Le Nazioni Unite nelle nostre vite quotidiane

Organizzazione Mondiale per la Sanità

WHO

World Health Organization (WHO)
20 Avenue Appia
1211 Geneva 27
Svizzera
Tel.: (0041-22) 791 2111
Indirizzo Internet: http://www.who.org
E-mail: Inf@who.org

 

Sapevate che…

  • L’eliminazione del vaiolo ha permesso al mondo di risparmiare fino a 1 miliardo di dollari all’anno per le vaccinazioni.

  • Ogni anno, 17 milioni di persone, un numero pari alla popolazione combinata di Svizzera e Belgio, muore a causa di malattie infettive.

  • Si prevede che la poliomielite sarà completamente eliminata entro i prossimi tre anni.

  • Vaccinare un bambino contro le sei principali malattie mortali costa meno di 15 dollari.

  • Ventiquattro milioni di persone muoiono ogni anno a causa del cancro, del diabete o delle malattie cardiovascolari.

  • Negli ultimi 20 anni sono state scoperte trenta nuove malattie.

 

Il WHO nelle nostre vite quotidiane

Tre giorni nella vita della Dottoressa Maria Neira

5.00 del mattino, Uganda settentrionale. Un piccolo aeroplano decolla da un aeroporto rurale nei pressi di Entebbe, portando a bordo la Dottoressa Maria Neira, diretta a un campo di rifugiati ad Adjumani. La Dottoressa Neira è una epidemiologa della WHO, alla guida della Task Force sul Colera che fa capo all’organizzazione. Nel passato, i vaccini contro il colera davano un piccolo ma illusorio senso di sicurezza. Dopo anni di prove intensive condotte sul campo, però, la WHO ha finalmente scoperto due nuovi vaccini orali che lasciano ben sperare.

"Stiamo ancora davvero muovendo i primi passi con il nuovo vaccino per il colera, che potenzialmente potrebbe essere impiegato in coagulazioni similari. Ma mi sembra che ci stiamo muovendo nella giusta direzione," afferma la Dottoressa Neira. "Il colera non è soltanto una temuta malattia mortale. Esso provoca la rovina delle economie dei paesi in via di sviluppo, danneggiandone gravemente il settore commerciale e turistico. Il vaccino per il colera rappresenta uno sviluppo positivo, ma combattere la malattia con le sole medicazioni è un’ardua battaglia, che si limita alla semplice superficie del problema. Le cause intrinseche della diffusione praticamente globale del colera si trovano infatti molto più in profondità, e la povertà è finora quella più importante."

Dopo tre giorni di sforzi da parte della Dottoressa Neira e dei suoi colleghi, 38.000 rifugiati sudanesi sono entrati a far parte della storia: avevano infatti partecipato al primo test condotto su larga scala che ha utilizzato il nuovo vaccino orale per il colera.

 

Alla ricerca di Ebola

Nel 1994, una epidemia di una malattia fatale che colpiva gli scimpanzé venne studiata da una squadra di ricercatori nella Foresta Taï in Costa d’Avorio, e uno degli scienziati venne infettato mentre eseguiva un’autopsia su una delle scimmie. Era la prima volta in assoluto che il virus Ebola era stato isolato nell’ambiente naturale. Rendendosi conto che esisteva la possibilità di identificare l’ospite naturale o "serbatoio" dell’Ebola, la WHO, lavorando assieme all’Istituto Pasteur e al Governo della Costa d’Avorio, ha costituito un laboratorio e un campo nella Foresta Taï, che comprendevano la costruzione di piattaforme al limitare estremo della foresta, alcune delle quali ad altezze di 35 metri, per mettere gli scienziati in condizione di catturare gli animali e prendere campioni di vertebrati e artropodi nei vari strati della foresta tropicale.

"Ho visto con i miei occhi l’impatto della malattia, e l’ampia scia di morte che lasciava dietro di sé, sfregiare famiglie e comunità intere," racconta il Dottor Pierre Formenty, l’uomo alla guida del progetto. "Individuare il serbatoio richiede un investimento significativo in tempo e denaro, dal momento che la fonte potrebbe essere una qualsiasi fra i milioni di piante o animali nella giungla. Così il mistero rimane intatto."

Se e quando troveranno il serbatoio naturale dell’Ebola, gli scienziati sperano che esso aiuterà a prevedere quando e dove le esplosioni del virus Ebola saranno più probabili.

 

Prodotti chimici… da prendere con un pizzico di sale

Viviamo nel secolo dei prodotti chimici. Consideriamo i fatti. Il numero totale di prodotti chimici sul mercato è cresciuto a dismisura fin quasi a raggiungere quota 100.000. Escludendo le migliaia di prodotti chimici che vengono preparati sperimentalmente ogni anno, alla fine arriva sul mercato lo sconcertante quantitativo di 1.000 prodotti. Esiste un’agenzia internazionale che, come un cane da guardia, controlli tutti questi nuovi ingressi?

La risposta è si. Il programma Internazionale per la Sicurezza dei Prodotti Chimici è stato istituito nel 1980 dalla WHO, dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. "Siamo qui per aiutare i nostri 191 Stati membri a creare una gestione equilibrata dei prodotti chimici," dice il Dottor Michel Mercier, che dirige il programma. "Siamo sufficientemente realisti per essere coscienti che per condurre un esame minuzioso su 100.000 prodotti chimici non basterebbe una vita intera. E’ un po’ come scalare l’Everest al rallentatore. Ciononostante, lentamente, ma con sicurezza, ci stiamo arrivando. Fra le molte altre cose, abbiamo già pubblicato 190 valutazioni di rischio per i cosiddetti prodotti chimici prioritari, dall’arsenico allo xylene."

C’è una pubblicazione della WHO, in particolare, che ci riguarda tutti. Si tratta delle Linee Guida per la Qualità dell’Acqua Potabile, una pubblicazione in tre volumi che analizza gli aspetti microbiologici, biologici, chimici e radiologici dell’acqua potabile. Si rimane certamente meravigliati quando si pensa alla quantità di sapere scientifico che sta dietro alla fornitura di un’acqua potabile che non ci riserva alcuna brutta sorpresa.

 

La WHO in breve

 

La WHO è stata istituita nel 1948 per:

  • Dirigere e coordinare l’attività sanitaria internazionale e promuovere la cooperazione tecnica in questo settore;

  • Assistere i governi, su richiesta, nel consolidamento dei loro servizi sanitari;

  • Fornire, su richiesta dei governi, un’appropriata assistenza tecnica e, nelle emergenze, gli aiuti necessari;

  • Stimolare e far progredire l’attività di prevenzione e controllo delle epidemie, delle malattie endemiche e delle altre patologie;

  • Promuovere e coordinare la ricerca biomedica e sui servizi sanitari.

 

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