Giovedì, 17 Aprile 2014
UNRIC logo - Italiano

L'ONU nella
tua lingua! 

In occasione della Giornata Internazionale dei peacekeeper delle Nazioni Unite, pubblichiamo un'intervista a Marco Bianchini, capo dello UN Liaison Office for Peace and Security di Bruxelles

 

mbianchini

 

I peacekeeper delle Nazioni Unite si trovano oggi a dover affrontare nuove sfide, tra cui la necessità di mettere in campo operazioni di pace multidimensionali e su larga scala.

In che modo l’Unione Europea contribuisce in termini di personale e competenze all’adempimento dei mandati ONU?

Al momento, il Dipartimento delle Nazioni Unite per le Operazioni di Peacekeeping (DPKO) gestisce sedici missioni che vedono impegnati più di 80.000 militari, 13.000 poliziotti e quasi 2.000 osservatori militari in tutto il mondo, senza contare le circa 20.000 unità di personale civile. Il rapporto di collaborazione tra UE e ONU, essenziale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, è sempre più stretto, come dimostrato dal contributo dei paesi dell’Unione alle operazioni di peacekeeping. I ventisette stati membri si fanno infatti carico del 40% circa degli oneri economici del peacekeeping, oltre ad aver fornito 5.492 unità di personale specializzato nel 2012, ovvero quasi il 6% del totale. Gli europei, tuttavia, sono impegnati quasi esclusivamente nelle missioni ONU in Medio Oriente. Sono solo 383 quelli che operano nell’Africa sub-sahariana: poco più dello 0,5%. La percentuale di membri delle forze di polizia europee al servizio del peacekeeping delle Nazioni Unite è relativamente bassa, ma sono impiegati in una vasta gamma di operazioni.

L’Unione Europea supervisiona anche diverse missioni in settori più specifici, che integrano però perfettamente l’attività delle Nazioni Unite. Nella Repubblica Democratica del Congo (DRC), ad esempio, l’Unione Europea si sta concentrando sulla riforma della polizia nazionale e del settore della difesa tramite le missioni EUPOL DRC e EUSEC DRC, entrambe complementari all’operazione multidimensionale delle Nazioni Unite in loco, la missione MONUSCO. Nel sud del Sudan, invece, la missione dell’Unione Europea per la sicurezza aerea (EUAVSEC) procede fianco a fianco con le operazioni ONU (UNMISS). Si prevede infine una proficua collaborazione tra le forze delle Nazioni Unite impegnate nella missione in Mali (MINUSMA) e quelle europee che stanno attualmente formando e fornendo consulenza all’esercito maliano nell’ambito dell’operazione EUTM Mali.

 

Può fornirci alcuni esempi di differenti mandate di missioni di pace istituite di recente?

Il peacekeeping delle Nazioni Unite è più che mai uno strumento flessibile. Mentre siamo chiamati sempre più a dispiegare operazioni multidimensionali di mantenimento della pace su vasta scala, rimaniamo abbastanza flessibili da inviare rapidamente delle missioni di monitoraggio ristrette, come nel caso della Missione di Supervisione dell’ONU in Syria (UNSMIS) del 2012. Durante il dispiegamento di 300 osservatori militari e di 85 membri del personale civile dell’UNSMISil livello di violenza era inizialmente diminuito; tuttavia la mancanza di progressi verso una soluzione politica e il riacuirsi della violenza armata ha purtroppo costretto al ritiro della missione solo quattro mesi dopo la sua istituzione.

Nel maggio 2013, il Consiglio di Sicurezza ha autorizzato il dispiegamento della Missione Multidimensionale Integrata di Stabilizzazioni delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA), che rappresenta un esempio di operazione multidimensionale che sta aiutando la transizione di un paese dallo stato di conflitto a quello di pace, con un’attenzione particolare alla tutela dei civili. La missione, guidata Bert Koenders, Rappresentante Speciale del Segretario Generale, comprenderà 11.200 militari e 1.400 civili, che lavoreranno per sostenere il dialogo politico nazionale e il processo elettorale, rafforzare l’autorità statale e stabilizzare centri chiave per la popolazione pur proteggendo i civili.

Di norma, lo svolgimento di missioni di peacekeeping in tali contesti richiede una forte attitudine e prontezza ad usare la forza se necessario. In Mali, nella Repubblica Democratica del Congo, così come altrove, i principi cardine delle forze di peacekeeping delle Nazioni Unite continueranno a guidarci, ricordando che imparzialità non significa neutralità di fronte agli abusi e che le mele marce che usano mezzi violenti per impedire all’ONU di mettere in atto i propri mandati necessitano di essere affrontate.

 

Le operazioni di pace ONU operano in contesti complessi insieme a una serie di agenzie ONU, ONG e altri enti internazionali. Come si svolge questa interazione?

Il panorama di entità che cercano di svolgere un ruolo nel dare risposta a sfide complesse si è ampliato e continua a espandersi. E’ ormai prassi che le Nazioni Unite operino accanto a oppure in rapporto di cooperazione formale con altri attori internazionali e regionali. Tali accordi hanno prodotto risultati positivi nei casi in cui le parti coinvolte abbiano condiviso gli obiettivi, traendo effettivi e definiti vantaggi in tale assetto complementare. Il Rappresentante Speciale del Segretario Generale ha un ruolo cruciale nel farsi garante di queste virtuose sinergie, in consultazione costante con i partner della missione. Certo, molto resta da fare per assicurare che le parti in causa internazionali, regionali e sub-regionali lavorino insieme e traducano in azione gli insegnamenti tratti dall’esperienza sull’effettiva divisione dei compiti in contesti complessi.

Le Nazioni Unite hanno fatto significativi passi avanti nell’elaborazione di politiche di integrazione che ottimizzino l’impatto collettivo e individuale dei diversi attori sul terreno con l’obiettivo del rafforzamento della pace. Un’innovazione, ad esempio, è stata la creazione di un Vice Rappresentante Speciale che assommi in sé altre funzioni, quale quella di Coordinatore residente di agenzie, fondi e programmi ONU presenti sul terreno e, a volte, agisca in qualità di Coordinatore umanitario degli sforzi ONU. Si tratta di una figura che opera al crocevia tra azione politica, umanitaria e di sviluppo delle Nazioni Unite sul terreno. Un’integrazione effettiva richiede una stretta cooperazione con le forze ONU che si occupano di sviluppo con l’obiettivo del rafforzamento della pace, anche attraverso il sostegno alla creazione di strutture di governo locali. E’ questo il punto di incontro del peacekeeping e del peacebuilding ONU nel lungo periodo.

 

Per saperne di più, clicca qui.

Video della settimana 

Profondamente preoccupato per il deterioramento della situazione della sicurezza nella Repubblica Centrafricana , il Consiglio di Sicurezza ha approvato un'operazione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite per proteggere i civili e facilitare l'accesso umanitario nel paese.

Video della settimana 

In occasione di alcune Giornate, il Centro di Informazione Regionale delle Nazioni Unite per l’Europa Occidentale, in collaborazione con la  Fondazione Goodplanet,  vi presenta il  progetto “7miliardi di altri”, dei video-messaggi per comunicare paure,  sogni, fatiche e speranze dei cittadini di tutto il mondo.

 

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner