Martedì, 21 Ottobre 2014
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DARFUR: L’ONU CHIEDE ALLE PARTI DI INTERROMPERE I COMBATTIMENTI E PERMETTERE L’AIUTO DI EMERGENZA

UNRIC/ITA/933/07


Mentre il Consiglio di Sicurezza si riuniva a porte chiuse per discutere della situazione in Darfur, Jan Eliasson, ex Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e attuale Inviato speciale del Segretario Generale per il Darfur, ha dichiarato ai giornalisti che le parti devono cessare i combattimenti e migliorare le condizioni di accesso agli aiuti di emergenza, in modo da facilitare la ripresa del processo politico.


Recatosi lo scorso mese in Sudan, in occasione di una missione diplomatica congiunta con un emissario dell’Unione Africana, Salim Ahmed Salim, Eliasson ha sottolineato che sia i governi sia i non firmatari degli Accordi di pace sul Darfur (DPA) sono d’accordo sul fatto che la crisi non può essere risolta militarmente. “Il governo (sudanese) ha dimostrato la volontà di prendere in considerazione emendamenti negoziati all’Accordo di pace, senza adottare un atteggiamento ‘prendere o lasciare’; allo stesso tempo però non accetta una rinegoziazione dell’intero Accordo”, ha poi specificato, ricordando però che “è tempo di dar prova delle buone intenzioni con una riduzione della violenza, possibilmente una cessazione delle ostilità”.


I combattimenti sembrano infatti proseguire sotto forma di guerra tribale, che poco ha a che fare con il Governo e con i firmatari degli Accordi di pace, mentre sembra riconducibile a divergenze tra le differenti tribù che popolano la regione.


Eliasson, sottolineando l’importanza del coinvolgimento del Consiglio di Sicurezza nella questione, ha definito la guerra in Darfur come un “problema regionale”, suscettibile di sfociare in un “conflitto regionale”. “Assistiamo infatti a imponenti flussi di profughi verso il vicino Ciad e sfortunatamente anche a movimenti di persone attraverso la frontiera che alimentano il conflitto. Per questo ritengo che le relazioni tra Ciad e Sudan siano cruciali per la ricerca di una soluzione politica alla crisi del Darfur”. Bisogna infatti tener conto che “la frontiera tracciata dalle potenze coloniali nel diciannovesimo secolo non corrisponde alle linee di confine tribali, di clan o etniche del Sudan”, ha fatto notare il funzionario.


I negoziatori, in contatto anche con altri attori regionali quali la Libia, l’Egitto e l’Eritrea, attendono una risposta da parte del Sudan sull’accettazione del pacchetto di supporto ONU alla missione ibrida ONU-UA in Darfur. Hédi Annabi, Segretario Generale aggiunto delle Nazioni Unite per le operazioni di pace, ha aggiunto che “a quanto abbiamo capito il Sudan avrebbe accettato l’approccio in tre fasi come pacchetto”, riferendosi alle tre fasi che porterebbero al dispiegamento della forza ibrida ONU-UA.


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