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Commemorazione del genocidio in Rwanda: intervista a Françoise Kankindi, Presidente dell’Associazione Bene Rwanda Onlus (10 aprile 2013)

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 In occasione del 19° anniversario del genocidio in Rwanda, ospitiamo l’intervista di Françoise Kankindi, Presidente dell’Associazione Bene Rwanda Onlus.

 

 Il Rwanda è un Paese che sta facendo i conti con la sua memoria, i rwandesi non si sono tirati indietro rispetto alle loro colpe, e questa          assunzione di responsabilità ha fatto sì che si arrivasse alla riconciliazione nazionale, Qual è lo stato di tale processo ad oggi?


R. – Il Rwanda ha dovuto fare i conti con se stesso per capire come rendere di nuovo il tessuto sociale un minimo vivibile. I massimi esperti avevano detto che ci sarebbero voluti 100 anni per giudicare tutti i colpevoli del genocidio e visto che bisognava continuare a vivere e ricostituire un tessuto sociale il Rwanda ha dovuto ricorrere ai tribunali tradizionali che si chiamanogacaca, che vuol dire "prato": sono tribunali che avvengono sul prato, il prato del villaggio, dove tutti partecipano spontaneamente e tutti confessano davanti ai vicini, quindi è difficile anche mentire. Dopodiché, viene anche istituita una pena sociale sostenibile per poi reintegrare i colpevoli nella vita di tutti i giorni. Il Rwanda ha dovuto ricorrere alla sua propria tradizione di una giustizia ricostituente, cioè che ricostruisce successivamente per poter riprendersi. A oggi, il Rwanda ha potuto ricostituirsi grazie a questi tribunali sociali locali che hanno documentato, collina per collina, comune per comune, villaggio per villaggio, quello che è successo. Oggi, abbiamo la memoria di tutto il genocidio del Rwanda documentato da questi tribunali "Gacaca". La macchina era stata organizzata in modo che tutti dovessero partecipare perché, se non partecipavi ti uccidevano. Si è partiti da questo per dare anche un perdono sociale a chi aveva dovuto comunque partecipare a quell’uccisione collettiva, malgrado se stesso.

D. – Voi temete qualcosa di simile ancora oggi, nel Rwanda di oggi?

R. – Nel Rwanda di oggi non lo temiamo più, perché dal ’94 il Rwanda ha acquisito una maturità intellettuale, una presa di coscienza della gravità di ciò che era successo. Il Rwanda si è dotato di leggi a livello costituzionale che puniscono severamente chi tenta di nuovo di dividere e di creare di nuovo le premesse per un genocidio. I Gacaca allestiti anche collettivamente nei villaggi hanno permesso a tutti di capire cosa vuol dire un genocidio. Nessuno aveva detto a molti degli hutu che avevano partecipato all’uccisione di massa che stavano commettendo un genocidio. La nostra radiodiceva: andate a lavorare - questa era la parola che si usava - voi hutu siete bravi lavoratori, siete bravi agricoltori, sapete usare bene il machete, andate a sradicare l’erba cattiva, andate a sradicare gli "scarafaggi" - che eravamo noi tutsi - e questa volta non fate l’errore di lasciare i bambini e le donne. Questo insegnava la radio dei nostri governanti.

D. – Cosa ne è oggi dei sopravvissuti e di quei ragazzi che allora hanno visto uccidere i loro familiari?

R. – Hanno bisogno di aiuto, perché molti di loro hanno perso tutta la famiglia. Però, oggi c’è una Commissione nazionale di lotta contro il genocidio e subito dopo il genocidio c’è stato anche un fondo per permettere a questi ragazzi di studiare. Ma questo non basta. Il Rwanda è povero, non va lasciato a se stesso. I sopravvissuti sono soli, non hanno avuto una riparazione. Tutti noi rwandesi facciamo tutto il possibile per stare vicino nel nostro piccolo… Una minima riparazione è contemplabile? Questa è la domanda che ci facciamo tutti.

D. – Per quello che vi consta, ci sono segnali in altri Paesi africani che vi fanno pensare che potrebbe esserci qualcosa di drammatico come ciò che accadde da voi nel ’94?

R. - Sì, non c’è bisogno di andare lontano. Nel vicino Congo, i genocidari del ’94 si sono rifugiati e hanno formato anche forze militari che stanno destabilizzando il Paese, violentano le donne… Il Congo stesso si sta dimostrando incapace di fermarli. Purtroppo, ci si rifiuta di vedere gli stessi segnali premonitori. Alla vigilia del 20.mo anniversario, l’anno prossimo, noi vorremmo che il Rwanda avesse insegnato e ci avesse spronato tutti a rifiutare il fatto che un genocidio possa succedere ancora da qualche parte.

Per saperne di più su Françoise Kankindi, Presidente dell’Associazione Bene Rwanda Onlus, clicca qui

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In questa Giornata Internazionale per la Tolleranza ,16 Novembre 2014, il Progetto '7 Miliardi di Altri' vi propone il video seguente.

Video della settimana

Ecco il video presentato da "Momentum for Change" su iniziativa dell' UNEP intitolato "Climate Heroes: Stories of Change".

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