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Giornata Internazionale della Lingua Madre: intervista allla Professoressa Nicoletta Maraschio, Presidente dell'Accademia della Crusca, 21 febbraio 2013

 Presidente Nicoletta Maraschio-web size-Feb13In occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, che fu istituita dall'UNESCO nel 1999 e si celebra il 21 febbraio, UNRIC/ITALIA ha intervistato la Professoressa Nicoletta Maraschio, Presidente dell’Accademia della Crusca, fondata a Firenze nel 1583 e ancora oggi punto di riferimento per lo studio e la promozione della nostra lingua, in Italia e all’estero.

Abbiamo chiesto alla Prof.ssa Maraschio come è nata l’Accademia e quali ne sono oggi gli scopi istituzionali.

 

L’Accademia della Crusca ebbe origine da un gruppo di dotti fiorentini che, tra il 1570 e il 1580, si riunivano in incontri conviviali anche scherzosi, detti “cruscate”, per trattare temi di letteratura e di lingua. Nel 1583 la “brigata dei Crusconi” fu trasformata nell’Accademia della Crusca, secondo il programma di ricerca filologica e linguistica impostato da Leonardo Salviati insigne filologo e teorico della lingua. La simbologia accademica si basava sull’analogia tra la buona lingua e la buona farina, il fior di farina che viene separato dalla crusca: di qui l’emblema del “frullone” o buratto, una macchina che all’epoca costituiva una grande innovazione tecnologica. L’Accademia assunse come motto un verso tratto dal Petrarca: «il più bel fior ne coglie». Nel corso dei secoli l’Accademia ha avuto oltre 1.200 membri italiani e stranieri, letterati e scienziati, poeti e linguisti, tra i quali Galilei, Redi, Muratori, Voltaire, i granduchi di Toscana Pietro Leopoldo e Leopoldo II, Metastasio, Manzoni, Capponi, Leopardi, Tommaseo, Ascoli, Carducci, De Amicis, D’Annunzio, Barbi, Bacchelli, Migliorini, Devoto, Nencioni, Contini e Luzi. Attualmente l’Accademia è formata da circa 60 accademici fra ordinari, emeriti, corrispondenti italiani e stranieri.

L’attività principale degli accademici è stata il Vocabolario, pubblicato in cinque edizioni dal 1612 al 1923. L’opera è stata il primo esempio in Europa di un grande vocabolario nazionale moderno e ha dato un contributo decisivo alla codificazione e alla diffusione della lingua italiana. Il lavoro lessicografico, interrotto nel 1923, è ripreso negli anni Sessanta, per essere poi affidato dal 1985 all’Opera del Vocabolario Italiano (OVI), Istituto del CNR che ha sede presso l’Accademia. Attualmente è in corso di redazione il Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (TLIO), vocabolario storico della lingua italiana pubblicato in rete in corso d’opera all’indirizzo www.vocabolario.org.

Oggi l’Accademia della Crusca è il più importante centro di ricerca scientifica dedicato allo studio e alla promozione dell’italiano. L’Accademia svolge un’intensa attività editoriale, mette a disposizione del pubblico una Biblioteca specialistica e un Archivio storico, intrattiene rapporti internazionali con istituzioni analoghe, organizza incontri, seminari e convegni sull’italiano. Offre al pubblico un servizio di Consulenza linguistica e conserva una ricca collezione di oggetti d’arte, tra cui le famose “pale”, 154 dipinti su tavola a forma di pala da fornaio nei quali sono raffigurati gli emblemi degli accademici. L’Accademia ha sede a Firenze nella Villa Medicea di Castello. Il sito web dell’Accademia (www.accademiadellacrusca.it) è un portale interamente dedicato alla lingua italiana.

 

Quali sono le attività specifiche che l’Accademia sta sviluppando in riferimento al panorama internazionale, necessariamente multiculturale e multilingue?

L’Accademia non è mai stata chiusa nel proprio lavoro e oggi si propone l’obiettivo di fare acquisire e diffondere nella società italiana, nella Scuola, e all’estero, la conoscenza storica della lingua nazionale e la coscienza critica della sua evoluzione, nel quadro degli attuali scambi interlinguistici. Svolge poi un ruolo attivo nel campo della politica linguistica europea come membro fondatore della EFNIL – Federazione Europa degli Istituti Linguistici Nazionali, e più in particolare con il progetto “La Piazza delle Lingue” nato nel 2007 per creare un luogo di libero confronto, una “piazza” appunto, per presentare e dibattere temi e problemi della storia e della politica linguistica dell’italiano in Europa e nel mondo. L’obiettivo è quello di coniugare in un’unica manifestazione la ricerca avanzata, propria dell’Accademia, e la divulgazione verso il pubblico più largo, affrontando, di volta in volta, temi rilevanti relativi alla lingua, al suo uso e alle complesse implicazioni nella società globale e multilingue.

Quest’anno inoltre, in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, l’Accademia ha deciso di collaborare a una iniziativa di grande rilievo, che intende sottolineare l’importanza della lingua materna. Il convegno, tenuto a Milano mercoledì 20 febbraio dal titolo “Lingua, Cultura, Libertà”, è stato promosso dalla Società Umanitaria con l’adesione del Presidente della Repubblica e il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, dell’Accademia della Crusca, della Società Dante Alighieri, dell’Associazione Italiana per la Terminologia, dell’Istituto dell’Enciclopedia Italia e dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici.

La notizia che, dal 2014, “la lingua ufficiale” del Politecnico di Milano per le lauree magistrali e i corsi di dottorato sarà solo l’inglese, con l’abbandono dei corsi paralleli in italiano, ha fatto molto scalpore. Il convegno milanese non ha voluto certo negare la necessità della conoscenza approfondita di una lingua “veicolare”, oggi inevitabilmente l’inglese per quasi ogni tipo di studio e di lavoro. Ciò non implica però l’obbligo di tenere le lezioni e i seminari esclusivamente in inglese, anziché in italiano, anche nelle facoltà scientifiche, e la rinuncia così ad alcune delle funzioni più alte di una lingua madre, come quelle dello studio e della riflessione teorico-scientifica. Abolendo l’italiano dall’Università inoltre, si compromette pericolosamente la formazione della futura classe dirigente del nostro Paese, a vantaggio di una malintesa internazionalizzazione, che passa per la rinuncia alla propria lingua e alla propria identità culturale. Si rischia inoltre di approfondire il divario tra una minoranza anglofona e la stragrande maggioranza della popolazione, alla quale sarà negata, sulla base di un requisito linguistico, anche la possibilità di accedere ai più alti gradi istruzione.

Queste sono alcune delle idee emerse e sviluppate nel corso del convegno milanese, cui hanno partecipato numerose personalità della cultura italiana, e nel quale sono stata chiamata a coordinare la tavola rotonda dal titolo “Fuori l’italiano dall’università? Inglese, internazionalizzazione, politica linguistica”. Il titolo della tavola rotonda, volutamente provocatorio, riprende quello di un libro recentemente pubblicato dalla Crusca con Laterza e curato da me e da Domenico De Martino. La tavola rotonda milanese ha infatti cercato di tirare le fila dell’ampio dibattito sviluppato nella primavera scorsa, proprio a seguito della decisione del Politecnico di Milano, e di un primo incontro fiorentino che l’Accademia aveva organizzato il 27 aprile 2012 nell’immediatezza del dibattito giornalistico.

 

La storia della lingua italiana e la storia d’Italia si sono intrecciate per secoli, ma solo da pochi decenni l’italiano è la lingua della Repubblica pienamente posseduta da tutta la popolazione.

L’italiano dopo l’Unità d’Italia, nel corso di questi 150 anni, è finalmente diventato la lingua di tutti i cittadini italiani. Si tratta di una fase radicalmente nuova della nostra storia linguistica. È importante che tutti i cittadini ne abbiano piena consapevolezza, l’Accademia della Crusca è molto impegnata perché questo avvenga.

L’italiano, i dialetti e le lingue minoritarie infatti continuano a convivere sul nostro territorio, ma per la grandissima maggioranza degli italiani l’italiano è ora lingua materna. Nel prossimo aprile l’Accademia della Crusca, insieme ad altre Associazioni, organizzerà un convegno dedicato ai cinquanta anni del volume di Tullio de Mauro Storia linguistica dell’Italia unita. Ci sembra che anche questo possa contribuire a concludere, idealmente, le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia cui l’Accademia ha lavorato con numerose pubblicazioni e convegni, riflettendo cioè sulla effettiva diffusione dell’italiano in ogni strato della popolazione e in ogni Regione.

Vorrei concludere riproponendo alcune delle riflessioni che, proprio sul tema della lingua madre, il poeta Mario Luzi ci aveva regalato in un incontro del 2003, in occasione della sua nomina ad accademico della Crusca.

«È di uso burocratico la locuzione: di madre lingua. Eppure, che grandezza reale essa contiene. In verità il rapporto che noi abbiamo con la lingua è proprio quello: da madre a figlio, voglio dire, e reciprocamente. È la lingua nella quale siamo nati e cresciuti che modella in misura non certo esigua la nostra mente. […] Avere una lingua, ma anche essere avuti da lei. Il suo fondamento, il suo criterio organico di sviluppo non ti lasciano solo di fronte al paragone sempre nuovo con le cose, ti orientano, ti sostengono. La lingua è dentro di te, tu sei tra le sue braccia.»

Il privilegio di avere una lingua che abbiamo formato e ci ha a sua volta formati comune noi siamo e diveniamo. Il profondo disagio di coesistere come etnia e storia, ma una lingua non averla, mancarne.»

 

Per sapere di più sulla Giornata della Lingua Madre, clicca qui.

 

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