Giovedì, 24 Aprile 2014
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Cinque lezioni (editoriale di Kofi A. Annan)

 Quando arrivai in Minnesota come giovane studente dall’Africa, quasi cinquant’anni fa, avevo molto da imparare – a partire dal fatto che non c’è nulla di strano ad indossare copri orecchie quando la temperatura scende a meno 15. Tutta la mia vita da allora è stata un processo di continuo apprendimento. Ora è venuto per me il momento di trasmettere cinque lezioni che ho imparato durante i dieci anni trascorsi in qualità di Segretario Generale – lezioni che io credo la comunità delle nazioni debba imparare, in una fase in cui è alle prese con le sfide poste dal XXI secolo.


Innanzitutto, nel mondo di oggi siamo tutti responsabili per la nostra reciproca sicurezza. Nessuno stato può infatti garantire da sé la sicurezza imponendo la propria supremazia su tutti gli altri, di fronte a minacce quali proliferazione nucleare, cambiamenti climatici, pandemie globali, reti terroristiche che operano impunemente dall’interno di paesi al collasso. Soltanto lavorando insieme possiamo sperare di conseguire l’obiettivo di garantirci una durevole reciproca sicurezza.


Ciò include la nostra responsabilità condivisa di proteggere gli individui da genocidio, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità, un impegno sottoscritto da tutti gli stati al vertice mondiale dello scorso anno. Ma quando poi vediamo uccisioni, stupri e fame che sono ancora inflitti alla popolazione del Darfur, capiamo che queste dottrine sono destinate a rimanere pura retorica, a meno che coloro che hanno il potere di intervenire in maniera efficace – esercitando potere politico, economico o, in ultima istanza, militare – siano preparati a prendere l’iniziativa.


Si tratta di una responsabilità che abbiamo nei confronti delle future generazioni – di preservare risorse che appartengono a loro come a noi. Ogni giorno segnato dalla nostra inazione, o dalla nostra scarsa azione, in materia di prevenzione del cambiamento climatico, impone un prezzo più alto sui nostri figli.


In secondo luogo, siamo anche responsabili del nostro benessere reciproco.Senza solidarietà, nessuna società può dirsi davvero stabile. E’ irrealistico pensare che alcuni possono continuare a trarre grandi vantaggi dalla globalizzazione quando miliardi di altri sono poi lasciati in uno stato di povertà. Occore dare a tutti gli esseri umani almeno un’opportunità di condividere la nostra prosperità. 


La terza lezione è che sia la sicurezza sia il benessere dipendono dal rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto.


Nel corso della storia la diversità è stata un fattore di accrescimento della vita umana, e diverse comunità hanno imparato l’una dall’altra. Ma se vogliamo che le nostre comunità vivano in pace dobbiamo sottolineare ciò che ci unisce: la nostra comune umanità, e il bisogno che la nostra dignità umana e i nostri diritti siano protetti dalla legge. 


Ciò è di vitale importanza anche per lo sviluppo. Investitori stranieri e nazionali saranno più propensi a investire in un contesto in cui i loro diritti siano tutelati e in cui essi sappiano che saranno trattati nel rispetto della legge. Allo stesso modo, è più probabile che si adottino le politiche di sostegno allo sviluppo se coloro che necessitano di sviluppo siano in grado di fare intendere la propria voce.


Occorre inoltre che gli stati agiscano nel mutuo rispetto delle regole. Non c’è comunità nel mondo che risenta negativamente dell’eccesso di diritto; molti al contrario soffrono per la ragione opposta – e la comunità internazionale è tra questi. Questo va cambiato.


La mia quarta lezione, dunque, è che i governi devono essere considerati come responsabili delle proprie azioni, e ciò sia nel contesto internazionale sia in quello interno. Ogni stato deve qualcosa ad altri stati verso i quali esercita azioni destinate a produrre un impatto decisivo.


Per come stanno le cose attualmente, gli stati poveri e deboli possono essere facilmente tenuti al rispetto delle proprie responsabilità, a causa del loro bisogno di aiuto esterno. Ma i paesi grandi e potenti, le cui azioni esercitano un grande impatto sugli altri, possono essere obbligati a comportamenti virtuosi soltanto dai propri cittadini.


Ciò conferisce a cittadini e istituzioni degli stati potenti la responsabilità speciale di prendere in considerazione visioni e interessi globali, inclusi quelli che definiamo “attori non statali”. Gli stati non possono più – semmai abbiano mai potuto – affrontare da soli le sfide globali. Essi hanno sempre maggiormente bisogno di aiuto che proviene dalla miriade di associazioni nelle quali le persone si aggregano su base volontaria, per profitto e per riflettere su come cambiare il mondo.


Come si può fare in modo che gli stati siano mutualmente responsabili? Solamente attraverso istituzioni multilaterali. La mia lezione finale è quindi che queste istituzioni debbono essere organizzate in maniera equa e democratica, in modo da attribuire ai poveri e ai deboli una qualche forma di influenza sulle azioni dei ricchi e forti.


I paesi in via di sviluppo dovrebbero avere una voce più forte all’interno delle istituzioni finanziarie internazionali, le cui decisioni possono significare vita o morte per i propri cittadini. E  nuovi membri permanenti o comunque di lunga durata dovrebbero essere aggiunti al Consiglio di Sicurezza, la cui composizione attuale riflette la realtà del 1945, non quella del mondo di oggi.


Non di minore importanza è che tutti i membri del Consiglio di Sicurezza debbono accettare la responsabilità che deriva dal loro privilegio. Il Consiglio non è una platea nella quale agire per fare i propri interessi nazionali. Si tratta piuttosto del comitato di gestione del nostro giovane sistema globale di sicurezza mondiale.
 


Oggi più che mai l’umanità ha bisogno di un sistema globale che funzioni. E l’esperienza ha spesso mostrato che il sistema produce risultati insoddisfacenti quando i suoi stati membri siano divisi e manchino di leadership, mentre al contrario esso funziona molto meglio quando ci sono unità, guida lungimirante e impegno di tutti i maggiori attori. I leader mondiali, di oggi e di domani, hanno una grande responsabilità. I cittadini del mondo devono poter vedere che i loro governanti sono all’altezza di tale responsabilità. 


L’autore è il Segretario Generale delle Nazioni Unite.Questo articolo è basato su un discorso pronunciato l’undici dicembre alMuseo e Biblioteca presidenziale Truman di Independence, Missouri.


 


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