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Giornata Internazionale dei Bambini Innocenti Vittime d’Aggressioni - Intervista a Marco Chiesara, Avvocato e Presidente di Intervita Onlus

Marco Chiesara

 

04 GIU: In occasione della Giornata Internazionale dei Bambini Innocenti Vittime d’Aggressioni, UNRIC Italia ha intervistato Marco Chiesara, avvocato e Presidente di Intervita Onlus, Organizzazione Non Governativa di cooperazione allo sviluppo, indipendente, aconfessionale, apartitica e riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri. Nata a Milano nel 1999, Intervita Onlus è impegnata in Italia, Asia, Africa e America latina a supporto dell'infanzia, delle donne e delle comunità locali nella lotta alla povertà e alle disuguaglianze, per uno sviluppo sostenibile.

 

Che dimensioni ha il fenomeno della violenza contro i bambini?

 

La violenza contro i bambini è un fenomeno globale che si manifesta in varie forme e in contesti differenti. Gli abusi di cui possono essere vittime i bambini di tutto il mondo sono di vario genere: fisici, affettivi e psicologici, sessuali, o derivanti dall’incuria e dalla negligenza degli adulti. La violenza può verificarsi negli spazi pubblici (a scuola, al lavoro, all’interno delle istituzioni preposte alla cura dei bambini, etc.) ma anche tra le mura domestiche, all’interno della famiglia. Le conseguenze di questi abusi si protraggono nella vita adulta e incidono sul benessere delle persone e sulla capacità di contribuire alle società di cui fanno parte. Sebbene il fenomeno sia difficile da monitorare e quantificare, si stima che il 23% della popolazione mondiale abbia subito una qualche forma di violenza fisica nell'infanzia/adolescenza, e che il 20% delle donne e il 5-10% degli uomini abbia subito violenza sessuale da bambini. 

 

Esistono dei fattori che incidono sulla probabilità di subire abusi?

 

Alcuni fattori incidono sulla probabilità di essere vittime di abusi, come il fatto di essere molto piccoli o adolescenti, non desiderati e non voluti, o avere bisogni particolari legati a qualche disabilità. Incidono anche fattori famigliari e di contesto, come l’essere parte di famiglie molto povere o vivere in paesi caratterizzati da conflitti e guerre.  L’essere bambine o adolescenti è uno dei fattori di rischio maggiori, non solo in contesti di guerra dove sovente sono vittime di violenze e abusi sessuali, ma anche a causa di atteggiamenti culturali diffusi in tutto il mondo che faticano a riconoscere la parità tra uomini e donne e che permettono di giustificare diverse violenze di genere. Tra queste ricordiamo le mutilazioni genitali femminili, che riguardano ben 125 milioni di bambine e donne in tutto il mondo, sottoposte a queste pratiche ancor prima di aver compiuto 5 anni. In alcuni paesi come Somalia, Egitto, Guinea e Gibuti ben il 90% delle bambine viene sottoposta a questa forma di violenza. Un’altra forma diffusa di abuso è lo sfruttamento lavorativo dei bambini e delle bambine di tutto il mondo. Un bambino su 6 è coinvolto in qualche attività lavorativa nei paesi in via di sviluppo, rapporto che sale a uno su 4 nell’Africa sub-Sahariana, e la metà di questi bambini svolgono attività pericolose per la loro salute e incolumità. Il fenomeno riguarda anche altre aree del mondo, in cui i bambini e le bambine vengono trafficati per essere sfruttati nel mercato del lavoro nero, ma anche nelle economie illegali (spaccio di droghe, accattonaggio, etc.) e nella prostituzione. Solo in Europa, sul totale delle vittime di tratta il 15% è costituito da minori, soprattutto ragazze, provenienti in particolare da Nigeria, Cina, Romania e Bulgaria, inserite nel mercato del sesso a pagamento.

 

La violenza contro i bambini è limitata a situazioni di povertà?

 

Nemmeno i paesi industrializzati sono esenti dall’esercizio di forme di violenza nei confronti dei bambini e degli adolescenti. Fenomeni emergenti quali l’uso d’internet come strumento d’interazioni a sfondo sessuale tra adolescenti e adulti o il bullismo tra coetanei sono abusi altrettanto gravi che ledono i diritti dei più piccoli. Una recente ricerca stima che in Italia 1 minore su 100 è vittima di maltrattamenti. Tra i minori presi in carico dai servizi sociali circa la metà è vittima di trascuratezza materiale e/o affettiva, il 16,6% ha subito una violenza assistita, il 12,8% è stato vittima di maltrattamento psicologico, il 6,7% di violenza sessuale. Spesso queste forme di maltrattamento avvengono nell’ambito domestico, nel quale i bambini assistono a episodi di violenze e abusi o ne sono loro stessi vittime. Pur essendo ancora un fenomeno sottovalutato e di difficile monitoraggio, la violenza assistita è una forma di violenza nei confronti dei bambini, che danneggia il loro benessere e il loro sviluppo, nonché le loro capacità di interazione. 

 

Quanto influisce nella vita di un bambino o di un adolescente l’aver assistito a forme di violenza domestica verso un genitore?

 

Nell’indagine Istat condotta nel 2006 sulla violenza di genere emergeva che tra le donne vittime di violenza dal partner, ben il 62,4% dichiarava che i figli avevano assistito a uno o più episodi di violenza. Il fenomeno è presente a livello globale, tanto che l’Unione Europea ha ritenuto necessaria un’indagine ad hoc sulla violenza nei confronti dei bambini (compresa quella assistita) al fine di elaborare un piano d’azione internazionale a tutela dell’infanzia. La violenza domestica è quindi un fenomeno diffuso che coinvolge direttamente o indirettamente i bambini.

 

Che cosa fa Intervita per proteggere i bambini in Italia e nel sud del mondo?

 

Intervita, nei paesi in cui interviene, opera a supporto dell'infanzia e delle comunità locali nella lotta alla povertà e alle disuguaglianze, e, in particolare con la campagna Diritti alla Meta vuole affermare la tutela dei diritti dei bambini. "Diritti alla Meta" intende sensibilizzare e raccogliere fondi a sostegno dei diritti inalienabili dell'infanzia, per consentire di intervenire con maggiore forza nei paesi dove oggi è concentrato l'impegno dell'associazione. 

In Benin ad esempio le attività del progetto sono tese alla protezione dell'infanzia in condizioni di rischio di abbandono ed emarginazione. Le azioni spaziano dal diritto ad esistere (6.000 bambini registrati all'anagrafe) al diritto alla salute (3 infermerie scolastiche offriranno cure sanitarie di base a 8.000 bambini) al diritto alle cure parentali (micro-credito a 200 famiglie in difficoltà per prevenire l'abbandono dei loro figli per cause economiche), al diritto ad avere una casa sicura con l'accoglienza di 440 bambini orfani, abbandonati o la cui incolumità è a rischio.

In Cambogia l'obiettivo del progetto è garantire il recupero e lo sviluppo fisico, psicologico e sociale dei bambini vittime della tratta di esseri umani e dei bambini di stada nella zona delle cinque provincie del nord-ovest della Cambogia. Assicuare adeguate condizioni base di vita e offrire opportunità di istruzione, formazione e lavoro perché possano diventare adulti equilibrati, inseriti nel tessuto sociale della propria comunità.

In Brasile il progetto ha lo scopo di elevare il tasso di educazione e alfabetizzazione, contrastando l'assenteismo scolare, la vita di strada dei minorenni, il lavoro minorile e lo sfruttamento sessuale di bambini ed adolescenti.

In Italia siamo attivi dal 2012 con il progetto Frequenza200 per contrastare la dispersione scolastica, un fenomeno che nel nostro Paese ha ormai raggiunto dimensioni allarmanti, con oltre 2 ragazzi su 10 che ogni anno non tornano sui banchi di scuola, condizione che metti molti giovani a rischio di bullismo, violenza, microcriminalità ed esclusione sociale. Punto frote del progetto - attualmente attivo in cinque regione italiane (Lombardia, Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia) - è coinvolgere nella lotta alla dispersione scolastica tutto l'ambiente sociale in cui sono inseriti questi ragazzi, a partire dalle famiglie, dagli insegnanti, ma anche dai cosiddetti "operatori informali", come il barista o l'edicolante.

 

Secondo lei, in che direzione bisogna muoversi per incrementare l’efficacia della protezione dei bambini?

 

Occorre agire in termini di policies con l’obiettivo di:

  • elaborare e implementare programmi di prevenzione, volti in primo luogo a intercettare quella parte di popolazione più a rischio di abusi e violenze. I programmi rivolti ai genitori dovrebbero diffondere e accrescere la conoscenza delle tematiche legate all’infanzia e allo sviluppo infantile, nonché supportare i genitori nello sviluppo di competenze adeguate per la cura e la crescita dei figli. La prevenzione nei confronti dei bambini e degli adolescenti dovrebbe essere implementata in prima istanza nelle scuole e dovrebbe mirare a sviluppare nei bambini la consapevolezza dei propri diritti. Un’adeguata prevenzione è importante per evitare l’insorgenza nella vita adulta di malattie e disordini legate alla violenza esperita, come depressione, ansia, abuso di alcol, comportamenti aggressivi o disordini post traumatici.
  • progettare programmi di sensibilizzazione in cui gli Stati, i Mass Media e la società civile si facciano carico di diffondere l’informazione sui diritti dei bambini; di decostruire rappresentazioni, attitudini, norme sociali e culturali  che giustificano o considerano normale la violenza nei confronti dei bambini, le punizioni corporee e altre pratiche tradizionali lesive della loro dignità e dei loro diritti. Gli stati di tutto il mondo dovrebbero anche farsi carico di introdurre nelle legislazioni nazionali la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;
  • indirizzare e sviluppare delle linee guida per i professionisti e il personale che opera in ambito sanitario, educativo e legale, in modo da fornire gli strumenti adeguati per individuare i soggetti a rischio  e rispondere ai bisogni dei bambini maltrattati;
  • assicurare la partecipazione dei bambini attraverso attività di brainstorming, discussione e confronto,  in cui sensibilizzarli e consapevolizzarli rispetto al tema della violenza, e ai servizi a loro accessibili. La partecipazione è fondamentale non solo in quanto diritto sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ma anche perché permette di cogliere il punto di vista dei bambini, vedere come percepiscono e vivono il problema, quali sono i loro bisogni e quali le barriere che incontrano nel  contrastare la violenza. Raccogliere il punto di vista di bambini e ragazzi è fondamentale per gli stakeholders, perché solamente in questo modo è possibile elaborare politiche ad hoc e misure efficaci di contrasto alla violenza.

Giornata Mondiale dell'Alimentazione

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