Mercoledì, 01 Ottobre 2014
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Ventisette Paesi contribuiscono al Fondo d’Emergenza delle Nazioni Unite

“Troppo spesso, gli aiuti di soccorso somigliano a una lotteria nella quale pochi vincono ma molti perdono, basandosi su considerazioni diverse dalla pura necessità. Dobbiamo passare da questa fase di lotteria a una di prevedibilità in modo che tutti coloro che soffrono ricevano aiuto”, ha affermato Jan Egeland, Coordinatore degli aiuti di emergenza delle Nazioni Unite.

Il CERF contribuirà a salvare vite stanziando finanziamenti immediati per attività di prima assistenza e soccorso quando le emergenze si propongano, o in casi in cui siano trascurate o ancora quando si assista a un rapido deterioramento della situazione. Il CERF permetterà così di ovviare all’attuale squilibrio nella distribuzione globale di aiuti, a causa del quale milioni di persone nelle cosiddette crisi dimenticate o trascurate resta in una situazione di bisogno, mentre altri beneficiano di programmi finanziati in modo più efficace.

Il Fondo aggiunge al meccanismo di donazioni attualmente esistente in seno al Fondo di rotazione centrale di emergenza un ulteriore strumento finanziario, fino a un massimo di 450 milioni. Un importo che può spingersi a due terzi di questo strumento finanziario, potrà essere stanziato per attività di assistenza immediata, mentre il restante terzo sarà impiegato per coprire emergenze non adeguatamente finanziate. La garanzia di donatori pronti a stanziare fondi permetterà di impiegare la parte “prestiti a tassi agevolati” di questo strumento finanziario; altrimenti si utilizzerà la componente “dono”.

Jan Egeland, che gestisce il Fondo a nome del Segretario Generale, erogherà fondi eni tre-quattro giorni successivi alla richiesta di un coordinatore umanitario. Egeland sarà guidato da un Comitato consultivo di dodici esperti indipendenti. Se le agenzie ONU e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni possono accedere al Fondo, anche le NGO possono beneficiare di stanziamenti in qualità di partner di queste agenzie.

Il rapporto dello scorso anno del segretario Generale “In una maggiore libertà” riconosceva che occorrevano ulteriori miglioramenti al sistema umanitario, per introdurre un grado più elevato di prevedibilità nella risposta umanitaria collettiva, visto il contesto umanitario sempre più complesso, la vulnerabilità di fronte all’accresciuta frequenza dei disastri naturali e il significativo impatto umanitario dei conflitti armati. Oltre al CERF, altre riforme chiave nel settore umanitario comprendono il rafforzamento della capacità di risposta e il coordinamento sul terreno del sistema umanitario.


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