COSA FA L'ONU PER L'ASSISTENZA UMANITARIA



Risposta umanitaria

Il Coordinatore per gli Aiuti di Emergenza è responsabile dello sviluppo di politiche per l’azione umanitaria e per la promozione delle tematiche umanitarie; egli deve contribuire ad accrescere la consapevolezza, ad esempio, delle conseguenze che derivano dalla proliferazione delle armi di piccolo calibro o degli effetti umanitari delle sanzioni.

Ogni anno il Programma Alimentare Mondiale distribuisce generi alimentari a circa 100.000 persone affamate, inclusa questa donna e la sua famiglia in Burundi.

Persone che sono sfuggite alla guerra, alle persecuzioni o alla violazione dei diritti umani — rifugiati e sfollati — vengono invece assistite dall’UNHCR. All’inizio del 2004, l’UNHCR si occupava di circa di 17,1 milioni di persone in circa 120 paesi, fra i quali 4,4 milioni di sfollati, più di 1,2 milioni nella sola Colombia. Tra questi erano inclusi anche 9,7 milioni di rifugiati, 1,1 milioni di rifugiati rimpatriati e circa 1 milione di persone richiedenti asilo. Distribuendo assistenza alimentare d’emergenza in tutto il pianeta, il PAM rappresenta la più grande organizzazione umanitaria al mondo. Nel 2003, il PAM ha distribuito 6 milioni di tonnellate di aiuti umanitari a 110 milioni di persone in 83 paesi – compresi 56 milioni di bambini affamati.

Nel corso dello scorso decennio, 300.000 bambini sono stati reclutati come soldati – un periodo nel quale la guerra ha ucciso 2 milioni di bambini e ne ha feriti in modo permanente o resi disabili altri 6 milioni. Guerre e conflitti civili sono stati inoltre la causa della presenza di 13 milioni di bambini sfollati e 10 milioni di bambini rifugiati, molti dei quali strappati dalle loro famiglie. L’UNICEF tenta di placare i bisogni di questi bambini fornendo loro cibo, acqua potabile, medicine e riparo. L’UNICEF, inoltre, è stata la prima a introdurre il concetto dei "bambini come zone di pace", oltre a creare i "giorni della tranquillità" e i "corridoi di pace", per contribuire a proteggere i bambini nelle guerre e garantire loro i servizi essenziali.

La prevenzione dei disastri e la capacità di farvi fronte sono anch’esse parte dell’azione umanitaria dell’ONU. Quando i disastri si verificano, l’UNDP coordina il lavoro di soccorso a livello locale, promuovendo al tempo stesso la ricostruzione e lo sviluppo a lungo termine.

Ed in Paesi che sono sottoposti a gravi emergenze o stanno riprendendosi da un conflitto, infatti, l’assistenza umanitaria viene sempre più frequentemente vista come parte di uno sforzo complessivo per la costruzione della pace, unitamente all’assistenza allo sviluppo, politica e finanziaria.

Il più drammatico disastro naturale negli ultimi anni è stato forse il terremoto tsunami nell’Oceano Indiano. Nelle prime ore di sabato 26 dicembre 2004, un forte terremoto di nono grado della scala Richter colpiva la costa occidentale nel nord dell’isola di Sumatra, innescando uno tsunami di grande potenza che, raggiungendo i 10 metri d’altezza (33 piedi), si spostava attraverso l’Oceano Indiano a più di 500 chilometri orari (310 miglia all’ora). Lo tsunami ha distrutto le zone costiere di India, Indonesia, Sri Lanka, Tailandia, Maldive, Myanmar, Seychelles e Somalia. Nell’aprile 2005 si stimavano più di 217.000 morti, 51.000 dispersi e più di mezzo milione di senzatetto.

Il sistema dell’ONU si è attivato immediatamente, fronteggiando un’ampia gamma di bisogni umanitari, tra i quali l’agrario, i servizi di coordinamento e sostegno, la ripresa economica e le infrastrutture, l’istruzione, i ripari per famiglie ed i prodotti non alimentari, il cibo, la salute, il recupero dei corpi, la protezione dei diritti umani e dello stato di diritto, la sicurezza, l’acqua e l’igiene. Con questo intento, veniva lanciato, il 5 gennaio 2005, un “appello lampo” per la raccolta di 977 milioni di dollari finalizzati al finanziamento di attività assistenziali d’emergenza erogate da circa 40 agenzie dell’ONU e organizzazioni non governative. Oltre a questo, il 1° febbraio, il Segretario Generale nominava l’ex presidente degli Stati Uniti William Jefferson Clinton alla carica di Inviato Speciale per i Paesi colpiti dallo tsunami.

In qualità di Inviato Speciale, il compito del presidente Clinton include: assicurare il coordinamento nel tentativo di ripresa politica; favorire la transizione da una prima fase assistenziale d’emergenza ad una di ripresa e ricostruzione; assicurarsi che i donatori versino il denaro promesso e che questo raggiunga le comunità maggiormente bisognose; incentivare il sostegno agli sforzi regionali per la costruzione di un meccanismo per la prevenzione e il controllo dei disastri e assicurarsi che venga costituito, in modo coordinato e coerente, un sistema di allarme regionale.

Donne rifugiate lavorano nei giardini della comunità del progetto di autosostentamento dell’UNHCR nella Repubblica Unita di Tanzania.

 


COSA FA L'ONU PER L'ASSISTENZA UMANITARIA

Assistenza umanitaria nelle situazioni di emergenza

I rifugiati palestinesi