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MESSAGGIO DEL SEGRETARIO GENERALE IN OCCASIONE DEL TERZO ANNIVERSARIO DAL BOMBARDAMENTO DI BAGHDAD (New York, 18 agosto 2006)

UNRIC/ITA/771/06
Bruxelles, venerdì 18 agosto  2006



Dopo tre anni dal giorno più buio per le Nazioni Unite a Baghdad, i nostri cuori restano malinconici.


Fermiamoci dunque ancora una volta a commemorare il ricordo di colleghi insostituibili e amici indimenticabili.


Persone come Sergio e la sua squadra sarebbero state di rilevante aiuto all’Iraq nell’ultimo mese, in cui ha sofferto di un alto numero di perdite umane. Altre persone hanno oggi coraggiosamente preso il loro posto, affinchè possiamo onorare al meglio la memoria dei nostri eroi caduti, tramandando la loro eredità, continuando il loro lavoro, e trovando ispirazione nel loro esempio.


La loro morte ha segnato la perdita dell’innocenza delle Nazioni Unite. Dopo essere stata attaccata, questa Organizzazione è stata colpita e l'attacco di Baghdad ha sferrato un colpo fatale all'illusione di essere inattaccabili, indossando un casco blu o issando una bandiera delle Nazioni Unite. L’attacco ha minato la convinzione dei funzionari civili internazionali per cui la loro imparzialità sarebbe stata accettata e rispettata da tutte le parti coinvolte in un conflitto.


Oggi  più che mai, il personale delle Nazioni Unite si confronta con le minacce dirette e mortali alla loro sicurezza.


  La mia prima responsabilità in qualità di Segretario Generale è quella di vegliare affinchè nessuna vita dei membri del personale sia messa a rischio inutilmente o in modo imprudente. Pertanto vi assicuro, colleghi quì presenti, e tutti coloro che sono coinvolti, che continuerò a fare il massimo al fine di assicurare che il personale delle Nazioni Unite goda dell’addestramento, delle protezioni e delle linee di condotta necessarie per eseguire il loro vitale lavoro al servizio dell’umanità.


Sono convinto che se i nostri colleghi uccisi fossero con noi oggi, sarebbero immensamente orgogliosi che questo nostro lavoro per la pace continui, imperterrito e costante, sia in Libano che nel Darfur, a Timor Este, ad Haiti o in Iraq, malgrado i pericoli, le difficoltà e il così recente dolore insopportabile.


Questa è la nostra risposta alla loro perdita. Questo è il nostro vivo tributo agli amici caduti.


*  *  *


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