tenendo presente la Dichiarazione e Cornice d’Azione Integrata sull’Educazione per la Pace, i Diritti Umani e la Democrazia, per attuare la quale dovrebbe essere fornita, su richiesta, cooperazione tecnica da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura;
f. Incoraggiare e potenziare gli sforzi compiuti dagli attori interessati, così come essi vengono identificati nella Dichiarazione, in particolare l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, al fine di sviluppare valori e capacità favorevoli a una cultura di pace, compresa l’istruzione e l’addestramento nella promozione del dialogo e nella costruzione del consenso;
g. Consolidare gli sforzi che le diverse entità del sistema delle Nazioni Unite stanno attuando per l’addestramento e l’istruzione nelle aree della prevenzione dei conflitti/gestione delle crisi, della soluzione pacifica delle dispute come pure della costruzione della pace nel periodo post-bellico;
h. Ampliare il numero delle iniziative che promuovono una cultura della pace intraprese da diverse istituzioni educative in varie parti del mondo: tra esse sono comprese l’Università delle Nazioni Unite, l’Università per la Pace e il progetto per abbinare le università e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura
a. Intraprendere azioni di vasta portata basate su strategie appropriate e obiettivi concordati per eliminare la povertà mediante sforzi nazionali e internazionali, tra cui dev’essere inclusa anche la cooperazione internazionale;
b. Rafforzare la capacità nazionale di attuare politiche e programmi progettati per diminuire le disuguaglianze economiche e sociali all’interno delle nazioni stesse mediante, fra gli altri strumenti, la cooperazione internazionale;
c. Favorire soluzioni orientate allo sviluppo che possano risolvere i problemi del debito estero e del servizio del debito dei Paesi in via di sviluppo; tali soluzioni dovranno essere eque, efficaci e durature, prendendo in considerazione anche la cancellazione del debito;
d. Consolidamento di iniziative a tutti i livelli, che consentano di attuare strategie nazionali per la sicurezza alimentare sostenibile, tra cui lo sviluppo di iniziative per mobilizzare e ottimizzare l’allocazione e l’utilizzazione delle risorse, da qualunque fonte provengano: dalla cooperazione internazionale come dalla cancellazione del debito;
e. Ulteriori sforzi per garantire che il processo di sviluppo sia di tipo partecipatorio e che i progetti per lo sviluppo prevedano la piena partecipazione di tutti;
f. L’inserimento di un punto di vista che prenda in considerazione l’elemento sessuale e il coinvolgimento di donne e bambine dovrebbe essere parte integrante del processo di sviluppo;
g. Le strategie di sviluppo dovrebbero comprendere misure speciali focalizzate sulle necessità di donne e bambini, come pure su quelle dei gruppi che hanno particolari esigenze;
h. L’assistenza allo sviluppo in situazioni post-belliche dovrebbe consolidare quei processi di riabilitazione, reinserimento e riconciliazione che coinvolgano tutti quelli che sono stati trascinati nel conflitto;
i. Costruzione delle competenze nelle strategie e nei progetti di sviluppo, in modo da garantirne la sostenibilità ambientale, considerando anche la salvaguardia e il recupero della base di risorse naturali;
j. Rimozione di quegli ostacoli che impediscono la realizzazione del diritto dei popoli all’autodeterminazione, in particolare per quelle comunità che vivono sotto una dominazione coloniale o sono sottoposti ad altre forme di dominazione straniera, o di occupazione, da parte di un altro Paese, che influiscono negativamente sul loro sviluppo sociale ed economico.
a. Piena realizzazione di quanto previsto dalla Dichiarazione di Vienna e dal relativo Programma di Azione;
b. Incoraggiare lo sviluppo di piani d’azione nazionali per la promozione e la difesa di tutti i diritti umani;
c. Consolidamento delle capacità e delle istituzioni nazionali nel campo dei diritti umani, anche tramite istituzioni nazionali per i diritti umani;
d. Realizzazione e implementazione dei diritto allo sviluppo, secondo quanto stabilito nella Dichiarazione sul Diritto allo Sviluppo, dalla Dichiarazione di Vienna e dal relativo Programma d’Azione;
e. Raggiungimento degli obiettivi stabiliti per il Decennio delle Nazioni Unite per l’Educazione ai Diritti Umani (1995 – 2004);
f. Distribuzione capillare e promozione a tutti i livelli della Dichiarazione Universale sui Diritti Umani;
g. Ulteriore appoggio per le attività dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani volte all’adempimento del suo mandato, secondo quanto stabilito dall’Assemblea Generale con la risoluzione 48/141 del 20 Dicembre 1993, come pure per le responsabilità ad esso conferite tramite successive risoluzione e decision
a. Incorporare il punto di vista sessuale nell’attuazione di tutti gli appropriati strumenti internazionali;
b. Ulteriore sviluppo di quegli strumenti internazionali che promuovano l’uguaglianza fra donne e uomini;
c. Attuazione della Piattaforma d’Azione di Pechino, adottata in occasione della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne, garantendo la disponibilità di adeguate risorse e volontà politica; tale obiettivo dovrà essere raggiunto mediante, fra gli altri, l’elaborazione, l’attuazione e lo sviluppo di piani d’azione nazionali;
d. Favorire l’uguaglianza fra donne e uomini nei processi decisionali di tipo economico, sociale e politico;
e. Ulteriore potenziamento degli sforzi compiuti dai diversi organismi facenti parte del sistema delle Nazioni Unite per eliminare tutte le forme di discriminazione e di violenza nei confronti delle donne;
f. Offerta di sostegno e assistenza alle donne che sono state vittime di una qualsiasi forma di violenza, tra cui quelle verificatesi in casa, sul posto di lavoro e nel corso di conflitti armati.
a. Consolidamento dell’intera gamma di azioni tese a promuovere i principi e le attività democratiche;
b. Porre un’enfasi speciale sui principi e sulle attività democratiche a tutti i livelli di istruzione: formale, informale e non formale;
c. Creazione e potenziamento di quelle istituzioni e di quei processi nazionali che promuovano e sostengano la democrazia mediante, tra le altre cose, l’addestramento e la costruzione di capacità nei pubblici ufficiali;
d. Incremento della partecipazione democratica mettendo a disposizione, tra le altre cose, assistenza elettorale su richiesta degli Stati interessati, basandosi a tal fine sulle relative linee guida fissate dalle Nazioni Unite;
e. Combattere il terrorismo, il crimine organizzato, la corruzione, come pure la produzione, il traffico e l’impiego di droghe e il riciclaggio di denaro di provenienza illecita, dal momento che tali pratiche illecite minano le democrazie e impediscono il pieno sviluppo di una cultura di pace;
a. Attuazione della Dichiarazione dei Principi sulla Tolleranza e del Piano d’Azione Successivo per l’Anno delle Nazioni Unite per la Tolleranza (1995);
b. Sostenere le attività svolte nel contesto dell’Anno delle Nazioni Unite per il Dialogo fra le Civiltà, nel 2001;
c. Studiare ulteriormente quelle tradizioni e usanze locali o indigene che sono state in passato impiegate con successo per risolvere le dispute e promuovere la tolleranza, con l’obiettivo di trarne utili insegnamenti;
d. Favorire quelle iniziative che agevolino la comprensione, la tolleranza e la solidarietà in ogni settore della società, in particolar modo per ciò che riguarda i gruppi vulnerabili;
e. Sostenere ulteriormente il raggiungimento degli obiettivi stabiliti per il Decennio Internazionale dei Popoli Indigeni del Pianeta;
f. Appoggiare quelle iniziative che favoriscano la tolleranza e la solidarietà nei confronti di rifugiati e profughi, tenendo presente l’obiettivo di agevolare il loro volontario ritorno e il reinserimento sociale nel paese natio;
g. Appoggiare le iniziative che favoriscano la tolleranza e la solidarietà nei confronti degli emigranti;
Promuovere una maggiore comprensione, tolleranza e cooperazione fra tutti i popoli mediante, tra h. l’altro, un uso appropriato delle nuove tecnologie e la capillare distribuzione di informazioni;
Appoggiare quelle iniziative che favoriscano la comprensione, la tolleranza, la solidarietà e la cooperazione fra i popoli e tra le nazioni.
a. Appoggiare il ruolo fondamentale svolto dai media nella promozione di una cultura di pace;
b. Garantire la libertà di stampa e la libertà di informazione e comunicazione;
c. Fare un uso efficace dei media per difendere e divulgare l’informazione su una cultura di pace coinvolgendo, ove sia opportuno, le Nazioni Unite e i relativi meccanismi regionali, nazionali e locali;
d. Promuovere una comunicazione di massa che metta le comunità in condizione di esprimere le proprie necessità e di partecipare al processo decisionale;
e. Assumere provvedimenti per affrontare la questione della violenza nei media, comprese le nuove tecnologie dell’informazione, fra cui Internet.
a. Appoggiare un disarmo completo e generalizzato, seguendo un regime di controllo internazionale severo ed efficace e prendendo in considerazione a tal fine le priorità stabilite dalle Nazioni Unite in materia di disarmo;
b. Trarre, ove opportuno, insegnamenti tendenti a una cultura di pace appresi dagli sforzi di "conversione militare", secondo quanto avvenuto in alcune nazioni del pianeta;
c. Porre l’accento sul fatto che l’acquisizione di territori con la guerra è inammissibile, ed evidenziare la necessità di lavorare per una pace giusta e duratura in ogni parte del mondo;
d. Favorire le misure che costruiscano la fiducia e incoraggiare gli sforzi per negoziare accordi pacifici;
e. Prendere provvedimenti che eliminino la produzione e il traffico illegale di armi di piccolo calibro e di armamenti leggeri;
f. Sostenere le iniziative che, ai livelli nazionale, regionale e internazionale, affrontino i problemi concreti derivanti dalle situazioni post-belliche, quali la smobilitazione e il reinserimento nella società degli ex combattenti, come pure dei rifugiati e dei profughi, i programmi per la raccolta delle armi, gli scambi di informazioni e la costruzione della fiducia;
g. Scoraggiare e frenare l’adozione di qualunque provvedimento unilaterale che non sia conforme al diritto internazionale e allo Statuto delle Nazioni Unite e che ritardi il pieno raggiungimento dello sviluppo economico e sociale da parte delle popolazioni dei Paesi interessati, in particolare donne e bambini, impedendo il loro benessere e creando ostacoli al pieno godimento dei loro diritti umani, compreso il diritto di ciascuno a godere di un livello di vita adeguato per la propria salute e benessere e il loro diritto a cibo, cure mediche e ai necessari servizi sociali, mentre si ribadisce che cibo e medicinali non debbono essere impiegati come strumento per esercitare pressioni politiche;
h. Frenare le forme di coercizione militare, politica, economica o di altro genere che siano in contrasto con il diritto internazionale e con lo Statuto, orientate contro l’indipendenza politica o l’integrità territoriale di un qualsiasi Stato;
i. Raccomanda un esame approfondito circa l’impatto umanitario esercitato dalle sanzioni, in special modo per quel che riguarda donne e bambini, con l’obiettivo di ridurne al minimo gli effetti umanitari;
j. Promuovere un maggiore coinvolgimento delle donne nella prevenzione e nella soluzione dei conflitti e, in particolare, nelle attività che promuovano una cultura di pace in situazioni post-belliche;
k. Nel corso di situazioni di conflitto promuovere iniziative quali i giorni di tranquillità, impiegati per svolgere campagne di vaccinazione e di distribuzione di medicinali; i corridoi di pace, utilizzati per garantire la distribuzione delle forniture umanitarie; dei santuari di pace, adoperati per rispettare il ruolo fondamentale delle istituzioni mediche e sanitarie quali ospedali e cliniche;
l. Favorire, su richiesta e nei casi in cui lo si ritenga opportuno, l’addestramento del personale delle Nazioni Unite interessato, delle organizzazioni regionali pertinenti e degli Stati Membri, nelle tecniche per la comprensione, la prevenzione e la soluzione di conflitti.
(Bangladesh: Draft Resolution A/53/l.79, 10 September 1999. A/53/PV.107)
Traduzione non ufficiale a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite (UNIC), Roma.