DISCORSO DEL SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE, KOFI ANNAN

 

DIALOGO AD ALTO LIVELLO DELL'ASSEMBLEA GENERALE

SUI FINANZIAMENTI PER LO SVILUPPO

 

New York, 30 ottobre 2003

 

   
 

Durante lo svolgimento di questo opportuno dialogo, dobbiamo prendere in considerazione una dura constatazione: nel 2002, per il sesto anno consecutivo, i Paesi in via di sviluppo hanno realizzato un trasferimento netto di risorse finanziarie verso altri Paesi. Per di più, un così ampio e negativo trasferimento di risorse, come quello dello scorso anno di circa 200 miliardi di dollari, non si era mai verificato.

 

Certamente questa è una questione complessa. I dati aggregati possono nascondere diversi andamenti e ci sono alcune buone notizie qua e là. §Ma, anche ad un'analisi minuziosa e tenendo conto delle sfumature, il risultato complessivo contraddice il buon senso. I fondi dovrebbero spostarsi dai Paesi sviluppati verso i Paesi in via di sviluppo, invece i suddetti dati ci confermano che sta accadendo esattamente il contrario. I fondi che potrebbero servire per promuovere gli investimenti e la crescita nei Paesi in via di sviluppo, per costruire scuole ed ospedali, o per sostenere altre iniziative volte a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, sono invece trasferiti all'estero. Nonostante promettenti opportunità d'investimento nel mondo in via di sviluppo e politiche economiche sempre migliori, paure ed incertezze impediscono che le risorse siano §impiegate là dove sono maggiormente necessarie.

 

Se non vogliamo che le nostre affermazioni sul finanziamento allo sviluppo risultino prive di significato, se i finanziamenti per lo sviluppo significano qualcosa, dobbiamo invertire questo bilancio negativo ed aggiustare il sistema in modo che tutti i Paesi e tutte le persone, specialmente i poveri, ne possano beneficiare.

 

Questo è l'obiettivo per cui ci siamo riuniti lo scorso anno a Monterrey. Dati i drammatici avvenimenti che da allora abbiamo dovuto affrontare - dalla guerra in Iraq e le sue conseguenze, al regresso dei negoziati commerciali a Cancun - la Conferenza di Monterrey potrebbe sembrare estremamente lontana. Per questo motivo mi sembra opportuno, viste le divisioni presenti nel mondo, ricordare, almeno in parte, lo spirito che prevaleva appena 18 mesi fa.

 

Certamente Monterrey non fu priva di tensioni e di disaccordi. Ma lŽ abbiamo fatto importanti passi in avanti.

 

La questione che la maggioranza delle persone ricordano riguarda l'assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA): i nuovi impegni presi a Monterrey capovolsero un decennio difficile e devastante caratterizzato da declino o stagnazione.

 

Ma non dimentichiamo gli altri successi di Monterrey:

 

  • Primo, il processo innovativo che ha permesso di riunire insieme, sotto l'ombrello delle Nazioni Unite, tutti i principali detentori d'interesse, nonch╗ diversi ministeri dello stesso governo, al fine di far progredire la coerenza politica.

 

  • Secondo, il modo in cui Monterrey ha impostato la visione delle persone e dei Paesi poveri quali partner nel processo di sviluppo - ossia considerati come risorse non sfruttate e non come oggetti di compassione.

 

  • E terzo, probabilmente il più importante, il modo in cui sia i Paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo hanno riconosciuto le loro responsabilità reciproche e l'impegno di rendere conto l'uno all'altro delle proprie iniziative, un allontanamento ben accetto dalla pratica di polarizzazione consistente nel puntare il dito su cosa gli altri non fanno.

 

Il risultato ottenuto consiste in un nuovo approccio nel trattare le questioni relative al §finanziamento allo sviluppo -un approccio che noi dobbiamo sostenere.

 

Il mio rapporto sull'attuazione degli impegni e degli accordi adottati a Monterrey è stato rilasciato qualche settimana fa. Spero che voi siate pronti a migliorare ciò che è molto simile ad §una ¤pagella variegata.

 

Nonostante l'assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA) aumenti, essa è ancora molto insufficiente rispetto a quanto è richiesto per soddisfare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

 

Abbiamo tutti constatato cosa il commercio può fare per creare posti di lavoro e ricchezza, ma sappiamo anche come i sussidi ed i dazi doganali soffocano la capacità dei Paesi poveri di competere equamente nel sistema del commercio internazionale e di negoziare la loro uscita dalla povertà.

 

Gli investimenti esteri diretti nel mondo in via di sviluppo, ora concentrati in meno di dodici Paesi, sono in declino.

 

Innumerevoli Paesi in via di sviluppo continuano a sopportare un forte debito, situazione che evidenzia il fatto che i presupposti sottostanti le iniziative per i Paesi Poveri Altamente Indebitati (HIPC) sono per molti versi troppo ottimistici, e che richiama la necessità di un meccanismo internazionale per la ristrutturazione del debito.

 

Molti rimangono vulnerabili alle oscillazioni dei mercati finanziari e delle materie prime, sottolineando cosŽ il bisogno di rafforzare l'architettura finanziaria internazionale.

 

Egualmente, troppi rimangono esclusi dall'importante partecipazione al processo decisionale dei principali organismi internazionali sulle questioni economiche, finaziarie e commerciali un deficit democratico che mina la fiducia ed impedisce il progresso.

 

Lavoro urgente in ognuna di queste aree non manca e, a questo proposito, ho fatto delle raccomandazioni per aiutare ad individuare la strada da percorrere.

 

Ho inoltre esortato a prendere iniziative che ci possano aiutare ad ottenere migliori risultati dall'incontro annuale di primavera fra l'ECOSOC, le istituzioni Bretton Woods e l'Organizzazione Mondiale del Commercio. Questo incontro necessita di una migliore e più mirata preparazione se vuole svolgere lo speciale ruolo di difensore della coerenza, della§ coordinazione e§ della cooperazione, attribuitogli dall'Accordo di Monterrey.

 

Infine, il progresso dipende dalla leadership: una leadership che possa superare le restrizioni a livello domestico, che accetti i destini profondamente intrecciati delle popolazioni mondiali, e che sia impegnata a favore del multilateralismo come la via concreta verso una prosperità condivisa.

 

Ci troviamo nuovamente qui ministri e funzionari principali dei governi e delle organizzazioni multilaterali responsabili per le questioni finanziarie, commerciali e degli affari esteri e della cooperazione allo sviluppo insieme ai rappresentanti della società civile e del settore privato, nonchè ad altri detentori d'interesse. Siamo di fronte ad un'economia incerta, ad una diffusa sofferenza sociale ed a carenti negoziazioni commerciali che necessitano di un forte impulso nei dibattiti in seno al WTO, che si terranno a Ginevra, il prossimo dicembre. Dobbiamo restare uniti, rimanere coinvolti fino in fondo per far funzionare questo processo.

 

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