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Rapporto ONU solleva preoccupazioni sui danni provocati dall’alluvione e sui rischi per la salute e l’ambiente in Serbia

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09 GIU: Una squadra di esperti delle Nazioni Unite sostiene che sarà necessaria una massiccia opera di ricostruzione e bonifica in seguito alle inondazioni senza precedenti che hanno colpito la Serbia lo scorso maggio.

In un rapporto presentato al governo serbo nella giornata di oggi, oltre a relazionare sulle abitazioni e le infrastrutture distrutte, gli esperti mettono in guardia dai rischi per la salute causati dalla presenza di acque stagnanti, da possibili rischi per l’ambiente e danni all’agricoltura.

Gli esperti dell’UNDAC (UN Disaster Assessment and Coordination) sono arrivati in Serbia nell’arco di 36 ore dall’inizio degli allagamenti per valutare i danni provocati dalla più disastrosa calamità naturale abbattutasi nella regione da 120 anni, con un bilancio di 34 vittime e 30.000 sfollati, solo in Serbia.

Il rapporto riflette la situazione riscontrata durante la visita in loco degli esperti ONU, che si è svolta tra il 18 e il 31 maggio scorso. Tuttavia, andranno effettuate ulteriori valutazioni in relazione alle condizioni di edifici e strade e delle infrastrutture energetiche, una volta che l’acqua si sarà ritirata completamente.

Irena Vojackova-Sollorano, Resident Coordinator delle Nazioni Unite in Serbia, ha consegnato oggi al governo serbo il rapporto degli esperti ONU.

”Questo rapporto è un punto di partenza” ha commentato la Vojackova-Sollorano. “Non vedo l’ora di collaborare con il governo serbo, l’Unione Europea e la Banca Mondiale per approfondire le stime sulle esigenze a lungo termine del Paese, nell’ambito del cosiddetto PDNA (Post Disaster Needs Assessment). Il rapporto che abbiamo consegnato oggi è un importante contributo all’opera di risanamento”.

Il Post Disaster Needs Assessment (PDNA) affida al governo serbo e alle istituzioni internazionali il compito di sviluppare una strategia condivisa sulla pianificazione della ripresa e fornirà un quadro più preciso dei relativi costi.

Il governo francese si è reso disponibile a ospitare una conferenza di donatori per i tre Paesi colpiti dagli allagamenti: Bosnia-Erzegovina, Croazia e Serbia, in cui sono state avacuate oltre 70.000 persone e più di 50 hanno perso la vita. 

Secondo stime della Croce Rossa, le inondazioni hanno colpito 1,2 milioni di persone ovvero il 22% della popolazione serba e i costi previsti per il risanamento sono di 1,2 miliardi di dollari.

Nel rapporto sulla situazione in Serbia, il team di esperti ONU mette in guardia dai possibili rischi per la salute connessi alla presenza di acque stagnanti e di sistemi fognari intasati.

”Questo problema rimarrà tale finchè la portata del fiume Sava non scenderà”, ha spiegato il capogruppo UNDAC Michael Elmquist.  ”Gli allagamenti hanno provocato un innalzamento del livello delle acque sotterranee e ci vorrà del tempo prima che si abbassi nuovamente. I sistemi fognari non potranno tornare operativi finchè l’acqua non si sarà ritirata, cosa che, purtroppo, sta succedendo molto a rilento, per ora. Ci vorrà del tempo”.

Gli esperti sono inoltre preoccupati per i rifiuti sanitari e infettivi fuoriusciti dai bacini di contenimento, che potrebbero aver contaminato le fonti idriche a valle.

Secondo il rapporto ONU, sono stati individuati possibili pericoli ambientali, come lo sversamento di rifiuti chimici, che necessitano di ulteriori analisi e monitoraggi.

Anche l’agricoltura è stata colpita gravemente e i piccoli contadini sono alla ricerca di aiuti per recuperare semi, fertilizzanti e l’attrezzatura necessari per la produzione del prossimo anno.

Le frane devono essere tenute ancora sotto osservazione, specialmente quelle che potrebbero distruggere le case mettendo a rischio la vita degli abitanti.

Le popolazioni interessate dall’alluvione, esposte alle difficoltà e allo stress della situazione, stanno affrontando le circostanze sfavorevoli in alloggi collettivi. 

A causa degli allagamenti, le industrie sono state costrette a chiudere, lasciando a casa decine di migliaia di persone, almeno per il momento.

“La Serbia sta affrontando una sfida molto impegnativa” ha detto il capogruppo UNDAC Michael Elmquist. ”Le infrastrutture hanno subito gravi danni e il solo ripristino dei trasporti nel Paese rappresenterà un problema economico non da poco. Inoltre, molte persone sono state colpite personalmente dalla catastrofe con case allagate, distutte dalle frane o dagli allagamenti e contadini che hanno perso il raccolto di un anno intero”.

Per il Rapporto UNDAC completo: http://bit.ly/1o9pqaK

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