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Il Segretario Generale a Bruxelles per la Conferenza sulla prevenzione del genocidio visita UNRIC (2 aprile 2014)

BAN Reynders Stakeout

L'ONU ha imparato a carissimo prezzo dalle due lezioni di Ruanda e Srebenica, ha affermato il segretario Generale Ban Ki-moon partecipando alla Conferenza sulla prevenzione del genocidio, organizzata a Bruxelles dal governo belga con la cooperazione di Unione Africana, Unione Europea e ONU.

Alla presenza di 124 delegati in rappresentanza di governi, organizzazioni regionali e internazionali e accademici, il Segretario Generale ha ricordato che “di fronte alla violenza in Ruanda, il Consiglio di Sicurezza ritirò la forza di pace, di fatto rimuovendo quella presenza fisica internazionale sul terreno che invece era così drammaticamente necessaria. L’immagine delle Nazioni Unite”, ha proseguito Ban, “è stata anche macchiata dalle sue azioni e inazioni a Srebenica”, ricordando poi che due consiglieri speciali da lui nominati hanno setacciato il mondo alla ricerca di tracce di genocidio e atrocità per allertare in tempo la comunità internazionale quando necessario.

Il Segretario Generale ha aggiunto che l’ultima iniziativa delle Nazioni Unite in ordine di tempo in material di prevenzione di tali atrocità si chiama Rights Up Front, e ha l’obiettivo di migliorare la prevenzione concentrandosi con tempestiva intensità sulle violazioni dei diritti umani. “Abbiamo appreso la lezione dello Sri Lanka. L’iniziativa obbliga l’organizzazione alla franchezza nei confronti degli Stati Membri, dicendo loro ciò che devono ascoltare, piuttosto di ciò che vorrebbero sentirsi dire, su gravi violazioni e l’insorgenza di situazioni critiche.”

Questo approccio è stato adottato nei mesi scorsi in Sud Sudan, dove le Nazioni Unite hanno dato accesso e rifugio a quanti fuggissero dalla violenza nelle installazioni della Missione di pace ONU.

“Venti anni fa, queste misure sarebbero state impensabili. Oggi, sono state invece adottate in maniera deliberata. Una lezione che il Ruanda ha reso possibile”.

Ban Ki-moon ha rilevato che non è più possibile accampare il carattere nazionale delle atrocità commesse, che si sottraggano quindi alla sfera della preoccupazione internazionale, e che non esiste parte del mondo che possa considerarsi immune dal rischio del genocidio.

“La comunità internazionale si dimostra spesso riluttante all’azione, talvolta addirittura in presenza di tali atti di atrocità. Le ragioni posso essere diverse, e vanno dalla contrastante definizione di ciò che ciascuno Stato considera come il proprio interesse nazionale alle complessità e ai rischi di certe situazioni, fino alla mancanza di mezzi necessari ad agire. Può esserci poca voglia di nuovi impegni militari e finanziari. Tuttavia, si tratta di motivazioni sufficienti a fare finta di niente? Non è questa l’eco di quanto abbiamo già sentito venti anni fa?”, si è chiesto il Segretario Generale.

Le conclusioni della Presidenza della conferenza hanno rilevato come la comunità internazionale abbia fatto sostanzaili progressi nella lotta contro i responsabili dei crimini di genocidio, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità negi ultimi venti anni. I partecipanti hanno cheisto l’adozione di strumenti legali internazionali che diano attuazione al principio della responsabilità di proteggere.

Ban Ki-moon ha quindi visitato UNRIC per celebrarne il decennale insieme a tutto il personale e vecchi e nuovi tirocinanti, ricordando come sia vitale lo svolgimento dell’attività di informazione estesa a una parte di mondo cruciale per gli interessi delle Nazioni Unite ed evidenziando il multilinguismo come il carattere specifico di questo ufficio di informazione, che si impegna a veicolare messaggi a società civili di ventidue Paesi in tredici lingue.

Per leggere il discorso del Segretario Generale, clicca qui 

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