Conferenza delle Nazioni Unite per  l'istituzione di un Tribunale Penale Internazionale





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Atti della conferenza

Reati che rientrano nella giurisdizione della Corte

Alla base dello sforzo per istituire la prima corte penale internazionale permanente nella storia dell'umanità c'è la questione dell'ampiezza della giurisdizione della Corte. Che genere di reati vi saranno compresi? Ed in che modo essi verranno definiti?
La bozza di statuto contiene delle clausole relative alla giurisdizione della Corte, in merito alle quali esiste un consenso generale. La prima evidenzia come la Corte eserciterà la propria giurisdizione solo relativamente "ai più gravi crimini che interessano la comunità internazionale nella sua interezza". La seconda mette in luce come la Corte intenda essere complementare rispetto ai sistemi nazionali di giustizia penale; a questo proposito, per esempio, la Corte eserciterà la sua giurisdizione solo in quei casi in cui le nazioni non esercitino la propria giurisdizione nazionale, perché non siano in grado o non desiderino farlo. Ci si riferisce a questo come al principio di complementarità. Si tratta di un principio di grande importanza, dal momento che numerose nazioni gradirebbero essere rassicurate circa il fatto che la loro giurisdizione non verrà soppiantata senza necessità a causa dell'esistenza della Corte.
Sono state avanzate numerose ragioni per le quali la giurisdizione della Corte è stata limitata solamente "ai più gravi crimini" che interessano la comunità internazionale. Fra queste ragioni possiamo includere la necessità di rafforzare il grado di accettazione universale della Corte, la qual cosa servirà da viatico per una rapida ratifica dello statuto e per la conseguente istituzione della Corte, e per evitare di sovraccaricare la Corte e di banalizzarne il ruolo e la funzione.

Il reato di genocidio
Il sostegno all'inclusione del reato di genocidio nell'ambito giurisdizionale della Corte è praticamente universale. L'istituzione di un tribunale penale internazionale presso il quale questo genere di crimini possa essere processato, viene visto da molti come una delle più importanti ragioni per la creazione della Corte. La punizione del reato di genocidio è stato un tema all'ordine del giorno delle Nazioni Unite sin dalla loro costituzione.
Sebbene delitti quali quelli che qualifichiamo come genocidio siano stati perpetrati sin dai tempi più remoti della storia del genere umano, il termine "genocidio" è relativamente recente. Esso combina il termine greco genos, che significa razza o tribù, e quello latino cidio, che significa uccisione, ed è stato coniato per descrivere le atrocità commesse dai nazisti nell'Europa occupata. A seguito dello sterminio di milioni di ebrei e di altri gruppi giudicati indesiderabili da parte dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, lo Statuto del Tribunale di Norimberga riconosceva le "persecuzioni a carattere politico, razziale, o religioso" come una delle due categorie di crimini contro l'umanità, e stabiliva il principio della responsabilità penale individuale per questo genere di reati. Già nel 1946, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite riaffermava all'unanimità i principi del diritto internazionale riconosciuti dallo Statuto e dalla Sentenza del Tribunale di Norimberga (i principi di Norimberga). Nel 1948, l'ONU adottava la Convenzione sulla Prevenzione e sulla Punizione del Reato di Genocidio, la quale definiva in cosa consisteva il reato di genocidio e lo proclamava un crimine contro il diritto internazionale, "sia che venga commesso in tempo di pace, sia che venga commesso in tempo di guerra". Era all'interno della risoluzione che adottava quella Convenzione, che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite esaminava per la prima volta la possibilità di istituire una corte penale internazionale. L'Assemblea Generale riconosceva infatti che ci sarebbe stata una crescente necessità di avere un organo giudiziario internazionale per giudicare "determinati crimini" sulla base delle disposizioni del diritto internazionale.
Esiste un ampio consenso affinché si utilizzino i termini adoperati dalla Convenzione sul Genocidio, nella bozza di statuto per la Corte. L'Articolo 5 della bozza di statuto è stato infatti tratto direttamente dalla Convenzione:

"...per genocidio si intende uno degli atti che seguono, commesso con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:

  1. uccidendo membri del gruppo;
  2. causando gravi danni mentali o fisici a membri del gruppo;
  3. infliggendo deliberatamente al gruppo condizioni di vita appositamente calcolate per ottenere, in tutto o in parte, la sua distruzione fisica;
  4. imponendo provvedimenti mirati ad impedire le nascite all'interno del gruppo;
  5. trasferendo con la forza i bambini del gruppo in un altro gruppo.

Gli atti che seguono saranno perseguibili:

  1. genocidio;
  2. cospirazioni intese a commettere il reato di genocidio;
  3. pubblico e diretto incitamento a commettere il reato di genocidio;
  4. tentativo di commettere il reato di genocidio;
  5. complicità nel reato di genocidio."

Il reato di aggressione
Esistono delle posizioni contrastanti sul progetto di far rientrare il reato di aggressione nell'ambito giurisdizionale della corte. Parte del dibattito è centrato sulla necessità di trovare una definizione accettabile per il reato di aggressione. Mentre gli argomenti per comprendere l'aggressione in tale ambito sono basati sulla estrema gravità di questo reato e sulle ripercussioni internazionali che esso comporta, gli argomenti contro la sua inclusione si basano sulla mancanza di una definizione sufficientemente precisa. Un'altra parte del dibattito si concentra sul ruolo che a tale proposito dovrebbe essere assunto dal Consiglio di Sicurezza. In conformità all'Articolo 39 dello Statuto delle Nazioni Unite, infatti, compete al Consiglio di Sicurezza "determinare" l'esistenza di un "atto di aggressione". Di conseguenza, la questione è inestricabilmente legata al ruolo del Consiglio di Sicurezza nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. E' stato un compito davvero molto difficile trovare una maniera accettabile per riflettere in maniera equilibrata la responsabilità del Consiglio di Sicurezza, da un lato, e l'indipendenza giudiziaria della Corte, dall'altro.
Il Tribunale di Norimberga condannò la guerra di aggressione nei termini più recisi: "Iniziare una guerra di aggressione... non è soltanto un crimine internazionale: è il crimine internazionale supremo che si distingue dagli altri crimini di guerra dal momento che esso contiene in se stesso il male accumulato dell'intero." Il Tribunale di Norimberga ritenne gli individui responsabili "per i crimini commessi contro la pace", che venivano definiti come la "pianificazione, la preparazione, l'inizio di una guerra di aggressione, o di una guerra che viola i trattati internazionali, gli accordi o le promesse formali, o la partecipazione ad un piano comune o una cospirazione per la realizzazione di una qualsiasi delle precedenti...." Quando l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite affermo all'unanimità i principi di Norimberga nel 1946, essa affermò anche il principio della responsabilità individuale per questo genere di crimini.
I primi sforzi compiuti dalle Nazioni Unite per creare una corte penale internazionale furono annullati mentre la comunità internazionale cominciava a definire l'aggressione. Nel 1974, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottava una definizione di aggressione. Essa definiva l'aggressione come un atto che proveniva, necessariamente, da una nazione, e descriveva le specifiche azioni effettuate da uno stato contro un altro che possono configurarsi come aggressive. Nel suo lavoro sulla bozza di Codice dei Crimini contro la Pace e la Sicurezza del Genere Umano, la Commissione delle Nazioni Unite sul Diritto Internazionale, riecheggiando le parole del Tribunale di Norimberga, a propria volta concludeva che gli individui possono essere ritenuti responsabili per gli atti di aggressione. La Commissione indicava le condotte specifiche in base alle quali gli individui potevano essere ritenuti responsabili - iniziare, pianificare, preparare o intraprendere un'aggressione - ed il fatto che solo quegli individui in posizione di comando che ordinano o partecipano attivamente in quegli atti possono essere ritenuti responsabili. Questa definizione si concentrava sulla responsabilità individuale piuttosto che sulle norme dei regolamenti del diritto internazionale che proibiscono l'aggressione da parte di uno Stato.
La difficoltà, secondo alcuni, sta nel concepire una definizione praticabile di aggressione che possa essere applicata ad un'ampia varietà di situazioni. La definizione deve infatti essere abbastanza precisa perché gli individui sappiano quali atti sono proibiti; e deve essere ampia a sufficienza per coprire quell'ampia varietà di atti che potrebbero verificarsi nel futuro, e di cui non ci si sia già fatta un'opinione. Deve inoltre essere in grado di descrivere il grado di violazione della proibizione di usare la forza contenuta nell'Articolo 2 dello Statuto delle Nazioni Unite che dovrebbe costituire il reato di aggressione per il quale gli individui possono essere ritenuti responsabili e puniti.
Alcuni Stati sono dell'opinione che un'esclusione dell'aggressione determinerebbe una significativa lacuna nella giurisdizione della Corte. Un altra ragione a sostegno di una sua inclusione è al tempo stesso una delle principali ragioni avanzate per la creazione della Corte: spezzare il ciclo dell'impunità. Ritenere gli individui responsabili dei crimini di guerra o per i crimini contro l'umanità, mentre al tempo stesso si garantisce l'impunità agli architetti del conflitto nel corso del quale si sono verificati tali crimini, non è giustificabile. Altri ancora sperano che il ritenere gli individui responsabili per il reato di aggressione possa agire come un deterrente, e che lo scoraggiare un aggressore dal dare inizio a un conflitto che possa portare a una conflagrazione, i crimini di guerra ed i crimini contro l'umanità che sono il corollario dei conflitti possano di conseguenza essere a propria volta prevenuti. Altri credono anche che potrebbe essere retrogrado adottare uno statuto che non comprende il reato di aggressione 50 anni dopo che a Norimberga un simile comportamento è stato riconosciuto come un crimine internazionale.
Alcuni di quelli che cercano un modo per includere il reato di aggressione nello statuto hanno proposto di diminuire l'importanza assunta dalla necessità di una definizione, consentendo che la determinazione di un atto di aggressione venga lasciata nelle mani del Consiglio di Sicurezza. Il motivo del contendere è rappresentato dal fatto che, se gli Stati commettono delle aggressioni per le quali gli individui possono essere ritenuti responsabili, allora il Consiglio di Sicurezza dovrebbe determinare se un atto di aggressione sia stato commesso da uno stato e la Corte dovrebbe decidere se un individuo sia da ritenere responsabile per quell'atto. Questa proposta fa emergere una preoccupazione relativa al coinvolgimento del Consiglio di Sicurezza la quale è stata sentita anche in altri contesti: legare il lavoro della Corte al Consiglio di Sicurezza potrebbe infatti portare ad una politicizzazione della Corte. E alcune nazioni esprimono preoccupazione in merito allo stabilirsi di un qualsiasi legame fra il Consiglio di Sicurezza e la Corte.
La bozza di statuto contiene due opzioni relative alla definizione di aggressione. Una possibile definizione elenca gli atti specifici per i quali un individuo che ricopra una posizione di responsabilità potrebbe essere ritenuto responsabile del reato di aggressione. In base a tale definizione, gli atti che seguono dovrebbero configurarsi come reato di aggressione: pianificare, preparare, ordinare, iniziare, o mettere in pratica un attacco armato, o l'uso della forza, o una guerra di aggressione, o una guerra che violi i trattati o gli accordi internazionali, da parte di una nazione, contro l'integrità territoriale di un altro Stato, in spregio delle disposizioni contenute nello Statuto delle Nazioni Unite.
La seconda definizione possibile, fornisce un elenco degli atti che costituiscono aggressione, fra i quali sono compresi i seguenti:

  • invasione o attacco del territorio di uno Stato da parte delle forze armate di un'altra nazione, oppure l'occupazione militare, o l'annessione di un territorio mediante uso della forza;

  • il bombardamento del territorio di uno stato da parte delle forze armate di un'altra nazione;

  • il blocco dei porti o delle coste di uno Stato;

  • l'impiego delle forze armate di uno Stato le quali si trovano nel territorio di un'altra nazione in violazione delle clausole di accordo tra quegli Stati;

  • l'eventualità che uno Stato conceda che il proprio territorio venga utilizzato da un altro Stato per compiere un atto aggressivo nei confronti di una terza nazione;

  • l'eventualità che uno Stato invii bande armate, gruppi, irregolari, o mercenari per effettuare gravi atti di forza contro un'altra nazione.

L'esame della definizione di aggressione verrà proseguita durante la Conferenza di Roma.

Crimini di guerra
La bozza di statuto enumera quattro differenti categorie di crimini di guerra. Le prime due categorie si riferiscono ai conflitti armati a carattere internazionale, e sono in gran parte basati su principi ben delineati di diritto internazionale. Esiste un ampio sostegno a favore di una loro inclusione:

A. Gravi violazioni delle quattro Convenzioni di Ginevra del 12 Agosto 1949
B. Altre gravi violazioni delle leggi e delle consuetudini applicabili in caso di conflitti armati internazionali (in gran parte derivati dal diritto de L'Aia, che limita i metodi di muovere guerra.

La terza e la quarta categoria di crimini di guerra si riferiscono ai conflitti armati che non abbiano carattere internazionale. Questa categorie sono state tratte, rispettivamente, dall'Articolo 3, comune alle Convenzioni di Ginevra del 1949, e dal Secondo Protocollo Addizionale delle quattro Convenzioni di Ginevra. La possibilità di includere anche queste due disposizioni è ancora in fase di discussione.

C. Nel caso di un conflitto armato che non abbia carattere internazionale, gravi violazioni dell'articolo 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra del 12 Agosto 1949 (che proibisce atti specifici compiuti nei confronti di persone che non prendano parte attiva nei combattimenti).
D. Altre gravi violazioni delle leggi e delle consuetudini applicabili nei conflitti armati che non abbiano carattere internazionale, all'interno del quadro definito dal diritto internazionale (in gran parte basato sul Secondo Protocollo Addizionale alle quattro Convenzioni di Ginevra).

  1. Gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra
    Le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 accordavano una protezione particolare a determinate categorie di persone - i soldati ammalati e feriti sul campo; i marinai ammalati, feriti e naufraghi; i prigionieri di guerra; la popolazione civile in tempo di guerra. La bozza di statuto dell'ICC elenca una serie di "gravi violazioni" quali "uno qualsiasi fra gli atti che seguono compiuti nei confronti di persone o cose protette in base alle disposizioni della Convenzione di Ginevra:

    • uccisione deliberata;

    • torture o trattamenti inumani, compresi esperimenti biologici;

    • gravi sofferenze o danni fisici oppure mentali causati deliberatamente;

    • distruzione su larga scala e appropriazioni indebite, non giustificate da necessità militari ed effettuate illegalmente ed inutilmente;

    • obbligare un prigioniero di guerra o un'altra persona protetta dalla Convenzione a militare nei ranghi di un esercito ostile;

    • privare volontariamente un prigioniero di guerra o un'altra persona protetta dalla Convenzione del diritto a un processo equo e regolare;

    • deportazioni o trasferimenti illegali o confinamento illecito;

    • presa di ostaggi.

  2. Altre gravi violazioni delle leggi e delle consuetudini applicabili in caso di conflitti armati internazionali
    Come notato in precedenza, queste disposizioni derivano in gran parte dal diritto de L'Aia. L'elenco è abbastanza ampio, e consiste in gran parte di norme per la guerra riconosciute sin dall'inizio del secolo o da prima, ma prende anche in considerazione i più recenti sviluppi intervenuti nel diritto umanitario internazionale. In questo elenco vengono inseriti come crimini atti quali:

    • attaccare la popolazione civile;

    • attaccare edifici destinati alle arti o alle scienze;

    • uccidere i combattenti che hanno deposto le armi e si sono arresi;

    • dichiarare che non sarà dato quartiere;

    • saccheggiare;

    • utilizzare in modo ingannevole la bandiera bianca o un'altra bandiera o insegna, con l'obiettivo di uccidere o infliggere gravi ferite;

    • stuprare, sottomettere sessualmente, spingere alla prostituzione, causare gravidanze forzate, sterilizzare con la forza e compiere qualunque altra forma di violenza sessuale;

    • impiegare i civili o altre persone protette dalla Convenzione per difendere località specifiche dagli attacchi militari;

    • affamare intenzionalmente le popolazioni civili come strumento di guerra.

    Sono state poi avanzate delle proposte per includere gli atti che seguono: il trasferimento dei civili all'interno o al di fuori di determinati territori da parte di un potere occupante; l'impiego di armi particolari, quali veleni o armi avvelenate, gas, armi chimiche e batteriologiche; l'impiego di mine antiuomo, armi laser accecanti e armi nucleari; e "gli oltraggi alla dignità personale, in particolare trattamenti umilianti e degradanti", o, più specificamente, stupro, schiavitù sessuale, induzione alla prostituzione, gravidanze forzate, sterilizzazioni forzate, e qualunque altra forma di violenza sessuale rappresentano anch'esse una grave violazione delle Convenzioni di Ginevra.

  3. In caso di un conflitto armato che non abbia carattere internazionale, gravi violazioni dell'articolo 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra
    L'Articolo 3, che è comune a tutte e quattro le Convenzioni di Ginevra, si riferisce in maniera specifica ai conflitti armati che non abbiano carattere internazionale. Esso stabilisce la tutela di coloro i quali non prendono parte attiva alle ostilità, compresi i membri delle forze armate che abbiano deposto le armi e quelli che siano fuori combattimento a causa di malattie, ferite, prigionia o qualunque altra ragione. Esso enumera quattro categorie di atti vietati:

    • violenza, assassinio, mutilazione, trattamenti crudeli e torture;

    • oltraggi arrecati alla dignità della persona, in particolare trattamenti umilianti e degradanti;

    • la presa di ostaggi;

    • deliberare sentenze e svolgere esecuzioni senza che vi sia stato un regolare processo.

  4. Altre gravi violazioni delle leggi e delle consuetudini applicabili nei conflitti armati che non abbiano carattere internazionale
    Questa categoria deriva in gran parte dal secondo Protocollo Addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1949, che protegge in maniera specifica le vittime dei conflitti a carattere non internazionale. In gran parte, questa sezione della bozza di statuto assomiglia al testo che riguarda le gravi violazioni delle leggi e delle consuetudini applicabili nei conflitti armati, di cui si tratta nella precedente sezione B, ma si riferisce ai conflitti non internazionali. Essa proibisce atti quali:
    • attacchi diretti contro la popolazione civile, o non combattenti o contro edifici o altri obiettivi che esibiscano l'emblema delle Convenzioni di Ginevra;

    • attacchi diretti contro edifici destinati alle arti o alle scienze, o contro monumenti;

    • saccheggiare una città o un paese, anche se sono stati conquistati con la forza;

    • commettere oltraggi contro la dignità personale, in particolare trattamenti umilianti e degradanti;

    • stuprare, sottomettere sessualmente, spingere alla prostituzione, causare gravidanze forzate, sterilizzare con la forza e compiere qualunque altra forma di violenza sessuale rappresentano altrettante gravi violazioni dell'articolo 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra;

    • impiegare ragazzi di età inferiore ai 15 anni nelle forze armate;

    • deportare le popolazioni civili per motivi legati al conflitto;

    • infliggere mutilazioni o effettuare esperimenti medici o scientifici su persone che siano in mano alla fazione opposta nel conflitto in corso;

    • uccidere o ferire proditoriamente un avversario;

    • dichiarare che non verrà concesso quartiere;

    • distruggere o sequestrare proprietà quando non sia necessario.

    Sono state avanzate delle proposte per includere delle disposizioni che proibiscano l'uso dell'affamamento delle popolazioni civili come strumento di guerra, il lancio intenzionale di un attacco sapendo che esso provocherà uccisioni e danni fisici alle popolazioni civili, e la schiavitù ed il traffico di schiavi.

Crimini contro l'umanità
La definizione di crimine contro l'umanità contenuta nell'articolo 5 della bozza di statuto, si basa sullo Statuto di Norimberga e prende in considerazione i successivi sviluppi intervenuti nel diritto internazionale, in particolare quelli relativi ai tribunali penali internazionali ad hoc che sono stati costituiti di recente. Le proposte per la definizione del concetto di crimine contro l'umanità comprendono atti che rappresenterebbero un crimine simile nel caso in cui siano commessi in maniera diffusa e/o sistematica, e/o su larga scala, e/o per ragioni specifiche.
La definizione di crimini contro l'umanità contenuta nello Statuto di Norimberga comprende la necessità che gli atti vietati vengano commessi unitamente a crimini contro la pace o a crimini di guerra. Al momento attuale deve ancora essere assunta una decisione relativamente al fatto se la definizione di crimini contro l'umanità, contenuta nello Statuto, includerà atti simili anche nel caso in cui questi vengano commessi in tempo di pace. A questo proposito, il Tribunale per la Iugoslavia ha affermato, "E' ormai un precetto permanente del diritto internazionale d'uso comune che i crimini contro l'umanità non abbiano bisogno di alcun legame con un conflitto armato internazionale."
Secondo quanto previsto dalla bozza di statuto, la definizione di questo crimine dovrebbe comprendere i seguenti atti proibiti:

  • assassinio;

  • sterminio;

  • schiavitù

  • deportazione o trasferimenti forzati delle popolazioni civili;

  • tortura;

  • schiavitù o altri abusi sessuali di comparabile gravità, o induzione alla prostituzione;

  • persecuzioni contro un gruppo per motivi politici, razziali, nazionali, etnici, culturali o religiosi (ed eventualmente di sesso);

  • sparizione forzata di persone;

  • altri atti inumani che causino gravi danni fisici o alla salute mentale o fisica dell'individuo;

  • detenzione, imprigionamento o privazione della libertà in spregio al diritto internazionale.

Nella bozza di statuto, lo sterminio viene definito come un atto che prevede di determinare delle condizioni di vita appositamente calcolate per causare la distruzione di una parte della popolazione.
La tortura, invece, può essere definita secondo quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura e Altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Inumani e Degradanti del 10 Dicembre 1984, la quale prevede che si tratti di un atto che deve essere compiuto da un pubblico ufficiale. In alternativa, si può definire la tortura come l'atto di infliggere intenzionalmente gravi pene o sofferenze, escludendo però quelle che derivano da sanzioni legali.
Il crescente numero di persone che vengono fatte scomparire forzatamente in tutto il mondo, ha spinto l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ad adottare, nel 1992, la Dichiarazione sulla Protezione di Tutte le Persone che Vengono Fatte Scomparire Forzatamente. In base a questa Dichiarazione, nella definizione di scomparsa forzata rientrano anche quelle situazioni nelle quali le persone vengano arrestate, detenute o rapite contro la propria volontà da uno Stato o da un'organizzazione politica, o con il suo consenso, atti che vengono seguiti dal rifiuto di riconoscere che il rapimento ha avuto luogo e negando informazioni sul destino delle persone rapite, ponendole in tal modo al di fuori della protezione della legge.

Crimini contro le Nazioni Unite ed il personale associato
La preoccupazione per la sicurezza delle Nazioni Unite e del personale associato ha iniziato a crescere sin dall'inizio degli anni '90, dal momento che il personale responsabile per le operazioni di mantenimento della pace, i lavoratori umanitari ed il personale civile delle Nazioni Unite e delle sue agenzie dovevano sempre più spesso far fronte a minacce ed erano spesso oggetto di rapimenti ed assassini.
Il 9 Dicembre 1994, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione sulla Sicurezza delle Nazioni Unite e del Personale Associato, che stabilisce i rispettivi diritti e doveri delle nazioni partecipanti e delle Nazioni Unite e del personale associato, e afferma la responsabilità penale individuale riguardo agli attacchi che vengano rivolti a tale personale. La Convenzione, in sé, non fornisce tuttavia alcuna protezione o garanzia sul fatto che i responsabili degli attacchi saranno processati. Esiste, pertanto, la necessità di far rientrare i crimini contro le Nazioni Unite ed il personale associato, nella giurisdizione della Corte Penale Internazionale.

Altre categorie di reati
Terrorismo
Nella bozza di statuto, il reato di terrorismo viene definito in tre paragrafi:

  • Intraprendere, organizzare, sponsorizzare, ordinare, agevolare, finanziare, incoraggiare o tollerare atti di violenza contro un altro Stato, che siano diretti contro persone o cose e di natura tale da creare terrore, paura o insicurezza nelle menti delle figure pubbliche, di gruppi di persone, della pubblica opinione o della popolazione, per qualunque tipo di interesse e obiettivo di carattere politico, filosofico, ideologico, razziale, etnico, religioso, o di qualunque altra natura che possa essere invocato per giustificare tali atti;

  • Attacchi che rientrino nell'ambito delle sei Convenzioni di cui viene fornito un elenco, e tra cui rientrano la Convenzione per l'Eliminazione dei Dirottamenti Aerei Illegali e la Convenzione Internazionali contro la Presa di Ostaggi;

  • Un attacco che preveda l'impiego di armi da fuoco, altre armi, esplosivi e sostanze pericolose, nel caso in cui vengano utilizzate come strumenti per perpetrare violenza indiscriminata che comporti la morte o gravi danni fisici a persone o gruppi di persone o popolazioni, come pure gravi danni alle loro proprietà.

Crimini che interessano il traffico illecito di droghe e sostanze psicotrope
Per quel che concerne crimini di particolare gravità, alcune nazioni sono interessate a includere nella giurisdizione della Corte anche il traffico illecito di droghe e sostanze psicotrope. Le conseguenze che questo genere di traffico di droga ha sulla popolazione mondiale sono decisamente gravi. La definizione proposta per questo genere di reati nella bozza dello statuto è in gran parte derivata dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro il Traffico Illegale di Droghe Narcotiche e Sostanze Psicotrope del 19 Dicembre 1988.

Questo genere di reati verrà ulteriormente discusso nel corso della Conferenza di Roma.


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DPI/1960/A - Preparato dal Dipartimento per la Pubblica Informazione delle Nazioni Unite
Maggio 1998

Versione italiana a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite, Giugno 1998

http://www.un.org/icc/crimes.htm