Nazioni Unite
Assemblea Generale

A/55/1000

Distribuzione: Generale
26 giugno 2001

Originale: Inglese

Cinquantacinquesima sessione
Punto 101 all’Ordine del Giorno
Considerazioni intergovernative internazionali di alto livello sui finanziamenti per lo sviluppo

Lettera datata 25 giugno 2001
dal Segretario Generale al Presidente dell’Assemblea Generale

Il 15 dicembre 2000, ho nominato un Comitato affinché raccomandasse le strategie più indicate per mobilitare le risorse necessarie ad accelerare una crescita equa e sostenibile nei paesi in via di sviluppo e nelle economie in transizione, oltre che per adempiere agli impegni sulla povertà e sullo sviluppo illustrati nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sul Millennio.

Ho chiesto a Ernesto Zedillo, già Presidente del Messico, di presiedere questo Comitato. Del Comitato di Alto Livello sui Finanziamenti per lo Sviluppo fanno inoltre parte Abdulatif Y. Al-hamed, David Bryer, Mary Chinery-Hesse, Jacques Delors, Rebeca Grynspan, Alexander Y. Livshits, Abdul Magid Osman, Robert Rubin, Manmohan Singh e Masayoshi Son.

Ho il piacere di rimettervi il rapporto del Comitato. Vi sarei estremamente grato se ne portaste il contenuto all’attenzione degli Stati Membri. Do il mio benvenuto a questo valido contributo al processo dei finanziamenti per lo sviluppo. Si tratta infatti di un lavoro estremamente valido, che contiene una serie di proposte innovative. Invito pertanto gli Stati Membri ad analizzare con attenzione le raccomandazioni avanzate dal Comitato, già in occasione del Comitato Preparatorio per la Conferenza Internazionale sui Finanziamenti per lo Sviluppo e, successivamente, della Conferenza vera e propria, che si svolgerà a Monterrey, in Messico, dal 18 al 22 Marzo 2002.

Da ultimo, vorrei esprimere il mio sincero apprezzamento, a Ernesto Zedillo e a tutti i componenti del Comitato, per l’energia, l’immaginazione e gli sforzi da essi profusi nello svolgimento del proprio compito.

(Firmato) Kofi A. Annan

 


Riepilogo Esecutivo del Rapporto del Comitato di Alto Livello sui Finanziamenti per lo Sviluppo

Nel corso dell’ultimo mezzo secolo, il mondo ha assistito a uno sviluppo umano ed economico più rapido rispetto a quello registrato in tutte le altre epoche precedenti. Praticamente ovunque, infatti, i tassi di alfabetizzazione sono cresciuti, quelli di mortalità infantile sono diminuiti, e le persone vivono delle vite più lunghe. Ciononostante dobbiamo ancora confrontarci con delle prove reali. Più di un quinto della popolazione mondiale, infatti, vive tuttora in condizioni di povertà estrema (potendo contare su un dollaro al giorno per la propria sopravvivenza), e circa metà vive al di sotto dello standard, a mala pena più generoso, di due dollari al giorno. Un quarto della popolazione dei paesi in via di sviluppo, poi, è ancora analfabeta. Inoltre, i 2,5 miliardi di persone che vivono nelle nazioni con il reddito più basso del mondo registrano tuttora un tasso di mortalità infantile superiore a 100 ogni 1.000 nati vivi, a fronte di un dato, riferito ai 900 milioni di persone che vivono nelle nazioni ad alto reddito, di appena il 6 per 1.000. Nelle nazioni a basso reddito, infine, l’analfabetismo è un fenomeno che riguarda all’incirca il 40 per cento della popolazione. E la crescita della popolazione, pur rallentando, rimane elevata.

Purtroppo, la crescente polarizzazione fra quanti hanno e quanti non hanno è diventata una caratteristica del mondo in cui viviamo. Invertire questa vergognosa tendenza rappresenta la principale sfida morale e umanitaria dei nostri tempi. Continuando tale situazione, inoltre, viene messo a repentaglio proprio l’interesse fondamentale delle persone che vivono nel mondo sviluppato. Nel villaggio globale, infatti, la povertà degli uni diventerà molto presto il problema degli altri: può trattarsi di un problema di scarsità di domanda per i propri prodotti, di un problema di immigrazione illegale, di un problema di inquinamento, o di malattie contagiose, di insicurezza, di fanatismo, di terrorismo.

Esistono numerosi segnali che lasciano sperare che la comunità internazionale abbia cominciato a riconoscere questa realtà. Nel Settembre 2000, per esempio, la riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è conclusa su una nota storica, con l’adozione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sul Millennio. Questa Dichiarazione impegna collettivamente i governi ad operare per liberare il mondo dalla povertà estrema. A tale fine, essa appoggia i seguenti Obiettivi Internazionali di Sviluppo, da raggiungere entro il 2015: ridurre della metà la percentuale di persone che vivono in condizioni di povertà estrema, di quelli che soffrono la fame e di quelli che non dispongono di un accesso all’acqua potabile; nel campo dell’istruzione raggiungere l’istruzione elementare universale e la parità dei sessi; realizzare una diminuzione di tre quarti nei tassi di mortalità puerperale e di due terzi nei tassi di mortalità fra i bambini al di sotto dei cinque anni di età; fermare ed invertire la diffusione dell’HIV/AIDS e garantire un’assistenza particolare ai bambini diventati orfani a causa dell’AIDS; e migliorare le esistenze dei 100 milioni di abitanti dei quartieri degradati.

A differenza di numerosi impegni assunti in precedenza, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sul Millennio metteva inoltre in evidenza l’urgenza di mobilizzare le risorse finanziarie necessarie per raggiungere gli Obiettivi Internazionali di Sviluppo e, più in generale, che serviranno per finanziare il processo di sviluppo delle nazioni interessate. A tale proposito, la prossima Conferenza Internazionale sui Finanziamenti per lo Sviluppo, che si svolgerà nel Marzo 2002, rappresenterà un momento fondamentale per concordare una strategia che consenta una migliore mobilizzazione delle risorse.

 

Questioni fondamentali

Mobilizzazione delle risorse nazionali. La principale responsabilità per il raggiungimento della crescita e di uno sviluppo sostenibile, compete alle stesse nazioni in via di sviluppo. Questa responsabilità include la creazione di quelle condizioni che renderanno possibile garantire le risorse finanziarie necessarie per gli investimenti. Sono infatti le iniziative attuate dai responsabili delle politiche nazionali che in gran parte determinano le condizioni di governo, delle politiche macroeconomiche e microeconomiche, delle finanze pubbliche, le condizioni del sistema finanziario, e altri elementi fondamentali per l’ambiente economico di una nazione. Una valida politica fiscale, una spesa sociale responsabile e un sistema finanziario competitivo e che funzioni bene sono infatti essenziali ai fini dello sviluppo economico e sociale. Da ultimo, è essenziale un buon programma pensionistico. Per esercitare il massimo impatto sociale, un programma di contribuzione definito dovrebbe essere integrato da un piano finanziato dalle imposte, in modo tale da assicurare una pensione minima che eserciti un impatto redistributivo progressivo e salvaguardi i poveri.
Flussi di capitali privati
. La maggior parte dei risparmi disponibili per gli investimenti di una nazione provengono sempre da fonti nazionali, che il paese in questione sia grande o piccolo, ricco o povero. Ma i capitali esteri possono assicurare un’importante integrazione delle risorse che una nazione può generare al suo interno. Al giorno d’oggi, difatti, una massa consistente di capitali varca i confini nazionali sotto forma di investimenti esteri diretti (Foreign direct investment — FDI), e il mercato internazionale dei capitali rappresenta un’ulteriore vasto serbatoio di fondi al quale le nazioni possono attingere. I paesi in via di sviluppo possono mettere in atto varie misure per incrementare la propria quota di FDI, fra le quali cambiamenti politici che trattino gli investitori stranieri in modo altrettanto favorevole rispetto agli investitori nazionali, un miglioramento degli standard di contabilità e revisione, e un potenziamento nella guida delle società, delle infrastrutture e dell’efficienza nella fornitura di servizi. Le nazioni industrializzate, dal canto loro, debbono eliminare le limitazioni artificiali poste agli investimenti sui mercati emergenti ed evitare di imporre severe restrizioni nell’accesso al credito. Mentre i capitali privati, da soli, non possono certo alleviare la povertà, essi possono però giocare un ruolo significativo nel promuovere la crescita, ma la loro disponibilità dev’essere organizzata in un modo che ne diminuisca la vulnerabilità nei confronti delle crisi.
Commercio
. Grazie all’organizzazione di otto serie di negoziati multilaterali, in mezzo secolo è stato fatto molto per smantellare le barriere commerciali, sia tariffarie che non tariffarie; ma i principali beneficiari della liberalizzazione dei commerci sono state di gran lunga le nazioni industrializzate. I prodotti dei paesi in via di sviluppo continuano infatti a dover affrontare significativi impedimenti nell’accedere ai mercati delle nazioni ricche. Le materie prime per le quali le nazioni in via di sviluppo sono altamente competitive, infatti, sono esattamente quelle che debbono sopportare la protezione più elevata all’interno delle nazioni più avanzate. Tra di esse ci sono non soltanto i prodotti agricoli, che debbono tuttora far fronte a protezioni perniciose, ma anche numerosi prodotti industriali soggetti a barriere, tariffarie e non. Per questa ragione, esiste l’urgente necessità di dare inizio a una nuova serie di negoziati multilaterali sui commerci. Sebbene alcuni componenti del Comitato abbiano sostenuto che fosse essenziale che le nazioni industrializzate per prime ristabilissero la fiducia nei confronti dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization — WTO), rifacendosi tanto allo spirito quanto alla lettera dei precedenti accordi, Il Comitato nel suo complesso ha comunque fortemente auspicato l’organizzazione di una nuova serie di liberalizzazioni del commercio in occasione della prossima riunione ministeriale della WTO, che si svolgerà nel Qatar nel prossimo mese di Novembre del 2001.
Il Comitato raccomanda che vengano affrontate le questioni che seguono:

  • L’attuazione dell’Uruguay Round. Tale questione riguarda non soltanto la piena conformità con gli impegni assunti in occasione dell’Uruguay Round dalle nazioni industrializzate, ma anche un riesame responsabile — che sia al tempo stesso aperto e generoso, ma anche coerente con i principi del libero commercio — di delle alcune normative che i paesi in via di sviluppo hanno trovato al medesimo tempo estremamente difficili da rispettare o completamente controproducenti. Ai primi posti fra queste tematiche ci sono gli standard (barriere tecniche al commercio), i provvedimenti antidumping, i diritti di proprietà intellettuale collegati al commercio (trade-related intellectual property rights — TRIPS), le misure per gli investimenti collegati ai commerci (trade-related investment meausres — TRIMS), i sussidi, la fissazione dei valori doganali e i periodi di introduzione graduale per i paesi in via di sviluppo.
  • La liberalizzazione del settore agricolo. In questo comparto, è essenziale per i paesi in via di sviluppo discutere e ottenere dalle nazioni industrializzate un significativo miglioramento nell’accesso ai mercati, un’eliminazione dei sussidi all’esportazione e un rafforzamento del supporto fornito ai produttori nazionali.
  • La completa eliminazione delle rimanenti barriere esistenti all’interno del comparto manifatturiero. Le barriere esistenti in questo settore comportano fondamentalmente degli svantaggi a carico dei paesi in via di sviluppo. Un ovvio, ma purtroppo non unico, esempio di questa ingiustizia, è rappresentato dalle misure protezioniste applicate sui tessuti e sugli indumenti. Alcuni fra i componenti del Comitato ritengono inoltre che i benefici che potrebbero essere ottenuti da tutte le parti in causa in termini di aumento della prosperità complessiva del sistema, sarebbero persino maggiori, nel caso in cui la nuova serie di negoziati liberalizzasse anche il commercio dei servizi.
Cooperazione internazionale per lo sviluppo. Anche se sono stati realizzati dei notevoli progressi in termini di liberalizzazione dei commerci, di riforma delle politiche nazionali e di flussi di capitali in ingresso nei paesi in via di sviluppo, la cooperazione internazionale allo sviluppo manterrà quattro ruoli fondamentali per i quali non esiste praticamente alcun sostituto:
  • Contribuire a dare inizio allo sviluppo in quelle nazioni e in quei settori che non attraggono molti investimenti privati e che non possono permettersi di prendere a prestito somme consistenti da fonti di finanziamento commerciali. Questo è il ruolo tradizionale dell’assistenza ufficiale allo sviluppo (official assistance development — ODA) e dei prestiti concessi dalle banche multilaterali per lo sviluppo.
  • Affrontare le crisi umanitarie.
  • Assicurare o difendere la disponibilità di beni pubblici globali. Fra i beni che rientrano in tale categoria ci sono il mantenimento della pace; la prevenzione delle malattie infettive; la ricerca sulla medicina tropicale, sui vaccini e sui raccolti agricoli; la prevenzione delle emissioni di clorofluorocarburi (CFC); la limitazione delle emissioni di anidride carbonica; e la difesa della biodiversità. Nessuna nazione, da sola, dispone di incentivi atti a preservare questi beni, e di conseguenza è necessaria un’azione collettiva se si vuole che essi siano disponibili in quantità sufficienti.
  • Affrontare crisi finanziarie e accelerare il recupero dopo che esse si sono verificate.
Il Comitato ha invitato la Conferenza Internazionale sui Finanziamenti per lo Sviluppo a ottenere un impegno da parte delle nazioni industrializzate affinché realizzino l’obiettivo di offrire aiuti pari allo 0,7 per cento del loro PNL. Il Comitato ha inoltre riconosciuto che gli Obiettivi Internazionali per lo Sviluppo hanno poche possibilità di essere realizzati, a meno che l’opinione pubblica delle nazioni sviluppate non arrivi a riconoscere le ragioni morali e utilitaristiche che rendono consigliabile considerarli una priorità. Conseguentemente, esso ha invitato a dare inizio a una campagna pubblica in favore degli Obiettivi Internazionali per lo Sviluppo, che dovrà essere focalizzata principalmente su quelle nazioni che sono venute a trovarsi a maggiore distanza dall’obiettivo dell’assistenza. Da ultimo, i donatori debbono investire in un miglior coordinamento e distribuzione degli aiuti mediante un approccio orientato alle risorse comuni.
Questioni sistemiche
. E’ evidente, comunque, che attualmente le sfide della globalizzazione non possono essere adeguatamente gestite da un sistema che era stato in gran parte progettato basandosi sul mondo di 50 anni orsono. I cambiamenti verificatisi nella gestione economica internazionale non hanno infatti tenuto il passo con la crescita dell’interdipendenza internazionale. Il Comitato sottoscrive conseguentemente la proposta della Commissione sul Governo Globale di creare un consiglio mondiale, che veda una partecipazione al più elevato livello politico, per assicurare la leadership nelle questioni attinenti al governo globale. Tale consiglio dovrebbe essere costituito da una base più ampia rispetto alla composizione del G-7 o delle istituzioni di Bretton Woods. Esso non eserciterebbe un’autorità legalmente vincolante ma, attraverso la propria leadership politica, provvederebbe quella cornice politica strategica a lungo termine che dovrebbe favorire lo sviluppo, garantire la coerenza negli obiettivi politici delle più importanti organizzazioni internazionali e promuovere la costruzione del consenso fra i governi, sulle soluzioni possibili in merito a questioni di gestione globale su tematiche economiche e sociali. Anche se il Comitato ha ravvisato la necessità di istituire il consiglio in questione, tuttavia esso ha riconosciuto l’enorme difficoltà politica per lanciarlo. Al fine di aprire la strada, di conseguenza, esso sostiene l’idea di organizzare un Vertice sulla Globalizzazione che dovrebbe discutere tale questione.

Nonostante la sua giovane età, la WTO si trova nell’urgente necessità di riformarsi e ha bisogno di supporto per quel che attiene ad alcuni dei suoi aspetti fondamentali. I cambiamenti necessari hanno infatti poche probabilità di realizzarsi dall’interno dell’Organizzazione. Quel che potrebbe essere necessario è un maggiore impulso politico, derivante dalla costruzione di un governo economico globale. In tale impresa, dovrebbero essere affrontati quanto meno gli aspetti della WTO elencati qui di seguito:

  • Il suo sistema di assunzione delle decisioni, che numerosi paesi in via di sviluppo sentono essere, a ragione, selettivo e lesivo dei loro diritti;
  • La sua capacità di fornire assistenza tecnica ai paesi in via di sviluppo in modo tale che questi possano partecipare in maniera più efficace ai negoziati multilaterali sui commerci, alle opportunità commerciali e ai meccanismi per la risoluzione delle controversie;
  • Collegati a quest’ultimo punto, l’evidente mancanza di fondi e di personale della WTO.

Le questioni della forza lavoro e degli standard ambientali hanno bisogno di un’attenzione particolare nell’arena internazionale rispetto a quella di cui dispongono attualmente. Nel caso delle condizioni lavorative, per esempio, la soluzione più naturale sarebbe quella di rafforzare l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Nel campo ambientale, invece, le diverse organizzazioni che attualmente condividono le responsabilità politiche dovrebbero essere amalgamate in un’unica Organizzazione Ambientalista Globale, avente una condizione equivalente a quella della WTO, del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale.

La comunità internazionale dovrebbe valutare se l’interesse comune venga meglio favorito fornendo delle risorse stabili e contrattualizzate per tali scopi. Politicamente, imporre delle tasse per offrire una soluzione ai problemi globali sarà molto più difficile che farlo per degli obiettivi esclusivamente nazionali. Quanto meno in funzione dei propri interessi, dovrebbero essere prese in considerazione delle nuove fonti di finanziamento senza pregiudizio da parte di tutte le parti in causa. In particolare, una tassa sulle transazioni valutarie (altrimenti nota come la Tobin tax) è stata sovente proposta come una nuova fonte di finanziamenti. A tale proposito, il Comitato ritiene che siano necessari degli ulteriori e rigorosi approfondimenti prima che possa essere raggiunta una qualsiasi conclusione definitiva in merito alla convenienza e alla fattibilità della Tobin tax. E’ infatti verosimile che risulti più promettente una carbon tax, vale a dire una tassa applicata sul consumo di carburanti di origine fossile, con dei tassi che riflettano l’apporto di tali carburanti alle emissioni complessive di anidride carbonica.

Il Comitato propone di conseguenza che la conferenza e il Vertice esaminino i benefici potenziali di una Organizzazione Fiscale Internazionale per:

  • In una prospettiva minima, compilare statistiche, identificare tendenze e problemi, presentare rapporti, fornire assistenza tecnica e sviluppare delle normative internazionali per le politiche e l’amministrazione fiscale;
  • Svolgere attività di sorveglianza sugli sviluppi tributari, allo stesso modo in cui il FMI si occupa di attuare la vigilanza sulle politiche macroeconomiche;
  • Assumere un ruolo guida nel limitare la competizione fiscale, progettata per attirare le multinazionali, mediante l’offerta di incentivi eccessivi e poco intelligenti;
  • In maniera leggermente più ambiziosa, sviluppare delle procedure di arbitrato nel caso in cui fra alcune nazioni si creino delle controversie in materia tributaria;
  • Patrocinare l’adozione di un meccanismo per la condivisione multilaterale di informazioni fiscali, simile a quello che viene seguito all’interno dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), in modo tale da tenere a freno la diffusione dell’evasione fiscale sui redditi generati da investimenti all’estero.

Le politiche sull’immigrazione debbono difendere gli interessi economici e sociali delle singole nazioni. Ma è tempo che i governi, senza mettere a repentaglio quegli interessi nazionali che debbono favorire, inizino a lavorare tutti insieme per sviluppare delle forme di cooperazione internazionale tese ad ottimizzare collettivamente i benefici degli spostamenti di quella parte della forza lavoro che oltrepassa i confini nazionali. I tempi potrebbero essere maturi per iniziare a cercare un accordo internazionale sui "movimenti delle persone verso altri paesi".

 

Principali raccomandazioni

  1. Ogni paese in via di sviluppo ha bisogno di mettere in ordine i propri fondamentali economici. Nessuna nazione può aspettarsi di raggiungere una crescita sostenibile, o di raggiungere gli Obiettivi Internazionali per lo Sviluppo, a meno che non concentri la propria attenzione su come costruire delle efficaci istituzioni nazionali e non adotti delle valide politiche, fra le quali:
    • Un governo che sia fondato sulla partecipazione e sul rispetto delle leggi, con un forte orientamento alla lotta alla corruzione
    • Politiche macroeconomiche disciplinate
    • Un profilo della spesa pubblica che dia priorità agli investimenti nel capitale umano, in special modo all’istruzione elementare e
    • Un sistema finanziario che indirizzi i risparmi verso quanti sono in grado di investirli in maniera efficiente, compresi quanti prendono a prestito per sviluppare progetti di microfinanza, le donne e il settore rurale
    • Un sistema pensionistico che disponga di fondi e sia del tipo a contribuzione, che promuova il risparmio a breve termine e, integrato da un progetto finanziato dalle tasse per assicurare una pensione minima, garantisca nel lungo periodo delle pensioni adeguate e a tutti
    • La costruzione di capacità focalizzata sullo sviluppo di un ambiente istituzionale positivo che sia progressivamente sempre più capace di mettere in atto le politiche elencate in precedenza
    • La difesa dei diritti di proprietà e un ambiente normativo che protegga in maniera efficace i diritti dei lavoratori e l’ambiente.
  2. La WTO dovrebbe lanciare una serie di negoziati in favore dello sviluppo. Le nazioni industrializzate dovrebbero prendere la guida nel proporre che la riunione ministeriale della WTO che si svolgerà nel Qatar nel Novembre del 2001 rappresenti l’occasione per lanciare una serie di negoziati commerciali per favorire lo sviluppo, con l’obiettivo principale di integrare pienamente i paesi in via di sviluppo all’interno del sistema di scambi globali. L’ordine del giorno per questi incontri dovrebbe comprendere:
    • La piena realizzazione dello spirito e della lettera degli impegni assunti dalle nazioni industrializzate all’Uruguay Round
    • La liberalizzazione degli scambi dei prodotti agricoli
    • La diminuzione delle tariffe massime e l’adeguamento automatico delle tariffe
    • Un riesame della protezione della proprietà intellettuale collegata al commercio, con l’obiettivo, fra le altre cose, di individuare modi per raggiungere la disponibilità di invenzioni a basso costo senza eliminare in modo inopportuno l’incentivo ad innovare
    • Delle clausole per una limitata protezione, e che preveda limiti temporali, delle nuove industrie da parte di quelle nazioni che si trovano ai primi stadi della loro industrializzazione
    • Considerare la possibilità di introdurre norme che regolino il movimento temporaneo della forza lavoro
    • La totale eliminazione delle barriere commerciali che ancora rimangono nel settore manifatturiero e, possibilmente, in quello dei servizi.
  3. Le nazioni meno sviluppate hanno bisogno di qualche aiuto immediato per migliorare la propria posizione all’interno del sistema commerciale mondiale. Questi paesi non possono attendere i risultati di una nuova serie di trattative sui commerci. Il Comitato raccomanda dunque:
    • Generosi finanziamenti da parte dei donatori al fondo fiduciario creato per realizzare la Struttura Integrata
    • La concretizzazione immediata delle concessioni dell’Uruguay Round per quanto riguarda le nazioni meno sviluppate
    • Una attuazione pronta e fedele, da parte dell’Unione Europea, della liberalizzazione da essa promessa delle importazioni di "qualunque bene ad eccezione delle armi" provenienti dalle nazioni meno sviluppate, e iniziative da parte delle altre nazioni industrializzate che realizzino almeno quanto è stato promesso dall’Unione Europea
    • Il ripristino e il miglioramento della Struttura Finanziaria Compensatoria del FMI e la creazione di un Progetto multilaterale per la Gestione dei Rischi sulle Materie prime, destinato alle nazioni meno sviluppate.
  4. I paesi in via di sviluppo dovrebbero realizzare un ambiente che attiri gli investimenti esteri, in special modo i FDI.
  5. Il Comitato invita la Conferenza Internazionale sui Finanziamenti per lo Sviluppo ad ottenere, da parte delle nazioni industrializzate, un impegno a realizzare l’obiettivo di garantire un’ODA pari allo 0,7 per cento dei propri PNL. Raggiungere questa soglia di aiuti richiederà la necessità di far ripartire il supporto politico per gli aiuti all’interno dei paesi donatori. Ciò, a propria volta, richiederà una Campagna in favore degli Obiettivi del Millennio, lanciata da un consorzio formato da quelle organizzazioni che si sono battute con successo per la cancellazione del debito, unitamente con le competenze professionali delle più importanti agenzie internazionali e il supporto finanziario delle fondazioni private. E’ inoltre imperativo separare i finanziamenti per lo sviluppo e per l’assistenza umanitaria dai finanziamenti per i beni pubblici globali e garantire finanziamenti adeguati per ciascuna di queste nazioni.
  6. I Paesi donatori dovrebbero distribuire la propria ODA fra le nazioni seguendo due criteri: quanto è profondo il grado di povertà in una nazione, e la loro valutazione della misura in cui la politica di tale nazione è efficacemente indirizzata a diminuire la povertà.
  7. Il Comitato raccomanda che gli aiuti vengano indirizzati, volontariamente e prudentemente, verso una struttura di finanziamento basata su risorse comuni, che dovrebbe finanziare la strategia per lo sviluppo annunciata dalla nazione beneficiaria.
  8. Il Comitato appoggia la proposta della Commissione per il Governo Globale di creare un consiglio mondiale al più elevato livello politico per garantire una leadership sulle questione del governo globale. Tale Comitato propone di organizzare un Vertice sulla Globalizzazione per discutere ulteriormente di tale questione. Il Vertice convocherebbe un gruppo di capi di Stato, ampio a sufficienza per essere rappresentativo ma abbastanza piccolo per esser efficiente, così da affrontare le sfide fondamentali del governo della globalizzazione, mediante una serie di discussioni strutturate, ancorché informali.
  9. La WTO dovrebbe disporre di maggiori finanziamenti, e la sua amministrazione dovrebbe essere riformata per mettere le piccole nazioni in condizione di giocare un ruolo più efficace nell’assunzione delle decisioni. All’OIL dovrebbero inoltre essere forniti degli strumenti appropriati e tale Organizzazione dovrebbe essere preparata a farne uso. Le diverse organizzazioni che attualmente condividono la responsabilità delle tematiche ambientaliste dovrebbero infine essere unificate in un’unica Organizzazione Ambientale Globale.
  10. La Conferenza Internazionale sui Finanziamenti per lo Sviluppo dovrebbe esplorare l’auspicabilità della creazione di un’adeguata fonte fiscale internazionale per finanziare la disponibilità di beni pubblici globali. E’ stato suggerito che una tassa sulle transazioni in valuta potrebbe garantire tali risorse finanziarie; tuttavia il Comitato ha concluso che sarebbero necessari degli ulteriori e rigorosi studi per risolvere i dubbi relativi alla fattibilità di una simile tassa. Una migliore possibilità potrebbe essere rappresentata da un accordo stipulato fra tutte le nazioni per imporre un livello minimo di prelievo sul consumo di carburanti di origine fossile (una carbon tax) quale mezzo per combattere il riscaldamento globale.
  11. L’FMI dovrebbe riprendere l’allocazione dei Diritti Speciali di Prelievo.
  12. Il Comitato propone che la comunità internazionale valuti i benefici potenziali di una Organizzazione Fiscale Internazionale. Questa potrebbe occuparsi delle numerose necessità che sono emerse nel momento in cui la globalizzazione ha progressivamente minato il principio di territorialità, sul quale sono basati i tradizionali codici tributari. I paesi in via di sviluppo dovrebbero candidarsi per beneficiare in modo particolare dell’assistenza tecnica nell’amministrazione tributaria, della condivisione di informazioni fiscali che permettano la tassazione dei capitali espatriati, dell’imposizione fiscale unitaria per contrastare l’impiego scorretto dei differenziali sui trasferimenti bancari e il prelievo sui redditi degli emigranti.

[Continua]