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Il Segretario Generale esprime la propria delusione per il recente discorso di Assad: “Queste parole non aiutano a far cessare la sofferenza della popolazione”, 8 gennaio 2013

 

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Il Segretario Generale Ban Ki-moon ha espresso il proprio disappunto per le parole pronunciate il 6 gennaio scorso dal Presidente siriano Bashar al-Assad, il quale, oltre a proporre un cessate il fuoco da parte dell’esercito regolare solo dopo la fine di tutte le operazioni messe in atto dai gruppi ribelli, aveva definito le forze d’opposizione come “burattini” manovrati dai Paesi occidentali.

Secondo Ban, tale discorso non solo non aiuta, ma anzi allontana la prospettiva di una soluzione pacifica e politica di una crisi che sta letteralmente distruggendo il Paese.

Il discorso del Presidente siriano, inoltre, avrebbe respinto gli elementi principali del comunicato di Ginevra del 30 giugno 2012, che contempla la formazione di un organo governativo di transizione, con pieni poteri esecutivi, e rappresentato da membri dell’attuale governo, dell’opposizione e da altri gruppi, come previsto dai principi e le linee guida condivise per una transizione politica guidata dalla Siria stessa.

Il portavoce del Segretario Generale, Martin Nesirky, ha dichiarato che Ban Ki-moon rimane fermo nella sua posizione che non può esistere una soluzione militare per la crisi siriana. Piuttosto, insieme all’Inviato Speciale per la Siria Lakhdar Brahimi, continua a lavorare per trovare una soluzione politica al conflitto e per alleviare la sofferenza della popolazione, sia all’interno sia all’esterno del Paese.

Intanto, il Consigliere Speciale dell’ONU per la Prevenzione dei Genocidi, Adama Dieng, ha segnalato la possibilità di un aumento della violenza settaria in Siria, chiedendo a tutte le parti coinvolte nel conflitto di astenersi dal colpire specifici individui o gruppi etnici o religiosi. Secondo recenti stime ONU, il numero di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria in Siria è quadruplicato tra marzo 2012 e dicembre 2012, passando da uno a quattro milioni. I piani per gli aiuti umanitari delle Nazioni Unite stimano che almeno un milione di rifugiati siriani avrà bisogno di assistenza durante la prima metà del 2013 e sarà dislocato per lo più in Giordania, Iraq, Libano, Turchia ed Egitto.

 

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