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IL SEGRETARIO GENERALE OSSERVAZIONI ALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE SUL LIBANO (Roma, 26 Luglio 2006)

UNRIC/ITA/753/06
Bruxelles, mercoledì 26 luglio 2006


Eccellenze
Signore e Signori,


La morte e la distruzione a cui abbiamo assistito nelle ultime due settimane, incluso il tragico assassinio degli osservatori delle Nazioni Unite, costringe questa conferenza a inviare al mondo un messaggio forte, e a parlare con una sola voce. Dobbiamo dire al popolo del Libano, al popolo di Israele, alle popolazioni di tutto il Medio Oriente, che faremo tutto ciò che è in nostro potere per aiutarli a trovare una via per la pace.


La situazione resta orribile e pericolosa. Occorre agire su tre fronti.


      Innanzitutto, occorre che le ostilità iniziate il 12 luglio con l’attacco sconsiderato degli Hezbollah attraverso la Linea Blu ed il sequestro di due soldati israeliani cessino immediatamente.


E’ necessario che le ostilità cessino perché ci troviamo di fronte ad una grave crisi umanitaria. Il Coordinatore per le Emergenze Umanitarie, Jan Egeland, ha appena visitato il Libano, e ha riferito che circa 800.000 persone sono state toccate dal conflitto, in un modo o nell’altro, a causa di trasferimenti forzati, ferimenti, traumi o effetti secondari. Nel frattempo, i razzi continuano a cadere su città israeliane, uccidendo e generando una paura profonda in centinaia di migliaia di persone. Circa 400 libanesi sono stati uccisi, e molte migliaia feriti. Decine di Israeliani sono stati uccisi, e centinaia sono stati feriti.


Posso ora chiedervi di alzarvi in piedi e osservare un minuto di silenzio in onore di coloro che sono morti in questo conflitto. Se da una parte onoriamo i caduti, dobbiamo chiederci quanti ancora moriranno nelle prossime settimane. E dobbiamo essere chiari, rimane il grande rischio di un’ulteriore escalation.


Esorto pertanto Hezbollah a porre fine ai suoi attacchi deliberati ai centri abitati israeliani.


Ed esorto Israele a cessare i bombardamenti, i blocchi, e le operazioni di terra.


Una cessazione temporanea delle ostilità consentirebbe di utilizzare ore e giorni cruciali  per effettuare operazioni umanitarie essenziali, compresa  la distribuzione di aiuti umanitari e la evacuazione di civili non combattenti e feriti. Una condizione essenziale per una tregua delle ostilità dovrebbe essere che le parti non debbano, e ci tengo a ripeterlo, non debbano approfittare di tale pausa per condurre operazioni di attacco, ridislocare e rifornire le forze armate.


In questo contesto il ruolo giocato da una forza internazionale è vitale. Questa forza dovrebbe essere considerata come un ponte. Nell'immediato porterebbe aiuto attraverso operazioni umanitarie, e supporto al governo libanese impegnato a fare fronte all'emergenza e a dare sicurezza al popolo libanese. 
 
Nel lungo termine, comunque, questa forza assisterebbe il governo nel dare attuazione all’accordo di Taef e alle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza 1559 e 1680, in particolare aiutando il governo a estendere la propria autorità – incluso il diritto esclusivo a usare la forza – in tutto il paese, rafforzando l’esercito libanese e disarmando tutte le milizie libanesi e non. Tale forza potrebbe operare solo con il consenso del governo del Libano e sulla base del consenso dei partiti libanesi sulla portata e sul mandato della forza stessa.


In secondo luogo, occorre un quadro politico di riferimento per fare in modo che la cessazione di ostilità possa essere trasformata in un processo di pace di più lungo termine. Tale quadro dovrebbe comprendere diverse questioni, tra le quali i prigionieri, la demarcazione dei confini del Libano e la creazione di un meccanismo di monitoraggio e che ne garantisca  l’attuazione. Sono consapevole che molti di voi che partecipate a questa conferenza avete le vostre  idee su come raggiungere la pace. Ma dobbiamo unire le nostre forze e le nostre idee migliori in un unico pacchetto di misure che sia coerente e fattibile, e sul quale tutte le parti siano d’accordo. Nel fare questo, occorre assolutamente evitare di cadere nella trappola di un approccio sequenziale, in virtù del quale ognuna delle parti stabilisce individualmente la propria linea su come e in quale ordine agire. L’attuazione deve procedere in modo parallelo, se si vuole uscire dalla crisi odierna. E per raggiungere soluzioni durevoli, occorre includere Siria e Iran.


In terzo luogo, questa conferenza dovrebbe impegnarsi in favore di un solido pacchetto di misure economiche per il Libano. Con la distruzione di edifici e ponti, i libanesi hanno visto scomparire anni di duro lavoro di ricostruzione in un attimo. Il Libano deve essere ricostruito, di nuovo. Dobbiamo stabilire una rete di donatori che garantisca il finanziamento di ricostruzione e sviluppo, come abbiamo appena sentito dal Presidente del Consiglio e dal Ministro degli Esteri italiani.


Una cessazione delle ostilita’, un quadro di riferimento politico e un accordo sul programma di ricostruzione ci danno l’opportunita’ di cominciare a uscire da questa crisi. Il Consiglio di Sicurezza deve poter giocare il ruolo che gli spetta. Chiedo pertanto a questa conferenza di sollecitare il Consiglio di Sicurezza affinche’ chieda un’immediata cessazione delle ostilita’. Cio’ potrebbe creare le premesse per un ulteriore progresso, e segnalare che il Consiglio intende dare un forte appoggio internazionale al processo.


Eccellenze,


 Il popolo libanese sta vivendo di nuovo scene di un capitolo della propria storia che pensava invece chiuso per sempre. Stavolta occorrono soluzioni che reggano alla prova del tempo. Israele, dal canto suo, pensava di aver ormai visto l’ultimo razzo lanciato per terrorizzarla dal proprio confine settentrionale, ma il conflitto ha ripreso un’intensita’ ancora maggiore di quanto si pensasse possibile. L’intera regione, poi, e’ a stento in grado di reggere un altro conflitto accanto agli scontri settari, all’estremismo e alla stagnazione economica che sono gia’ tanto diffuse.


 In effetti, se si guarda al quadro piu’ ampio, e’ anche evidente che occorre un nuovo impulso per una pace globale in Medio Oriente. In mancanza di questo, non faremo altro che temporeggiare fino alla prossima crisi. Malgrado tutto cio’ che e’ accaduto, perfino malgrado l’attuale situazione a Gaza, la grande maggioranza di Palestinesi e Israeliani e’ favorevole a una pace negoziata. Occorre un percorso di pace, tra l’altro per privare gli estremisti di un pretesto che essi utilizzano in tutta la regione, compreso il Libano. Le Nazioni Unite confermano il loro forte impegno in questo senso, e intendono fare  tutto cio’ che e’ in loro potere per ripristinare il dialogo verso una pace globale in conformita’ con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.


Cari amici,


 Nei prossimi giorni e settimane, avremo bisogno di tutti voi per fornire un significativo sostegno umanitario, militare e politico. Non possiamo permetterci di tornare alla situazione prevalente prima che la crisi scoppiasse. Inoltre, la comunita’ internazionale non deve deludere la popolazione che sta  guardando a noi per essere aiutata. Tutti insieme, dobbiamo fare la nostra parte per rendere il Libano e Israele entrambi sicuri, e avviare un processo di pace globale nella regione.


Molte grazie.




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