Settimana Sessione (Giorno)

L/ROM/2

15 giugno 1998

LA CREAZIONE DI UNA CORTE PENALE INTERNAZIONALE DEVE CONSIDERARE L'INTERESSE DELLE VITTIME E QUELLO DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

La corte deve essere uno strumento di giustizia, non un espediente, ha dichiarato Kofi Annan alla Conferenza dell'ONU sulla creazione di una corte penale internazionale

In occasione dell'apertura della Conferenza delle Nazioni Unite per la creazione di una Corte Penale Internazionale che si tiene a Roma dal 15 giugno al 17 luglio, il Segretario Generale Kofi Annan ha dichiarato:

"Ho l'onore di dichiarare aperta la Conferenza diplomatica dei plenipotenziari delle Nazioni Unite sulla creazione di una corte penale internazionale.

Permettetemi innanzi tutto di rendere omaggio al governo italiano, che accoglie questa conferenza con l'ospitalità di cui ha già dato prova in occasione di altre grandi conferenze delle Nazioni Unite, e di manifestare la mia riconoscenza all'Italia per il deciso sostegno fornito all'Organizzazione delle Nazioni Unite e alle sue attività . Siamo particolarmente onorati della presenza tra noi del Presidente Oscar Luigi Scalfaro.

Si dice che tutte le strade portano a Roma. Ma non tutte sono dirette. Anche il cammino che ci ha condotti fino a questa conferenza nella Città Eterna è stato lungo. Ma la ferma convinzione che nobiltà e generosità siano la vera natura dell'Uomo non ha smesso di guidarci.

D'altronde, parlando di un comportamento particolarmente crudele, non si definisce forse "inumano"?

La maggior parte delle società umane hanno fatto la guerra, in un periodo o l'altro della loro storia. Ma la maggioranza di esse disponeva anche di ciò che possiamo chiamare codici di onore marziale. Esse hanno proclamato, almeno in principio, la necessità di proteggere i deboli e gli innocenti e di perseguire coloro che eccedono nella violenza.

Malauguratamente, questi codici d'onore non hanno impedito azioni di genocidio come lo sterminio di popoli autoctoni, né l'ignobile commercio di schiavi d'Africa.

Il nostro secolo ha assistito all'invenzione e all'utilizzazione di armi di distruzione di massa, al ricorso della tecnologia per sopprimere milioni e milioni di esseri umani. Poco a poco il mondo ha capito che non era possibile contare sugli Stati o sui loro eserciti per punire le violazioni commesse all'interno dei propri ranghi. Quando si commettono crimini su larga scala, è risaputo che la volontà o il potere degli stati di mettervi fine generalmente fallisce.

Troppo spesso tali crimini fanno parte di una politica deliberata e sistematica, e I peggiori criminali potevano ritrovarsi ai vertici degli apparati statali.

Dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo nel 1945, l'Organizzazione delle Nazioni Unite è stata creata per escludere lapossibilità di una nuova guerra mondiale. Le potenze vincitrici hanno lo stesso istituito dei tribunali internazionali, a Norimberga e a Tokyo, per giudicare i dirigenti politici che avevano ordinato e perpetrato le peggiori atrocità. Questi decisero di perseguire i capi nazisti non soltanto per "crimini di guerra" - guerra d'aggressione e massacri nei territori occupati - ma anche per "crimini contro l'umanità" - sterminio di una parte dei loro concittadini e di cittadini di altri paesi nella tragedia che conosciamo sotto il nome di olocausto.

Una volta perseguiti e giudicati i peggiori criminali delle due nazioni che avevano dichiarato la guerra, bisognava forse fermarsi? Evidentemente questo non fu il parere dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, visto che nel 1948 essa adottò la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Essa inoltre chiese alla Commissione di diritto internazionale di studiare la possibilità di creare una Corte Penale Internazionale permanente. In questo campo come in altri, la guerra fredda ha impedito qualunque passo avanti. Se soltanto fosse stata così efficace da impedire nuovi crimini contro l'umanità!

Purtroppo, non fu questo il caso. Mi basti ricordare, dato che è il caso indubbiamente più tristemente celebre di questo periodo, il martirio di più di due milioni di persone in Cambogia tra il 1975 e il 1978. Come sapete, il responsabile di tali orrori è morto da appena due mesi senza essere stato chiamato a rispondere dei suoi crimini di fronte ad un tribunale.

Si è dovuto attendere gli anni novanta perché il clima politico permettesse all'Organizzazione delle Nazioni Unite di riprendere i suoi lavori relativi alla creazione di una Corte Penale Internazionale. E sfortunatamente questo decennio è stato anche caratterizzato dai nuovi crimini contro l'umanità che hanno sensibilizzato l'opinione pubblica mondiale al problema.

I fatti accaduti nella ex-Jugoslavia hanno aggiunto al nostro lessico il termine odioso di "pulizia etnica". Tra il 1991 e il 1995 duecentocinquantamila persone - in maggioranza civili - morirono per non aver fatto altro che vivere dalla parte "sbagliata" di una linea tracciata a tavolino su una carta.

Nel 1994 ci fu il genocidio in Ruanda. Nel mese scorso, in occasione della mia visita in questo paese, ho potuto constatare di persona i danni incredibili, irreparabili che questa guerra ha causato non soltanto ai ruandesi, ma anche il terribile colpo che essa ha assestato alla stessa idea di comunità internazionale. L'Organizzazione delle Nazioni Unite e i suoi Stati membri devono assolutamente mobilitare la volontà necessaria ad impedire che una tale catastrofe si ripeta. Ed uno dei modi per riuscirci è quello di dimostrare senza ambiguità che tali crimini non resteranno impuniti.

I sinistri avvenimenti che sono accaduti nell'ex Jugoslavia ed in Ruanda hanno accelerato il lento processo che dovrebbe portare alla creazione di una Corte Penale Internazionale. Per questi due paesi si sono dovuti istituire tribunali speciali tuttora operativi. Questi hanno stabilito atti di accusa e lanciato mandati internazionali di arresto. Anche se non sono stati arrestati tutti coloro che i tribunali hanno messo sotto accusa, essi sono divenuti dei paria per l'intera comunità internazionale. Malgrado la presunzione d'innocenza di cui beneficiano non possono né viaggiare liberamente nè esercitare funzione ufficiali. Una pietra miliare è stata posta sei mesi fa, quando un anziano primo ministro del Rwanda si è dichiarato colpevole di essere stato responsabile di genocidio.

Sebbene imperfetti, questi tribunali ci dimostrano che una giustizia penale internazionale esiste e che non è impotente. Ma i tribunali speciali sono insufficienti. Nel mondo intero, voci si elevano per esigere che la comunità internazionale agisca e che si crei una corte per giudicare gli autori di genocidi, di crimini di guerra e atti analoghi, laddove si producano; una corte penale che sia capace di mettere fine al clima generale di impunità, una corte dove non sia sufficiente invocare "gli ordini ricevuti" per discolparsi; una corte dove tutti i responsabili, senza eccezione, rispondano delle loro azioni a tutti i gradi dello Stato o della gerarchia militare, dai capi ai semplici soldati.

Se siamo riuniti qui oggi, è grazie alla pressione dell' opinione pubblica mondiale, ispirata dal notevole lavoro della Croce Rossa e di molte altre organizzazioni non governative e gruppi umanitari che, portando soccorso alle popolazioni provate, sono spesso in prima linea di conflitto. Questa conferenza si svolge sotto lo sguardo attento del mondo intero che aspetta risultati concreti.

Sappiate che non sottovaluto le difficoltà con le quali sarete confrontati nel corso delle prossime cinque settimane. I lavori dei comitati di preparazione hanno dimostrato quanto siano complessi i vostri compiti: dovrete riuscire a conciliare la quantità di principi ed interessi antagonisti.

Alcuni piccoli Stati hanno paura di offrire agli Stati più potenti pretesti per vedersi usurpare la propria sovranità. Altri Stati temono che il perseguimento della giustizia possa interferire con la ricerca della pace. Voi dovrete tenere debitamente conto di tutte queste preoccupazioni, l'obiettivo è, ben inteso, elaborare uno statuto che sia accettato e applicato da un maggior numero di Stati.

Ma gli interessi ai quali tutti gli altri devono cedere il passo sono quelli delle vittime e della comunità internazionale nel suo insieme. Conto sul fatto che non vi sottrarrete al vostro dovere che è quello di istaurare una Corte sufficientemente forte e indipendente per adempiere al suo compito. La Corte deve essere uno strumento di giustizia, non un espediente. Deve avere i mezzi per proteggere i deboli contro i forti.

So che siete pronti ad affrontare delle lunghe settimane di arduo lavoro. Ma spero che in ogni istante, sentirete su di voi lo sguardo delle vittime dei crimini passati, e avrete a cuore le potenziali vittime di crimini futuri.

Ci è data l'occasione di fare un gigantesco passo in avanti nel nome dei diritti dell'uomo e dello stato di diritto. L'occasione di creare un'istituzione capace di salvare delle vite umane e di servire da guardia contro il male. Noi che, a pi˜ riprese nel corso di questo secolo, abbiamo assistito ai peggiori crimini contro l'umanatà, abbiamo infine l' occasione di trasmettere al secolo futuro un potente strumento di giustizia. Sappiamo dimostrarci all'altezza di raccogliere questa sfida. Diamo alle generazioni future questa speranza. Una sconfitta sarebbe imperdonabile."