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Cambiamento climatico e crescita economica

Cambiamento climatico e crescita economica

 “La transizione verso un’economia a basso consumo di carbonio sarà difficile, ma porterà grandi benefici a tutto il complesso delle attività umane. Possiamo prendere due piccioni – cambiamento climatico e crescita economica – con una fava”, ha commentato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon al Forum sul cambiamento climatico e sviluppo sostenibile tenutosi a Seoul il 17 agosto.

Il cambiamento climatico gioca un ruolo centrale nella crescita e nello sviluppo economico ed è di vitale importanza per il benessere di miliardi di persone, in particolar modo per coloro che vivono nei paesi poveri del mondo. Affrontare il problema del cambiamento climatico non solo contribuirà a promuovere un ambiente più pulito, ma potrà favorire una crescita globale sostenibile, proposito che vede i vari leader mondiali sempre più consapevoli e concordi.

Quando un paese investe in tecnologia verde o adotta soluzioni per un uso più efficiente dell’energia, ci dimostra che ciò che è positivo per l’ambiente è altrettanto valido dal punto di vista della prosperità economica, prosperità che nel XXI secolo sarà appannaggio di chi per primo adotterà tecnologie a bassa emissione di carbonio. I paesi che si attiveranno oggi, saranno i paesi più economicamente competitivi di domani, con benefici che perdureranno per decenni.

Su come ottenere unasoluzione sostenibile nella lotta al cambiamento climatico, il Segretario Generale aggiunge che “i negoziati dovranno via via risolvere quattro difficili questioni politiche: per prima cosa stabilire ambiziosi obiettivi di medio termine per i paesi industrializzati; secondo, determinare delle adeguate azioni di mitigazione a livello nazionale da parte dei paesi in via di sviluppo; terzo, fornire supporto economico e tecnologico di base per le misure di adattamento; quarto determinare accordi istituzionali e politiche di governo per gestire tali supporti.”

World Economic and Social Survey 2009 (1 settembre)

Il messaggio centrale di questo studio pubblicato il primo settembre sul tema “Promuovere lo sviluppo, salvare il pianeta” è che affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico non può essere fatto solo con interventi progressivi e ad hoc.

In primo luogo, si richiedono sforzi più consistenti ai paesi avanzati per un taglio alle emissioni di carbonio. L’aver perso più di un decennio dall’adozione del Protocollo di Kyoto alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, aggiunge carattere di urgenza a questi sforzi. Tuttavia, anche se alle parole dovessero corrispondere i fatti, è improbabile che tali sforzi siano di per sé sufficienti per far fronte alle sfide poste dal cambiamento climatico. Si rende necessaria a questo punto la partecipazione attiva dei paesi in via di sviluppo che potrà avvenire solo se crescita economica e sviluppo procederanno in modo rapido e sostenibile.

Lo studio sostiene che nel far fronte alle sfide dettate sia dallo sviluppo che dalle mutazioni climatiche, il passaggio a tecnologie a bassa emissione di carbonio da un lato e percorsi di forte crescita dall’altro è un processo tanto necessario quanto fattibile: necessario, in quanto la lotta al surriscaldamento globale non può essere attuata senza che vi siano decisive riduzioni delle emissioni da parte dei paesi in via di sviluppo; fattibile, perché le soluzioni tecnologiche che permettono di intraprendere percorsi di forte crescita, di fatto, esistono. Transizione, tuttavia, né inevitabile, né irrilevante.

Per i paesi in via di sviluppo un tale passaggio comporterebbe degli adattamenti socio-economici straordinari e potenzialmente molto costosi, adattamenti che tra l’altro avrebbero come scenario disparità sociali senza precedenti nella storia dell’umanità. Se questo dovesse accadere, il passaggio richiederebbe un livello di solidarietà e sostegno internazionali raramente messi in atto al di fuori di un contesto di guerra.

L’indagine individua inoltre come tale trasformazione dipenda dalla creazione di un nuovo accordo globale che preveda un aumento dei livelli di investimento e la ‘costruzione della resilienza’ agli inevitabili cambiamenti climatici, destinando nel contempo risorse per abbassare il contenuto di carbonio delle attività produttive. La maggior parte dei paesi industrializzati però, non dispone al momento delle risorse finanziarie, del know-how tecnologico e delle capacità istituzionali per implementare queste strategie con la velocità che l’urgenza posta dalle sfide climatiche imporrebbe. Non rispettare gli impegni di supporto internazionale a lungo termine in queste tre aree, rimane l’unico grande ostacolo di questa sfida per la quale servono azioni più coraggiose su tutti i fronti.

In linea con le responsabilità comuni ma differenziate, lo studio sottolinea che in tema di politiche climatiche l’approccio a questa transizione risulterà diverso tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. In particolare, questo passaggio implicherà la definizione di una nuova agenda di politiche pubbliche, da gestirsi in uno ‘stato sviluppista’,  che dovranno essere incentrate su un’ampia serie di misure di mercato e altre misure, ponendo nel contempo maggiore enfasi di quanto fatto finora in materia di investimenti pubblici e politiche industriali efficaci. Per i paesi sviluppati, questa serie di misure implicherà presumibilmente un ruolo maggiore per i mercati del carbone, in materia di tasse e di regolamentazioni.

Infine, questioni quali la fiducia e la giustizia dovranno essere prese in più seria considerazione al fine di garantire risposte chiare e complete alle sfide poste dal cambiamento climatico. Lo studio rivela come un fattore determinante di successo sarà la capacità – da parte sia dei paesi industrializzati che dei paesi in via di sviluppo – di creare un contesto più integrato e programmi congiunti caratterizzati da obiettivi condivisi; tra questi, l’adattamento climatico, la silvicoltura, l’energia (compreso l’accesso all’energia) e l’eliminazione della povertà.

Riunione al vertice sul cambiamento climatico

Il prossimo summit sul cambiamento climatico, per il quale è attesa la partecipazione di più di cinquanta capi di Stato o di Governo, si terrà il 22 settembre presso il Quartier Generale dell’Onu, un giorno prima dell’apertura del Dibattito generale dell’Assemblea Generale. Il summit non sarà un foro per i negoziati: lo scopo di questo incontro è quello di appianare le divergenze di opinione tra paesi stimolando le volontà politiche per un esito positivo a Copenhagen.

Oltre alle sessioni plenarie di apertura e di chiusura, ci sarà un totale di otto tavole rotonde parallele e interattive che affronteranno gli stessi quattro temi principali: impegno sulla mitigazione, azioni di mitigazione, misure di adattamento e rafforzamento della fiducia. Temi quali tecnologia e finanza saranno trattati in modo trasversale. Ad ogni tavola rotonda presiederanno due capi di Stato o di Governo supportati da un consulente in materia di mutazioni climatiche. Al Segretario Generale spetterà il compito di presiedere la sessione plenaria di chiusura.

Per l’evento, il Global Compact Office organizzerà un pranzo al quale parteciperanno capi di Stato e di Governo, CEO del settore privato e capi delle Organizzazioni della società civile. Il Dipartimento Economia e Affari Sociali delle Nazioni Unite (DESA) sosterrà l’organizzazione individuando i partecipanti per le aree tematiche quali energia e risorse idriche.

Conferenza al vertice sul cambiamento climatico: sviluppo e trasferimento di tecnologie

La prossima conferenza sul cambiamento climatico, che si terrà a Nuova Delhi il 22 e 23 ottobre, cercherà di promuovere un accordo sulle azioni chiave necessarie per accelerare lo sviluppo e il trasferimento di tecnologia tenendo conto delle necessità di ogni singolo Paese. La conferenza servirà a illustrare scenari tecnologici, modelli istituzionali e di business di sviluppo e diffusione, nonché meccanismi per promuovere il trasferimento di tecnologie e migliorare le opportunità di cooperazione in materia di ricerca e sviluppo.

Sia per i paesi avanzati che per i paesi in via di sviluppo, la comunità internazionale ha da tempo sottolineato l’importanza della tecnologia ai fini di uno sviluppo sostenibile e nel far fronte alle sfide poste dai cambiamenti climatici in tempi ragionevoli. In un’era di mutazioni climatiche, lo sviluppo e il trasferimento delle tecnologie di mitigazione e di adattamento sono basilari per far coesistere strategie di sviluppo sostenibile e imperativi di crescita economica. Inoltre, adeguate tecnologie di mitigazione possono bilanciare sicurezza energetica da un lato, e allarme per gli effetti del cambiamento climatico dall’altro.

Questa consapevolezza per il ruolo centrale che rivestono lo sviluppo e il trasferimento della tecnologia è stata inserita nel Piano di Azione di Bali nel quale si sottolinea l’importanza cruciale della tecnologia per implementare con successo azioni di mitigazione e adattamento nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, la comunità mondiale deve ancora sviluppare una strategia che sfrutti appieno il potenziale tecnologico.

La Conferenza di Nuova Delhi porterà avanti le discussioni già avviate durante la Conferenza ad alto livello sul cambiamento climatico di Pechino del 7-8 novembre 2008: ‘Sviluppo tecnologico e trasferimento di tecnologia’, evento organizzato in collaborazione con il Governo cinese e con il Dipartimento Economia e Affari Sociali delle Nazioni Unite (DESA). Alla Conferenza di Pechino, alla luce di una serie di casistiche presentate dai partecipanti, si è fatto il punto sulla questione delle tecnologie pulite, sulle barriere al trasferimento di tecnologia e sulle possibilità di collaborazione a livello tecnologico. La conferenza ha chiaramente evidenziato la necessità di nuovi e innovativi meccanismi di collaborazione internazionale, in particolar modo nel campo della ricerca, dello sviluppo, della diffusione e del trasferimento di tecnologie innovative a salvaguardia del clima.
Sulla strada verso il summit di dicembre a Copenhagen

Le Nazioni che a dicembre si riuniranno nella capitale danese, Copenhagen, avranno il compito di portare a termine, in soli cento giorni, i negoziati per un nuovo accordo internazionale che succeda al Protocollo di Kyoto, il cui primo periodo di adempimento scade nel 2012. L’ultima tornata di negoziati in vista dell’accordo di Copenhagen, si è conclusa il 14 agosto a Bonn, Germania, con “progressi limitati”.

Con due sole conferenze in programma, per un totale di quindici giorni di trattative prima dell’incontro di dicembre, “si dovrà accelerare di molto il ritmo dei negoziati per poter ottenere risultati significativi a Copenhagen”, commenta Yvo de Boer, Segretario esecutivo dell’UN Framework Convention on Climate Change (UNFCCC).

Durante i setti giorni di incontri a Bonn, qualche passo in avanti è stato fatto sul testo dei negoziati e, come parte dell’accordo che si concluderà a Copenhagen, si è discusso inoltre su come tradurre gli impegni di riduzione a medio termine da parte delle nazioni più ricche (impegni che scadranno nel 2020) in obiettivi giuridicamente vincolanti.

 “I paesi industrializzati devono dimostrare un’ambizione maggiore nel concordare obiettivi significativi di riduzione delle emissioni a medio termine”, ha sottolineato Yvo De Boer. “Gli attuali livelli di ambizione possono essere innalzati sia operando a livello nazionale, che sfruttando la cooperazione internazionale.”

Giornata delle Nazioni Unite

Messaggio del Segretario Generale Ban Ki-moon in occasione della Giornata delle Nazioni Unite 2014.

Video della settimana

L'ONU porterà la visione di un mondo libero dalla fame a Expo Milano 2015, attraverso la "Zero Hunger Challenge", dimostrando ai visitatori come sia possibile sconfiggere la fame nel corso della nostra vita, come questo può essere raggiunto solo se lavoriamo insieme e come possono e devono essere parte della soluzione. Ecco il video.

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