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Giornata Internazionale delle Donne, contributo sul tema da parte delle attiviste del Blog del Corriere della Sera “La 27a Ora”, 8 marzo 2013

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 In occasione della Giornata ONU delle Donne, riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo e un video (vedi link) sul tema da parte delle attiviste del Blog del Corriere della Sera “La 27a Ora”.


 http://video.corriere.it/italia-che-saremo/78767e1e-485c-11e2-ab86-ffed12a6034c

  Diciamolo subito: a dispetto del nuovo che avanza, il potere, in Italia, è una faccenda per uomini. Lo è stato sempre per uomini. Nei luoghi dove si decide qualsiasi cosa, dal circolo ricreativo in su, il pensiero e la visione del mondo sono sempre stati nel nostro Paese di un solo tipo, maschile. Il paradosso, ora, è che dalla vita pensata e declinata per quello stesso universo di un solo genere, l’avanzare della Grande Crisi ha escluso via via anche gli stessi uomini, specie se giovani. L’ingresso in Parlamento di tante donne e nuove leve sposterà gli equilibri? Poco, se non sarà colta l’occasione storica di superare il familismo per il quale siamo internazionalmente e tristemente noti.

 

Nel dopo-guerra, l’urgenza della ricostruzione e della riapertura dei siti produttivi avevano contribuito a cristallizzare la distribuzione dei compiti in un’intera società che riprendeva a vivere con uno sforzo, anche fisico, di portata straordinaria.

 La fatica di riportare il Paese in sicurezza, oggi, è soprattutto psicologica. È la fatica di opporre resilienza alla crisi. La capacità di immaginarsi (ancora) un futuro. Chi più delle donne può assolvere questo compito? Ai padri costituenti (i padri, certo, non le madri…) non erano sfuggiti i termini della questione: nella nostra Carta – art. 3 e 51 – c’è già tutto sulla parità tra i generi, la partecipazione, il rispetto, l’inclusione.

  Oggi non resta che far vivere davvero la nostra Costituzione con un nuovo patto tra donne e uomini, un’alleanza sui valori che rispetti e promuova quelli di ognuno, un contratto in grado di fermare la violenza sulle donne, ridare dignità alla vita familiare, allargare il mercato del lavoro. E rifondare una società che, così com’è, va stretta a tutti. E, prima di tutti, ai nostri figli.

  A che serve una laurea ai ragazzi se poi devono accontentarsi dell’incertezza. A che serve una laurea con lode alle ragazze se poi il lavoro precario non permette neppure di pensare a un figlio (quante ricercatrici universitarie continuano a spostare in avanti il “momento” per farlo)?  O se, a quelle stesse ragazze viene detto: “Hai fatto una scelta, non ti lamentare se la paghi in termini di carriera”. O ancora se non vengono assunte perché i datori di lavoro hanno paura che si presentino col pancione. Il pancione e la maternità sono delle donne, i figli non sono nostri. Sono individui. Lasciamo che altri, il padre, la maestra, la società intera si faccia villaggio intorno a noi.

 Oggi lo sappiamo che non è una questione femminile. La parità nell’accesso (e nell’ascesa) al lavoro, la condivisione della casa e dei figli non sono per nulla questioni femminili. È innanzitutto il rapporto uomo-donna che va ripensato. Rifondato con un gesto che non può rimanere nel privato. Il buon vivere ha fatto stringere accordi tra le mura domestiche, in nome del tempo che logora o delle disponibilità individuali (concesse o ideologiche). Non è solo questione di Pil, come sostengono alcuni economisti che hanno “scoperto” che alla società manca un pezzo vitale. È questione di vita, la nostra, di futuro, i nostri, che solo una nuova alleanza può illuminare. È sufficiente perché la dignità degli uni e delle altre sia riconosciuta nelle differenze e spartita nell’uguaglianza?

 La condivisione può ormai solo essere un atto sociale. Pubblico. Altrimenti ci sarà sempre un collega, un capo, un vicino, un passante per strada che dirà di non aver capito il no alla richiesta di una prestazione non gradita, che si sentirà obbligato a dimostrare la sua forza. Erotica o di competenza. Non importa se la violazione avviene in ambito sessuale, professionale o di riconoscimento di un diritto.

 Perché il patto accada bisogna accorciare le distanze tra donne e uomini. Le donne sono pronte.

  Il patto va riempi di contenuti. La 27esima ora ha più volte proposte dalle colonne del Corriere della Sera e dal blog un’Agenda per le donne.

  COSA CI ASPETTIAMO DA GOVERNO E PARLAMENTO CHE SI STANNO FORMANDO?

 Ci aspettiamo la condivisione di un’Agenda per le come la 27esima ora ha più volte proposte dalle colonne del Corriere della Sera e dal blog. Un insieme di azioni capaci di allargare la partecipazione femminile alla vita pubblica, al mercato del lavoro- ma anche e prima di tutto di sciogliere i nodi culturali che hanno quali paralizzato molti tentativi di crescita.

 Dopo l’approvazione della legge bipartisan sulle quote, che la 27ora ha sostenuto, si dovrà pensare a una legge sull’uguaglianza di gene  (che non vuol dire esclusivamente «genere femminile», come si è portati a pensare) potrebbe rafforzare un meccanismo davvero capace di scardinare ogni discriminazione e incentivare la crescita di personale misto nelle aziende e nelle istituzioni.

  Lavoro e welfare voragini da colmare.
L’indipendenza economica è diritto, serenità e consapevolezza, possibilità di scommettere su di sé, non permettere che il precariato sia introiettato come schiavitù. Ma usare la flessibilità ogni volta che questa permetta di sperimentarsi costruirsi. Diverse le misure studiate con l’obiettivo di aumentare la presenza femminile nel mercato del lavoro: detassare il lavoro femminile, ridurre gli oneri sociali per le aziende attente agli equilibri di genere e di età; prevedere crediti agevolati per le imprese avviate da donne; favorire il rientro dopo la maternità. È tempo che le giovani smettano di domandarsi quale sia «la stagione giusta» per fare un figlio senza bruciarsi il profilo professionale. Aspiranti madri — e padri — dovrebbero poter guardare all’avventura familiare come a una moltiplicazione delle esperienze e non come a una sottrazione di tempi utili al cammino individuale. Il governo saprà mettere a disposizione le risorse per il raggiungimento delle opportunità?

 La flessibilità può alimentare precariato e sfruttamento?

Perché il lavoro part-time rimane un lavoro di serie B? Di difficile accesso, penalizzante in termini di carriera, retribuzione, valutazione delle performance? Perché non è una risorsa, per uomini e donne, per la gestione dei carichi familiari (non solo dei bambini, anche degli anziani). In certi ambienti viene stigmatizzato. In alcune aziende è ritenuto poco produttivo. Mentre sarebbe un miglior utilizzo del capitale umano (femminile e maschile) e uno strumento perché uomini e donne possano cercare e trovare altro tempo da spendere nelle attività di cura o in quelle di formazione, piacere. In ogni caso in pezzi di vita condotti dalla libera scelta di ognuno. E non inglobare le proprie identità in quella exhausted generation, generazione esausta come battezzata dagli anglosassoni, che vede schiacciati gli individui, di ogni sesso,da doveri che non si possono rimandare.

 La flessibilità può non tradursi in precarietà e sfruttamento. È un passaggio fondamentale per rivedere in Italia il rapporto tra vita privata e professionale, ancora incagliato in schemi inerti e abitudini legate a mondi ormai scomparsi. Può non trasformarsi in schiavitù se orari di ufficio, congedi per i genitori alla nascita di un figlio, sperimentazione di formule part-time scaturiscono da accordi diretti tra datore di lavoro e dipendente. Tutte queste misure vanno pensate per le donne come per gli uomini. La riorganizzazione dei tempi di lavoro si dovrebbe intrecciare, infatti, con un’interpretazione rifondata dei ruoli maschile e femminile: in giornate pari merito, i vecchi codici di comportamento possono finalmente finire su un’altalena che incrocia e scambia le responsabilità.

  Quale Italia saremo? Cosa desiderano le donne?Abbiamo provato a raccontarlo con il video in apertura realizzato a cura della 27esimaora. Una intera giornata di lavoro, dalle 7 alle 7, in cui operaie, manager, giornaliste, cuoche, impiegate parlano della donna del futuro. E cioè quello che siamo noi oggi

 

Di Sara Gandolfi, Paola Pica, Luisa Pronzato

 

 

 

 

Giornata Internazionale dell'amicizia

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In occasione della Giornata mondiale umanitaria, il Centro di Informazione Regionale delle Nazioni Unite per l’Europa Occidentale,  vi presenta il video messaggio del Segretario Generale Ban Ki-moon.

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