Lunedì, 20 Novembre 2017
UNRIC logo - Italiano

L'ONU nella
tua lingua! 

Giornata internazionale per l'eliminazione della fistola ostetrica - Intervista a Padre Aldo Marchesini, medico missionario e vincitore del premio UNFPA

aldo2

Padre Aldo Marchesini è un prete cattolico e un medico che si occupa dei problemi della popolazione in Mozambico da 40 anni. E’ Direttore Clinico e Tutore della Specializzazione in Chirurgia Generale presso l'Ospedale di Quelimane, nonchè Coordinatore Provinciale di Chirurgia della Zambesia

UNFPA lo ha nominato vincitore per il 2014 dello “United Nations Population Award", per l’impareggiabile dedizione a servire le fasce più vulnerabili della popolazione e, in particolare,  a trattare il problema della fistola ostetrica. Il premio gli verrà consegnato dal Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, il 12 giugno 2014 a New York.

  

Quelimane, 12 maggio 2014 

 

1. Ci parli della sua vita e della missione in Mozambico.

Sono nato a Bologna nel 1941. All’età di 20 anni sono entrato nel noviziato della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani) e nel 1969 sono stato ordinato sacerdote. Nel frattempo, nel 1966 mi sono laureato in Medicina presso l’Università di Bologna.

Arrivai in Mozambico per la prima volta nel 1970 su incarico della Congregazione, per capire il mondo del Mozambico sotto il profilo della salute e scegliere il posto dove costruire il futuro ospedale missionario della diocesi di Quelimane.Dopo soli 4 mesi partii per l’Uganda, dove iniziai a lavorare presso un Ospedale locale. Nel 1971 contrassi una violenta forma di Epatite B che mi costrinse a tornare in Italia. Nel 1974 tornai definitivamente in Mozambico e presto fui collocato a Quelimane, dove lavoro ancora dopo 33 anni.

Le mie attività in Ospedale variano.  Operiamo circa 10 persone alla settimana, specialmente per il problema della fistola ostetrica. Insegno anche tecniche di chirurgia: la mia grande speranza è di lasciare dopo di me un numero sufficiente di operatori in varie zone del paese, per alleviare la situazione avvilente delle giovani pazienti. Inoltre, portiamo avanti dei programmi per affrontare una serie di problemi legati alle povere condizioni di vita dei malati: carenza di staff medico, neonati orfani di madre o con mamme senza latte perché malnutrite, malati incapaci di camminare con i loro piedi, persone anziane e sole che vivono in uno stato d’indigenza totale.

Ho dovuto ridurre il mio carico di lavoro dal 2003, quando ho scoperto d’aver contratto l’infezione da HIV. Non mi ero ammalato mai di niente prima, tranne che ogni tanto di malaria e due volte di epatite. Con mia grande sorpresa questa notizia non provocò in me praticamente nessun sentimento.

L’unica reazione fu l’immediata impressione che la mia carrozza della vita avesse improvvisamente imboccato una deviazione e fosse passata in un binario laterale, mentre il resto del treno proseguiva unito. Ma dopo qualche tempo capii che la malattia dell’HIV/AIDS non era una condizione speciale, più preoccupante delle altre. Tutti partecipiamo della stessa condizione di appartenere temporaneamente a questo mondo. Quando compresi ciò, vidi la mia carrozza tornare di nuovo nei binari dello stesso treno ed ora non mi sento più differente: partecipo pienamente alla vita.

 

2. Che cos’è la fistola ostetrica?

Fistola significa orifizio che, spontaneamente, non chiude più, e che pone in comunicazione una cavità con una seconda cavità o con l’ambiente esterno. Nel nostro caso la fistola ostetrica si presenta con due modalità: fistola vescico vaginale (tra vescica e vagina) e fistola rettovaginale (tra retto e vagina).

L’aggettivo ostetrica si riferisce alla modalità di formazione della fistola: ciò avviene in conseguenza di parti complicati, con la fermata della testa del feto nel passaggio attraverso  le ossa del bacino materno. Quando la testa si blocca nel passaggio attraverso le ossa del bacino, essa comprime i tessuti molli che si trovano fra la testa del feto e le ossa del bacino: anteriormente sono la vagina e la vescica, posteriormente sono la vagina e il retto. I tessuti molli, schiacciati tra le ossa del cranio del feto e del bacino della madre, rimangono senza irrorazione sanguigna alcune ore e muoiono. Si separano dai tessuti vivi e cadono, formando un orifizio, che è appunto la fistola. Per sbloccare la situazione dell’arresto  della testa nella vagina occorre un intervento chirurgico, che, quasi sempre, è il taglio cesareo con l’estrazione del feto attraverso la ferita operatoria.

Questa complicazione del parto è particolarmente frequente nei Paesi in via di sviluppo, che dispongono di una rete sanitaria insufficiente. Molte volte la madre non riesce ad arrivare in tempo breve ad un ospedale per essere operata. In tal caso il feto muore prima del parto cesareo. Se la madre non arriva ad un ospedale con unità di chirurgia, col passare dei giorni i tessuti della testa si rammolliscono ed il feto, alla fine,  esce.

Subito dopo l’uscita del feto, la fistola dà segno di sé, cominciando a lasciar passare liberamente urina dalla vescica alla vagina e/o feci  dal retto alla vagina.

Per sua natura questa qualità di orifizi non si chiude più spontaneamente per tutto il resto della vita, perché nel processo di cicatrizzazione dei tessuti lacerati, l’epitelio della vagina si salda con quello della vescica o quello del retto. Quando un orifizio è ricoperto per intero da epitelio stratificato, di tipo mucoso, non ha più possibilità di chiudersi.

 

3. La fistola ostetrica si può curare?

S’, nella maggior parte dei casi è trattabile attraverso la chirurgia. L’ostacolo maggiore alla prevenzione e cura della fistola ostetrica è che in molti casi le madri non riescono ad arrivare all’ospedale in tempo per essere operate. In questi casi, il feto muore prima che si possa intervenire con il taglio cesareo ed è poi espulso dal corpo in maniera spontanea con il passare dei giorni. Ecco perché la fistola ostetrica è diffusa soprattutto nei paesi in via di sviluppo, privi di un sistema sanitario e ospedaliero efficiente.

Io mi occupo principalmente del migliorare la cura chirurgica. Collaboro per la formazione di giovani chirurghi degli ospedali distrettuali. Per i 2015 la meta, in Mozambico, dovrebbe essere quella di collocare possibilmente in tutti gli ospedali periferici distrettuali con blocco operatorio (una cinquantina), un chirurgo capace di riparare con successo i casi di fistole ostetriche non complicati, che sono più o meno il 30%-40% del totale.

 

5. Quali sono le condizioni di vita di una donna portatrice di fistola ostetrica?

Per la grande maggioranza di loro, la prima sensazione, subito dopo il parto, è la non comprensione di cosa sia accaduto nel loro corpo.

Quindi c’è una componente psicologica ed emotiva particolarmente sgradevole. Molte volte si cerca una spiegazione in influssi negativi provocati da qualche persona.

Nella vita pratica il primo problema è come fare per non lasciar scorrere l’urina tra le gambe e sgocciolare dappertutto. Essa ricorre a panni voluminosi legati davanti alla vulva, che si imbevono di urina (e anche di feci, se è il caso). Quando il panno è inzuppato, bisogna ritirarsi, toglierlo, strizzarlo, e appena possibile, sostituirlo. Nonostante queste misure, la persona emana  un cattivo odore, più o meno attenuato dalla dedicazione che riesce a dare alla sua igiene.

Le relazioni sociali sono compromesse, perché la donna si vergogna del suo cattivo odore ed evita, il più possibile, i contatti fuori dalla famiglia.

In relazione alla vita coniugale c’è grande variabilità di conseguenze, che si possono ridurre fondamentalmente a due, dipendendo dalla situazione. Se la fistola ostetrica si forma nella prima gioventù, subito dopo l’inizio della convivenza col coniuge, quasi sempre c’è una separazione e la donna ritorna in famiglia coi genitori.

Se invece la fistola si forma quando la coppia ha già figli, normalmente l’unione si mantiene stabile ed il marito si sente coinvolto nella disgrazia della moglie.

 

6. Qual è il significato di una giornata internazionale per la fine della fistola ostetrica?

La situazione delle donne con fistola ostetrica è stata finora in gran parte trascurata, contribuendo a ingigantire ogni anno di più l’esercito di queste donne sfortunate. Si calcola che nei Paesi in via di sviluppo si formino 2 fistole ogni 1.000 parti. Supponendo che un Paese conti un milione di parti all’anno, i casi di fistole ostetriche attesi saranno 2.000.

Era necessario che il mondo si muovesse di più. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha introdotto la fine delle fistole ostetriche come uno degli obiettivi del Terzo Millennio.

Tutti i governi della terra sono stati sollecitati a intraprendere azioni concrete per organizzare meglio i tre aspetti fondamentali: la prevenzione, la riparazione chirurgica e il reinserimento a testa alta delle donne guarite, nella vita della società civile.

È pure necessario far circolare il più perifericamente possibile l’informazione che la fistola ostetrica può essere operata con successo, di modo che anche le stesse pazienti si attivino per presentarsi per essere operate.

La Giornata Internazionale della fine della fistola ostetrica vuole quindi essere un evento che collabori efficacemente per aumentare in modo significativo la coscienza collettiva di questa realtà e mobilizzi forze vive di chi si senta chiamato a dare una mano.

SDG POSTER IT UN Artboard Poster

“Together - Rispetto, sicurezza e dignità per tutti”

 La campagna mette in luce i contributi economici, culturali e sociali che migranti e rifugiati offrono ai paesi di origine, transito e destinazione. Inoltre, mira a contrastare la disinformazione e le percezioni sbagliate sull'argomento.

Together Logo

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner