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Emergenza in Sahel: milioni di persone a rischio per l’insicurezza alimentare, 7 febbraio 2013

malidavid gressly

Malgrado l’accesso in Mali sia di recente diventato più agevole per le organizzazioni umanitarie, la situazione nel Paese rimane instabile.

‘La crisi nel nord del Mali rappresenta il culmine di una grave e ampia crisi che ha coinvolto tutto il Sahel, dove milioni di persone sono colpite dal problema dell’insicurezza alimentare’, ha detto David Gressly, Coordinatore Umanitario Regionale per il Sahel, rispondendo ai giornalisti a Ginevra.

La regione del Sahel, in Africa occidentale, comprende, oltre al Mali, Burkina Faso, Mauritania, Chad, Niger, Senegal, Gambia, Camerun e Nigeria. Occorre più di un miliardo e mezzo di dollari alle organizzazioni umanitarie sul terreno per aiutare i milioni di persone che stanno soffrendo la fame. In Mali, circa mezzo milione di persone non possono accedere con continuità a risorse alimentari, mentre più di quattro milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, in seguito ai combattimenti scoppiati dopo la rivolta dei Tuareg e il colpo di stato, avvenuti circa un anno fa.

Nelle ultime settimane, gli sforzi militari congiunti esterni hanno ristabilito il controllo nel centro e nel nord del Paese, permettendo l’accesso alle organizzazioni umanitari, anche se il nord del Paese resta quasi precluso. La presenza di mine e di esplosivi artigianali disseminati in tutta l’area considerata hanno inoltre portato alla chiusura delle principali autostrade e del confine con l’Algeria.

Di ritorno dal Mali, Gressly ha aggiunto che le Nazioni Unite stanno lavorando sia per i profughi che vorrebbero tornare a casa sia per quanti continuano a fuggire o già  vivono fuori dai confini del Mali. ‘Anche se l’intervento militare ha aiutato ad aprire le porte dei Paesi in cui stiamo lavorando, non ha avuto conseguenze significative sul nostro lavoro nel territorio, ha aggiunto Gressly, parlando del Sahel. ‘Dobbiamo essere preparati a mettere in sicurezza il nostro personale e il nostro lavoro, se la situazione dovesse peggiorare’, ha concluso.

 

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