Conferenza delle Nazioni Unite per  l'istituzione di un Tribunale Penale Internazionale





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Atti della conferenza

Analisi dei temi contenuti nella bozza di statuto

INTRODUZIONE

L'idea di costituire una corte penale internazionale esiste più o meno da 100 anni. È stata avanzata per la prima volta nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale ed è tornata di attualità a seguito delle atrocità commesse nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per assicurare alla giustizia i responsabili dei peggiori crimini contro l'umanità - crimini che hanno causato la morte di oltre cinquanta milioni di persone e distrutto le esistenze di un numero ancora maggiore - vennero costituiti i tribunali per i crimini di guerra di Norimberga e Tokyo. A questo punto, la comunità internazionale ritenne opportuno che venisse istituito un meccanismo permanente, tramite il quale sarebbe stato possibile processare gli individui responsabili di violazioni del diritto internazionale.
La Convenzione per la Prevenzione e la Punizione del Reato di Genocidio, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 9 Dicembre 1948, richiede, all'articolo 6, che gli atti di genocidio vengano processati ìda un tribunale penale internazionale, il quale potrebbe esercitare la propria giurisdizione su quelle Parti Contraenti che ne abbiano riconosciuta l'autorità. Ma una simile corte non esiste.
Nel 1948, l'Assemblea Generale diede mandato alla Commissione sul Diritto Internazionale, un organismo dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di esaminare la possibilità di istituire una Corte Penale Internazionale permanente. Tuttavia, il clima politico internazionale prevalente negli anni '60, '70 e '80 rese difficile compiere dei progressi in tale direzione. È stato solo al termine di questo periodo che l'idea ha attirato una maggiore attenzione e che i suggerimenti avanzati da numerose delegazioni, in particolare da quella di Trinidad e Tobago, hanno fatto riemergere alla superficie il progetto per l'istituzione di una corte penale internazionale. Di conseguenza l'Assemblea Generale, nella sua risoluzione 47/33 del 25 Novembre 1992, ha richiesto alla Commissione sul Diritto Internazionale di stendere una bozza di statuto per una Corte Penale Internazionale permanente da presentare entro il Luglio 1994.
Nel frattempo, più di 2 milioni di persone, in Cambogia, perdevano la vita a causa delle atrocità e degli atti di brutalità commessi in tutto il Paese dal 1975 al 1978; la pulizia etnica ha dilaniato la Iugoslavia e causato la morte di mezzo milione di esseri umani; mentre circa 800.000 Tutsi e Hutu moderati sono stati massacrati nel Ruanda, a causa del genocidio condotto dagli estremisti Hutu.

"In molti pensano, senza alcun dubbio, che gli orrori della seconda Guerra Mondiale - i campi di concentramento, la crudeltà, gli stermini, l'Olocausto - non possano mai più verificarsi. E invece non è così In Cambogia, in Bosnia-Erzegovina, in Ruanda. Il nostro tempo - e questo decennio in particolare - ci ha dimostrato che la capacità dell'uomo per il male non conosce limiti."

Kofi Annan
Segretario Generale delle Nazioni Unite

Questi terribili atti hanno spinto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad istituire due Tribunali ad hoc per i Crimini di Guerra: il primo per la ex Iugoslavia nel 1993 ed il secondo per il Ruanda nel 1994. Questi due tribunali, i primi ad essere creati dall'epoca dei processi di Norimberga e Tokyo dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno pronunciato dei rinvii a giudizio e spiccato dei mandati di cattura internazionali. Senza alcun dubbio, una Corte Penale Internazionale permanente potrebbe scoraggiare i dittatori dal commettere atti di genocidio nei confronti delle loro stesse popolazioni e trasmettere un chiaro messaggio che atti simili non godrebbero di alcuna impunità.
Nel 1994, la Commissione sul Diritto Internazionale ha presentato all'Assemblea Generale una bozza di statuto. L'Assemblea Generale ha conseguentemente deciso di istituire un Comitato Ad Hoc per l'Istituzione di una Corte Penale Internazionale "aperto a tutti gli Stati Membri delle Nazioni Unite o facenti parte di sua agenzie specializzate, per esaminare le principali questioni concettuali ed amministrative derivanti dalla bozza di statuto" (GA resolution 49/53). Nel 1995, l'Assemblea Generale, con la sua risoluzione 50/46, ha istituito una Commissione Preparatoria, conferendole il mandato di "preparare il testo unificato e ampiamente condiviso di una convenzione per una Corte Penale Internazionale visto come primo passo per l'esame da parte di una conferenza di plenipotenziari".
Il 16 Dicembre 1996, su raccomandazione della Commissione sul Diritto Internazionale, l'Assemblea Generale, nella sua risoluzione 51/207 ha deliberato che "una conferenza diplomatica di plenipotenziari... venga tenuta nel 1998, con l'obiettivo di ultimare ed adottare una convenzione per l'istituzione di una corte penale internazionale".

"Non può esistere una giustizia globale fintanto che i peggiori crimini - i crimini contro l'umanità - non saranno sanzionati per legge. L'istituzione di una corte penale internazionale garantirà che la risposta da parte dell'umanità sia rapida e giusta."

Kofi Annan
Segretario Generale delle Nazioni Unite

Questa conferenza è tanto più significativa dal momento che, venendo svolta nel 1998, coincide con il cinquantesimo anniversario di due importanti atti giuridici adottati dalle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani: la Convenzione sulla Prevenzione e la Punizione dei Reati di Genocidio e la Dichiarazione Universale sui Diritti Umani.
La Commissione Preparatoria ha svolto sei incontri negli ultimi tre anni (25 Marzo - 12 Aprile 1996; 12 - 30 Agosto 1996; 11 - 21 Febbraio 1997; 4 - 15 Agosto 1997; 1 - 12 Dicembre 1997; e dal 16 Marzo al 3 Aprile 1998) per preparare la Conferenza Diplomatica dei Plenipotenziari delle Nazioni Unite sull'Istituzione di una Corte Penale Internazionale. Questi incontri preparatori hanno offerto ai rappresentanti dei governi ed alle organizzazioni collegate l'opportunità di approfondire le questioni sul tappeto e di contribuire alla stesura dello statuto. La base per la discussione svolta nella Commissione Preparatoria è stata rappresentata dalla bozza di statuto presentata dalla Commissione sul Diritto Internazionale. La Commissione Preparatoria ha condotto la propria attività prevalentemente tramite gruppi di lavoro i quali hanno discussi i temi che seguono: elenco e definizione dei crimini; principi generali di diritto penale; complementarità e meccanismi di attivazione; questioni procedurali; cooperazione internazionale e assistenza giudiziaria; sanzioni; composizione e amministrazione della Corte; istituzione della Corte e suoi rapporti con le Nazioni Unite. La bozza di statuto presentata alla Conferenza di Roma si divide in 13 sezioni ed è composta da 116 articoli che coprono diverse questioni. Lo statuto entrerà in vigore dopo essere stato ratificato da un numero di nazioni che dovrà essere determinato nel corso della Conferenza.
Gli Stati hanno intavolato intense discussioni e trattative allo scopo di sviluppare un testo unificato e largamente condiviso che, prendendo in considerazione le differenti opinioni e i diversi suggerimenti espressi da più parti, verrà esaminato durante la Conferenza di Roma. Qui di seguito vengono riassunte alcune delle principali questioni che vengono affrontate nella bozza di statuto.

  1. ISTITUZIONE DELLA CORTE
  2. GIURISDIZIONE, AMMISSIBILITÀ E DIRITTO APPLICABILE
  3. PRINCIPI GENERALI DI DIRITTO PENALE
  4. COMPOSIZIONE E AMMINISTRAZIONE DELLA CORTE
  5. INDAGINI E PROCESSO
  6. IL PROCESSO
  7. PENALITÀ
  8. APPELLI E REVISIONI
  9. COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E ASSISTENZA GIUDIZIARIA
  10. APPLICAZIONE
  11. ASSEMBLEA DELLE NAZIONI PARTECIPANTI
  12. FINANZIAMENTO DELLA CORTE
  13. DISPOSIZIONI CONCLUSIVE
SEZIONE I: ISTITUZIONE DELLA CORTE

La I Sezione della bozza di statuto sviluppa gli Articoli dall'1 al 4 e tratta dell'istituzione della Corte Penale Internazionale e dei suoi rapporti con le Nazioni Unite.

Istituzione della Corte e suoi rapporti con le Nazioni Unite
Esiste un generale consenso sull'importanza che la Corte stabilisca uno stretto rapporto con le Nazioni Unite. Nel corso della discussione, è stato giudicato che un simile legame aumenterebbe l'efficacia della Corte e ne garantirebbe il carattere internazionale e l'autorevolezza morale. Sono stati presi in esame quattro possibili metodi per l'istituzione della Corte, ognuno dei quali comporterebbe un diverso rapporto con le Nazioni Unite:

  • La Corte sarebbe uno degli organi principali delle Nazioni Unite, la qual cosa richiederebbe una rettifica allo Statuto dell'ONU;
  • La Corte sarebbe un organismo sussidiario delle Nazioni Unite;
  • La Corte sarebbe un'organizzazione internazionale indipendente;
  • La Corte sarebbe un organismo regalato da un trattato delle Nazioni Unite.

Come notato in precedenza, nel 1996 l'Assemblea Generale ha deciso di convocare una conferenza diplomatica dei plenipotenziari per ultimare ed adottare una convenzione sull'istituzione della Corte. Perciò la Corte verrebbe istituita con un trattato e il suo rapporto con le Nazioni Unite verrebbe affidato ad un successivo accordo che sarebbe discusso dalla stessa Corte e dalle Nazioni Unite.

SEZIONE II: GIURISDIZIONE, AMMISSIBILITÀ E DIRITTO APPLICABILE
La Sezione II sviluppa gli Articoli dal 5 al 20 e tratta della giurisdizione della Corte, dell'ammissibilità dei singoli casi e del diritto che dovrà essere applicato dalla Corte nel decidere in merito ai casi che dovranno essere discussi.

Crimini di interesse della Corte
L'Articolo 5 della bozza di statuto si interessa della natura dei crimini che dovranno essere giudicati dalla Corte. C'è un ampio accordo per includere all'interno di questa lista una serie di "crimini fondamentali", per esempio i reati più gravi fra quelli che interessano la comunità internazionale. La bozza di statuto originaria proposta dalla Commissione sul Diritto Internazionale, include i seguenti reati: aggressione, crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità. Le definizioni di crimini di guerra e genocidio incluse nell'attuale bozza di statuto sono state ispirate da una serie di atti giuridici internazionali quali, tra gli altri, la Convenzione sulla Prevenzione e la Punizione del Reato di Genocidio del 1948 e la Convenzione di Ginevra del 1949. In base alle disposizioni dello statuto, fra i crimini contro l'umanità - la cui definizione è in massima parte basata sullo Statuto di Norimberga e sugli Statuti dei Tribunali per l'ex Iugoslavia ed il Ruanda - sono compresi reati quali l'omicidio, lo sterminio, la schiavitù, la deportazione o il trasferimento forzato delle popolazioni, la tortura e lo stupro o altre forme di abuso sessuale.
Per quanto concerne il reato di aggressione, alcune delegazioni hanno espresso l'opinione che l'aggressione sia uno dei principali crimini di cui la comunità internazionale dovrebbe occuparsi. Esse desidererebbero vederla inclusa nella bozza di statuto allo scopo di scoraggiare il ripetersi di simili atti e di evitare l'impunità degli individui che ne sono responsabili, facendo sì che esista un tribunale in cui essi possano essere processati. Altri hanno invece sostenuto che l'aggressione non dovrebbe essere inclusa in tale elenco, dal momento che non esiste una definizione unanimemente accettata di tale crimine allo scopo di determinare la responsabilità individuale, come del resto non esiste alcun precedente di responsabilità penale individuale per gli atti di aggressione in reazione alle guerre di aggressione. Per di più, è stato stimato da queste delegazioni che il giudicare gli atti di aggressione ricada fra le competenze del Consiglio di Sicurezza, secondo quanto previsto dallo Statuto delle Nazioni Unite, e che pertanto sarebbe opportuna una qualche forma di collegamento. Altre delegazioni hanno poi fatto notare la necessità di evitare una situazione nella quale l'uso del veto possa impedire alla Corte di processare le persone responsabili di atti di aggressione.
A livello di Commissione Preparatoria non è stato possibile trovare un accordo in merito all'inclusione nella bozza di statuto di reati quali il traffico illegale di narcotici e di sostanze psicotrope, il terrorismo e i crimini contro le Nazioni Unite ed il personale associato. Per quanto riguarda la questione del traffico illegale di droga, alcune delegazioni hanno espresso l'opinione secondo la quale reati particolarmente gravi legati al traffico di droga e che abbiano una dimensione internazionale, dovrebbero essere comprese nella lista, dal momento che essi hanno poi delle pesanti conseguenze sull'intera popolazione mondiale. Non esiste, ad ogni modo, un sistema unificato per affrontare questo genere di reati, a causa delle differenze che sussistono nelle legislazioni nazionali. Altri valutano invece che questo tipo di crimini potrebbe essere indagato e perseguito in maniera più efficace dalle autorità nazionali grazie agli accordi di cooperazione internazionale che sono già in vigore, piuttosto che dalla Corte Penale Internazionale.
Negli ultimi anni i crimini contro il personale delle Nazioni Unite hanno registrato un'impennata. Dal 1992, circa 300 civili hanno perso la vita mentre erano al servizio delle Nazioni Unite. Anche il personale militare che opera per il mantenimento della pace è stato fatto oggetto di assalti, rapimenti ed omicidio. Una situazione così allarmante ha spinto l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ad adottare, il 9 Dicembre 1994, la Convenzione sulla Sicurezza delle Nazioni Unite e del Personale Associato. La Convenzione stabilisce diritti e doveri degli Stati partecipanti e delle Nazioni Unite e del personale associato, e decreta che gli attacchi nei confronti di questo personale comportano una responsabilità penale individuale. Alcune delegazioni erano dell'opinione che la questione degli attacchi contro il personale delle Nazioni Unite avrebbe dovuto ricevere un'attenzione particolare, dal momento che tali attacchi sono stati commessi contro delle persone che rappresentavano la comunità internazionale di cui proteggevano gli interessi. Inoltre, il personale delle Nazioni Unite si trovava generalmente in paesi nei quali i sistemi nazionali per l'applicazione della legge e della giustizia penale non erano pienamente funzionanti.

La giurisdizione della Corte
Gli Articoli 8 e 9 della bozza di statuto trattano della giurisdizione della Corte solo in rapporto a reati commessi dopo la data di entrata in vigore dello statuto.
Si sta ancora discutendo in merito al fatto se uno Stato che ratifica lo statuto riconosca al tempo stesso la giurisdizione della Corte sui crimini summenzionati.
Alcune delegazioni preferiscono l'approccio cosiddetto "opting in", approccio che mette in rilievo l'importanza che ha il riconoscimento volontario della giurisdizione della Corte. Questo approccio distingue fra l'accettazione dello statuto e l'accettazione della sua giurisdizione. In concreto questo significa che, al momento della ratifica o in seguito, una nazione potrebbe indicare la propria volontà di riconoscere la giurisdizione della Corte per determinati reati. Gli Stati dovrebbero inoltre avere la possibilità dell'"opt out", ovvero la facoltà di disconoscere la giurisdizione della Corte in merito a determinati crimini.

Il ruolo del Consiglio di Sicurezza
È stato proposto che la Corte non debba occuparsi di una situazione che venga trattata anche dal consiglio di Sicurezza, in base a quanto disposto dal capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite che si riferisce al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Alcune delegazioni erano preoccupate per il fatto che lo svolgimento di un simile ruolo da pare del Consiglio potrebbe interferire con il funzionamento indipendente della Corte. È stato inoltre suggerito che la Corte possa procedere all'esame di qualsiasi situazione. Qualora il Consiglio dovesse, comunque, accorgersi che l'esame di una determinata situazione da parte della Corte possa interferire con il suo ruolo primario volto al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, esso potrebbe comunicare alla Corte il proprio interesse per tale materia, chiedendole di non occuparsi di quella situazione.

Il ruolo dell'accusa
In base all'Articolo 12 della bozza di statuto, l'accusa può dare inizio ad una indagine in due situazioni:

  • Quando il Consiglio di Sicurezza rinvia una questione alla Corte
  • Quando una nazione partecipante che ha riconosciuto la giurisdizione della Corte deposita una denuncia presso la Corte stessa.

Alcune delegazioni erano dell'opinione che il meccanismo di attivazione avrebbe dovuto essere allargato per consentire all'accusa di essere più indipendente. Secondo tale opinione, l'accusa dovrebbe essere in condizione di iniziare un'indagine basandosi sulle proprie scoperte o su informazioni ottenute da una qualunque fonte, indipendentemente dal fato che esista un deferimento da parte del Consiglio di Sicurezza o la denuncia di una nazione.

Complementarità
La questione dell'ammissibilità dei casi dinanzi alla Corte si basa sul principio della complementarità, il che significa che la Corte Penale Internazionale non dovrebbe subentrare ai tribunali nazionali, ma piuttosto svolgere un'attività di complemento. L'Articolo 15 della bozza di statuto insiste sul fatto che un caso può essere accettato dalla Corte nell'eventualità in cui una nazione "non voglia o non abbia realmente" la possibilità di svolgere le indagini o i processi e nel caso in cui uno Stato abbia deciso di non processare l'accusato e questa decisione derivi dalla mancanza di volontà o dalla incapacità di quella nazione di perseguire il crimine.

SEZIONE III: PRINCIPI GENERALI DI DIRITTO PENALE
La Sezione III dello statuto contiene gli articoli dal 21 al 34, che trattano dei principi generali del diritto penale. L'Articolo 21 esamina il principio del nullum crimine sine lege, secondo il quale un individuo può essere punito per un delitto solo se, prima che egli commettesse l'atto criminoso, questo fosse stato punibile per legge. L'Articolo 22 esamina il principio di non retroattività, secondo il quale l'individuo non è penalmente responsabile di fronte a una legge per la condotta che ha tenuto prima che questa entrasse in vigore.

Responsabilità penale individuale
Il principio della responsabilità individuale per i crimini che rientrano nell'ambito del diritto internazionale è stato riconosciuto nello Statuto e nella Sentenza del Tribunale di Norimberga. Il riconoscimento di tale principio ha reso possibile perseguire e condannare gli individui responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale. Il precedente stabilito a Norimberga ha inoltre creato una serie di altri importanti principi ad esso collegati, tutti intesi a garantire la responsabilità individuale per i crimini che rientrano nell'ambito del diritto internazionale, quali ad esempio il rifiuto dell'immunità concessa in funzione della posizione ufficiale ricoperta dall'individuo, inclusi capi di Stato o altri funzionari di alto livello, oppure l'esistenza di ordini superiori considerati una valida ragione per sollevare l'esecutore dalla responsabilità per gli atti compiuti. Nel 1946, l'Assemblea Generale ha ribadito all'unanimità i principi di diritto internazionale riconosciuti nello Statuto e nella Sentenza del Tribunale di Norimberga. Su richiesta dell'assemblea, la Commissione per il Diritto Internazionale ha preparato una esatta esposizione di questi principi. L'Assemblea ha preso nota di tale lavoro ed ha inoltre richiesto alla Commissione di tenerli in debita considerazione nell'elaborazione della bozza di codice per i crimini contro la pace e la sicurezza del genere umano. Nel 1996 la Commissione ha ultimato la stesura della bozza di codice che riflette i principi di Norimberga relativi alla responsabilità penale individuale. Su richiesta dell'Assemblea, la Commissione Preparatoria prenderà in esame la bozza di codice nella elaborazione della bozza di statuto per la Corte Penale Internazionale.
In base all'Articolo 23 della bozza di statuto, una persona che commetta un reato fra quelli previsti dallo statuto viene ritenuta personalmente responsabile ed è passibile di condanna. Alcune delegazioni sostenevano l'opinione secondo la quale la responsabilità penale è individuale ed è limitata alla persona interessata ed alle sue ricchezze. Le delegazioni si sono poi divise sulla questione che attiene all'inclusione nello statuto del principio della responsabilità penale delle persone legali (le aziende). Quelli che sono favorevoli a tale principio sostengono che la responsabilità penale dovrebbe essere estesa anche alle imprese. In base all'Articolo 24, lo statuto dovrebbe applicarsi a tutte le persone senza alcuna discriminazione di alcun genere. Esso specifica che nessun incarico, compreso quello di capo di Stato o di Governo, possa esonerare una persona dalle proprie responsabilità penali o possa costituire un appiglio per la riduzione della pena.
L'Articolo 28, sull'actus reus (atto di omissione), stabilisce che il comportamento per il quale una persona possa essere ritenuta penalmente responsabile e sia quindi passibile di condanna possa essere costituito sia da un atto che da un'omissione, o da una combinazione di entrambe. Esso stabilisce inoltre che una persona possa essere ritenuta penalmente responsabile e soggetta a condanna nei casi in cui non abbia cercato di evitare una violazione della legge o intenzionalmente o essendo al corrente che tale violazione stava per verificarsi. L'Articolo 29 affronta invece la questione del mens rea, un principio che prende in esame il fatto che la persona commetta un reato intenzionalmente e con piena consapevolezza e sia cosciente delle conseguenze derivanti dal suo comportamento.

Argomenti che possono escludere la responsabilità penale
In base all'Articolo 31 della bozza di statuto, una persona non può essere ritenuta penalmente responsabile se:

  • Al momento in cui il reato veniva commesso, soffriva di una malattia mentale;

  • Si trovava in uno stato di intossicazione che ne inficiava la capacità di comprendere la natura illegale del gesto compiuto;

  • La persona si era comportata in maniera ragionevole per difendersi o per difendere qualcun altro dall'uso della forza;

  • La persona riteneva in piena coscienza di essere in pericolo di morte.

SEZIONE IV: COMPOSIZIONE E AMMINISTRAZIONE DELLA CORTE
La Sezione IV della bozza di statuto comprende gli Articoli che vanno dal 35 al 53, i quali trattano della composizione e dell'amministrazione della Corte. Secondo quanto previsto dall'Articolo 35, la Corte sarà composta da una Presidenza, da una Corte d'Appello, dall'Ufficio dell'Accusa e da un Ufficio del Cancelliere. Esistono poi numerose opzioni quale quella relativa alla possibilità che i giudici lavorino a tempo pieno o part time.

Qualifiche ed elezione dei giudici
C'è un generale consenso sul fatto che i giudici debbano essere persone di grande caratura morale ed imparzialità, avere una certa esperienza di diritto penale e una competenza riconosciuta nel diritto internazionale. L'Articolo 37 della bozza di statuto stabilisce che i giudici debbano essere eletti mediante ballottaggio a voto segreto. Non è stato raggiunto alcun accordo sul fatto che i giudici debbano essere eletti mediante un voto a maggioranza dell'assemblea degli stati partecipanti, dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite o del Consiglio di Sicurezza. È stato stabilito che non ci possano essere due giudici della medesima nazionalità. Nell'elezione dei giudici dovrà essere tenuta in considerazione un'equa distribuzione geografica e la rappresentanza dei più importanti sistemi legali del pianeta. Alcune delegazioni hanno fatto presente come, tra gli altri, elementi significativi da includere fra i criteri di scelta siano anche il bilanciamento fra i sessi nella composizione della Corte e il fatto di avere una precedente esperienza su temi quali la violenza e la discriminazione sessuale e la violenza sui bambini. La durata dell'incarico non è stata ancora stabilita. Nello svolgimento delle proprie funzioni i giudici dovrebbero essere indipendenti e consacrati alle proprie funzioni. Essi non dovrebbero impegnarsi in nessun'altra occupazione di natura professionale.

La Presidenza
L'Articolo 39 della bozza di statuto afferma che il Presidente ed il Primo ed il secondo Vice Presidente dovrebbero costituire la Presidenza. Le tre cariche verrebbero aggiudicate mediante elezione, a maggioranza assoluta, votata dagli altri giudici. Il loro incarico avrebbe una durata di tre anni e potrebbero essere rieletti una sola volta. Essi sarebbero i responsabili dell'amministrazione della Corte.

Ufficio dell'Accusa
L'Articolo 43 della bozza di statuto che l'Ufficio dell'Accusa, guidato dal Procuratore, debba essere un organo separato ed indipendente della Corte. Al Procuratore viene richiesto di essere imparziale e di avere una precedente esperienza nel diritto penale, una competenza riconosciuta nel diritto internazionale ed esperienza su temi quali quelli della violenza e della discriminazione sessuale e la violenza sui bambini. È stata avanzata la proposta che il Procuratore non si impegni in alcuna attività che possa verosimilmente interferire con l'esercizio delle sue funzioni.

Ufficio del Cancelliere
L'Articolo 44 della bozza di statuto stabilisce che l'Ufficio del Cancelliere debba essere responsabile per gli aspetti non giudiziari dell'amministrazione e di assistenza alla Corte. Non è stato ancora raggiunto alcun accordo in merito alla durata dell'Incarico di cancelliere. Il cancelliere dovrà essere eletto con la maggioranza assoluta mediante ballottaggio a voto segreto e lavorerà a tempo pieno. Alcune delegazioni erano dell'opinione che il cancelliere avrebbe dovuto istituire all'interno del proprio Ufficio una Unità Vittime e Testimoni che avrebbe dovuto comprendere al proprio interno personale con esperienze nella gestione di persone in condizioni traumatiche, comprese quelle legate ai reati di violenza sessuale. Il cancelliere dovrà fornire agli organi della Corte una consulenza in merito alle misure più adeguate per la protezione delle vittime e dei testimoni.

SEZIONE V: INDAGINI E PROCESSO
La Sezione V riguarda gli Articoli dal 54 al 61 che trattano degli aspetti investigativi e accusatori del processo di giustizia penale.

Indagini sui crimini
L'Articolo 54 stabilisce che, una volta che sia stata riconosciuta la giurisdizione della Corte, il Procuratore sia nelle condizioni per dare inizio alle indagini, a meno che egli o ella non decida che, in base allo Statuto della Corte Penale Internazionale, non vi siano presupposti per istruire un processo. L'accusa può richiedere la presenza di sospettati, vittime, e testimoni, e può sottoporli ad interrogatorio. L'accusa può inoltre raccoglie prove documentarie e di altro genere. Nel caso sia necessario, il Procuratore può prendere adeguate misure per garantire la protezione delle persone o la confidenzialità delle informazioni ottenute.

I diritti dei sospettati
La bozza di statuto garantisce inoltre precisi diritti a tutela delle persone sospettate di avere commesso un determinato crimine. La persona sospettata ha il diritto di non rispondere, senza che il suo silenzio venga preso in considerazione quale prova di innocenza o di colpevolezza. Egli, o ella, ha il diritto, fra gli altri, di ottenere l'assistenza di un legale, di essere interrogato in presenza di un avvocato e di non essere torturato o sottoposto ad un trattamento o a punizioni crudeli, inumani o degradanti.

SEZIONE VI: IL PROCESSO
La Sezione VI dello statuto comprende gli Articoli dal 62 al 74, che trattano dei vari aspetti del dibattimento processuale. Come regola generale, l'accusato dovrebbe essere presente durante lo svolgimento del processo. Ciononostante, le delegazioni hanno avanzato una serie di considerazioni a carattere eccezionale che potrebbero essere prese in considerazione nel decidere quando si possa comunque procedere con il dibattimento anche in assenza dell'accusato.

I diritti dell'accusato
In base a quanto disposto dall'Articolo 67, la bozza di statuto garantisce agli accusati il rispetto di determinati diritti. Si prevede infatti che l'accusato abbia diritto a delle udienze imparziali che siano condotte da un tribunale equo ed indipendente e che egli, o elle, debba essere pienamente informato in merito alla natura, la causa ed al contenuto dell'accusa che gli viene contestata. L'accusato ha il diritto di comunicare liberamente e con piena fiducia con un legale scelto liberamente e deve avere tempo ed agevolazioni adeguate per poter preparare la propria difesa. Ha il diritto di svolgere la propria difesa personalmente o beneficiando di assistenza legale. Ha inoltre il diritto di interrogare o di far interrogare i testimoni d'accusa e di ottenere la presenza e l'escussione dei testimoni a discolpa alle medesime condizioni che sono state riservate ai testimoni d'accusa. Non può essere costretto a testimoniare o a confessarsi colpevole ed ha il diritto di non rispondere, senza che il suo silenzio possa essere considerato come una prova della sua colpevolezza o della sua innocenza.

Protezione delle vittime e dei testimoni
L'Articolo 68 della bozza di statuto attiene alla questione relativa ai diritti delle vittime. In base alla bozza di statuto, la Corte può infatti prendere provvedimenti per la protezione delle vittime, dei testimoni e degli accusati. Di conseguenza, la Corte potrebbe anche decidere di svolgere delle udienze a porte chiuse o di permettere la presentazione di prove e testimonianze tramite l'uso dell'elettronica o con l'impiego di altri mezzi. La bozza di statuto prevede che la Corte possa adottare misure adeguate per proteggere la privacy, la dignità, il benessere fisico e psicologico e la sicurezza di vittime e testimoni, specialmente nel caso in cui il reato abbia comportato una violenza o una discriminazione sessuale.
L'Articolo 44 della bozza di statuto provvede inoltre all'istituzione di una Unità Vittime e Testimoni per fornire consulenza legale, psicologica e medica alle vittime ed alle loro famiglie.

Riparazioni alle vittime
L'Articolo 73 della bozza di statuto si occupa delle questioni relative alle riparazioni per le vittime. Al colpevole può essere ordinato di compiere degli atti di riparazione, tra cui la restituzione, il risarcimento e la riabilitazione delle vittime delle violazioni compiute, nel qual caso la Corte potrebbe, dietro espressa richiesta, determinare la portata e la misura di qualsiasi danno, perdita o ferita subita dalle vittime. Nel caso in cui le riparazioni debbano essere compiute da uno Stato, sono state suggerite diverse possibilità. Alcune delegazioni sostengono che sia compito della Corte ordinare alle nazioni coinvolte nei crimini di effettuare le riparazioni, mentre altri preferirebbero che la Corte si limiti ad avanzare delle semplici raccomandazioni in proposito.

SEZIONE VII: PENALITÀ
La Sezione VII dello statuto comprende gli Articoli che vanno dal 75 al 79 e riguarda le ammende che debbono essere comminate a una persona dichiarata colpevole per un delitto che rientri nell'ambito dello statuto.

Pene applicabili
Sono state avanzate e sono tuttora in fase di discussione numerose proposte relative alle pene applicabili. In base all'Articolo 75 della bozza di statuto, la Corte può imporre ad una persona che sia stata condannata le seguenti pene: ergastolo, o prigionia per un determinato numero di anni; pena di morte; interdizione dai pubblici uffici; confisca dei proventi, delle proprietà e dei beni ottenuti grazie al comportamento criminoso; e infine sanzioni pecuniarie.
La questione delle sanzioni pecuniarie che possono essere imposte ad una persona legale (le imprese) viene trattata nell'Articolo 76 della bozza di statuto. Alcune delegazioni erano dell'opinione che una persona legale potrebbe incorrere in una o più delle seguenti ammende: multe; scioglimento; proibizione, per un periodo che verrà determinato dalla Corte, di esercitare qualunque genere di attività; chiusura, per un periodo che sarà determinato dalla Corte, degli impianti usati nel momento in cui veniva commesso il reato; e infine sequestro del ricavato, delle proprietà e dei beni ottenuti grazie al comportamento criminoso.

SEZIONE VIII: APPELLI E REVISIONI
La Sezione VIII della bozza di statuto comprende gli articoli che vanno dall'80 all'84, i quali trattano delle questioni relative all'appello ed alla revisione delle decisioni giudiziarie.

Appello contro giudizi o sentenze
In base all'Articolo 80 della bozza di statuto, la persona dichiarata colpevole o il Procuratore possono presentare appello sulla base di un errore procedurale, di un errore nelle prove, di un errore legale, o di un qualunque altro elemento che invalidi la giustizia o l'affidabilità del procedimento o della decisione assunta dal tribunale. Durante l'esame di tale punto, alcune delegazioni erano del parere che al Procuratore non dovrebbe essere consentito di sporgere appello contro una condanna, ma che invece egli dovrebbe soltanto limitarsi a richiamare l'attenzione della Corte d'Appello su una questione giurisprudenziale che richieda un'interpretazione o un chiarimento.

Risarcimento per una detenzione o una condanna ingiustificata
In base all'Articolo 84 della bozza di statuto, una persona che sia stata detenuta o condannata ingiustamente ha diritto ad un risarcimento da parte della Corte, conformemente alle regole della Corte stessa. Tale questione è tuttora soggetta ad ulteriori approfondimenti.

SEZIONE IX: COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E ASSISTENZA GIUDIZIARIA
La Sezione IX della bozza di statuto comprende gli Articoli che vanno dall'85 al 92, i quali trattano di questioni relative alla cooperazione internazionale ed all'assistenza giudiziaria tra gli Stati e la Corte.

Cooperazione e assistenza giudiziaria
È unanimemente riconosciuto che gli Stati partecipanti alla bozza di statuto dovrebbero cooperare con la Corte nel caso in cui essa indaghi e persegua crimini all'interno della loro giurisdizione. Le tipologie di assistenza che dovranno essere assicurate alla Corte potranno includere, tra gli altri, il trasferimento di prigionieri; l'identificazione dei luoghi, di persone o delle località della registrazione; la raccolta di prove, comprese testimonianze sotto giuramento; l'interrogatorio di un sospetto; e la conduzione di indagini sul posto. Deve ancora essere trovato un accordo circa il comportamento da tenere nel caso in cui gli Stati Partecipanti non ottemperino ad una richiesta della Corte. Alcune delegazioni suggeriscono che la Corte debba sottoporre la questione all'Assemblea degli Stati partecipanti. Altre propongono invece di rimettere la questione all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite o al Consiglio di Sicurezza.

SEZIONE X: APPLICAZIONE
La Sezione X comprende gli Articoli dal 93 al 101, i quali trattano delle questioni relative all'esecuzione delle sentenze della Corte.

Applicazione
L'Articolo 94 della bozza di statuto prevede che le nazioni partecipanti debbano dare esecuzione alle sentenze della Corte. Sono state presentate numerose opzioni per quanto riguarda il ruolo che gli Stati dovranno avere nell'esecuzione delle sentenze di arresto. Alcune delegazioni erano dell'opinione che una sentenza di arresto dovrebbe venire scontata in una nazione designata dalla Corte all'interno di un elenco di Stati che abbiano assicurato il proprio consenso ad accettare le persone condannate. Altri hanno suggerito che, nell'indicare il Paese in cui dovrà scontare la pena, la Corte dovrebbe consentire al condannato di fornire un'opinione in merito alla propria sicurezza personale. Alcune delegazioni hanno stimano che le condizioni di prigionia dovrebbero essere regolate dalle leggi della nazione in cui la pena viene eseguita e che dovrebbero comunque essere in linea con gli standard riconosciuti a livello internazionale che regolano il trattamento dei prigionieri.
In base all'Articolo 97, dopo aver scontato la pena, il prigioniero dovrebbe essere affidato alla custodia dello Stato di cui ha la nazionalità o di un'altra nazione che abbia accettato di ospitarlo/la. Lo Stato in cui ha scontato la pena può anche decidere di consentire al prigioniero di rimanere sul proprio territorio anche dopo che egli o ella abbia finito di scontare la pena.

SEZIONE XI: ASSEMBLEA DELLE NAZIONI PARTECIPANTI
La Sezione XI della bozza dello statuto comprende l'Articolo 102, che tratta dell'Assemblea delle nazioni partecipanti.

Assemblea delle nazioni Partecipanti
In base all'Articolo 102 della bozza di statuto, l'Assemblea delle Nazioni Partecipanti dovrebbe avere il potere, fra gli altri, di fornire il controllo gestionale alla Presidenza, al Procuratore ed al Cancelliere relativamente all'amministrazione della Corte; esaminare ed approvare il bilancio della Corte; esaminare rapporti ed attività del Bureau dell'Assemblea. Per quanto riguarda la composizione del Bureau della Nazioni Partecipanti, si prevede che esso sia composto da un Presidente, da un Vice Presidente e da un cero numero di membri che verranno eletti dall'Assemblea con un mandato triennale. Le delegazioni erano dell'opinione che ciascuna fra le nazioni partecipanti avrebbe dovuto avere un voto e che le decisioni su questioni sostanziali avrebbero dovuto essere prese per decisione unanime nell'Assemblea e nel Bureau. Rimane ancora da decidere in che modo dovranno essere assunte le decisioni sulle questioni sostanziali nel caso in cui non si riesca a raggiungere un consenso unanime.

SEZIONE XII: FINANZIAMENTO DELLA CORTE
La Sezione XII della bozza di statuto comprende gli Articoli dal 103 al 107 e tratta del finanziamento della Corte.

Finanziamento della Corte
Sono state presentate numerose proposte in merito al finanziamento della Corte. Alcune delegazioni hanno suggerito che il finanziamento della Corte non debba rientrare nel bilancio ordinario delle Nazioni Unite. Questa decisione sarà soggetta all'approvazione dell'Assemblea Generale. Altri sostengono che il finanziamento della Corte dovrebbe essere garantito da contributi delle nazioni partecipanti, e da altre contribuzioni volontarie di Governi, organizzazioni internazionali, individui, società ed altre entità. Altri ancora preferirebbero una combinazione fra queste due proposte.

SEZIONE XIII: DISPOSIZIONI CONCLUSIVE
La Sezione XIII della bozza di statuto comprende gli Articoli dal 108 al 116 e tratta delle disposizioni conclusive. Queste clausole riguardano questioni relative a riserve ed emendamenti allo statuto, revisione dello statuto e la sua ratifica ed entrata in vigore.

Riserve ed emendamenti
In base all'Articolo 109, vengono presentate numerose opzioni riguardo alla possibilità che le nazioni partecipanti avanzino delle riserve sullo statuto. Alcune delegazioni sostengono che nessuna riserva può venire avanzata sullo statuto. Altre erano del parere che non dovrebbe essere permessa alcuna riserva a meno che ciò non sia espressamente consentito in uno specifico articolo dello statuto. Un'altra opzione che è stata avanzata era quella di consentire ad uno Stato che abbia avanzato delle riserve di cancellare tutte o parte di esse in qualsiasi momento, semplicemente dandone comunicazione per iscritto al Segretario Generale delle Nazioni Unite. La bozza di statuto prevede inoltre la possibilità di modificare lo statuto, dopo un certo numero di anni (ancora da definire) a seguito della sua entrata in vigore.

Firma, ratifica, accettazione, approvazione o assenso
L'Articolo 112 afferma che una volta che lo statuto sia stato adottato, esso dovrebbe essere pronto per essere firmato nell'ultimo giorno della Conferenza da tutti gli Stati, prima a Roma, fino a una certa data ancora da stabilite. Successivamente, lo statuto potrà essere sottoscritto a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, fino al 31 Dicembre 2000. Esso afferma inoltre che gli atti giuridici per la ratifica, l'accettazione, l'approvazione o l'assenso dovrebbero essere depositati presso il Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Ritiro
In base all'Articolo 115 della bozza di statuto, una nazione partecipante potrà ritirarsi dallo statuto semplicemente dandone comunicazione scritta al Segretario Generale delle Nazioni Unite. Si è convenuto che il ritiro avrà effetto un anno dopo la data di ricevimento della comunicazione scritta, a meno che la comunicazione non indichi una data posteriore. In caso di ritiro, le delegazioni hanno concordato che uno Stato non possa disconoscere gli impegni finanziari che sono stati maturati nel periodo in cui faceva ancora parte dello statuto. Il ritiro, inoltre, non ha alcun effetto sull'impegno assunto dallo Stato a cooperare con la Corte in quelle indagini e in quei procedimenti penali che avevano avuto inizio prima del ritiro.



DPI/1960/G - Preparato dal Dipartimento per la Pubblica Informazione delle Nazioni Unite
Maggio 1998

Versione italiana a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite, Giugno 1998

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