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MESSAGGIO DEL SEGRETARIO GENERALE PER LA COMMEMORAZIONE DEGLI OSSERVATORI MILITARI DELL’ONU CHE HANNO PERSO LA VITA NELLA BASE DI PATTUGLIA NEL KHIYAM IL 25 LUGLIO 2006 (Gerusalemme, 30 luglio 2006)

UNRIC/ITA/756/06
Bruxelles, lunedì 31 luglio 2006


Ė con grande dolore e tristezza che invio questo messaggio a tutti coloro che si sono riuniti al quartier generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Supervisione della Tregua (UNTSO)  e al palazzo del governo a Gerusalemme, per rendere omaggio agli osservatori militari delle Nazioni Unite - Du Zhaoyu, Kruedener di Hess-Von di Paeta, Hans-Peter Lang e Jarno Makinen - che hanno perso la vita nella base di pattuglia a Khiyam, nel sud del Libano, il 25 luglio 2006.


Gli uomini che abbiamo perso martedì scorso provenivano da paesi diversi, ma lavoravano insieme per portare avanti la difficile missione affidatagli dalle Nazioni Unite. Erano padri, mariti, figli, fratelli, amici e colleghi. Sono morti nell’adempimento del proprio dovere. Tutti noi, loro colleghi, dobbiamo profondamente compiangerli, ma dobbiamo anche essere fieri del loro esempio. Le Nazioni Unite saranno per sempre loro debitrici. 


I nostri colleghi caduti si uniscono ai 44 predecessori che hanno dato la loro vita servendo l’UNTSO, insieme ai 259 uomini e donne che sono morti per servire la Forza Temporanea delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) includendo, temo, il membro del personale civile e la sua sposa che rimangono ufficialmente dispersi dal 17 luglio a Tyre e i 42 uomini e donne che sono morti per servire la missione degli Osservatori delle Nazioni Unite per il Ritiro (UNDOF). Quest'elenco è un promemoria dell’immenso sacrificio compiuto da uomini di molte nazioni che hanno messo  a disposizione la loro vita in Medio Oriente servendo la causa di pace, sotto la bandiera blu delle Nazioni Unite.


Gli uomini che sono morti lo scorso martedì, nella base di pattuglia a Khiyam erano gli occhi del mondo, che riferivano dettagliamente le azioni militari e della milizia nel sud del Libano, il più pericoloso teatro di un conflitto che ha travolto il paese intero, come pure una grande parte del nord d’Israele.


Molte domande alle quali dobbiamo rispondere circondano le tragiche morti di questi disarmati portatori di pace. Questo non li riporterà ai loro cari, ma ci aiuterà a garantire meglio la sicurezza di altri portatori di pace, adesso e in futuro. Nel frattempo, dobbiamo onorare il loro lavoro assicurando che la morte e la distruzione finiscano il più presto possibile, e portando aiuto a tutti coloro le cui vite sono state distrutte.


Possano questi uomini coraggiosi riposare in pace. Possano le loro famiglie in lutto trovare consolazione nella causa nobile per cui sono morti. Possano le nazioni che li hanno inviati essere fieri dei loro uomini e delle loro donne in uniforme. E possano i loro colleghi trovare, nel loro supremo sacrificio, il coraggio e la determinazione per continuare a servire la causa di pace nel Medio Oriente, e nel resto del mondo.


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