Sabato, 20 Dicembre 2014
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MIGRAZIONE INTERNAZIONALE E SVILUPPO – STRALCI DALLA PREFAZIONE DEL RAPPORTO DEL SEGRETARIO GENERALE

Introduzione


Il prossimo settembre, l’Assemblea Generale si occuperà in modo approfondito di uno degli aspetti più promettenti del fenomeno migratorio internazionale: il suo rapporto con lo sviluppo. Il potenziale che coloro che migrano possiedono per aiutare i paesi d’origine a trasformarsi è oggetto dell’attenzione di autorità nazionali e locali, di istituzioni internazionali e del settore privato.


In tutta la storia dell’umanità, il fenomeno migratorio ha rappresentato un’espressione coraggiosa della volontà individuale di vincere le avversità e vivere una vita migliore. Oggi, la globalizzazione, insieme con i vantaggi della comunicazione e dei trasporti, ha portato ad un aumento esponenziale del numero di persone che hanno sia la volontà sia la capacità di spostarsi.


Questa nuova era ha creato sfide ed opportunità per le società di tutto il mondo. Ed è anche servita per sottolineare l’evidente collegamento tra migrazione e sviluppo. Questo rapporto cerca di esplorare tali sfide ed opportunità, e di fornire prove dei cambiamenti in atto. Si tratta di una prima road map per questa nuova era di mobilità.


Sono sicuro che il Dialogo di alto livello che avrà luogo a settembre verrà ricordato come il momento in cui la cooperazione su questo tema vitale ha raggiunto un nuovo livello. Gli Stati sovrani hanno il diritto di decidere chi ammettere nel loro territorio, nel rispetto degli impegni assunti nei trattati internazionali. Ma questo diritto non dovrebbe impedirci di lavorare insieme per poter raggiungere, grazie al concorso delle migrazioni internazionali, i nostri obiettivi di sviluppo. La portata del potenziale positivo che le migrazioni hanno è enorme. L’esempio più tangibile sono i fondi che i migranti inviano nei Paesi in via di sviluppo – almeno 167 miliardi di dollari nel solo 2005 – che fanno apparire irrisorie tutte le forme di aiuto internazionale messe insieme.


Il potenziale di migrazione & sviluppo


Abbiamo intuito molti nuovi aspetti sulla migrazione e, specialmente, sul suo impatto sullo sviluppo.


Ora, più che mai, comprendiamo che la migrazione non è un gioco a somma zero. Nei casi migliori, apporta benefici al Paese di arrivo, a quello d’origine ed ai migranti stessi. Non dovrebbe sorprendere che Paesi una volta associati esclusivamente all’emigrazione – come l’Irlanda, la Repubblica di Corea, la Spagna e tanti altri – godano di economie fiorenti e attraggano ora un alto numero migranti. L’emigrazione ha giocato un ruolo decisivo nel rinvigorimento delle loro economie, così come ha fatto il rientro definitivo di molti dei loro cittadini.


La migrazione internazionale sta cambiando con la globalizzazione dei mercati del lavoro e della società. Gli emigranti non si separano più dalle loro famiglie e comunità in modo così netto come accadeva una volta. Non succede più che la grande maggioranza si stabilisca nella ristretta minoranza dei paesi sviluppati: più o meno un terzo dei circa 200  milioni di migranti nel mondo si sono trasferiti da un paese in via di sviluppo ad un altro, mentre un’uguale proporzione si è mossa dal mondo in via di sviluppo a quello industrializzato. Nè i migranti sono prettamente impegnati in attività umili. Circa metà dell’aumento nel numero di migranti internazionali dai 25 anni in su nei Paesi OECD durante gli anni ’90 consisteva di persone altamente qualificate.


Nel frattempo, la ricerca continua a incrinare vecchi pregiudizi – dimostra, ad esempio, che le donne siano alquanto meglio predisposte degli uomini a migrare verso il mondo sviluppato, che i migranti possono mantenere regimi di vita transfrontalieri, e che le rimesse possono aiutare in modo determinante le economie locali. Al tempo stesso, innovazioni nell’elaborazione delle politiche ci permettono di gestire la migrazione internazionale in nuovi modi – Cina e la Repubblica di Corea attirano indietro ricercatori espatriati grazie a veri e propri “parchi scientifici”; i governi collaborano con le associazioni di migranti all’estero per migliorare i mezzi di sussistenza a casa; e programmi di sviluppo economico aiutano imprenditori migranti ad avviare piccole attività nei loro Paesi di origine.


Grazie alla rivoluzione nelle comunicazioni e nei trasporti, i migranti internazionali di oggi, più di prima, costituiscono un collegamento umano dinamico tra culture, economie e società. E la ricchezza dei migranti non è da misurarsi solo in termini di rimesse che mandano a casa. Attraverso le capacità e l’esperienza che accumulano, i migranti aiutano a trasferire la conoscenza tecnologica ed istituzionale. Ispirano nuovi modi di pensare, sia socialmente che politicamente. L’industria del software in India è emersa in gran parte da  un’intensa rete creata dagli espatriati, dai migranti rimpatriati, e dagli imprenditori indiani in patria e all’estero. Dopo aver lavorato in Grecia, gli Albanesi portano a casa nuove conoscenze nel campo dell’agricoltura, che permettono loro di aumentare la produzione. Promuovendo lo scambio di esperienze e aiutando a costruire forme di partenariato, la comunità internazionale può fare molto per aumentare – e diffondere – questi effetti positivi della migrazione sullo sviluppo.


Promettenti iniziative in materia di politiche migratorie e di sviluppo


Alla luce di tali cambiamenti, tutti i governi hanno un’opportunità, e una buona ragione, di riesaminare le loro politiche in materia di migrazione e sviluppo.


Questo rapporto suggerisce una varietà di maniere in cui i governi e altri attori potrebbero definire la natura dei fenomeni migratori internazionali e la distribuzione di costi e benefici ad esso collegati, facendo così in modo che le migrazioni producano migliori effetti per tutti. Dalla promozione delle attività imprenditoriali tra i migranti alla facilitazione del loro accesso alle istituzioni finanziarie alla creazione di forme di partenariato per la formazione di personale nei settori medico e  educativo, le soluzioni certamente non mancano. Ma questo rapporto non può essere esaustivo. Mi attendo dunque che i governi contribuiscano con altre idee da condividere tra di loro in occasione dell’incontro di settembre a New York.


Stiamo imparando solo adesso come il fenomeno migratorio possa agire in maniera più compatibile con lo sviluppo. Ciascuno di noi ha una tessera del mosaico migrazione, ma nessuno di noi possiede l’intero disegno. E’ ora di cominciare a mettere insieme questi pezzi. Ci viene data un’opportunità unica di farlo attraverso l’individuazione, la valutazione e la condivisione dei molti esperimenti che sono stati condotti nel mondo sul tema della gestione delle migrazioni. E visto che si tratta di un fenomeno globale – che ha luogo non soltanto tra coppie di paesi o all’interno di regioni, ma che praticamente coinvolge invece ogni angolo del mondo – esso richiede la nostra attenzione collettiva.


Sono state già avviate molte promettenti iniziative in materia di politiche migratorie. Alcuni paesi, ad esempio, stanno sperimentando tipi di migrazione più fluida, che consentono una maggiore libertà di movimento attraverso visti a ingresso multiplo. Altri cercano piuttosto di promuovere lo spirito imprenditoriale dei migranti, facilitandone l’accesso al credito e offrendo attività di formazione. I governi stanno anche cercando modi di stimolare gli immigrati presenti nel proprio territorio a fare ritorno nei paesi di origine: direttamente, attraverso incentivi professionali e finanziari, e indirettamente, con la creazione di un quadro legale e istituzionale che agevoli il rientro – compresi doppia cittadinanza e trasferimento delle pensioni. Anche le autorità locali stanno utilizzando misure innovative per favorire tale ritorno.


Quello che però constatiamo è che se da una parte gli stati non esitano a scambiarsi esseri umani attraverso le migrazioni, essi dimenticano assai spesso di condividere il loro patrimonio di conoscenza circa le modalità in cui gestiscono i fenomeni migratori. Abbiamo tutti bisogno di imparare reciprocamente e in modo più sistematico.


Un forum globale: migliorare la cooperazione internazionale e apprendere dalle esperienze reciproche


Da dove iniziamo nel processo di ricomposizione delle tessere del mosaico migrazione? Si tratta infatti di una conoscenza dispersa non soltanto tra i tanti fondi, programmi e uffici delle Nazioni Unite, ma anche tra i governi in tutto il mondo, nelle menti degli esperti, nelle esperienze dei datori di lavoro, nelle attività delle organizzazioni della società civile, nel cuore di chi emigra. E qual è il luogo ideale in cui i governi discutano la relazione tra fenomeni migratori e sviluppo, in uno spirito di ricerca e da eguali, in un contesto di tipo collegiale? Le Nazioni Unite rappresentano certamente il luogo ideale per questo scambio di idee, esperienze, lezioni apprese.


Mentre continuiamo a esplorare i modi in cui l’ONU possa meglio servire i propri stati membri, è ovvio che dobbiamo poter favorire la cooperazione tra governi sui temi dell’emigrazione internazionale, con attenzione particolare a quelli legati allo sviluppo.


Un Forum consultivo – guidato da, e aperto a, tutti i 191 stati membri delle Nazioni Unite – offrirebbe ai governi un luogo in cui discutere in maniera sistematica e globale i temi legati a migrazioni internazionali e sviluppo. Esso stimolerebbe inoltre i governi a considerare migrazione e sviluppo in modo onnicomprensivo, e non solamente attraverso le lenti visuali separate di diversi dipartimenti governativi. Un tale Forum non produrrebbe risultati negoziati. Ma esso permetterebbe ai paesi un accesso tempestivo a idee e spunti analizzati dai più qualificati organismi che operano fuori e dentro il sistema delle nazioni Unite. Il Forum integrerebbe in tal modo, e anzi garantirebbe loro un proprio valore aggiunto, le attività legate ai processi consultivi regionali – soprattutto perché essi di solito non si occupano di temi di sviluppo, preferendo piuttosto concentrarsi sulla gestione dei flussi migratori regionali.


Un tale Forum consentirebbe ai governi di stabilire una comune comprensione dei settori di formulazione di politiche in materia di migrazione che hanno il maggior potenziale di contributo allo sviluppo. Il Forum potrebbe inoltre – proprio come sta già facendo il Dialogo di alto livello – contribuire a accentuare la coerenza in materia di azioni e politiche migratorie a livello internazionale e nazionale. Un altro vantaggio è che esso darebbe ai governi l’occasione di impegnarsi, quando lo ritengano auspicabile o necessario, con interlocutori di considerevole conoscenza e esperienza, come ONG, esperti, organizzazioni di emigrazione e altri. Ma il Forum permetterebbe soprattutto di mantenere l’attenzione viva su tematiche migratorie, mostrando che i fenomeni migratori internazionali sono un elemento determinante nei processi dello sviluppo.


Giornata Internazionale dei Migranti

In occasione della Giornata Internazionale dei Migranti, 18 Dicembre 2014, UNRIC in collaborazione con "7 miliardi di Altri" vi presenta il seguente video. 

Giornata dei Diritti Umani

Ecco il video messaggio dal Segretario Generale delle Nazioni Unite in occasione della Giornata dei Diritti Umani, 10 Dicembre 2014. 

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