Giovedì, 23 Ottobre 2014
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In occasione della Giornata Mondiale ONU sulla Malaria ospitiamo l'intervista al Prof. Andrea Crisanti ed al Prof. Paolo Arese, rispettivamente attuale e precedente Direttore scientifico dell'Italian Malaria Network.

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Quest'anno in occasione della Giornata Mondiale contro la Malaria che si celebra il 25 aprile, abbiamo rivolto alcune domande sulla missione e sulle attività dell'Italian Malaria Network al Prof. Andrea Crisanti ed al Prof. Paolo Arese, rispettivamente attuale e precedente Direttore scientifico.

 

 Qual'e la missione della malariologia e perchè è così difficile eradicare la malaria?

Malgrado grandi progressi nello sviluppo di efficaci terapie anti-microbiche e anti-virali è molto difficile eradicare malattie dovute a microorganismi o virus. L'unico caso di completa eradicazione è il vaiolo, dichiarato "scomparso" nel 1979. E' possibile che anche la polio segua la stessa sorte. In tutti e due i casi la disponibilità di un vaccino efficace è stata determinante. Malgrado sforzi che durano da decenni, un vaccino efficace e a basso costo contro la malaria è di là da venire. Tuttavia, la malaria è stata completamente eradicata in ampie zone del mondo durante gli ultimi 70 anni grazie ad una serie di interventi ad ampio raggio di durata pluriennale, che avevano come obiettivi il vettore (la zanzara), l'ambiente e il parassita. Questa lotta coordinata richiede un gran numero di operatori esperti, una logistica complessa e investimenti importanti. Gli interventi devono essere messi in atto per molti anni in modo costante. La malaria è una malattia della povertà. I paesi dove la malaria è presente non hanno le risorse per sostenere questo tipo di sforzo coordinato per lunghi periodi di tempo e su ampia scala e hanno bisogno di aiuto esterno per implementare efficaci misure anti-malaria. L'utilizzo su larga scala di misure di contrasto a basso costo come l'uso dei bednets (zanzariere) impregnati di insetticida ha abbassato in modo significativo la trasmissione della malaria con una concomitante riduzione della morbidità e mortalità. L'uso dei bednets non porterà all'eradicazione. Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario sviluppare nuove tecnologie di contrasto del vettore (in alternativa all'uso di insetticidi) e sviluppare un vaccino efficace. La ricerca malariologica italiana è molto avanzata nello studio della risposta immune protettiva nei confronti della malaria e nello sviluppo di modificazioni genetiche tese a abrogare la capacità della zanzara a trasmettere la malattia. (AC)

 

 

Esiste attualmente una ricerca malariologica in Italia?

 Si, esiste, anche se la completa scomparsa della malaria in Italia negli anni '50 del secolo scorso ha portato ad un forte ridimensionamento degli studi malariologici. La ricerca malariologica ha una importante tradizione in Italia. La Scuola Italiana di Malariologia (Camillo Golgi, Ettore Marchiafava, Angelo Celli, Giovanni Battista Grassi, Amico Bignami, Giuseppe Bastianelli) ha dato importantissimi contributi alla identificazione dell'insetto (zanzare del genere Anofele) che trasmette il parassita (il plasmodium falciparum ed il plasmodium vivax erano i più diffusi in Italia) che provoca la malaria. Malariologi italiani hanno descritto il ciclo biologico molto complicato del parassita e del vettore e hanno chiarito aspetti importanti della malattia. Hanno anche contribuito a dare al nostro paese una legislazione all'avanguardia nella lotta antimalarica, con l'introduzione del Chinino di stato, un efficace antimalarico che era distribuito gratuitamente in zone e a persone a rischio e si vendeva a basso prezzo nelle tabaccherie.

La storia della lotta alla malaria in Italia è un tema affascinante. Si consiglia di leggere l'interessante volumetto: "Il Laboratorio di Malariologia dell'Istituto Superiore di Sanità" di Giancarlo Majori e Federica Napolitani disponibile in rete: http://www.iss.it/publ/beni/cont.php?id=2443&lang=1&tipo=9&anno=.

E' anche consigliabile leggere lo splendido libro di Frank M Snowden: The conquest of malaria - Italy, 1900-1962, Yale University Press, tradotto e pubblicato da Einaudi: La conquista della malaria. Una modernizzazione italiana 1900-1962, Enaudi Storia 2008.

 

Attualmente, la ricerca malariologica è portata avanti da un numero relativamente piccolo di gruppi altamente qualificati e ben inseriti nel complesso internazionale. Nel 2007 la maggior parte dei malariologi italiani si è raccolta costituendo l'Italian MalariaNetwork (IMN), che fino al 2010 ha goduto del supporto finanziario della Compagnia di San Paolo (CSP). Attualmente fanno parte dell'IMN nove Università e gruppi di ricerca che operano nell'Istituto Superiore di Sanità, per un totale di circa 120 ricercatori, in gran parte giovani non strutturati. La componente universitaria del Network costituisce il Centro Interuniversitario di Ricerca sulla Malaria (CIRM). Il Direttore del CIRM e coordinatore dell'IMN è attualmente il Prof. Andrea Crisanti, Professore all'Università di Perugia e all'Imperial College di Londra. Succede al Prof. Paolo Arese dell'Università di Torino, che ha coordinato CIRM e IMN dal 2007 al 2012. (PA)

 

 

Dove sono localizzati i gruppi di ricerca del Network e di che cosa si occupano?

 I gruppi lavorano nelle Università di Torino, Novara, Milano, Brescia, Siena, Camerino, Perugia, Roma, Napoli-Bologna e all'Istituto Superiore di Sanità. Le dimensioni dei gruppi sono molto differenti e i campi di interesse molto vari.

 

I Cluster localizzati nelle Università di Torino, Milano, Roma e all'Istituto Superiore di Sanità (ISS) studiano la biologia di base del parassita e la patogenesi della malaria. In generale, sono predominanti ricerche sulla biologia molecolare del parassita, sulla immunologia e sulla patogenesi della malaria. I gruppi di Milano e ISS sono molto grandi e suddivisi in parecchie unità operative guidate da ricercatori senior. Le ricerche di base sfruttano la possibilità di crescere ("coltivare") in laboratorio il plasmodio falciparum, il parassita responsabile della forma più grave e potenzialmente mortale di malaria. La procedura è abbastanza semplice: si mettono assieme in un particolare liquido di cultura globuli rossi nomali e globuli rossi che contengono il parassita. Alla fine del ciclo vitale di 48 ore il parassita che si è moltiplicato all'interno del globulo rosso originando da 16 a 32 parassiti "figli" distrugge il globulo rosso ospite e infetta da 16 a 32 nuovi globuli rossi, diffondendosi molto rapidamente.

 

I Cluster di Siena, Camerino, Napoli-Bologna e due gruppi localizzati nell'Università di Milano sviluppano nuovi farmaci e ne studiano il meccanismo d'azione. Uno dei problemi più angosciosi per i malariologi è la comparsa di parassiti resistenti ai farmaci, anche alla artemisinina che era considerato il "proiettile magico" in grado di debellare la malattia quasi sempre e rapidamente. Recentemente, in limitate aree marginali di Cambogia e Laos si stanno diffondendo ceppi resistenti alla artemisinina e suoi derivati. L'esperienza insegna che questi ceppi resistenti si diffondono rapidamente anche in aree molto lontane. E' quindi urgente sviluppare farmaci completamente diversi da quelli noti. Il gruppo di Napoli, fondato e guidato fino alla sua recente scomparsa dal Prof. Fattorusso, un eminente chimico organico delle sostanze naturali, ha isolato sostanze con potente attività antimalarica da una spugna tropicale, la Plakortis simplex. Queste sostanze ("plakortins") e loro analoghi sono ora sintetizzate in laboratorio. Esse sono attive anche su ceppi di parassita resistenti a comuni antimalarici, ma sono state modificate in laboratorio per aumentarne la potenza e specificità, diminuendone la tossicità per l'ospite umano. Il gruppo di Camerino ed due gruppi di Milano lavorano sull'isolamento di antimalarici naturali che vengono estratti e caratterizzati partendo da piante utilizzate nella medicina tradizionale per trattare la malaria. Il gruppo di Milano studia estratti di piante (Rubiaceae, Asteraceae, Gardenia ) usate come febbrifughi nella medicina tradizionale del Burkina Faso. Il gruppo di Siena fa parte (con Uni Napoli-Uni Bologna, Uni Milano e l'Istituto Mario Negri di Milano) del NatSynDrug, un consorzio pubblico-privato dedicato alla sintesi e studio di farmaci innovativi. Obiettivo importante del consorzio è lo sviluppo di farmaci anti-malarici e anti-parassitari innovativi.

 

Il Cluster "Vettore", che comprende tre gruppi di ricerca, studia differenti aspetti della biologia della zanzara. Il gruppoArcà (Roma-La Sapienza) studia le proteine della saliva della zanzara. I gruppi di ricerca guidati da della Torre e Arcà (Roma-La Sapienza) e Favia (Camerino Favia (Camerino) analizzano la flora batterica dell'intestino della zanzara, con il fine di riuscire a controllare e inibire la funzionalità dell'insetto modificando la sua flora batterica (un sistema denominato "symbiotic control"). Il gruppo Favia ha identificato recentemente dei batteri che vivono nell'intestino e negli organi riproduttivi della zanzara e che possono interferire con il suo sviluppo e funzionalità. Il gruppo guidato dalla Dr della Torre studia le trasformazioni dei maggiori vettori africani come conseguenza dell'intervento dell'uomo. Una delle trasformazioni più temute è lo sviluppo della resistenza agli insetticidi.

 

Infine, il Cluster "Epidemiologia", costituito dal gruppo del Prof. Modiano (Roma-La Sapienza) si occupa di epidemiologia genetica, il cui obiettivo è la identificazione e lo studio di geni che controllano la maggiore o minore suscettibilità alla malaria. E' noto che i portatori di alcune alterazioni genetiche del globulo rosso (anemia falciforme, le talassemie, il difetto di G6PD) sono relativamente protetti nei confronti della malaria. Gli studi di epidemiologia si svolgono in Africa, con localizzazione preferenziale nel Burkina Faso, un paese Africano legato all'Italia da rapporti di cooperazione. Gli studi del gruppo Modiano analizzano in modalità Genome-wide (GWA) le associazioni con la suscettibilità alla malaria grave. Un'altra linea di ricerca riguarda la base genetica della bassa suscettibilità alla malaria dei Fulani, un gruppo etnico dell'Africa Occidentale. (PA)

 

 

 

Il Network è attivo nel training di studenti provenienti da aree malariche?

 Il Network sponsorizza e collabora alla Scuola di Dottorato su "Malaria e sviluppo umano" (Malaria and Human Development) operativa presso l'Università di Camerino. La missione della scuola, organizzata e gestita dall'Institute of Advanced Studies e dalla Scuola di Farmacia dell'Università di Camerino, è di preparare giovani ricercatori provenienti da aree malariche a svolgere ruoli quale coordinatori di progetti di ricerca e sviluppo, manager e "decision makers" integrati nei rispettivi sistemi di salute pubblica, esperti in malaria pronti ad agire come riferimenti del modo politico, con la finalità di contribuire al controllo della malaria nei rispettivi paesi di origine. Il programma è aperto a candidati con background in scienze biomediche o anche in scienze sociali e offre un training intensivo della durata di due mesi all'anno per 3 anni complessivi. Il 70% del tempo dei candidati è dedicato alla preparazione della tesi, il 30% all'approfondimento di materie specifiche. Il training si conclude ogni anno con un workshop multidisciplinare sulle strategie di controllo della malaria al quale partecipano esperti internazionali, prevalentemente provenienti da paesi in cui la malaria è endemica. Il corso comprende anche un periodo di almeno 6 mesi di training malariologico in un paese endemico. Il programma, fondato e diretto dalla Dr Annette Habluetzel ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ), malariologa dell'Università di Camerino, è supportato dalla WHO, dal Global Malaria Programme e dall'Italian Malaria Network. I dottorandi (circa 8-10 all'anno) provengono prevalentemente da paesi africani.

Contatto: http://malwks.unicam.it/

 

 

Aspetti clinici. La malaria in Italia oggi

Pur essendo stata eradicata da decenni, la malaria esiste ancora nel nostro Paese, colpendo italiani che contraggono la malattia in zone malariche frequentate per lavoro o turismo. Una seconda categoria è rappresentata dai "migranti di ritorno", cioè persone originarie di zone malariche che risiedono in Italia da lungo tempo ed hanno perso una eventuale immunità acquisita in precedenza. Analogamente alla categoria precedente, queste persono possono contrarre la malattia quando ritornano nel loro paese malarico d'origine.

L'unità operativa diretta dal Prof. Francesco Castelli e localizzata presso l'Istituto di Malattie Infettive e Tropicali degli Spedali Civili di Brescia fa parte del Network e collabora in stretto contatto con una altra struttura specialistica diretta da Zeno Bisoffi presso il Centro per le malattie tropicali di Negrar, centro regionale per le malattie tropicali. In quest'ultimo centro sono state trattate negli ultimi 20 anni circa 1300 casi di malaria, prevalentemente da falciparum, più o meno fifty fifty tra migranti e italiani, con circa 5 per cento di casi gravi. Come attività di ricerca il gruppo di Brescia ha lavorato negli ultimi anni soprattutto in Burkina Faso in area di alta endemia con l'obiettivo di individuare le migliori strategie diagnostico terapeutiche per i casi febbrili in primary Health care, dove non c'è lab, e con particolare attenzione all'uso dei test rapidi, comprese analisi decisionali e cost benefit.

 Nella struttura clinica-epidemiologica di Brescia vengono studiate le caratteristiche epidemiologiche e cliniche della malaria da importazione, con particolare attenzione agli immigrati e alla loro caratteristica perdita dell'immunità. Altro tema di ricerca clinico-applicativa sono le interazioni fra malaria e infezione da HIV infection e la definizione del ruolo patogenetico della epcidina nella genesi della anemia malarica. Infine, il gruppo di Brescia svolge trials clinici con nuovi farmaci antimalarici. Molte attività di ricerca vengono svolte direttamente in paesi endemici per la malaria. La Unità di Brescia partecipa al PhD Programme su metodologie e tecnologie appropriate per la cooperazione internazionale sulla salute, Università di Brescia e svolge corsi di insegnamento nel Core Course dell'European Tropedeurop Master in Tropical Medicine and International Health. (Castelli, Bisoffi, PA)

 

 

Ci sono altre attività/iniziative italiane nel campo della malaria?

Certamente. Esiste un ampio spettro di attività di volontariato, in particolare in Africa. In genere si tratta di Ospedali gestiti da organizzazioni cattoliche che forniscono una preziosa attività di diagnosi e cura in molte zone dell'Africa sub-sahariana. Molte scuole di specialità in Medicina Tropicale o in Malattie Infettive (ad esempio quella diretta dal Prof. Di Perri, Scuola di Medicina, Università di Torino) inseriscono nel curriculum degli specializzandi lunghi periodi di lavoro presso Ospedali Missionari in Africa.

 

Una importante iniziativa italiana riguarda la lotta contro la falsificazione dei farmaci antimalarici. In molti Paesi poveri i farmaci generici, scarsamente disponibili, sono venduti attraverso la distribuzione privata ad un prezzo molto superiore a quello di riferimento. Molto spesso, fino all’80% dei casi, si tratta di farmaci contraffatti, il cui mercato miliardario è in mano ad organizzazioni criminali. La contraffazione dei farmaci rappresenta una delle cause principali di fallimenti terapeutici e di selezione di resistenza ai farmaci, con conseguenze gravissime, mettendo a repentaglio la salute e la vita di milioni di persone.

 

Daniela Jabès, microbiologa, è fondatrice della NeED, acronomimo inglese per Neglected Endemic Diseases, malattie neglette, cioè dimenticate dai Paesi occidentali e dalla ricerca scientifica sebbene siano causa di numerosi milioni di morti ogni anno nei Paesi in via di sviluppo (www.need-foundation.org). Uno degli scopi principali della NeED è combattere la contraffazione dei farmaci usati contro le grandi “neglected diseases” (malaria, TBC e AIDS). La Fondazione NeED vuole contribuire attivamente alla lotta alla contraffazione attraverso iniziative che mirano sia alla verifica della qualità dei farmaci distribuiti che alla formazione di personale specializzato che possa operare sul territorio. (Jabes, PA)

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Giornata delle Nazioni Unite

Messaggio del Segretario Generale Ban Ki-moon in occasione della Giornata delle Nazioni Unite 2014.

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L'ONU porterà la visione di un mondo libero dalla fame a Expo Milano 2015, attraverso la "Zero Hunger Challenge", dimostrando ai visitatori come sia possibile sconfiggere la fame nel corso della nostra vita, come questo può essere raggiunto solo se lavoriamo insieme e come possono e devono essere parte della soluzione. Ecco il video.

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