Martedì, 21 Ottobre 2014
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L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, sollecita il governo turco e la società civile ad agire immediatamente per allentare le tensioni

pillay

Definendo l’attuale situazione della Turchia “altamente infiammabile”, Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha detto che è importante che le autorità di Ankara riconoscano che la “pesante risposta data alle proteste di piazza, sfociata in atti di repressione, costituisce la maggior parte del problema”.

E’ infatti “tale reazione violenta” che ha innescato un ampliamento delle proteste anche ad altri aspetti della vita democratica del paese, “compresi quelli relativi a diritti umani quali la libertà di riunione e la libertà di pensiero e di espressione”. Pillay ha inoltre rilevato che le manifestazioni iniziali, nate per salvaguardare Gezi Park, “si sono trasformate in un’ampia protesta antigovernativa durante la quale migliaia di persone sono state ferite a causa dell’uso di gas lacrimogeni” e “almeno quattro persone sono morte”. Peraltro, le circostanze che avvolgono tali incidenti “rimangono tuttora da chiarire”, come sottolineato dall’Alto funzionario ONU.

Ricordando la propria profonda preoccupazione per l’eccessivo uso della forza da parte della polizia contro pacifici manifestanti, Navi Pillay ha sostenuto che l’obiettivo da perseguire, anche in simili momenti di concitazione, deve essere quello di “rispettare e preservare vite umane”.

L’Alto Commissario si è detta consapevole della necessità che ogni abuso della forza venga punito dalle autorità competenti, chiamate così a dimostrare la propria “volontà di ripristinare pienamente lo Stato di diritto”.

 Pillay ha concluso sottolineando che occorre affrontare la situazione turca nell’ottica dei diritti umani “affinchè le sfide presenti possano convertirsi in opportunità per la società civile”

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