Martedì, 21 Ottobre 2014
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IL SEGRETARIO GENERALE INCONTRA I MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA


UNRIC/ITA/890/07

Di seguito il testo del discorso del Segretario Generale Ban Ki-moon nell’incontro con il Consiglio di Sicurezza dedicato alle minacce alla pace internazionale e alla sicurezza:


Grazie per le gentili parole e per l’opportunità che mi avete concesso di incontrarvi oggi. Vi garantisco il mio totale sostegno e impegno in favore dell’attività del Consiglio. 


Prima di cominciare, vorrei rendere omaggio al mio predecessore, Kofi Annan, per il significativo contributo che ha dato al lavoro dell’Organizzazione nel corso degli ultimi dieci anni.


Ho ascoltato con attenzione gli interventi dei membri del Consiglio su questo tema importante, che rappresenta una responsabilità primaria in base allo Statuto. Prendo atto del fatto che i membri del Consiglio sono uniti e parlano con una sola voce sul bisogno di guardare alla gestione dei conflitti in maniera globale, considerando cioè gli aspetti della prevenzione, del mantenimento e della costruzione della pace. C’è unità all’interno del Consiglio anche circa la necessità di accordare, nel contesto di tale visione globale dei conflitti, la giusta priorità ai temi dello sviluppo e dei diritti umani.


Come risulta dalle importanti dichiarazioni fatte finora, l’agenda delle Nazioni Unite per il 2007 è eccezionalmente impegnativa. C’è una richiesta di peacekeeping senza precedenti, ma più in generale questa domanda crescente si estende anche a attività di  diplomazia preventiva, buoni uffici, costruzione della pace e gestione dei conflitti. Questo Consiglio, e l’Organizzazione in quanto tale, stanno attraversando uno dei periodi più intensi della propria storia, caratterizzata da un numero record di operazioni di pace, risoluzioni e rapporti adottati nel corso degli anni recenti.
 
Il Dipartimento delle Operazioni di Pace ha ampliato il proprio raggio di attività fino a comprendere 18 missioni, raggiungendo il tetto storico di 100.000 soldati sul terreno, cifra che è peraltro suscettibile di crescere. Il numero totale di operazioni di pace nelle quali le Nazioni Unite sono in qualche modo impegnate è salito a 30. Una tale presenza globale richiede una cooperazione ancora più stretta tra Consiglio di Sicurezza e Segretariato – incluso naturalmente il Segretario Generale.
 
Alcune delle sfide più aspre sono in Africa. Una delle mie priorità sarà intensificare gli sforzi in Darfur, dove la situazione umanitaria continua a deteriorarsi, malgrado le dichiarazioni e i proclami della comunità internazionale che si sono succeduti negli ultimi tre anni. Nell’immediato futuro mi coordinerò con i governanti africani e non, e lavorerò attraverso il mio Inviato speciale per il Darfur per garantire l’impegno costruttivo del Sudan, dei governi africani e della comunità internazionale nel suo insieme.
 
Al tempo stesso, occorre mantenere la rotta in altre parti del continente. Nella Repubblica democratica del Congo, dobbiamo fare in modo che i recenti sviluppi positivi consentiti dalla nostra operazione di pace di maggiore dimensione siano consolidati, così da garantire che stabilità e pace durevole attecchiscano nel cuore dell’Africa. Discuterò tra breve di questo e altri temi con i governanti africani al vertice dell’Unione Africana in programma a Addis Abeba alla fine del mese.


Ugualmente, mi adopererò per dare nuova linfa alla nostra ricerca di pace e stabilità in Medio Oriente. Ciò significa impegnarsi nell’attività del Quartetto volta a dirimere le controversie tra Israele e Palestina – differenze che hanno implicazioni simboliche ed emotive per la gente e che vanno ben al di là dei confine fisici del conflitto. Ciò significa sostenere il Libano in una vasta gamma di bisogni che vanno dalla sua ricostruzione fisica alla sua ricerca – per quanto ancora incompleta – di un futuro pacifico, democratico e pienamente indipendente. In un contesto regionale più ampio, poi, ciò significa continuare i nostri sforzi per affrontare le sfide politiche e di sicurezza in Afghanistan e Iraq.


Occorre poi lavorare per porre un termine all’incertezza che ancora grava sul futuro del Kosovo e che, se irrisolta, minaccia di gettare un’ombra sulla stabilità regionale nel sud est dell’Europa.
 
Sono pertanto lieto di essere qui con voi oggi per questa discussione su una gamma di temi che nessun paese può pensare di poter risolvere per proprio conto – temi che presentano minacce alla sicurezza della gente nel mondo e all’intera comunità internazionale. Rispondere a queste minacce è dopo tutto uno degli obiettivi fondamentali delle Nazioni Unite, oltre che una responsabilità particolare del Consiglio di Sicurezza.


Come il Presidente del Consiglio di Sicurezza ha rilevato ricordando I risultati del  Vertice mondiale del 2005, le minacce che ci troviamo a fronteggiare in questo secolo sono articolate e collegate tra loro.
 
Questo vale se consideriamo ad esempio la minaccia del terrorismo – un nemico senza volto che non conosce frontiere – o le armi di distruzione di massa, che minacciano tutta l’umanità. Entrambe richiedono attenzione urgente, costante e globale da parte della comunità internazionale.
 
Lo stesso si può dire dell’HIV/AIDS e delle altre epidemie che non esigono solamente un pedaggio umano, sociale ed economico dai paesi che meno possono permettersi tali perdite; esse pongono anche minacce alla pace e alla stabilità, nella devastazione che causano sulle strutture e sulla capacità di governo di un paese.


Stesso discorso per la povertà estrema, che alimenta una disperazione senza dignità e che è utilizzata cinicamente da estremisti e opportunisti per soddisfare le proprie agende ed ambizioni. Il raggiungimento dei nostri obiettivi di sviluppo nel mondo è pertanto essenziale per costruire pace durevole e stabilità. E lo stesso si può dire delle violazioni dei diritti umani, di una debole capacità di esercitare il governo di un paese, dell’incapacità di garantire lo stato di diritto in molte parti del mondo.


Negli anni scorsi, le Nazioni Unite hanno cercato di rafforzare I tre pilastri delle proprie istituzioni – sicurezza, sviluppo e diritti umani, tutti sostenuti dal rispetto del diritto – per costruire un mondo più pacifico, prospero ed equo per le future generazioni. Ci sono acquisizioni importanti sulle quali costruire, dalla Commissione per il Peacebuilding al Consiglio per i diritti umani, dalla Strategia globale contro il terrorismo alla responsabilità di proteggere.


Ma occorre fare di più a sostegno degli sforzi in materia di disarmo e non-proliferazione. Per questo, ci sarà bisogno di rafforzare i regimi stessi di disarmo e non-proliferazione, nonché concentrarsi sulle sfide particolari che pongono i casi di Iran e Repubblica popolare democratica di Corea. Il Consiglio di Sicurezza ha agito adottando importanti risoluzioni su questi temi. Ma molto resta ancora da fare. E’ essenziale che la comunità internazionale lavori insieme per fronteggiare queste sfide.


Mi sono impegnato a rafforzare e dare un criterio all’attività delle nazioni Unite in tale direzione. In questo contesto, cercherò di svolgere il ruolo di armonizzatore, di colui cioè che intende costruire un ponte, lavorare per ripristinare la fiducia tra Stati membri e Segretariato.
 
In materia di riforme, l’azione di questo Consiglio ha coperto vari settori, dalla creazione della Commissione per il Peacebuilding al rafforzamento dei metodi di lavoro, agendo inoltre in materia di anti-terrorismo e sanzioni. 


Sarà mia priorità rafforzare la capacità delle nazioni Unite di svolgere il proprio ruolo al massimo nei settori della prevenzione dei conflitti, mantenimento e costruzione della pace. Si tratta di attività tra loro collegate, in cui il ruolo dell’ONU deve essere coordinato, globale e coerente.


A tale scopo, occorre guardare alla strutture organizzative di tutti I dipartimenti e uffici che si occupano di pace e sicurezza, e trovare maniere per rafforzare le nostre risorse. Per andare incontro alle richieste crescenti di operazioni globalizzate, è necessario individuare modi per dare vita a una struttura del personale che sia davvero mobile, multifunzionale e responsabile – e che soddisfi i più alti parametri etici e professionali.
 
La dichiarazione della Presidenza del Consiglio di Sicurezza chiede un approccio strategico nella valutazione delle situazioni di conflitto e nella pianificazione e gestione delle operazioni di pace. Essa costituirà per me una direttiva importante nella costruzione di migliori capacità e nel raggiungimento dei nostri comuni obiettivi. Questa sarà una priorità per me nelle prossime settimane.
 
Lasciatemi infine rinnovare l’auspicio di ottima collaborazione con il Consiglio negli anni a venire.


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