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Il nuovo rapporto FAO mette in guardia sull’impatto ambientale degli sprechi alimentari (11 settembre 2013)

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1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato ogni anno, equivalenti a circa 750 miliardi di dollari (oltre 560 miliardi di euro): ecco le cifre che emergono dal nuovo rapporto FAO pubblicato oggi, “Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources”. Lo studio, che si concentra sull'impronta ecologica degli sprechi alimentari, è il primo del suo genere ad analizzare l'impatto di questi ultimi su risorse naturali, clima e biodiversità.

Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha sottolineato la necessità di un’inversione di tendenza a tutti i livelli della catena alimentare per poter attenuare questa “inutile e insostenibile pressione sulle risorse naturali più importanti”. Secondo lo studio FAO, il 54 per cento degli sprechi alimentari si verificano "a monte", ovvero in in fase di produzione, raccolto e immagazzinamento, mentre il 46 per cento avviene invece "a valle", nelle fasi di trasformazione, distribuzione e consumo.

Il rapporto fa notare che quanto più avanti lungo la catena alimentare un prodotto va perduto, tanto maggiori sono le conseguenze ambientali, dal momento che ai costi di produzione iniziali vanno aggiunti quelli sostenuti durante lavorazione, trasporto, stoccaggio e consumo.

Alla base della maggior parte degli sprechi, per lo meno nelle società occidentali, vi è il comportamento dei consumatori, che non riescono a pianificare i propri acquisti, comprano più cibo di quel che serve o reagiscono in modo eccessivo all'etichetta "da consumarsi entro". I rivenditori, dal canto loro, si attengono a standard di qualità ed estetici eccessivi, che li portano a respingere grandi quantità di cibo perfettamente commestibili.

Per affrontare il problema, la FAO ha pubblicato anche un breve manuale su come ridurre le perdite e gli sprechi di cibo, identificando tre livelli su cui è necessario intervenire: un miglior bilanciamento di domanda e produzione, il riutilizzo all'interno della catena alimentare umana attraverso la ricerca di mercati secondari o la donazione del cibo e, infine, il riciclo delle eccedenze.

In molti casi, semplici accorgimenti da parte di famiglie, commercianti, ristoratori, scuole e imprese sarebbero sufficienti a contribuire alla sostenibilità ambientale, al miglioramento di economia e sicurezza alimentare, e alla realizzazione della sfida Fame Zero lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite.

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Giornata delle Nazioni Unite

Messaggio del Segretario Generale Ban Ki-moon in occasione della Giornata delle Nazioni Unite 2014.

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