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Intervista all'Inviato Speciale dell’ONU per il Sahel, Romano Prodi, sull’intervento francese in Mali, 14 gennaio 2013

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Dopo il raid aereo realizzato dall’aviazione francese in Mali che ha colpito campi di addestramenti islamici nella zona di Gao, una delle principali città nel nord del Mali, il giornalista della BBC, Alan Kasujja, ha rivolto all’Inviato Speciale delle Nazioni Unite per il Sahel, Romano Prodi, alcune domande sulla posizione dell’ONU in merito all’iniziativa francese.

Prodi ha risposto che l’ONU sostiene all’unanimità la lotta al terrorismo, e all’interno del Consiglio di Sicurezza, le posizioni di Gran Bretagna, Francia e Cina sono appunto accomunate dalla necessità di mettere al primo posto dell’agenda internazionale la lotta al terrorismo per evitare che il nord del Mali possa diventare un luogo di richiamo per i terroristi.

 Il giornalista ha poi chiesto perché, dati questi presupposti, l’intervento sia avvenuto solo adesso e l’Inviato Speciale ha risposto sottolineando che il processo decisionale è di solito molto lungo e il dilemma riguardava soprattutto l’esercito nazionale, la cui volontà era quella di assumere la leadership dell’operazione, non essendo però ancora in grado di sostenere il confronto con le truppe jihadiste.

 Alla successiva domanda del giornalista su un possibile avallo che l’Onu abbia concesso all’operazione francese, Prodi ha evidenziato che la decisione è stata presa in breve tempo, per il carattere molto urgente della questione. Kasujja ha poi chiesto se si trattasse di una coincidenza la sua presenza in Mali o se fosse invece parte di un’azione pianificata. Prodi ha prontamente specificato che la sua presenza in Mali era legata a impegni già previsti dalla sua agenda di inviato speciale per il Sahel, per la discussione di misure legate al mantenimento della pace e al proseguo delle negoziazioni.

 Infine, in risposta all’ultima domanda in riferimento a come coinvolgere gli stati limitrofi in un intervento che possa contribuire alla soluzione del conflitto in Mali, Prodi ha spiegato che gli Stati Africani presenti nella regione hanno già più volte espresso il loro consenso a favore di un intervento, che però dovrà fare i conti con le vere capacità operative dei rispettivi eserciti.

 Per ascoltare l'intervista integrale, clicca qui

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