Conferenza delle Nazioni Unite per  l'istituzione di un Tribunale Penale Internazionale





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Atti della conferenza

I Meccanismi di Attivazione e l'Esercizio della Giurisdizione della Corte

Uno dei temi fondamentali relativi all'istituzione della Corte Penale Internazionale che vengono attualmente presi in esame, è la questione della giurisdizione della Corte. In una situazione nella quale siano stati commessi crimini che ricadono nell'ambito dello Statuto quali il genocidio, i delitti contro l'umanità, o i crimini di guerra, in quali casi la Corte avrebbe il diritto di processare le persone accusate di essere responsabili di tali crimini? A tale riguardo è stato avanzato un gran numero di proposte, alcune delle quali vengono presentate qui di seguito.

Meccanismo di Attivazione
La bozza di statuto contiene tre possibili meccanismi tramite i quali sarebbe possibile "attivare" la giurisdizione della Corte.

Denuncia da parte di uno Stato Aderente
Il primo meccanismo che potrebbe attivare la giurisdizione della Corte si riferisce a una denuncia presentata da una o più nazioni che abbiano aderito al trattato. Uno Stato membro potrebbe infatti sporgere denuncia presso il Pubblico Accusatore della Corte, richiedendo un'indagine sulla situazione. È stato ipotizzato che lo Stato che presenta la denuncia possa appartenere ad una delle seguenti categorie: Lo Stato sul cui territorio è stato commesso l'atto in questione; lo Stato sul cui territorio si trova l'accusato; lo Stato di cui il sospettato ha la nazionalità; oppure lo Stato di cui le vittime erano cittadini. In tutti questi casi la Corte potrebbe dare inizio ad una indagine sull'eventuale crimine.

Deferimento da parte del Consiglio di Sicurezza
Il secondo meccanismo di attivazione possibile, che è tuttora sotto esame, metterebbe il Consiglio di Sicurezza in grado di deferire alla Corte una "questione" o una "situazione" - non un caso specifico - e la Corte potrebbe di conseguenza indagare ed eventualmente perseguire i crimini derivanti da tale "situazione".
È stato proposto che in qualsiasi situazione nella quale sia coinvolta la giurisdizione del Consiglio di Sicurezza, esso debba preventivamente concedere alla Corte la propria autorizzazione ad operare perché questa possa agire. Alcuni Stati hanno però espresso la propria preoccupazione in merito alla natura politica del Consiglio di Sicurezza e sulla possibilità che uno dei cinque membri permanenti opponga il proprio veto per impedire che la Corte possa mettersi in azione. Dal momento che la maggior parte delle situazioni di conflitto nel mondo dovrebbero verosimilmente rientrare nelle competenze all'ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza, sono in molti a ritenere che questa clausola potrebbe assicurare uno straordinario potere di controllo sulle attività della Corte da parte del Consiglio di Sicurezza. Questa particolare disposizione è stata oggetto di un ampio dibattito.
Fra i compromessi che sono stati suggeriti, ha suscitato un particolare interesse quello che prevede che la corte possa decidere di agire in merito a situazioni specifiche, ma che il Consiglio di Sicurezza possa comunque decidere di proibire alla Corte di intraprendere qualunque azione in tal senso.

Attivazione da parte del Pubblico Accusatore
Il terzo possibile meccanismo di attivazione, anch'esso tuttora sotto esame, dovrebbe consentire al Pubblico Accusatore di portare direttamente una questione davanti alla Corte. Alcuni ritengono che un Accusatore indipendente sia una condizione necessaria per avere una Corte indipendente ed efficace. Altri sono invece dell'opinione che, al fine di prevenire abusi di potere, il ruolo dell'Accusatore debba essere necessariamente controllato da una Camera della Corte composta da alcuni giudici indipendenti.

Riconoscimento della giurisdizione della Corte
Alcune nazioni hanno suggerito come un importante elemento da prendere in considerazione nel processo che porta all'audizione di un caso da parte della Corte, sia la condizione che lo Stato interessato abbia riconosciuto la giurisdizione della Corte in merito al crimine in discussione. Inoltre, il riconoscimento della giurisdizione della Corte Penale Internazionale da parte di uno Stato, presenta delle implicazioni per la giurisdizione penale delle sue corti nazionali, giurisdizione che costituisce un elemento essenziale ai fini della sovranità nazionale.

Circa il riconoscimento della giurisdizione della Corte sono state avanzate tre possibilità. Una nazione potrebbe, all'atto della ratifica o in seguito, indicare la propria volontà di accettare la giurisdizione della corte per crimini specifici. In questa maniera, una nazione potrebbe sottoscrivere il trattato che istituisce la Corte e conservare il diritto di scegliere i crimini per i quali riconoscerebbe la giurisdizione della Corte. Ci si riferisce a tale posizione con il termine di "opting in", ovvero scelta partecipatoria. È stata anche discussa un'altra variazione sul tema, che presenta leggere differenze. Secondo tale ipotesi, infatti, le nazioni potrebbero non riconoscere la giurisdizione per dei crimini specifici, ovvero avvalersi della opzione detta "opt out": Inoltre, le nazioni potrebbero avere la possibilità di decidere se aderire per un determinato periodo di tempo, oppure, avendo a suo tempo optato per la scelta partecipatoria potrebbero decidere di dissociarsene in un momento successivo.

Consenso statale
È stato suggerito che , eccezion fatta per i casi che vengono sottoposti alla Corte da parte del Consiglio di Sicurezza, il consenso ad operare possa essere richiesto ad uno o più degli Stati che seguono:

  • lo Stato sorvegliante, per esempio la nazione che ha in custodia l'accusato, o lo Stato in cui l'accusato risiede;

  • lo Stato territoriale, per esempio la nazione in cui si è verificato il crimine;

  • lo Stato che ha richiesto allo Stato sorvegliante di consegnare il sospettato (nel caso in cui sia applicabile);

  • lo Stato di cui il sospettato ha la nazionalità.



Giurisdizione "inerente"
La giurisdizione inerente può essere fatta risalire alla Convenzione sulla Prevenzione e la Punizione del Genocidio del 1948: Questa Convenzione dichiarò il genocidio un crimine contro il diritto internazionale; dichiarò l'intenzione della comunità internazionale di punire e prevenire il genocidio; e, ancor più significativamente nel contesto della giurisdizione della Corte, previde che il crimine di genocidio dovesse essere giudicato da una corte o da un tribunale penale internazionale. Le nazioni che aderiscono alla Convenzione sul Genocidio hanno di conseguenza già espresso la propria volontà di accettare la giurisdizione di una corte penale internazionale per quel che riguarda il reato di genocidio. Per tale ragioni, la giurisdizione della Corte in merito al reato di genocidio potrebbe essere considerata "intrinseca", ovverosia automatica, per tutti quegli Stati che abbiano aderito alla Convenzione sul Genocidio e che, successivamente, ratifichino anche lo Statuto della Corte.

Negli incontri preparatori per la Conferenza di Roma svolti negli ultimi due anni, è stata espressa l'opinione che il concetto della giurisdizione intrinseca dovrebbe essere allargato anche ad altri "crimini fondamentali" - ovvero i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e, possibilmente, il reato di aggressione. Occorre specificare che la giurisdizione intrinseca non presuppone una supremazia giurisdizionale da parte della Corte nei confronti di altre istituzioni legali nazionali. Essa significherebbe invece che da parte delle nazioni aderenti interessate dalla questione non sarebbe necessario alcun consenso ulteriore.

Il ruolo del Consiglio di Sicurezza
In base allo Statuto delle Nazioni Unite, gli Stati Membri hanno concordato di conformarsi alle decisioni assunte dal Consiglio di Sicurezza in merito al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Ad essi potrebbe di conseguenza venire richiesto di riconoscere la giurisdizione della Corte in situazioni affidate dal Consiglio di Sicurezza. Di conseguenza è stato suggerito che in situazioni simili la Corte possa esercitare la propria giurisdizione senza che sia necessario alcun consenso da parte degli Stati, e che a tutte le nazioni venga richiesto di cooperare con la Corte.
È stato inoltre suggerito, alla luce dell'Articolo 39 dello Statuto, che se il crimine di aggressione verrà incluso nello statuto, il Consiglio di Sicurezza dovrebbe determinare se un atto di aggressione si sia verificato, prima che la Corte possa agire in merito a una denuncia di aggressione.
Esistono differenti punti di vista in merito al ruolo che il Consiglio di Sicurezza dovrebbe assumere nell'attivare la giurisdizione della Corte o nel determinare l'esistenza di un atto di aggressione quale condizione perché la Corte possa applicare la propria giurisdizione. Mentre alcune nazioni esprimono delle perplessità circa le implicazioni che un simile ruolo attribuito al Consiglio di Sicurezza potrebbe avere sull'indipendenza e l'efficacia giudiziaria della Corte, altri si preoccupano di salvaguardare la responsabilità del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, secondo quanto previsto dal Capitolo VII dello Statuto.

Complementarità
Come detto in precedenza, la Corte non subentrerà alle giurisdizioni nazionali. Essa è stata progettata solo per fungere da complemento alle corti nazionali nel caso in cui la nazione interessata non voglia o non sia in grado di svolgere le indagini o il processo. Questo concetto viene espresso nella bozza di statuto come una limitazione complessiva sulla giurisdizione della Corte. In altre parole, nel caso in cui le corti nazionali interessate stiano funzionando adeguatamente, la Corte non eserciterebbe la propria giurisdizione.

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DPI/1960/B - Preparato dal Dipartimento per la Pubblica Informazione delle Nazioni Unite
Maggio 1998

Versione italiana a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite, Giugno 1998

http://www.un.org/icc/trigger.htm