Conferenza delle Nazioni Unite per  l'istituzione di un Tribunale Penale Internazionale





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LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

Il 17 Luglio 1998, a Roma, 160 Paesi hanno deciso di istituire un Tribunale Penale Internazionale permanente per processare i responsabili di alcune delle più gravi offese alla giustizia, quali il genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità. L'accordo è stato salutato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, come "un gigantesco passo in avanti nella marcia verso diritti umani universalmente condivisi e verso il rispetto dei precetti della legge." Ma alcuni critici ritengono che la Corte Penale Internazionale sarà, nella migliore delle ipotesi, un organismo inefficace mentre, nel caso peggiore, rappresenterà una pericolosa minaccia alla sovranità nazionale. A tale proposito, qui di seguito vengono offerte alcune risposte alle domande che vengono poste più di frequente e risolti i malintesi più comuni sorti su tale argomento.

Perché le nazioni hanno deciso proprio ora di istituire una Corte Penale Internazionale?
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto per la prima volta la necessità di una simile Corte nel 1948, subito dopo i processi di Norimberga e Tokio con i quali si chiuse la Seconda Guerra Mondiale, e questo argomento è stato discusso dall'ONU sin da allora. Ma recentemente gli orrori verificatisi nella ex Jugoslavia ed in Ruanda - e per i quali il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva istituito dei tribunali ad hoc - ha riacceso l'interesse internazionale sulla necessità che esistesse un meccanismo permanente per perseguire gli omicidi di massa e i criminali di guerra. Secondo questa corrente di pensiero, infatti, una Corte permanente sarebbe stata in grado di agire più rapidamente ed avrebbe rappresentato un deterrente più efficace rispetto a dei semplici organismi ad hoc.

Quando e dove la Corte inizierà a operare?
Lo Statuto della Corte - che è stato approvato con il risultato mai registrato in precedenza di 120 voti favorevoli, 7 contrari e 21 astenuti - entrerà in vigore dopo essere stato ratificato da sessanta nazioni. Questo processo, di solito, richiede un'approvazione da parte dei legislatori dei singoli Paesi. Al momento, lo Statuto è stato già siglato da 30 nazioni, la cui firma vale come dichiarazione di intenti a favore della ratifica, e potrà essere sottoscritto fino al 31 Dicembre 2000. La sede della Corte verrà stabilita a L'Aia, in Olanda, ma il Tribunale verrà autorizzato a procedere anche in altre nazioni, laddove questo sia ritenuto opportuno.

Quali crimini verranno perseguiti dalla Corte?
I reati che rientrano nella giurisdizione della Corte sono il genocidio, i crimini di guerra ed i crimini contro l'umanità, quali lo sterminio sistematico o su larga scala di civili, la riduzione in schiavitù, la tortura, lo stupro, le gravidanze forzate, la persecuzione politica, razziale, etnica o religiosa, e le sparizioni forzate. Lo Statuto della Corte elenca e definisce in maniera chiara tutti questi crimini, così da evitare ambiguità.

Che cosa è stato deciso in merito ai crimini di aggressione, terrorismo e traffico di narcotici?
Nella Conferenza di Roma è stato registrato un vasto consenso sull'opportunità di includere l'aggressione fra i reati sui quali la Corte avrebbe dovuto esercitare la propria giurisdizione; purtroppo il tempo a disposizione non è stato sufficiente a consentire una precisa definizione di ciò che costituisce tale reato. Di conseguenza, lo Statuto prevede che il reato di aggressione possa essere perseguito dalla Corte nel momento in cui gli Stati Partecipanti raggiungeranno un accordo sulla definizione, gli elementi e le condizioni in base alle quali la Corte possa esercitare la propria competenza su questo crimine, accordo che dovrà essere raggiunto in una successiva conferenza di riesame. Dal momento che lo Statuto della Corte prevede che qualunque accordo in merito debba comunque essere coerente con quanto disposto sull'argomento dallo Statuto delle Nazioni Unite, sarà necessaria una precedente determinazione da parte del Consiglio di Sicurezza su ciò che si configura come atto di aggressione.
Sebbene sia stato manifestato un considerevole interesse in merito alla possibilità di inserire nel mandato della Corte anche i crimini relativi al terrorismo ed al traffico di droga, i Paesi presenti a Roma non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla definizione di ciò che costituisce terrorismo, mentre alcune nazioni hanno ipotizzato che le indagini sui crimini legati agli stupefacenti potessero travalicare le competenze della Corte. Esse hanno quindi approvato una risoluzione di consenso che raccomandava agli Stati Parti di valutare l'inclusione di questi reati fra quelli che rientrano nella giurisdizione della Corte, nel corso di una futura conferenza di revisione.

La Corte potrà perseguire i crimini di violenza sessuale?
Si. Nello Statuto sono compresi i crimini di violenza sessuale - quali lo stupro, la schiavitù sessuale e le gravidanze forzate. Essi rientrano tra i crimini contro l'umanità nel caso in cui vengano commessi come parte di un attacco sistematico, o comunque su larga scala, diretto contro una qualsiasi popolazione civile. Sono invece compresi nel novero dei crimini di guerra nel caso in cui vengano perpetrati nel corso di un conflitto armato internazionale o di una guerra civile.

Perché dovremmo avere bisogno di una Corte internazionale per questo genere di crimini? Non potrebbero occuparsene i tribunali nazionali? E quali sono le competenze della Corte Penale Internazionale?
I tribunali nazionali continueranno sempre ad esercitare la propria autorità. In base al principio di "complementarità", infatti, la Corte Penale Internazionale agirà esclusivamente nei casi in cui i tribunali nazionali non siano in condizione o non vogliano agire. Sfortunatamente, infatti, in alcune nazioni, in tempo di guerra o di collasso politico e sociale, potrebbe non esserci alcun Tribunale che possa occuparsi in maniera adeguata di questo genere di crimini. Potrebbe anche darsi il caso che il Governo in carica non voglia perseguire i propri cittadini, specialmente nel caso in cui questi siano persone di alto rango. Dal momento che coloro i quali commettono i crimini che rientrano nella giurisdizione dello Statuto spesso varcano i confini nazionali, è necessario che gli Stati siano messi in condizione di cooperare alla loro cattura e punizione. La Corte Penale Internazionale dovrebbe offrire un'opportunità concreta in tutti questi casi. Va infine detto che la Corte Internazionale di Giustizia si occupa solo di dispute fra gli Stati e non di atti criminali compiuti da dei singoli individui.

Chi deciderà quali casi dovranno essere deferiti alla Corte?
I casi possono essere sottoposti al giudizio della Corte da parte degli Stati. Il Procuratore può inoltre dare inizio a un'indagine per tutti quei crimini che siano stati denunciati alla sua attenzione. In tali casi, la Corte potrà esercitare la propria giurisdizione solo nel caso in cui lo Stato nel cui territorio il crimine è stato compiuto, o lo Stato di cui l'accusato è cittadino, abbia sottoscritto lo Statuto. I casi da giudicare potranno inoltre essere deferiti alla Corte da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in base a quanto disposto dal Capitolo VII dello Statuto dell'ONU. In questi casi, dal momento che secondo quanto viene previsto dal Capitolo VII le azioni del Consiglio di Sicurezza hanno carattere vincolante, la Corte potrà esercitare la propria giurisdizione persino in quei casi in cui lo Stato sul cui territorio i crimini siano stati commessi, o di cui gli imputati siano cittadini, non abbia ratificato lo Statuto.

Che cosa impedisce alla Corte di perseguire i criminali per ragioni politiche?
Nel processo che la Corte mette in atto per l'istruzione di un caso, sono state previste delle adeguate procedure di controllo. Il Procuratore, infatti, non potrà dare inizio ad alcuna indagine se non avrà preventivamente ottenuto un'autorizzazione in tal senso che deve essere rilasciata da una camera istruttoria composta da tre giudici. Inoltre, gli Stati e gli accusati potranno contrastare autorità della Corte o contestare l'ammissibilità del caso nella fase di giudizio. Ancora, il Procuratore non potrà procedere, ma è obbligato a trasmettere il caso a tutti quegli Stati che siano in grado di procedere autonomamente con le indagini e manifestino tale volontà. Infine, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può richiedere alla Corte di ritardare le indagini o il procedimento relativo a un caso particolare per dei periodi rinnovabili della durata di un anno. Queste misure garantiranno che i casi in esame abbiano un fondamento reale e pertanto valga la pena di dare inizio alle indagini e a un procedimento da parte della Corte.

Che cosa garantisce che i processi svolti dalla Corte saranno imparziali o che i giudici siano qualificati?
Lo Statuto della Corte stabilisce i più elevati standard e le massime garanzie internazionali per garantire lo svolgimento di un processo equo e imparziale. I giudici debbono soddisfare una serie di criteri che ne attestino la superiore competenza professionale e rispettare inoltre il requisito della rappresentatività geografica e dell'uguaglianza dei sessi. Essi vengono eletti dagli Stati che hanno sottoscritto lo Statuto della Corte - con una maggioranza non inferiore a due terzi degli aventi diritto.

Che cosa succede se un criminale riesce a sfuggire alla cattura? La sua estradizione costituirà un problema?
Basandosi sulle prove presentate dal Procuratore, la camera istruttoria può emettere un mandato di cattura internazionale che impone a tutti gli Stati che hanno sottoscritto lo Statuto di arrestare la persona in esso indicata. Per tutti quei casi che vengano deferiti alla Corte direttamente dal Consiglio di Sicurezza, sulla base di quanto disposto dal Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite, che d al Consiglio stesso poteri coercitivi vincolanti per tutte le nazioni, la Corte sarebbe nella condizione di richiedere al Consiglio di Sicurezza di impiegare tali poteri per obbligare gli Stati alla cooperazione. Le leggi di alcune nazioni impediscono l'estradizione di un criminale di guerra in un'altra nazione perché questi venga processato. Tuttavia, nel corso delle trattative per l'istituzione della Corte, numerose nazioni hanno affermato che le loro leggi sull'estradizione non impedirebbero affatto la consegna di un sospetto a un tribunale internazionale. Altre nazioni, invece, hanno dichiarato che provvederebbero a modificare le proprie leggi su tale argomento.

Lo Statuto della Corte viola il diritto internazionale concedendo alla Corte autorità sulle forze armate nazionali o sui membri delle missioni per il mantenimento della pace?
No. In base a quanto previsto dall'attuale diritto internazionale, lo Stato sul cui territorio sono stati commessi genocidio, crimini di guerra o crimini contro l'umanità o i cui cittadini sono stati vittime di tali crimini, è legalmente obbligato ad indagare e perseguire le persone accusate di tali reati. Il processo davanti alla Corte dovrebbe servire, praticamente in tutti i casi, ad elevare il livello del procedimento per i militari accusati di aver commesso crimini di guerra. Lo Statuto della Corte non viola alcun principio, legge o trattato esistente, né tantomeno concede alcun diritto od obbligazioni legali che non siano già previste nell'ambito del diritto internazionale.
Lo Statuto della Corte serve a proteggere gli operatori di pace dagli attacchi fuorilegge portati contro i caschi blu o il personale dell'ONU coinvolto in operazioni di assistenza umanitaria o di mantenimento della pace. Inoltre, non influisce sugli accordi già esistenti relativi alle missioni dell'ONU per il mantenimento della pace, dal momento che i paesi che offrono le proprie truppe continuano ad esercitare la propria autorità penale sui propri soldati coinvolti in questo genere di operazioni.

Un cittadino può essere perseguito da un paese che non ha sottoscritto l'accordo che istituisce la Corte?
Si, a patto che la nazione nella quali il crimine è stato perpetrato sia uno Stato Parte o che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deferisca il caso alla Corte. Tuttavia, in base al principio di complementarità, la Corte agirà solo nel caso in cui i tribunali nazionali dell'accusato non lo o non la processino.

Perché agli Stati Parti è permesso di astenersi dal trattato per un periodo fino a sette anni?
L'intento è quello di offrire a uno Stato il tempo necessario a modificare la propria legge o politica nazionale per adeguarla alle norme contenute nello Statuto.


Per ulteriori informazioni si prega consultare il sito Web dell'Intenational Criminal Court al seguente indirizzo: http://www.un.org/icc

oppure:
Daniela Salvati/Katia Miranda
Centro di Informazione delle Nazioni Unite
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Fax 06.6793337

Pubblicato dal Dipartimento Informazione Pubblica delle Nazioni Unite (DPI/2012-Ottobre 1998)

Versione italiana a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite, Dicembre 1998