Conferenza delle Nazioni Unite per  l'istituzione di un Tribunale Penale Internazionale





La Conferenza

Hans Corell

Approfondimenti

Informazioni per i media

Accredito per i giornalisti

Notizie

Atti della conferenza

BRIEFING STAMPA DEL SEGRETARIO GENERALE AGGIUNTO PER GLI AFFARI LEGALI E CONSIGLIERE LEGALE

Che genere di meccanismo attiverà le indagini condotte da parte di una corte penale internazionale e quale sarà il rapporto che tale Corte intratterrà con le Nazioni Unite? Queste sono fra le domande chiave che verranno affrontate dalla Conferenza Diplomatica dei Plenipotenziari delle Nazioni Unite sull'Istituzione di una Corte Penale Internazionale, che si terrà a Roma dal 15 Giugno al 17 Luglio 1998.

Tali questioni sono state identificate nel corso di un briefing alla stampa svolto, la mattina del 18 Maggio 1998 presso la sede delle Nazioni Unite a New York, da parte del Segretario Generale Aggiunto delle Nazioni Unite per gli Affari Legali e Consigliere Legale Hans Corell, il quale è anche il Rappresentante del Segretario Generale per la Conferenza. In tale occasione, Corell è stato presentato alla stampa da Kensaku Hogen, Sottosegretario Generale per la Comunicazione e la Pubblica Informazione.

Nel caratterizzare la corte come l'"anello mancante" nel sistema legale internazionale, Corell ha affermato che essa è stata all'ordine del giorno delle Nazioni Unite sin dal termine della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, a causa della situazione politica e di altre ragioni, nelle discussioni che venivano svolte, la questione non è mai stata portata alla luce dei riflettori.

È divenuta adesso, però, un argomento pressante per due ragioni. Anzitutto, nel 1989, Trinidad e Tobago ha chiesto che l'argomento venisse inserito all'ordine del giorno della Sesta Commissione (quella che si occupa delle questioni legali) dell'Assemblea Generale, a causa delle preoccupazioni suscitate dalla prosecuzione del traffico di droga all'interno dell'area caraibica. Inoltre, gli sviluppi avutisi in Ruanda e nella ex Iugoslavia negli anni '90, hanno fornito un ulteriore impulso alla corte. La comunità internazionale ha quindi ravvisato la necessità di ritenere personalmente responsabili gli individui autori di crimini particolarmente nefandi e di processarli in un ambito internazionale.

È importante evidenziare le differenze che esistono tra la Corte Internazionale di Giustizia (International Court of Justice - ICJ) e la corte penale, ha continuato Corell. L'ICJ tratta infatti questioni e contenziosi che riguardano gli Stati. Esso continuerà ad essere un importante organismo per la risoluzione delle dispute a livello internazionale. L'ICJ, tuttavia, non si concentra sulla responsabilità personale o sulla responsabilità dell'individuo. L'atmosfera sarebbe notevolmente differente in una corte penale nella quale le persone verrebbero condotte in base a un'imputazione basata su crimini particolarmente gravi.

È inoltre importante notare la differenza che esiste tra una corte penale internazionale ed i tribunali ad hoc per il Ruanda e la ex Iugoslavia, ha aggiunto Corell. I tribunali ad hoc sono stati istituiti mediante risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che rientravano nell'ambito del VII Capitolo dello Statuto delle Nazioni Unite, il quale permette al Consiglio di adottare delle risoluzioni che siano vincolanti per gli stati Membri. Il mondo era, pertanto, obbligato a conformarsi alle richieste di quelle risoluzioni. La corte penale internazionale verrebbe invece creata grazie ad un accordo tra gli Stati nella forma di un trattato internazionale.

A Roma, gli Stati Membri discuteranno un trattato che dovrebbe comprendere lo statuto per una corte penale internazionale, ha dichiarato Corell. Ogni governo dovrebbe trasformare quel trattato in una proposta e tale proposta verrebbe sottoposta all'esame dell'organo legislativo nazionale. Il sistema legale nazionale, successivamente, dovrebbe essere rimesso in linea con il trattato e conformarsi alle disposizioni ed ai requisiti in esso contenuti. Una volta che tali operazioni siano state compiute, gli Stati Membri potrebbero firmare la convenzione. Mentre i dettagli relativi alla corte non verranno definiti sino alla Conferenza di Roma, per alcune questioni, invece, esiste già un accordo di massima fra gli Stati. Fra questi argomenti rientrano la struttura di base della Corte, che sarà composta da tre organi principali: la camera giudicante, l'accusa ed il cancellierato. Oltre a questo, esiste però un gran numero di questioni sulle quali gli Stati non hanno ancora trovato un accordo. Da questo punto di vista, tuttavia, occorre riconoscere come la creazione della corte rappresenti un compito certamente assai complesso sia dal punto di vista politico, che da quello legale e pratico. È stato infatti molto complicato discutere di questioni quali le procedure penali a livello internazionale, a causa dell'esistenza di un gran numero di differenti sistemi legali basati su differenti concetti giuridici. Il principale compito è stato allora quello di trovare una sintesi fra tutte queste differenze, in modo tale da creare una corte che potesse essere accolta favorevolmente dal maggior numero possibile di nazioni.

Tra le questioni che dovranno essere discusse a Roma c'è quella relativa ai crimini che rientreranno nella giurisdizione della corte e che saranno inseriti nel suo statuto. Fondamentalmente tali crimini rientreranno in tre categorie: i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il reato di genocidio. Sono ancora in corso di svolgimento delle discussioni sull'esatta definizione da attribuire a tali crimini. Esistono peraltro anche differenti opinioni se non sia opportuno includere anche il reato di aggressione. Si tratta in verità di un tema assai complesso - ha specificato Corell - dal momento che risulta difficile avere un concetto chiaro di cosa costituisca aggressione.

Un altro tema che dovrà essere affrontato è la questione della complementarità - ovvero in quali circostanze un caso debba essere sottoposto all'esame della corte internazionale e in quali occasioni, invece, esso debba essere affrontato dai tribunali nazionali. Si è trovato un accordo sul fatto che una corte internazionale non possa occuparsi di un gran numero di casi e che essa dovrebbe pertanto concentrare la propria attenzione solo sui reati più gravi. Si dovrebbe invece continuare a fare affidamento sulle corti nazionali per la maggior parte dei casi penali. "In nessun caso la corte penale internazionale potrebbe rappresentare il surrogato di un adeguato sistema legale nazionale", ha concluso a tale proposito Corell.

La questione della complementarità, secondo Corell, è legata al dibattito relativo ai meccanismi di attivazione della corte. Mentre alcuni ritengono che dovrebbe essere uno Stato Membro a chiedere alla corte di dare inizio ad una indagine, altri preferirebbero invece che fosse il Consiglio di Sicurezza a sottoporle i casi. Una ulteriore posizione sostiene poi l'opportunità di istituire un ufficio dell'accusa che sia indipendente, e che possa dare inizio alle indagini assumendo una decisione autonoma.

Una domanda che è stata sollevata spesso è stata quella relativa al momento in cui il trattato sulla corte sarebbe entrato in vigore. A tale proposito, ha spiegato Corell, il trattato dovrebbe specificare quante nazioni dovrebbero ratificare il testo concordato a Roma, prima che questo possa entrare in vigore. Gli Stati vorrebbero che il numero delle ratifiche necessarie fosse il più elevato possibile, così da dimostrare che la corte gode di un reale consenso internazionale. Al tempo stesso, però, nel caso in cui il numero di ratifiche stabilito fosse eccessivamente alto, sarebbe necessario davvero molto tempo prima che il trattato possa effettivamente entrare in vigore.

Le relazioni della corte con le Nazioni Unite costituiscono un'altra questione chiave che dovrà essere discussa nel corso della Conferenza. Mentre esiste un pieno consenso sul fatto che la corte debba avere un rapporto con le Nazioni Unite, si tratta di decidere come tale relazione possa essere istituita. Esiste inoltre una corrente di pensiero, numericamente consistente, che ritiene che le Nazioni Unite dovrebbero essere coinvolte nel finanziamento della corte.

Per quel che concerne la struttura della conferenza, Corell ha dichiarato che vi sarà un'assemblea plenaria che il primo giorno, il 15 Giugno, eleggerà il proprio presidente. Si prevede che il dibattito generale abbia inizio sin dal primo giorno e prosegua sino a Giovedì, 18 Giugno. Nel corso di questo dibattito generale verranno presentate delle dichiarazioni degli Stati Membri, come pure di organizzazioni intergovernative e di organizzazioni non governative. Sempre nel primo giorno si svolgeranno le elezioni della Commissione Generale. Tra i suoi compiti dovrebbe essere compresa anche la costituzione della Commissione Preparatoria, cui competerebbe la definizione del testo. Ci dovrebbe inoltre essere una Commissione Plenaria, la quale avrebbe una presidenza separata e che lavorerà informalmente per discutere della formazione della corte. Questa Commissione dovrebbe essere aperta a tutti gli Stati e fra i suoi compiti vi sarebbe quello di nominare gruppi di lavoro per affrontare le questioni specifiche che dovessero emergere nel corso della conferenza.

È stato chiesto a Corell se una volta che la corte permanente sarà stata istituita, il Consiglio di Sicurezza sarà ancora in grado di costituire dei tribunali ad hoc e se i tribunali ad hoc per il Ruanda e la ex Iugoslavia che sono già operanti verranno eliminati. Egli ha risposto che il Consiglio ha già dimostrato di avere la possibilità di istituire tribunali ad hoc. A seconda di come la corte sarà organizzata e dell'efficacia della sua azione, il Consiglio potrebbe ritenere che non sia opportuno istituire altri tribunali ad hoc per il futuro. Per quel che concerne i due tribunali già esistenti, Corell ha asserito che l'idea di base, fino ad ora, è stata quella che la corte si sarebbe occupata dei crimini che si verificheranno in futuro, mentre non si sarebbe interessata dei crimini trascorsi. Tuttavia una decisione finale su tale questione dovrà essere presa in occasione della Conferenza di Roma.

Un corrispondente ha quindi domandato se sia opportuno che il terrorismo rientri nella giurisdizione della corte. Corell ha risposto che è ancora aperta la discussione su quali crimini dovranno rientrare nella giurisdizione della corte e che il terrorismo è fra questi, come pure i crimini commessi contro le Nazioni Unite ed il personale associato.

È stato poi chiesto se sia opportuno che la corte possa processare anche le organizzazioni o se nella sua giurisdizione rientrino solo gli individui. Corell ha replicato che è compito della corte concentrarsi sugli individui e sulla responsabilità personale. Per quanto riguarda le questioni della responsabilità e dei risarcimenti, non è stato ancora deciso se organizzazioni o gruppi possano essere ritenuti responsabili.

Alla domanda sul genere di sanzioni che è previsto la corte possa comminare, Corell ha affermato che si è discusso sia dell'ergastolo che di pene detentive di minore durata, come pure di sanzioni pecuniarie e di risarcimenti alle vittime. Tra le possibili opzioni è stata contemplata anche la pena di morte, anche se, peraltro, questa è stata abolita in numerosi Paesi. È quindi prevedibile che tali nazioni non accetterebbero una simile possibilità.

Relativamente alla giurisdizione ed all'estradizione di prigionieri, Corell ha affermato che la corte potrebbe operare basandosi su un sistema di trattati che stabilirebbe le relazioni intercorrenti fra la corte ed i sistemi nazionali. Nel caso in cui uno Stato aderisca al trattato, esso dovrebbe rinunciare alla propria autorità, riconoscendo la giurisdizione della corte, laddove questo venga richiesto. Dal momento che il termine "estradizione" viene utilizzato in relazione a situazioni che coinvolgono due Stati, esso non potrà essere usato a proposito dei rapporti fra una nazione e la corte. In quel caso, un prigioniero verrebbe "trasferito" dalla giurisdizione dello Stato a quella della corte.

È stata poi posta la domanda se la corte avrebbe potuto avere la propria sede a L'Aia e se il trattato potrà essere ultimato entro il termine stabilito per la Conferenza. La risposta di Corell è stata che il Governo olandese si è offerto di ospitare la corte a L'Aia, ma che una decisione in merito deve ancora essere presa. Riguardo alla possibilità di riuscire a rispettare i tempi, egli si è detto decisamente ottimista, dal momento che le persone che lavoreranno a Roma hanno una grande familiarità con i temi in discussione e sono inoltre abituate a lavorare insieme. Si tratterà certamente di un lavoro non facile, ma potrà essere svolto con successo purché esista una volontà politica favorevole.

Alla domanda se potranno essere istituiti dei tribunali ad hoc per sollevare la corte dai propri carichi di lavoro, Corell ha replicato che questo dovrà essere deciso in funzione dell'attività della corte e del trattato che verrà steso a Roma. Esiste la speranza, comunque, che la corte penale possa costituire un deterrente contro il genocidio ed i crimini contro l'umanità. La semplice esistenza di tribunali e sistemi legali, infatti, ha sempre rappresentato un importante elemento nel ridurre i reati.

Esiste la preoccupazione che la corte possa essere maggiormente efficace in regioni nelle quali la sua istituzione benefici di un più deciso sostegno rispetto ad altre aree dove vi sia un'opinione contraria? La replica di Corell a tale domanda è stata che laddove vi siano Stati che manifestino una certa riluttanza ad accettare la corte, essi potrebbero diventare più favorevoli nei suoi confronti una volta che ne abbiano verificato il funzionamento e la struttura.

Alla richiesta di ulteriori precisazioni in merito alla precedente affermazione che la corte si occuperà solo dei casi futuri, e non dei crimini già compiuti, Corell ha ribadito che, anche se una risposta più precisa non potrà essere data sino alla Conferenza di Roma, queste sono le indicazioni contenute nella bozza di statuto. Il problema con i crimini commessi nel passato, ha aggiunto Corell, è quello di decidere quali dovrebbero essere perseguiti e quali no.

In che modo - è stata l'ultima domanda - la corte determinerà quali sono i responsabili del crimine di genocidio nel caso in cui vi siano numerose persone coinvolte? La risposta di Corell è stata che sarà compito dell'accusa individuare esattamente la persona responsabile. Come principio generale, chiunque si trovi nella linea di comando è responsabile, dalla persona che commette l'atto a quella che le trasmette l'ordine. Dal momento che è impensabile che una corte internazionale possa portare in giudizio centinaia di persone, o più, essa dovrà quindi concentrare la propria attenzione sui principali responsabili. A tale proposito, il procuratore sarà la persona cui competerà l'onere di specificare le responsabilità individuali, senza curarsi di chi sia stato a dare inizio alla vicenda.


Per ulteriori informazioni si prega contattare
Daniela Salvati/Katia Miranda
Centro di Informazione delle Nazioni Unite
Piazza San Marco, 50
00186 - Roma
Tel. 06.6789907
Fax 06.6793337


DPI/1960/G - Preparato dal Dipartimento per la Pubblica Informazione delle Nazioni Unite
Maggio 1998

Versione italiana a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite, Giugno 1998

http://www.un.org/icc/usgpress.htm