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Intervista al Professore Andrea Segrè sul tema della lotta allo spreco alimentare (6 giugno 2013)

FOTO ANDREA SEGRE 2

Nell’ambito delle iniziative volte ad accrescere la consapevolezza della gravità del problema del Food waste, pubblichiamo l’intervista a Andrea Segrè, docente, saggista, agro economista, nonché ideatore e co-promotore di Waste Watchers, Osservatorio internazionale sugli sprechi nato nel 2012 nell’ambito dell’Università degli Studi di Bologna.

Oltre a promuovere numerose iniziative sul tema della lotta allo spreco agroalimentare, Andrea Segrè, ha preso parte a numerose missioni nei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e Balcanica e nelle ex-Repubbliche Sovietiche per conto del Ministero degli Affari Esteri e di diverse Organizzazioni internazionali governative, rappresentando l’Italia presso l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) a Parigi.

 

Spreco Zero, prospettiva reale o utopia?

«Potrebbe essere un’alternativa solo apparente, mi piace a questo proposito citare Eduardo Galeano e la sua definizione di utopia: quel che ci serve ogni giorno per continuare a camminare, malgrado l’orizzonte resti forse irraggiungibile. Guardando al futuro, l’equazione per la sostenibilità sembra davvero semplice: aumentare l’efficienza e diminuire gli sprechi, quindi i rifiuti e le emissioni. Il nostro è un mondo che  deve mantenere la sua musica, ‘sostenendo’ la risonanza delle note come si fa con il pedale del pianoforte: la sostenibilità è l’unica cruna  possibile da cui devono passare le prossime generazioni del pianeta. Ridurre e recuperare le eccedenze significa operare anche e soprattutto sul piano ‘economico’ e di sistema: un sistema ‘win win’ dove vincono tutti, dai produttori ai consumatori, dai commercianti all’ambiente».

Lo spreco si consuma nella filiera dal campo alla tavola: quanto sprechiamo in casa, nel nostro frigorifero?

«Da tempo con Last Minute Market volevamo calarci nella realtà e nelle dinamiche più vive dello spreco: grazie a un’indagine dell’Osservatorio Waste Watcher, che da qualche settimana abbiamo attivato, sappiamo che il 42% del totale degli sprechi, ovvero ben 76 kg pro capite per anno, si materializza all’interno delle mura domestiche: si tratta, in peso, del 25% della spesa.E sappiamo che, se lo spreco alimentare rappresenta l’1,19% del pil italiano, la parte del leone è tutta a livello domestico e incide per lo 0,96%.».

Ci sono accorgimenti ‘pratici’ che si sente di suggerire?

«Ne ho inseriti parecchi nell’ultimo saggio, ‘Vivere a spreco zero’ (Marsilio editore). C’è tutto un capitolo, #azzeralospreco, nato da una campagna interattiva sui social network, in cui abbondano le indicazioni pratiche: per esempio, usiamo pentole a pressione, e sempre ben coperte per ridurre i tempi e l’energia; favoriamo la nuova vita e il riutilizzo dei packaging; rivalutiamo l’acqua del rubinetto; acquistiamo prodotti sfusi o in confezioni eco-sostenibili; recuperiamo i fondi della moka casalinga: sono un ottimo scrub per la pelle secca ed eliminano i cattivi odori da pelle, pentole, fornelli e frigorifero; avvolgiamo bene frutta e verdura nel frigo per conservare più a lungo i cibi; e magari, deponiamo la vergogna, al ristorante, nel chiedere il pacchetto di avanzi consistenti: aiuteremo così a diffondere la cultura del wine e doggy bag, senza vergognarci. Il buon cibo acquistato può sfamarci anche il giorno dopo. Abbiamo perso le mezze stagioni, ma ci dovrebbero essere almeno le mezze porzioni …».

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