Documento Informativo

BOZZA DELLA CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE CONTRO IL CRIMINE TRANSNAZIONALE ORGANIZZATO

Nel corso dell’ultimo decennio, i gruppi criminali transnazionali hanno costruito delle enormi reti globali dalle quali, mediante un’ampia gamma di operazioni illegali e intimidatorie, traggono ricchi profitti.

Questi gruppi criminali praticano il traffico di esseri umani, e in particolare di donne e bambini, che riducono in una condizione di schiavitù economica o inducono alla prostituzione. Contrabbandano armi e munizioni, trafficano in droghe illecite e materiali nucleari, esercitano frodi su scala globale e riciclano enormi somme di denaro. Essi corrompono e comprano la connivenza dei pubblici ufficiali, degli uomini politici e dei leader dell’economia.

Essendo d’accordo sul fatto che il crimine organizzato sia ormai un fenomeno troppo diffuso per poter essere affrontato dai singoli governi, le nazioni del pianeta hanno di conseguenza unito le proprie forze per proporre un nuovo e autorevole trattato - la bozza della Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine transnazionale organizzato, e le sue tre bozze di protocolli contro il traffico illegale di armi da fuoco, immigranti e persone, in special modo donne e bambini.

Il trattato proposto - che al momento viene preparato da uno speciale comitato istituito dall’Assemblea Generale - sarà uno dei principali argomenti che verranno discussi in occasione del Decimo Congresso sul Crimine. La bozza di trattato dovrebbe essere pronta per l’adozione da parte dell’Assemblea Generale del Millennio che si svolgerà nel corso del 2000. (La Convenzione e i Protocolli qui riassunti sono tuttora in fase di discussione e sono pertanto passibili di modifiche).

Secondo quanto previsto dalla bozza del trattato, i governi dovrebbero:

  • denunciare le infrazioni alla legge commesse da gruppi criminali organizzati, compresa la corruzione e le violazioni a carattere corporativo o aziendale;
  • intervenire contro le attività di riciclaggio del denaro sporco e sequestrare i proventi delle attività criminali;
  • velocizzare ed estendere le facoltà dell’estradizione;
  • proteggere le persone che testimoniano contro i gruppi criminali;
  • rafforzare la cooperazione fra le autorità al fine di rintracciare e processare i sospetti;
  • rafforzare l’attività di prevenzione nei confronti del crimine organizzato sia a livello nazionale che internazionale;
  • sviluppare una serie di protocolli che contengano misure per combattere specifiche attività del crimine transnazionale organizzato.

Denunciare il crimine organizzato

Il nuovo trattato cercherà di uniformare le leggi nazionali per quel che riguarda l’incriminazione delle attività perpetrate da gruppi criminali organizzati. In base a quanto previsto dalla convenzione, in questo tipo di comportamento verranno comprese l’organizzazione, la direzione o la collaborazione all’esecuzione di gravi delitti consumati da un qualsiasi gruppo criminale organizzato. Fra i comportamenti sanzionati dovrebbero inoltre essere inclusi gli accordi presi con una o più persone per commettere gravi infrazioni alla legge allo scopo di procurarsi dei benefici finanziari o comunque materiali.

La convenzione dovrebbe inoltre criminalizzare l’attività di corruzione, che in alcune nazioni ha grandemente contribuito alla rapida crescita del crimine organizzato. Nelle attività corruttive dovrebbero essere incluse il pagamento o comunque la proposta di comprare dei pubblici ufficiali affinché si comportino in maniera contraria alle loro mansioni. Parimenti, i dipendenti pubblici che sollecitino o accettino delle mazzette saranno passibili di una imputazione per corruzione.

Per la prima volta in una convenzione internazionale, aziende e imprese saranno ritenute responsabili per avere beneficiato dei profitti derivanti da gravi infrazioni alla legge che coinvolgono un gruppo criminale organizzato, come pure per le attività di riciclaggio del denaro sporco. Questi organismi imprenditoriali saranno adeguatamente puniti e dovranno subire delle consistenti penalizzazioni economiche.

Combattere il riciclaggio del denaro sporco

Il crimine transnazionale organizzato si procura enormi profitti, che vengono ripuliti investendoli in attività economiche legali o depositati in conti "sicuri". Sequestrare questi fondi o impedire il loro accumulo potrebbe causare importanti danni alle attività di tutti i network criminali. Gli esperti di giurisprudenza stanno tuttora dibattendo su quali possano essere le misure più efficaci per opporsi al riciclaggio di denaro, ma la convenzione potrebbe obbligare le nazioni a:

  • stabilire dei meccanismi che regolino il funzionamento delle istituzioni finanziarie e che inoltre concedano le autorizzazioni ad operare e controllino la loro attività;
  • eliminare il segreto bancario per prevenire il riciclaggio del denaro sporco e agevolare le indagini su tali pratiche;
  • vietare l’apertura di conti bancari anonimi o intestati a nomi falsi;
  • istituire unità specializzate nelle investigazioni finanziarie per raccogliere, analizzare e diffondere le informazioni relative a potenziali riciclaggi di denaro e ad altri crimini a carattere finanziario.

In base a quanto disposto dalla convenzione, inoltre, i governi dovrebbero separare i gruppi criminali organizzati dai loro fondi di provenienza illecita confiscando i proventi dei loro crimini o proprietà del medesimo valore e identificare, congelare e sequestrare i patrimoni. I governi dovrebbero inoltre fornire ai tribunali o ad altre autorità il potere di ordinare che le banche, le registrazioni finanziarie o commerciali o le proprietà dei criminali vengano messe nella disponibilità della legge, o confiscate.

Estradare i criminali

Per evitare che coloro i quali sono sospettati di un crimine possano sfuggire al processo intentato loro una nazione scappando in un’altra dove possano conservare la libertà, la convenzione punterà ad abbreviare i tempi necessari per i procedimenti di estradizione. Alle nazioni verrà chiesto di:

  • riconoscere come estradabili i crimini citati nella convenzione, laddove non esista un trattato di estradizione con la nazione nel quale il sospetto si è rifugiato;
  • velocizzare le procedure di estradizione;
  • stipulare degli accordi bilaterali e multilaterali per rendere più efficaci le pratiche per l’estradizione.

Cooperare nella ricerca e nell’imputazione dei criminali

Per stringere la rete intorno a quanti, sospettati di appartenere al crimine organizzato, potrebbero essere scappati all’estero, i paesi che hanno ratificato il trattato dovrebbero accordarsi per cooperare fornendosi assistenza legale reciproca, raccogliendo prove e scambiandosi informazioni sui ricercati.

L’assistenza legale in questione, potrebbe comprendere l’adozione delle seguenti misure:

  • svolgere indagini e sequestri;
  • fornire gli originali o copie autentiche di documenti e registrazioni relative alle indagini, comprese registrazioni bancarie, finanziarie, legali o societarie;
  • consentire che le testimonianze o altre forme di assistenza vengano fornite a mezzo di collegamenti video o mediante altri moderni mezzi di comunicazione;
  • garantire ai testimoni un salvacondotto nel caso in cui essi debbano presentarsi nei tribunali di un’altra nazione;
  • garantire l’immunità per i crimini commessi od offrire delle sanzioni ridotte alle persone che cooperano fornendo elementi importanti ai tutori della legge che indagano su un reato e predisporre accordi dello stesso genere per i testimoni provenienti da un’altra nazione il cui intervento è necessario nei tribunali di un altro paese.

La nazioni dovrebbero inoltre garantire un rapido flusso informativo fra le autorità, le agenzie e i servizi, e agevolare la promozione degli scambi di personale e di altri esperti. In alcuni casi, le nazioni dovrebbero creare delle squadre comuni per lo svolgimento delle indagini.

Aggiornamento professionale

I governi dovrebbero essere spinti a sviluppare con urgenza dei programmi di aggiornamento per i tutori della legge, compresi pubblici ministeri, magistrati e il personale delle dogane, per coprire:

  • le rotte e le tecniche impiegate dai gruppi criminali organizzati per i loro traffici;
  • controllare il flusso del contrabbando;
  • i metodi per combattere il riciclaggio del denaro e altri reati finanziari;
  • moderni equipaggiamenti e tecniche per difendere la legalità, compresa la sorveglianza elettronica, le consegne controllate (ovvero consentire che una transazione illegale avvenga con successo al fine di intrappolare i responsabili) e le operazioni coperte;
  • metodi usati per combattere i crimini commessi grazie ai computer, alle reti di telecomunicazione o grazie ad altri strumenti della tecnologia moderna.

Garantire la sicurezza dei testimoni

I testimoni possono fornire delle prove fondamentali per la condanna dei criminali, ma l’influenza esercitata dal crimine organizzato spesso li spaventa, tenendoli lontani dai procedimenti penali. Per incoraggiare i testimoni e proteggerli da eventuali ritorsioni, le nazioni dovrebbero adottare provvedimenti per:

  • tenere i testimoni fisicamente al sicuro, il che potrebbe significare trasferirli altrove o mantenere segreta la loro identità e il luogo in cui si trovano;
  • garantire la sicurezza dei testimoni impiegando mezzi di comunicazione tecnologicamente avanzati o altri metodi;
  • permettere che vengano presentati anche i punti di vista delle vittime e aiutarli a rivendicare un risarcimento da parte degli imputati.

Prevenire il crimine organizzato

Evitare che i gruppi criminali si infiltrino nei mercati e nelle attività economiche legali rappresenta una strategia fondamentale nella prevenzione del crimine organizzato. Secondo quanto previsto dalla convenzione, i governi dovrebbero essere spinti a:

  • rafforzare la cooperazione fra i tutori della legge e i soggetti privati, compreso il settore industriale;
  • promuovere dei codici di condotta per le professioni che possono essere in relazione con le attività che interessano il crimine organizzato, in particolare avvocati, notai, consulenti fiscali e contabili;
  • evitare che i gruppi appartenenti al crimine organizzato possano manipolare le procedure d’appalto per i contratti pubblici come pure per le sovvenzioni pubbliche e le licenze per le attività commerciali.

Secondo quanto previsto dalla convenzione, le nazioni dovrebbero cercare di evitare che il crimine organizzato usi per i propri scopi aziende o gruppi imprenditoriali mediante:

  • istituzione di pubblici registri per le aziende e i gruppi imprenditoriali, come pure per le persone interessate alla loro creazione, gestione e finanziamento;
  • impiegare ingiunzioni del tribunale o altri mezzi per evitare che persone condannate per attività collegate al crimine organizzato non possano lavorare - per un ragionevole periodo di tempo - in qualità di dirigenti di aziende o gruppi imprenditoriali;
  • istituire dei registri nazionali che contengano i nomi delle persone che non sono abilitate a lavorare in qualità di dirigenti di aziende o gruppi imprenditoriali.

A livello internazionale, i paesi dovranno cercare di prevenire il crimine organizzato scambiandosi informazioni sulle tendenze del crimine transnazionale organizzato e sui metodi più efficaci per prevenirlo. Essi dovranno inoltre prendere parte a dei progetti internazionali volti a prevenire il crimine transnazionale organizzato.

Garantire l’applicazione del trattato

E’ stata organizzata una conferenza dei Partecipanti alla Convenzione per assistere i governi nella lotta contro il crimine transnazionale organizzato e anche per promuovere e verificare l’attuazione di quanto disposto dal trattato. A questo scopo, la Conferenza si riunirà non più tardi di un anno da che il trattato sarà entrato in vigore per accordarsi su diverse misure, le quali potranno comprendere:

  • il dare nuovo impulso allo scambio internazionale di informazioni sui modelli e le tendenze del crimine transnazionale organizzato;
  • cooperazione fra le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative interessate al fenomeno;
  • verificare periodicamente in quale misura le nazioni stiano mettendo in pratica quanto previsto dal trattato;
  • avanzare delle raccomandazioni per migliorare il trattato e il modo in cui esso viene messo in pratica.

Bozze dei Protocolli contro il traffico di donne e bambini, di immigrati e il traffico di armi da fuoco

Le misure generali per combattere il crimine previste nella Convenzione contro il Crimine Transanazionale Organizzato saranno integrate da una serie di protocolli che si indirizzeranno contro degli specifici tipi di reato. Le nazioni stanno attualmente finalizzando tre di questi protocolli, che puntano a combattere il contrabbando degli immigranti, il traffico e lo sfruttamento di altri esseri umani, in particolare di donne e bambini, e l’illecita produzione e il traffico di armi da fuoco.

In futuro, a questi primi tre potranno essere aggiunti altri protocolli. L’Assemblea Generale ha invitato le nazioni che fanno parte dell’ONU a esaminare questioni quali, ad esempio, la produzione illegale e il traffico di esplosivi, e a considerare la possibilità di sviluppare un ulteriore strumento per controllare questa minaccia.

Le bozze di protocolli saranno i temi chiave da discutere in occasione del Decimo Congresso su Crimine che si svolgerà a Vienna.

Bozza di Protocollo contro il traffico di donne e bambini

Dal momento che il traffico di persone, specialmente donne e bambini che vengono costretti a lavorare contro la propria volontà o utilizzati come "schiavi sessuali", si sta rivelando sempre più legato al crimine transnazionale organizzato, i governi hanno deciso che per combattere questo fenomeno sia necessario un documento legale separato - un Protocollo contro il traffico di persone, specialmente donne e bambini.

La bozza di protocollo dovrà:

  • unire le nazioni nell’adozione di misure che possano prevenire il traffico degli esseri umani, in special modo di donne e bambini, come pure consentire di dare la caccia e di punire i trafficanti internazionali;
  • aumentare la cooperazione fra le nazioni per combattere tale traffico in maniera più efficace;
  • proteggere le vittime dei traffici e aiutarle a ritornare senza rischi al loro paese di origine o in un’altra nazione;
  • informare il pubblico sul traffico e sulle conseguenze negative che esso ha - sia per i trafficanti che per le vittime.

Approvare nuove leggi

Per stringere la rete attorno ai trafficanti, i partecipanti al protocollo proposto dovranno approvare a livello nazionale delle nuove leggi che puniscano il traffico di esseri umani, specialmente di donne e bambini, come pure gli altri tipi di traffici, così da garantire che i trasgressori vengano puniti.

I governi dovranno inoltre adottare nuove misure per scoprire i trafficanti e le vittime, quali rendere più difficile il passaggio dei confini mediante controlli di identità più severi, unitamente a ispezioni e sequestri di veicoli.

Condividere le informazioni

Per rafforzare i legami fra i tutori della legge dei paesi di origine del traffico, quelli di transito e quelli di destinazione, le nazioni dovrebbero accordarsi per il tramite della bozza di protocollo a scambiare le informazioni che hanno raccolto sugli imputati, compreso:

  • se un individuo che attraversa i confini internazionali con documenti falsi o senza alcun documento sia da considerare un trafficante o una vittima;
  • i metodi impiegati dai gruppi criminali per trasportare le vittime dei traffici sotto false identità;
  • altre tecniche sui traffici, comprese le pratiche di reclutamento, le rotte dei traffici e i legami fra gli individui e i gruppi di trafficanti.

Proteggere le vittime

Mentre la bozza di protocollo dovrebbe esercitare pressione sui trafficanti, al tempo stesso esso puntualizza il fatto che le vittime dei traffici dovrebbero essere meglio protette rispetto a quanto fatto in passato. La bozza di protocollo dovrebbe obbligare le nazioni a:

  • studiare delle leggi sull’immigrazione che permettano alle vittime dei traffici di rimanere sul loro territorio, temporaneamente o in modo permanente;
  • offrire delle abitazioni, istruzione e assistenza sanitaria ai bambini vittime dei traffici che si trovano sotto custodia governativa;
  • accettare e aiutare, senza ritardi, il ritorno delle vittime dei traffici che sono di una determinata nazionalità o risiedono in una determinata nazione;
  • informare le vittime in merito ai tribunali competenti e sugli altri procedimenti nei confronti degli imputati e garantire la privacy delle vittime;
  • mettere le vittime in condizione di chiedere un risarcimento per i danni subiti, comprese multe, ammende o indennizzi forfettari, come pure la restituzione di beni da parte degli imputati.

Informare il pubblico

La bozza di protocollo enfatizza il fatto che i governi dovrebbero cercare di prevenire il traffico, oltre a ricercare e punirne i colpevoli. Essa dovrebbe inoltre spingerli ad adottare con urgenza politiche e programmi sociali che prevengano il traffico e il ripetersi di episodi di traffico ai danni di chi ne è già stato vittima, specialmente di donne e bambini.

Le nazioni dovrebbero inoltre mettere in cantiere delle campagne di informazione sul traffico di esseri umani, specialmente di donne e bambini, così da mettere in guardia le vittime potenziali e scoraggiare i trafficanti in erba. Queste campagne dovrebbero concentrarsi su:

  • informazione sulle vittime potenziali;
  • cause e conseguenze del traffico;
  • pene previste per i trafficanti, come pure i rischi - per la vita e per la salute - affrontati dalle vittime.

Bozza di protocollo contro il traffico illegale di emigranti

Emigrare alla ricerca di una vita migliore è una pratica accettata e non un problema di crimine transnazionale organizzato. Negli ultimi anni, tuttavia, i gruppi che appartengono al crimine transnazionale organizzato hanno sviluppato delle reti altamente sofisticate per contrabbandare chi vuole emigrare, sfruttando la miseria umana e facendo dei considerevoli profitti criminali grazie a questo processo.

La bozza di Protocollo contro il Contrabbando degli Immigranti via Terra, via Aria e via Mare ha l’obiettivo di criminalizzare il contrabbando di immigranti e quelli che lo praticano, mentre riconosce che l’emigrazione in se stessa non costituisce un crimine e che gli immigranti sono spesso delle vittime che hanno bisogno di protezione.

Secondo quanto previsto dalla bozza di protocollo, i governi dovrebbero:

  • rendere il contrabbando di immigranti un reato penale in base alla legislazione nazionale;
  • adottare delle misure speciali per eliminare il contrabbando degli immigranti via mare;
  • agevolare la cooperazione internazionale per prevenire il contrabbando di immigranti e per ricercare e perseguire chi lo perpetra.

Criminalizzare il contrabbando di emigranti

Per eliminare i rifugi sicuri per i contrabbandieri di immigranti e accelerare le procedure per giudicare questi criminali, il protocollo proposto dovrebbe obbligare le nazioni ad adottare delle leggi che rendano tale pratica un reato penale.
Nonostante le nazioni stiano ancora discutendo su quali atti specifici debbano essere considerati "criminali", fra questi potrebbero essere compresi:

  • realizzare, procurare o fornire viaggi o documenti di identità fraudolenti;
  • impiegare, possedere o sfruttare documenti falsi per contrabbandare immigranti;
  • organizzare, dirigere gli altri o agire come complice per impiegare, possedere o sfruttare documenti falsi.

Abbattere il contrabbando via mare

Il contrabbando via mare può essere particolarmente pericoloso per gli immigranti e potrebbe mettere le autorità in situazioni delicate, laddove esse debbano rispettare il diritto internazionale. Il protocollo proposto obbligherebbe i governi ad adottare nuove leggi che consentirebbero di prevenire o di agire contro il contrabbando via mare, che dovrebbero comprendere:

  • contribuire a fermare, su richiesta, una imbarcazione sospettata di essere impiegato per il contrabbando di immigranti che batta la bandiera dello stato richiedente;
  • confermare la registrazione di una imbarcazione che batta la bandiera del paese al quale viene avanzata la richiesta, nel caso in cui sull’imbarcazione in questione esistano gravi sospetti di impiego per il contrabbando di immigranti e successivamente autorizzare l’adozione di misure appropriate, quali salire a bordo dell’imbarcazione stessa e ispezionarla;
  • garantire che le persone a bordo di un’imbarcazione che sta contrabbandando immigranti siano al sicuro e vengano trattate in maniera accettabile, e che le necessarie azioni da assumere nei confronti dell’imbarcazione siano ecologicamente compatibili;
  • impiegare aeroplani o altre navi e aeroplani che siano chiaramente riconoscibili come al servizio governativo per prendere iniziative in mare nei casi di contrabbando di immigranti.

Cooperare per prevenire e scoprire il contrabbando

Secondo quanto previsto dalla proposta di protocollo, i governi dovrebbero lavorare di comune accordo sia per prevenire che per scoprire il contrabbando di immigranti. A tale scopo, essi dovrebbero svolgere dei programmi di informazione per spiegare alla pubblica opinione come il contrabbando degli immigranti sia un atto illegale utilizzato frequentemente da gruppi criminali per ricavare dei profitti, un atto che, tra l’altro, può mettere gli immigranti in seri pericoli.

Essi dovrebbero inoltre scambiare informazioni circa:

  • i luoghi nei quali gli immigranti clandestini potrebbero imbarcarsi o arrivare, come pure sulle rotte, sui vettori e sui mezzi di trasporto che vengono impiegati dalle organizzazioni criminali (o vengono sospettati di essere utilizzati) per favorire l’immigrazione clandestina;
  • l’identità e i metodi dei gruppi criminali che speculano sull’emigrazione clandestina o sono sospettati di farlo;
  • metodi per nascondere o trasportare gli emigranti clandestini come pure i modi impiegati per alterare, copiare e acquisire illegalmente i documenti di viaggio o di identità utilizzati per introdurli nei paesi di destinazione.

Secondo quanto disposto dalla bozza di protocollo, le nazioni dovrebbero inoltre accordarsi per rendere più severi i controlli ai confini. A tale scopo, dovrebbero essere particolarmente attenti su questioni quali il controllo delle persone e dei documenti di viaggio e di identità, come pure nell’ispezionare ed eventualmente sequestrare veicoli e imbarcazioni.

Acquisire nuove capacità

La bozza di protocollo dovrebbe obbligare le nazioni a fornire un addestramento particolare ai funzionari addetti all’immigrazione e agli altri funzionari interessati sul modo più corretto per trattare gli immigranti e per rimanere sempre un passo avanti rispetto ai trafficanti. Questo addestramento sarebbe rivolto a:

  • scoprire documenti di viaggio o di identità falsi;
  • raccogliere informazioni sul mondo criminale, specialmente allo scopo di identificare i gruppi criminali che siano sospettati o contro i quali esistano le prove che favoriscano l’immigrazione clandestina, come pure dei metodi che utilizzano per raggiungere i loro scopi, l’uso fraudolento di documenti di identità e di viaggio e i trucchi impiegati per nascondere gli immigranti clandestini;
  • migliorare i metodi per la ricerca e la scoperta, ai punti di ingresso e di uscita dal paese, ufficiali e non, delle persone nascoste o munite di documenti non regolari;
  • trattare umanamente gli immigranti clandestini e difendere i loro diritti umani.

Far rientrare gli immigranti clandestini nei paesi di origine

Secondo quanto proposto nella bozza di protocollo, i governi dovrebbero aiutare e accettare, senza ritardi, il rientro degli immigranti clandestini che sono originari del loro paese o hanno il diritto di risiedere nel loro territorio. Essi dovrebbero inoltre verificare se un immigrato clandestino abbia la nazionalità del loro paese e rilasciare i documenti di viaggio necessari per garantire il ritorno della persona in questione.

Bozza di Protocollo contro le armi da fuoco illegali

Nel corso degli ultimi decenni, il commercio illegale di armi da fuoco si è rivelato essere sempre più collegato a crimini quali il traffico di droghe, il terrorismo, il crimine transnazionale organizzato e a diverse attività mercenarie. La bozza di protocollo contro la fabbricazione e il traffico illegale di armi da fuoco, munizioni e materiali affini, dovrebbe unire tutte le nazioni nell’affrontare questo problema in modo più efficace rispetto al passato.

In base a quanto previsto dal protocollo, le nazioni dovrebbero:

  • approvare nuove leggi che mirino a eliminare la fabbricazione illegale di armi da fuoco, consentano di sequestrare le armi illegali già esistenti e di perseguire i trasgressori;
  • cooperare per prevenire, combattere ed eliminare la fabbricazione illegale e il traffico delle armi da fuoco;
  • rafforzare i controlli sull’esportazione e l’importazione di armi da fuoco;
  • scambiare informazioni sulle armi da fuoco illegali.

Dar la caccia alle armi da fuoco e ai trasgressori

Per velocizzare la ricerca delle armi da fuoco illegali e danneggiare le attività dei fabbricanti come pure dei trafficanti di queste armi, secondo quanto disposto dalla bozza di protocollo, le nazioni dovrebbero essere obbligate ad approvare nuove leggi in base alle quali verrebbero:

  • resi un reato penale la fabbricazione e il traffico illegale di armi da fuoco;
  • confiscate le armi da fuoco che siano state fabbricate o commercializzate illegalmente;
  • verrebbero conservate per dieci anni le informazioni necessarie a rintracciare e identificare le armi da fuoco fabbricate e commercializzate illegalmente, compresi i punzoni del fabbricante, il paese e la data di rilascio, la data di scadenza e le nazioni nelle quali le armi siano state esportate o importate;
  • registrare e autorizzare gli intermediari che possano occuparsi della fabbricazione, dell’esportazione, dell’importazione o del trasferimento delle armi da fuoco;
  • marcare all’atto della fabbricazione ciascuna arma da fuoco con un numero di serie indicando inoltre il nome del fabbricante e il luogo di produzione;
  • marcare le armi da fuoco confiscate e conservate per impieghi ufficiali.

Controllare il flusso delle armi da fuoco

I controlli sull’import/export di armi da fuoco trasportate da una nazione all’altra variano in maniera considerevole. Presso alcuni confini, infatti, i trafficanti possono introdurre le armi di contrabbando con un rischio di essere scoperti praticamente inesistente. Le nazioni stanno ancora discutendo in merito ai controlli che sarebbero obbligate ad adottare in base a quanto previsto dal protocollo, ma queste misure potrebbero comprendere:

  • stabilire un sistema efficace per l’esportazione, l’importazione e per licenze internazionali che consentano il transito delle armi da fuoco;
  • avere conferma che le armi da fuoco da spedire all’estero siano munite di una licenza o di un’autorizzazione da parte delle nazioni importatrici, prima che vengano concesse le licenze all’esportazione;
  • rifiutare di consentire il transito, la riesportazione, nuovi trasferimenti, o trasbordi di armi da fuoco verso qualsiasi destinazione in mancanza di un’approvazione scritta da parte della nazione esportatrice e di licenze da parte del paese che le riceve;
  • rafforzare i controlli nei punti di esportazione delle armi da fuoco.

Cooperare per individuare i trafficanti e le armi da fuoco

Secondo quanto disposto dal protocollo, i governi dovrebbero accordarsi per cooperare a livello bilaterale, regionale e internazionale per prevenire, combattere ed eliminare la fabbricazione illegale e il traffico di armi da fuoco. Una simile cooperazione dovrebbe comprendere:

  • la nomina di un organismo di contatto che funga da collegamento con le altre nazioni;
  • il cercare di ottenere la cooperazione di fabbricanti, distributori, importatori, esportatori e vettori commerciali di armi da fuoco;
  • l’istituzione di programmi per assistere, grazie all’addestramento e alla tecnologia, i funzionari provenienti da altre nazioni; tra queste misure dovrebbero essere comprese: identificare e rintracciare le armi da fuoco, raccogliere informazioni, migliorare le capacità del personale preposto al controllo dei confini.

Per espandere le loro competenze sulle armi da fuoco e sul loro traffico, le nazioni dovrebbero scambiare informazioni in merito:

  • ai produttori, distributori, importatori, esportatori e trasportatori autorizzati di armi da fuoco;
  • ai mezzi per nascondere la fabbricazione e la commercializzazione illegale di armi da fuoco e dei mezzi per scoprirli;
  • alle rotte impiegate da gruppi criminali che trafficano in armi da fuoco;
  • alle tecniche, le pratiche e le leggi per combattere il riciclaggio del denaro ricavato grazie alle armi da fuoco illegali;
  • a rintracciare le armi da fuoco illegali.

 

Pubblicato dal Dipartimento delle Nazioni Unite per la Pubblica Informazione