Giovedì, 18 Settembre 2014
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«Ora regole Onu per i sequestri»-Intervista al Segretario Generale Ban Ki-moon (Corriere della Sera)

Intervista al segretario generale delle Nazioni Unite: «La conferenza di pace per l’Afghanistan? Ottima iniziativa, vi parteciperò personalmente»

Ban Ki-moon: «Se l’Italia ha delle proposte, la invito a presentarle»

sg_ban1.jpgNEW YORK — La situazione in Iraq e Afghanistan, il nodo degli ostaggi e il dossier del nucleare iraniano. La riforma dell’Onu e la battaglia avviata dall’Italia per una moratoria delle esecuzioni capitali. Sono solo alcuni dei temi nell’agenda del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, da oggi in visita ufficiale a Roma: la prima nella sua nuova veste di massimo rappresentante del Palazzo di Vetro. Il viaggio prevede incontri coi vertici delle istituzioni italiane e con Papa Benedetto XVI, che lo riceverà nel pomeriggio in Vaticano. «Non posso che condannare i recenti crimini gravissimi contro cittadini innocenti compiuti recentemente in Afghanistan», spiega al Corriere Ban rispondendo ad una domanda sul rapimento del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo e l’uccisione del suo autista e del suo interprete. «Ma come segretario generale non sono nella posizione di dire ad alcun stato membro comecomportarsi in queste istanze individuali. Spetta alla comunità internazionale fare uno sforzo concertato per proteggerci dai sequestri».

Cosa pensa della proposta di istituire regole comuni, coordinate a livello internazionale dall’Onu, che vincolerebbero i paesi a non effettuare scambi terroristi-ostaggi?
«Sono contento che Mastrogiacomo sia stato liberato ma, lo ripeto, non sta a me dire se quanto è stato fatto sia stato giusto o sbagliato. Per affrontare il nodo sequestri servono regole comuni e l’Onu e il posto giusto per vararle. Invito gli stati, Italia inclusa, a presentare tale proposta all'Assemblea Generale. Finora nessuno si è fatto avanti in questo senso».

Il ruolo di peace-keeping dell’Italia in Afghanistan è sufficiente o consiglierà a Roma di inviare altre truppe nel Paese, come auspicano Londra e Washington?
«L’Italia sta già svolgendo un importantissimo ruolo chiave come primo paese in termini di contributi alle operazioni di peace-keeping tra i 27 partner Ue. L’intervento militare non può e non deve essere l’unica soluzione in Afghanistan. Serve anche la riconciliazione politica del Paese, con la piena cooperazione degli stati limitrofi».

Pensa che esista ancora spazio per trovare una soluzione diplomatica alle crisi afghane e irachena?
«Tutti i conflitti della terra dovrebbero essere risolti col dialogo. Certo, esistono circostanze in cui le operazioni militari si rendono necessarie; eppure esse possono funzionare solo se accompagnate dalle più importanti iniziative politico-diplomatiche».

Cosa pensa della proposta italiana di una conferenza per l’Afghanistan allargata a tutti i Paesi confinanti?
«Ottima. E infatti ho intenzione di parteciparvi di persona. Gli afghani non potranno mai essere liberi e democratici senza l’aiuto internazionale. L’Onu ha il dovere di aiutarli a rafforzare le fondamenta sopra cui costruire una nazione forte e democratica».

Previsioni sul braccio di ferro Onu-Iran?
«Il governo iraniano ha un’unica via d’uscita per superare l’isolamento e le sanzioni internazionali: negoziare con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e adempiere pienamente alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che gli impongono di fermare il programma di arricchimento dell’uranio. Horibadito la mia posizione a Teheran in tante occasioni, pubbliche e private ».

Pensa che l’iniziativa italiana di moratoria delle esecuzioni capitali sia destinata ad affermarsi?
«La battaglia sulla pena di morte mi trova in piena sintonia con l’Italia. Louise Arbour, alto commissario per i diritti umani Onu ed io abbiamo completamente appoggiato tale iniziativa, volta ad abolirla nel mondo. Perché la vita umana è troppo preziosa e va rispettata e protetta».

Come giudica la proposta avanzata dall'Italia per un allargamento del Consiglio di Sicurezza?
«Tengo a precisare che per me si tratta del più importante tema oggi in agenda Onu, nonché il più divisorio. È giunto il momento di tenere conto degli enormi cambiamenti nella scena politica internazionale: il Consiglio va riformato ed allargato. La questione è come farlo. Spetta ai paesi membri trovare una formula che raccolga il più vasto consenso possibile e renda il Cds più trasparente, democratico e soprattutto rappresentativo. Il mio obbiettivo è facilitare tale dialogo per arrivare ad una riforma entro il mio mandato».

Come intende restaurare l’efficienza dell’Onu e combattere la burocrazia e gli sperperi che l’affliggono da anni?
«Anche questa è una mia priorità. Intendo effettuare una riforma che elevi l’Onu al più alto livello di integrità, professionalità e trasparenza, obbligandolo a render conto di tutto. Cambierò la cultura di lavoro, con una politica all’insegna di mobilità, training e meritocrazia ».

E le critiche che le sono state mosse dopo che ha annullato una mostra sul genocidio in Ruanda che aveva infastidito la Turchia per la menzione al genocidio armeno?
«La mostra è stata rimandata per problemi tecnici; presto annunceremo una data di apertura. Per noi è una questione di principio: tali genocidi debbono essere affrontati dalle Nazioni Unite, impegnate a prevenirne di altri».

Che eredità le piacerebbe lasciare come segretario generale dell’Onu?
«Vorrei passare alla storia come il servitore della pace, della sicurezza e dei diritti umani. Perché ci sono ancora troppe persone al mondo che soffrono e a cui vengono negate le necessità più basilari, come acqua, casa e scuola».

Alessandra Farkas
Corriere della Sera 

18 aprile 2007

Giornata Internazionale dell'Alfabetizzazione

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In occasione della Giornata internazionale dell'alfabetizzazione, UNRIC, in collaborazione con '7 miliardi di altri' vi propone il video.

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