
Il rapporto 2012/2013 dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) sui livelli salariali a livello globale segnala che, nonostante i segni di ripresa delle economie in via di sviluppo, nelle economie sviluppate la crescita dei salari è ancora molto lenta, con livelli molto più bassi rispetto al periodo precedente alla crisi. Il salario mensile globale è, infatti, cresciuto solo dell’1.2% nel 2011, e i numeri sarebbero ancora inferiori se si escludesse dal computo la Cina.
Ciò dimostra l’enorme impatto che la crisi ha avuto sugli stipendi e quindi sui lavoratori. Come rilevato dal Direttore Generale dell’ILO, Guy Rider, l’impatto di tale rallentamento è lungi dall’essere uniforme, perché esistono enormi differenze tra i Paesi e le regioni mondiali, visto che i salari crescono più velocemente nelle zone dove la crescita economica è maggiore. La tendenza è infatti rimasta positiva in aree quali America Latina, Caraibi, Africa e Asia, durante tutto il periodo della crisi.
Inoltre, secondo il rapporto, i salari nell’ultimo decennio sono aumentati a un ritmo più lento rispetto alla produttività lavorativa, cioè al valore di beni e servizi prodotti da ogni impiegato. Tale cambiamento influenza anche la distribuzione delle entrate, e implica che i lavoratori beneficiano sempre meno dei frutti del proprio lavoro. Dal punto di vista sociale e politico, questo trend deve essere invertito perché, come evidenziato da Ryder, è chiaro che i lavoratori e le loro famiglie non stanno ricevendo quello che meritano.
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