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Giornata Mondiale per la lotta alla Tubercolosi: intervista al Dottor Giorgio Besozzi, Presidente di Stop TB Italia, 25 marzo 2013.

10-17-2012tuberculosis

 In occasione della giornata mondiale della tubercolosi UNRIC/ITALIA ha intervistato il Dottor Giorgio Besozzi, Presidente dell'associazione Stop TB Italia.

 Stop TB Italia onlus è una associazione nata in collaborazione con la Stop TB Partnership di OMS che si occupa di lotta alla tubercolosi in Italia e all’estero. Stop Tb Italia promuove la sensibilizzazione delle istituzioni e della popolazione nei confronti della tubercolosi, la ricerca, la formazione degli operatori sanitari e opera a sostegno dei programmi di controllo in alcuni paesi ad alta endemia.

 

 Il 24 marzo è la giornata mondiale della tubercolosi. Stop TB Italia come pensa di interpretarla?

 

Il 24 marzo per noi è una data fondamentale. E’ l’occasione in cui cerchiamo di organizzare eventi e manifestazioni che possano, attraverso l’interesse della popolazione e delle istituzioni, richiamare l’attenzione verso questo problema sanitario globale.

Da qualche anno Stop Tb Italia utilizza l’arte, soprattutto la musica, per attirare l’attenzione e quindi veicolare un messaggio altrimenti difficile da comunicare.

Perché vi sono ancora difficoltà a comunicare questo messaggio?

 Perché in realtà parliamo di un problema che da noi si ritiene ampiamente e da tempo superato. Pochi sanno che la malattia esiste ancora anche in Italia, molti non sanno che la malattia procura nel mondo più di un milione e quattrocentomila decessi e più di nove milioni di nuovi casi anno.

La cosa più inaccettabile è che la tubercolosi è una malattia facilmente diagnosticabile e facilmente curabile; non si tratta quindi solo di un problema sanitario, ma di un problema che coinvolge direttamente il mondo politico, economico, finanziario. Tutta la società umana è direttamente coinvolta: la povertà favorisce la malattia, la malattia favorisce la povertà, creando un circolo vizioso che può essere interrotto solo da una ridistribuzione delle ricchezze sul pianeta. Con la tubercolosi, temo, dovremo convivere ancora per molti anni.

 

Però in Italia il problema sembra molto contenuto rispetto ad altri paesi.

 L’Italia è perfettamente allineata con altri paesi europei: dal punto di vista epidemiologico la malattia non rappresenta certo un problema, contiamo circa 4500/5000 casi anno, per lo più appartenenti ai gruppi a rischio. E questo è il risultato di sforzi enormi compiuti nel secolo scorso, prima ancora della scoperta dei farmaci, con la capillare informazione che veniva fornita alla popolazione, con le grandi campagne di lotta alla tubercolosi, oltre che ovviamente con il risanamento socio-economico legato allo sviluppo.

La scoperta dei farmaci, unitamente al sistema di diffusione capillare di servizi territoriali e ospedalieri, ha consentito un controllo rapido ed efficace della malattia.

Tuttavia parliamo di una malattia contagiosa e trasmissibile, quindi non possiamo abbassare la guardia. Oggi sono sempre più numerose le segnalazioni di microepidemie nelle scuole o in altre comunità, epidemie che spaventano la popolazione e sono oggetto di ampie distorsioni mediatiche. Purtroppo la malattia è sconosciuta non solo alla popolazione generale ma anche a gran parte degli operatori sanitari, proprio per la sua scarsa diffusione e l’abbandono dell’insegnamento nei confronti della malattia a livello universitario.

 

 Come pensa Stop Tb Italia di poter incidere nella soluzione di questi problemi?

 

La nostra attività si basa proprio sull’esperienza dei nostri padri, che tanti successi ha avuto quando la malattia era un problema sanitario e sociale di dimensioni impressionanti.

Noi cerchiamo di sensibilizzare la popolazione in ogni occasione, attraverso la distribuzione di materiale informativo, attraverso la comunicazione di ciò che avviene nel mondo a causa della tubercolosi, di come si può prevenire la malattia, riconoscerla e curarla.

Organizziamo concerti che possano attirare un pubblico soprattutto giovane, offriamo musica per poter diffondere un messaggio, utilizziamo i social-network per farci conoscere e far conoscere cosa facciamo: la conoscenza della malattia è il primo passo per poterla combattere.

Cerchiamo di organizzare convegni e corsi di formazione per ricostruire esperienza negli operatori sanitari.

Organizziamo raccolta fondi per sostenere programmi di controllo nei paesi ad alta endemia: quest’anno saremo presenti a Darhamsala (India), in Sudafrica e in Senegal, attraverso progetti che finanziano sia l’informazione che la ricerca e la cura dei malati.

 

 Quali sono le reazioni che le persone manifestano quando si parla di tubercolosi?

 

Sorpresa, incredulità, curiosità, interesse. Nell’ordine.

E’ da questo che è nata l’esigenza di “comunicare” attraverso l’arte. Arte e tubercolosi, d’altronde, sono strettamente legate, proprio in virtù di quello che la malattia ha rappresentato nella nostra società nei secoli scorsi: malattia così presente nella storia dell’uomo da diventare essa stessa protagonista di opere letterarie, musicali, pittoriche. L’arte per noi oggi rappresenta un mezzo per coinvolgere il grosso pubblico e comunicare, attraverso la storia di ieri, la cronaca di oggi, di far conoscere realtà che nessuno conosce e di cui si parla solo in occasioni di eventi straordinari o il 24 marzo.

Il nostro obiettivo è che ogni giorno sia un 24 marzo.

 

E le istituzioni come interagiscono con Stop Tb Italia?

 

Quando riusciamo a coinvolgerle la risposta in genere è buona. In occasione delle giornate mondiali 2010 e 2011 abbiamo organizzato rispettivamente alla Camera dei Deputati e in Senato gli Stati Generali della Tubercolosi, che hanno visto la attiva partecipazione delle istituzioni politiche e di quelle tecniche ministeriali. Nel 2011 nell’occasione è stato presentato anche un disegno di legge per la riforma del sistema di controllo della malattia in Italia, in cui venivano delineati alcuni interventi per sanare le criticità emerse nell’incontro.

 

 Per il 24 marzo 2013 cosa avete organizzato?

 

Il 14 marzo abbiamo organizzato a Milano con CUAMM medici per l’Africa un convegno dal titolo: Stop TB in my lifetime, riservato a medici ed operatori sanitari sulla cooperazione internazionale.

Il 22 marzo, con un concerto tenuto da gruppi locali, sarà inaugurata una mostra fotografica a Bologna che resterà aperta fino al 10 aprile e che ha come tema: “salute, immigrazione, e tubercolosi”. Le foto esposte sono state selezionate attraverso il concorso “premio Stop TB”.

Il 21 e 22 marzo a Palermo si terrà un evento di raccolta fondi che coinvolgerà scuole elementari e medie con la proiezioni del film “il Mago di Oz”. I fondi verranno devoluti alla produzione di materiale informativo per la sensibilizzazione delle popolazioni tibetane di Darhamsala in India.

Ma la nostra attività continua per tutto l’anno: abbiamo in progetto una mostra su “arte e tubercolosi” da tenersi a Milano e in linea con i nostri obiettivi. Creare cultura e conoscenza è elemento indispensabile anche nella prevenzione delle malattie.

 

 Per saperne di più clicca qui

 

 

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