DISCORSO DEL SEGRETARIO GENERALE DELLE
NAZIONI UNITE, KOFI ANNAN DIALOGO AD ALTO LIVELLO DELL'ASSEMBLEA
GENERALE SUI FINANZIAMENTI PER LO SVILUPPO
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Durante lo svolgimento
di questo opportuno dialogo, dobbiamo prendere in considerazione
una dura constatazione: nel 2002, per il sesto anno consecutivo, i Paesi
in via di sviluppo hanno realizzato un trasferimento netto di risorse
finanziarie verso altri Paesi. Per di più, un così ampio
e negativo trasferimento di risorse, come quello dello scorso anno di
circa 200 miliardi di dollari, non si era mai verificato. Certamente questa è
una questione complessa. I dati aggregati possono nascondere diversi
andamenti e ci sono alcune buone notizie qua e là. õMa, anche ad un'analisi minuziosa e tenendo conto delle sfumature,
il risultato complessivo contraddice il buon senso. I fondi dovrebbero
spostarsi dai Paesi sviluppati verso i Paesi in via di sviluppo, invece
i suddetti dati ci confermano che sta accadendo esattamente il contrario.
I fondi che potrebbero servire per promuovere gli investimenti e la
crescita nei Paesi in via di sviluppo, per costruire scuole ed ospedali,
o per sostenere altre iniziative volte a raggiungere gli Obiettivi di
Sviluppo del Millennio, sono invece trasferiti all'estero. Nonostante
promettenti opportunità d'investimento nel mondo in via di sviluppo
e politiche economiche sempre migliori, paure
ed incertezze impediscono che le risorse siano õimpiegate là dove sono maggiormente necessarie. Se non vogliamo che
le nostre affermazioni sul finanziamento allo sviluppo risultino
prive di significato, se i finanziamenti per lo sviluppo significano
qualcosa, dobbiamo invertire questo bilancio negativo ed aggiustare
il sistema in modo che tutti i Paesi e tutte le persone, specialmente
i poveri, ne possano beneficiare. Questo è l'obiettivo
per cui ci siamo riuniti lo scorso anno a Monterrey. Dati i
drammatici avvenimenti che da allora abbiamo
dovuto affrontare - dalla guerra in Iraq e le sue conseguenze, al regresso
dei negoziati commerciali a Cancun - la Conferenza di Monterrey
potrebbe sembrare estremamente lontana. Per questo motivo mi sembra
opportuno, viste le divisioni presenti nel mondo, ricordare, almeno
in parte, lo spirito che prevaleva appena 18 mesi fa. Certamente Monterrey non fu priva di tensioni e di disaccordi. Ma l¦ abbiamo fatto importanti passi in avanti. La questione che la
maggioranza delle persone ricordano riguarda
l'assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA): i nuovi impegni presi a
Monterrey capovolsero un decennio difficile e devastante caratterizzato
da declino o stagnazione. Ma non dimentichiamo gli altri successi di Monterrey:
Il risultato ottenuto
consiste in un nuovo approccio nel trattare le questioni relative
al õfinanziamento allo
sviluppo -un approccio che noi dobbiamo sostenere. Il mio rapporto sull'attuazione
degli impegni e degli accordi adottati a Monterrey è
stato rilasciato qualche settimana fa. Spero che voi
siate pronti a migliorare ciò che è molto simile ad õuna Ïpagella variegata. Nonostante l'assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA) aumenti,
essa è ancora molto insufficiente rispetto a quanto è richiesto per
soddisfare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Abbiamo tutti constatato cosa il commercio può fare per creare posti
di lavoro e ricchezza, ma sappiamo anche come i sussidi ed i dazi doganali
soffocano la capacità dei Paesi poveri di competere equamente
nel sistema del commercio internazionale e di negoziare la loro uscita
dalla povertà. Gli investimenti esteri
diretti nel mondo in via di sviluppo, ora concentrati in meno di dodici
Paesi, sono in declino. Innumerevoli
Paesi in via di sviluppo continuano a sopportare un forte debito, situazione
che evidenzia il fatto che i presupposti sottostanti
le iniziative per i Paesi Poveri Altamente Indebitati (HIPC) sono per
molti versi troppo ottimistici, e che richiama la necessità di un meccanismo
internazionale per la ristrutturazione del debito. Molti rimangono vulnerabili
alle oscillazioni dei mercati finanziari e delle materie prime, sottolineando cos¦ il bisogno di rafforzare l'architettura
finanziaria internazionale. Egualmente, troppi rimangono
esclusi dall'importante partecipazione al processo decisionale dei principali
organismi internazionali sulle questioni economiche, finaziarie e commerciali
un deficit democratico che mina la fiducia ed impedisce il progresso. Lavoro urgente in ognuna
di queste aree non manca e, a questo proposito, ho fatto delle raccomandazioni
per aiutare ad individuare la strada da percorrere. Ho inoltre esortato
a prendere iniziative che ci possano aiutare
ad ottenere migliori risultati dall'incontro annuale di primavera fra
l'ECOSOC, le istituzioni Bretton Woods e l'Organizzazione Mondiale del
Commercio. Questo incontro necessita
di una migliore e più mirata preparazione se vuole svolgere lo
speciale ruolo di difensore della coerenza, dellaõ
coordinazione eõ della
cooperazione, attribuitogli dall'Accordo di Monterrey. Infine, il progresso
dipende dalla leadership:
una leadership che possa superare le restrizioni
a livello domestico, che accetti i destini
profondamente intrecciati delle popolazioni mondiali, e che sia impegnata
a favore del multilateralismo come la via
concreta verso una prosperità condivisa. Ci troviamo nuovamente
qui ministri e funzionari principali dei governi e delle organizzazioni
multilaterali responsabili per le questioni finanziarie, commerciali
e degli affari esteri e della cooperazione allo sviluppo insieme ai
rappresentanti della società civile e del settore privato, nonchè ad altri detentori d'interesse. Siamo di fronte
ad un'economia incerta, ad una diffusa sofferenza sociale ed a carenti
negoziazioni commerciali che necessitano di un forte impulso nei dibattiti in seno al WTO,
che si terranno a Ginevra, il prossimo dicembre. Dobbiamo restare uniti,
rimanere coinvolti fino in fondo per far funzionare questo processo. * *** * |