Giovedì, 24 Aprile 2014
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L’IMPASSE SUL SEGGIO PER L’AMERICA LATINA AL CONSIGLIO DI SICUREZZA È ROTTA DALLA CANDIDATURA DI PANAMA, CHE RICEVE LA MAGGIORANZA DEI VOTI DELL’ASSEMBLEA DOPO 48 VOTAZIONI


 
UNRIC/ITA/855/06
  Dopo 48 votazioni, la prolungata contesa all’Assemblea Generale per il seggio a rotazione da assegnare all’America Latina in seno al Consiglio di Sicurezza  è finita, dopo la rinuncia di Venezuela e Guatemala alla propria candidatura in favore di un candidato di compromesso, Panama.
 
 Il tiro alla fune tra Guatemala e Venezuela, durato tre settimane per il posto attualmente occupato dall’Argentina, si è chiuso con un applauso quando Sheikha Haya Rashed Al Khalifa, Presidente dell’Assemblea, ha letto il risultato dell’ultima votazione: Panama riceveva 164 voti sui 192 complessivi, cioè più dei due terzi, la maggioranza prevista per far poter far parte del Consiglio a partire dal 1 gennaio 2007. Venezuela riceveva 11 voti, Guatemala 4 e Barbados 1.


 Sheikha Haya ha riferito all’Assemblea di aver ricevuto una lettera del 3 novembre dal Presidente del Gruppo degli Stati Latino Americani e Caraibici (GRULAC) che la informava che i rappresentanti di Venezuela e Guatemala avevano deciso di ritirare le loro rispettive candidature a favore di Panama, candidatura che è stata avvallata successivamente dai 34 membri del gruppo regionale.La presidente ha lodato lo spirito di solidarietà e compromesso che il gruppo ha dimostrato nel corso di questo lungo processo. 


 La contesa è iniziata il 16 ottobre come un testa a testa tra Guatemala e Venezuela. Nonostante altri paesi siano stati candidati, tra i quali  Barbados, Bolivia, Cile, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, Giamaica, Messico e Uruguay, nessuno è riuscito a raggiungere la maggioranza necessaria per conquistare il seggio. Il Guatemala ha superato il Venezuela in tutte le votazioni, tranne una, e  si è raggiunto il pareggio una volta con 93 voti per entrambi.
 
 Congratulandosi con Panama per la candidatura degna di rispetto e “meritevole di avallo”, il rappresentante del Guatemala ha tuttavia sottolineato che la polarizzazione che ha caratterizzato le tre settimane di campagna per l’elezione al Consiglio è stata deplorevole.  Il Guatemala, che aveva presentato la propria candidatura nel 2002, aspettava da più di 60 anni di far parte del Consiglio, ha affermato, e il paese ne aveva i meriti sufficienti. Per questo motivo il paese ripresenterà la propria candidatura al seggio a rotazione da assegnare per il periodo 2012-2013, nella speranza che questa volta il gruppo degli stati latino americani e caraibici dimostrino il loro appoggio.
 
 Il rappresentante del Venezuela ha affermato che il suo paese ambiva al seggio per poter essere una voce indipendente all’interno del Consiglio.  Gli Stati Uniti considerano una vittoria che un paese in via di sviluppo come il Venezuela non abbia raggiunto un posto in un organo così importante.  Ma non si dovrebbe parlare di vittoria o sconfitta, piuttosto della lezione da trarre dai 48 turni di votazione che danno prova della forza dell’Assemblea. Panama è un ponte tra  l’America centrale e quella meridionale, ed è da auspicare che esso si dimostri un membro del Consiglio indipendente, imparziale ed equilibrato.
 
 Le 48 votazioni tenutesi per la designazione di questo paese rappresentano il terzo processo più lungo di elezione  per un seggio non-permanente nel Consiglio di Sicurezza.  Il secondo processo più lungo, 52 turni di votazione, è stato nel 1960, dopo il quale l’Assemblea decise di concedere a Polonia e Turchia di far parte del Consiglio per un anno ciascuna.  Nel 1979 si era raggiunto il record di 155 votazioni,  prima che si eleggesse il Messico per il Gruppo di paesi latino americani e caraibici per  un mandato di due anni al Consiglio. Il Venezuela è stato membro del Consiglio 4 volte e Panama 3.
 
Il 16 ottobre, l’ Assemblea,  secondo il criterio geografico di designazione, aveva eletto Belgio, Indonesia, Italia e Sud Africa come membri non-permanenti  del Consiglio a partire dal 1 gennaio del prossimo anno.  Essi occuperanno il posto di Danimarca, Grecia, Giappone e  Repubblica Unita di Tanzania, paesi che terminano il loro mandato il 31 dicembre 2006.
 


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