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Nota Informativa sul Peackeeping



Quest’anno il 29 maggio, Giornata mondiale delle forze di pace ONU, le Nazioni Unite celebrano il 60° anniversario delle loro operazioni, rendendo omaggio a tutti gli operatori di pace ONU che vi hanno prestato servizio a partire dal 1948 e assegnando medaglie per onorare quanti siano caduti per la causa della pace nel corso del 2007.

Le operazioni di mantenimento della pace iniziarono nel 1948 con il dispiegamento in Medio Oriente di osservatori militari non armati dell’ONU, nel quadro di una missione di monitoraggio dell’accordo di pace tra Israele e i vicini Stati arabi.

Oggi, più di 105.000 donne e uomini, personale civile e militare, sono attualmente in servizio in 20 operazioni di pace gestite dal Dipartimento delle Operazioni di Pace (DPKO).

Dal 1948, le Nazioni Unite hanno dispiegato 63 operazioni di pace, 17 delle quali nel passato decennio. Ben più di un milione di militari, oltre a decine di migliaia di forze di Polizia ONU e civili, provenienti da più di 120 paesi, hanno preso parte a queste operazioni.

Più di 2.400 peacekeepr, provenienti da 118 paesi, hanno trovato la morte prestando servizio per le Nazioni Unite negli ultimi 60 anni.

Contesto

Le operazioni di Pace ONU sono uno strumento unico e dinamico, che l’Organizzazione ha sviluppato come mezzo per aiutare i paesi lacerati da conflitti a promuovere le condizioni di una pace durevole.

Se da una parte non c’è traccia del termine “peacekeeping” nello Statuto delle Nazioni Unite, Dag Hammarskjold, che ne è stato il secondo Segretario Generale, trovò un modo per definirlo nel contesto dello Statuto, affermando che il mantenimento della pace dovrebbe trovarsi in un “Capitolo VI e mezzo”, visto che si colloca tra i metodi tradizionali di risolvere i conflitti in modo pacifico come il negoziato e la mediazione da una parte (Capitolo VI) e l’azione coercitiva (di cui al Capitolo VII) dall’altra.

Nel corso degli anni, le operazioni di pace ONU si sono evolute per rispondere alle esigenze dei differenti conflitti e del cambiamento del panorama politico mondiale.

Introdotte nel momento in cui la guerra fredda paralizzava di frequente le attività del Consiglio di Sicurezza, le operazioni di pace erano inizialmente limitate al mantenimento di cessate il fuoco e alla stabilizzazione della situazione sul terreno, in modo da consentire che i conflitti potessero risolversi pacificamente a livello politico. Queste missioni erano costituite da osservatori militari e truppe con equipaggiamento leggero, con la funzione di monitorare, redigere rapporti e sostenere gli accordi di tregua e pace parziale.

I primi anni

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Supervisione della Tregua (UNTSO) e il Gruppo degli Osservatori Militari delle Nazioni Unite in India e Pakistan (UNMOGIP) sono state le prime due missioni di pace delle Nazioni Unite. Entrambe le missioni, tuttora operative, sono l’esempio emblematico del tipo di operazioni di osservazione, con contingenti di qualche centinaio di unità.

La prima operazione armata di peacekeeping è stata la Prima Forza di Emergenza delle Nazioni Unite (UNEF 1) dispiegata nel 1956 per affrontare la crisi di Suez. L’Operazione ONU in Congo (ONUC) del 1960, è stata la prima su larga scala, con circa 20.000 soldati. Le 200 vite umane perse nel corso della missione dimostrarono il rischio che comporta il tentativo di riportare la stabilità nei paesi dilaniati dalla guerra.

Negli anni ‘60 e ‘70 le Nazioni Unite hanno istituito missioni di pace di breve termine in Nuova Guinea, Yemen e Repubblica Dominicana, avviando nel contempo missioni di più lungo periodo a Cipro (UNFICYP) e in Medio Oriente (UNEF II, UNDOF e UNIFIL).

Premio Nobel per la Pace

Nel 1988, le forze di pace delle Nazioni Unite hanno vinto il premio Nobel per la Pace: in quell’occasione Il Comitato per il Nobel ha ricordato in particolare “i giovani di diverse nazionalità.... che, in sintonia con i propri ideali, si fanno carico volontariamente di un compito impegnativo e pericoloso, in nome della pace”.

L’impennata nel dopo Guerra Fredda

Conclusa la guerra fredda, c’è stato un rapido incremento del numero delle missioni di mantenimento della pace. In un prevalente contesto di unità in seno al Consiglio di Sicurezza,  furono istituite, tra il 1989 e il 1994,  20 operazioni in tutto, facendo aumentare il numero delle forze di pace da 11.000 a 75.000.  

Alcune delle missioni furono utilizzate per sostenere l’attuazione degli accordi di pace che avevano posto fine a lunghi, estenuanti conflitti - in paesi come Angola, Mozambico, Namibia, El Salvador, Guatemala e Cambogia - e per contribuire alla stabilizzazione e riorganizzazione dei paesi, all’elezione di nuovi governi e alla creazione di istituzioni democratiche.        

Il successo generale di queste missioni ha creato delle aspettative nei confronti delle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, talvolta al di là delle sue effettive capacità di realizzazione. Soprattutto in quei casi in cui il Consiglio di Sicurezza non è stato in grado di trovare un accordo riguardo alla fornitura di risorse adeguate o sull’autorizzazione di mandati sufficientemente forti.

Alcune missioni furono istituite in assenza di un cessate il fuoco e in zone in cui non c’era nessuna “pace da mantenere”. I caschi blu furono impiegati nella ex Jugosalvia, in Somalia e in Ruanda mentre i combattimenti erano ancora in corso.    

Queste tre operazioni di mantenimento della pace ad alto profilo furono criticate nel momento in cui le forze di pace affrontarono situazioni in cui le parti belligeranti non avevano aderito agli accordi di pace o in cui agli operatori ONU non erano state attribuite risorse adeguate o  sostegno politico. La reputazione delle forze di pace delle Nazioni Unite precipitava mentre le vittime civili crescevano e le ostilità continuavano.

Metà degli anni ’90: Un periodo di revisione per le forze di pace delle Nazioni Unite 

Le battute d’arresto della prima metà degli anni 90 hanno portato il Consiglio di Sicurezza a limitare il numero di nuove missioni di pace per gli anni a venire e a valutare l’esperienza fino ad ora accumulata. Nel frattempo le forze di pace delle Nazioni Unite continuavano le loro operazioni a lungo termine nel Medio Oriente, in Asia e a Cipro. Il Consiglio di Sicurezza, incalzato dalla contingenza politica, ha anche autorizzato delle missioni ONU, su scala relativamente minore, in Bosnia-Erzegovina, Haiti, Guatemala e Angola.  

Le missioni del 21esimo secolo

Con una maggiore consapevolezza dei limiti e del potenziale delle forze di pace delle Nazioni Unite, nel 1999 è stato richiesto all’ONU di portare a termine degli incarichi ancora più complessi. Le Nazioni Unite hanno amministrato i territori del Kosovo nella ex Jugoslavia e di Timor Orientale (ora Timor Est), per fornire assistenza durante il suo processo d’indipendenza dall’Indonesia.

In entrambi i casi, le Nazioni Unite sono state riconosciute come l’unica organizzazione a livello mondiale con la credibilità ed imparzialità necessarie per assumersi un tale onere.

Per il prossimo decennio, il Consiglio di Sicurezza ha istituito alcune grandi e complesse missioni di mantenimento della pace in paesi africani, come ad esempio in Repubblica Democratica del Congo, Sierra Leone, Liberia, Burundi, Costa d’Avorio, Sudan ( nel sud della regione e nel Darfur), Eritrea/Etiopia, Chad e Repubblica Centrafricana.

Le forze di pace hanno anche hanno ripreso operazioni chiave di mantenimento e promozione della pace  in paesi dove dove si era logorata la già fragile pace, come Haiti e  Timor Est. 

Con l’introduzione delle missioni in Darfur, Ciad e Repubblica Centrafricana nella seconda metà del 2007, le forze autorizzate a prestare servizio per le operazioni di pace ONU si aggirano intorno alle 130.000, il pù alto numero di sempre.

Sviluppi delle Operazioni di Pace

Con la fine della Guerra Fredda, il quadro strategico è cambiato drammaticamente, spingendo l’ONU a spostare ed ampliare il proprio campo da operazioni “tradizionali”, che comprendono compiti strettamente militari, a missioni complesse “multidimensionali”, volte a garantire l’attuazione e il rispetto degli accordi di pace.

Le attuali forze di pace assumono l’incarico di una varietà di compiti complessi, dal contributo alla creazione di istituzioni statali, al monitoraggio dei diritti umani, fino alla riforma del settore della sicurezza, al disarmo e alla riabilitazione degli ex combattenti.

Nel corso degli anni la natura dei conflitti è cambiata. Originariamente sviluppate come strumento per intervenire nel contesto di conflitti inter-statali, le operazioni di pace ONU sono state sempre più utilizzate direttamente per conflitti intra-statali e guerre civili.

Anche se la componente militare rimane l’ossatura della maggior parte delle operazioni di pace, amministratori, economisti, funzionari di polizia, esperti giuridici, esperti in sminamento, osservatori elettorali e dei diritti umani, specialisti in materia civile e amministrativa, operatori umanitari ed esperti in comunicazione e informazione pubblica, acquistano un ruolo sempre più rilevante al loro interno.

Riforme

A cavallo del secolo, le Nazioni Unite hanno intrapreso lo sforzo rilevante di analizzare le sfide poste alle operazioni di pace negli anni Novanta e avviare un processo di riforme. Il Segretario Generale nominò quindi una Commissione sulle Operazioni di Pace ONU, composta da esperti in materia di prevenzione dei conflitti e in processi di pacificazione, per valutare le carenze del sistema attuale e fornire raccomandazioni specifiche e realistiche.

Nell’agosto del 2000, la Commissione convocata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, pubblicò il “Rapporto Brahimi” (dal nome del Presidente della Commissione, l’ex ministro degli Esteri algerino, Lakhdar Brahimi), rilevando che le Nazioni Unite non sarebbero state in grado di portare a termine i delicati compiti delle missioni senza un rinnovato impegno politico da parte degli Stati membri, un significativo cambiamento istituzionale e un maggiore supporto finanziario. La Commissione osservò che esistevano alcuni compiti che non avrebbero dovuto essere richiesti alle forze di pace ONU e alcuni luoghi nei quali non avrebbero dovuto recarsi. Ma una volta che le Nazioni Unite inviano le loro forze a sostegno della pace, continuava il rapporto, esse devono essere dotate delle risorse necessarie a svolgere il loro mandato.

Il Rapporto stabilì che le Nazioni Unite erano fortemente a corto di personale per la mole di lavoro che le operazioni di pace richiedevano. Gli esperti misero in evidenza che le forze di pace ONU dovevano poter in grado di svolgere il proprio mandato professionalmente e con successo e di difendersi con regole ferree contro coloro che rinnegano gli impegni presi attraverso accordi di pace o cercano di minarli usando la violenza. Essi chiesero al Consiglio di Sicurezza di garantire alle forze di pace ONU mandati chiari, credibili e realizzabili, insistendo inoltre che il supporto del Palazzo di Vetro alle operazioni di pace deve essere considerato una priorità delle Nazioni Unite.

In seguito alle raccomandazioni del “Rapporto Brahimi”, successivi sforzi di riforma sono stati affrontati nel Rapporto del Comitato di Alto Livello su minacce, sfide e cambiamento; il Documento finale del Vertice Mondiale del 2005; la strategia di riforma del Dipartimento delle Nazioni Unite per le Operazioni di Pace (DPKO) intitolata  “Operazioni di Pace 2010”. Una “Dottrina Fondamentale” è stata inoltre sviluppata per la conduzione strategica delle forze di pace ONU sul campo.

Caratteristiche delle forze di pace

Le truppe che formarono le prime due missioni delle Nazioni Unite nel 1948, UNTSO e UNMOGIP, erano in gran parte provenienti da Europa, America e i paesi ANZAC (Australia, Nuova Zelanda e Stati associati). Le forze di pace originariamente agivano disarmate e tutti gli osservatori militari erano uomini.

Nel corso degli anni ’90, il profilo delle operazioni ONU è cambiato, quando I paesi sviluppati ridimensionarono i propri apparati militari come conseguenza della fine della Guerra Fredda e/o divennero riluaìttanti ad impegnare i propri contingenti nel contesto di operazioni ONU. I paesi che foriscono il maggior numero di forze militari alle nazioni Unite si trovano ora nel sud-est asiatico (Pakistan, Bangladesh, India, Sri Lanka e Nepal) e in Africa (Ghana, Nigeria). Anche I paesi arabi e latino-americani forniscono un numero significativo di forze. Tuttavia,nel 2006, gli Europei sono tornati a svolgere un ruolo di primo piano nell’operazione in Libano, quando si sono estese le competenze di UNIFIL in seguito al conflitto tra Israele e Hezbollah.

A dimostrazione della loro riconoscenza – e fiducia – nel peacekeeping dell’ONU, diversi paesi che avevano in passato ospitato truppe ONU, contribuiscono ora con proprie truppe, come nel caso di Bosnia Erzegovina, Cambogia, Croazia, El Salvador, FYROM, Guatemala, Namibia, Ruanda e Sierra Leone.

Gli operatori di pace non sono più solamente soldati. Le attività di polizia delle nazioni Unite sono aumentate in dimensione e complessità durante gli utlimi anni. Più di 11.000 poliziotti ONU sono attualmente impiegati nel mondo, cifra destinata a crescere a 16.900 nei prossimi anni, con l’incremento delle forze in Darfur, Ciad e Repubblica Centrafricana.

Anche le donne hanno assunto un ruolo sempre più importante nel contesto delle operazioni di pace ONU. La loro rappresentanza cresce costantemente in seno alle componenti militare, civile e di polizia delle operazioni di pace. In un evento di portata storica, nel 2007 è stato schierato il primo contingente di sempre esclusivamente femminile in un’operazione ONU, con un’unità di polizia Indiana impiegata in Liberia. La loro presenza è servita a dimostrare il contributo speciale che le donne possono apportare all’attuazione e rispetto dello stato di diritto.

Nuove riforme

Il peacekeeping ONU continua ad evolversi, sia sul piano concettuale sia su quello operativo,per affrontare le nuove sfide e realtà politiche. Di fronte a una domanda crescente di operazioni sempre più complesse, negli anni scorsi le Nazioni Unite sono state sollecitate al limite, in un modo che non ha precedenti. L’Organizzazione si è impegnata a rafforzare la propria capacità di gestire e seguire operazioni sul terreno e contribuire in tal modo alla funzione più importante svolta dalle nazioni Unite: il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Nel suo rapporto annuale 2007, il Segretario Generale ha espresso la preoccupazione che le crescenti complessità e sfide fronteggiate dal peacekeeping ONU abbiano sollecitato oltre modo la capacità dell’Organizzazione di affrontare i problemi che essa incontra sul terreno.

Allo scopo di rafforzare la capacità dell’ONU di gestire le operazioni in una fase nella quale la domanda di caschi blu ha raggiunto i suoi massimi storici, il Segretario Generale ha proposto la ristrutturazione del Dipartimento delle Operazioni di Pace; la creazione di un Dipartimento distinto, che si occupa di sostegno sul terreno; un rilevante aumento delle risorse umane in entrambi i dipartimenti e in altre parti del Segretariato che rioccupino di peacekeeping; e, infine, nuove capacità e strutture per fronteggiare la crescente complessità delle attività svolte.

La medaglia Dag Hammarskjold

Nel 1997, in occasione del 50mo anniversario del peacekeeping, che si sarebbe celebrato l’anno seguente, il Consiglio di Sicurezza decise di istituire la Medaglia Dag Hammarskjold. Da allora la medaglia è stata assegnata ogni anno agli operatori di pace caduti nell’anno precedente nell’esercizio delle proprie funzioni al servizio della causa della pace.

Giornata Mondiale delle Forze di Pace ONU

In base alla risoluzione 57/129 dell’undici dicembre 2002, l’Assemblea generale ha designato il 29 maggio – giorno in cui è stata stabilita la prima missione – Giornata Mondiale delle Forze di Pace ONU, per rendere omaggio agli uomini e alle donne che hanno prestato e prestano servizio in operazioni di pace ONU per il loro alto livello di professionalità, dedizione e coraggio, e per onorare la memoria di quanti hanno perso la vita per la causa della pace.

 

Giornata delle Nazioni Unite

Messaggio del Segretario Generale Ban Ki-moon in occasione della Giornata delle Nazioni Unite 2014.

Video della settimana

L'ONU porterà la visione di un mondo libero dalla fame a Expo Milano 2015, attraverso la "Zero Hunger Challenge", dimostrando ai visitatori come sia possibile sconfiggere la fame nel corso della nostra vita, come questo può essere raggiunto solo se lavoriamo insieme e come possono e devono essere parte della soluzione. Ecco il video.

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