2001: ANNO DELLE NAZIONI UNITE PER IL DIALOGO TRA LE CIVILTA’

GLI EROI SCONOSCIUTI DEL DIALOGO

Gli esempi concreti costituiscono i mezzi migliori per trasmettere efficacemente un messaggio.
I visi, i nomi e le storie di 12 persone, rappresentanti di un ampio spettro delle società di tutto il mondo, che hanno superato ogni genere di barriere, compariranno in 12 mini-spot televisivi. I 12 spot – dai 30 ai 60 secondi ciascuno – saranno resi disponibili a New York ed offerti ad emittenti televisive allo scopo di trasmetterli il più possibile nel corso dell’anno 2001. Rimanete sintonizzati!

MARGARET GIBNEY vive la realtà del conflitto in Irlanda del Nord.

Il Progetto "Muro di Pace", della Mount Gilbert Community College, è nato allorché un gruppo di bambini decise di scrivere lettere a varie personalità del mondo chiedendo loro di spedire messaggi di pace. Margaret Gibney, che allora aveva 14 anni, scrisse al Primo Ministro Tony Blair, informandolo che aveva vissuto soltanto un anno di pace nella sua vita. Blair, commosso da questa dichiarazione e prendendo ispirazione dal progetto "Muro di Pace", ha colto l’occasione per parlare di questa iniziativa alla televisione americana. Tutto ciò ha avuto una tale eco che la first lady americana Hillary Clinton, in visita a Belfast nel 1997, chiese di avere un colloquio con Margaret.

A partire da quel momento, Margaret, non solo ha vinto numerosi premi grazie al suo lavoro a favore della pace, tra cui un "Champion Children Award", ma ha viaggiato a livello internazionale in qualità di Giovane Ambasciatrice dell’UNICEF. Nel luglio 1998, Margaret è intervenuta, a New York, al "Forum della Gioventù" ed ai Giochi di ‘Buona Volontà’ organizzati da Ted Turner, evento al quale ha partecipato insieme ad altri 36 giovani di tutto il mondo durante la cerimonia d’apertura. Inoltre, Margaret, insieme ad altri due Giovani Ambasciatori, ha preso parte alla diretta TV dei Giochi ed è stata intervistata in relazione al Processo di pace in Irlanda del Nord e al "Muro di Pace".

SULTAN SORNJEE, Dottore in Filosofia, trova soluzioni efficaci al conflitto tribale in Kenia

Un altro degli eroi sconosciuti è l’etnografo keniota Sultan Sornjee, responsabile del Dipartimento di Etnografia del Museo Nazionale del Kenia, a Nairobi, e fondatore del progetto del Museo della Pace Africana. In 25 anni di attività, Sornjee ha realizzato uno studio approfondito sulle tradizioni culturali e su quelle riguardanti la pace tra i pastori kenioti. Attraverso la sua opera a favore della pace, Sornjee incoraggia le comunità indigene a condividere e dialogare sulle proprie tradizioni di pace. In mancanza di una cultura basata sulla scrittura e sulla costruzione di monumenti, questi indigeni, incapaci di leggere, mantengono le proprie tradizioni attraverso la comunicazione orale e le manifestazioni artistiche. Sono stati creati, inoltre, Luoghi di Pace locali riconosciuti dall’intera comunità. Sornjee è un musulmano ismaelita. I suoi antenati arrivarono in Kenia all’inizio del secolo scorso dal subcontinente indiano.

SALAHUDDIN RAMEZ, eroe caduto per prestare soccorso alle vittime dei conflitti

Si richiede un coraggio davvero speciale per lavorare in zone di conflitto a contatto con i feriti, offrendo loro speranza e sollievo nel mezzo di una guerra. Salahuddin Ramez possedeva questo genere di coraggio: in qualità di chirurgo del Comitato della Croce Rossa Internazionale, lasciò l’Afghanistan, sua terra natia, al fine di assistere i feriti e le vittime dei conflitti in ogni angolo del mondo.

Cresciuto sia in Afghanistan che in Germania, si unì alla Croce Rossa Internazionale nel 1995; come prima missione, andò in Pakistan, per poi servire la causa umanitaria in Sudan, a Timor Est e, per finire, in Sierra Leone. Fu proprio in quest’ultimo paese che Ramez contrasse la febbre Lassa, che ne causò la morte il 25 luglio 2000.

Questo spot televisivo rappresenta un dovuto riconoscimento al suo impegno al servizio dell’umanità, a dispetto di ogni divisione religiosa e culturale.

SIDNEY POSSUELO Trent’anni dedicati alla protezione dei popoli indigeni in Amazzonia dal contatto-shock con l’esterno

Sidney Possuelo è il responsabile del Dipartimento delle Tribù Sconosciute della Fondazione Indiana all’interno del Governo brasiliano (FUNAI) ed uno dei massimi esperti di tradizioni indiane. Per più di 30 anni, si è preso cura dei gruppi indigeni – principalmente in Amazzonia – dove gli effetti dello sviluppo e della deforestazione si manifestano sempre più all’interno della giungla, ove queste tribù vivono stabilmente. A volte, cercatori d’oro, taglialegna e contrabbandieri invadono queste zone, sparando agli Indiani che si trovano di fronte.

Sydney Possuelo e il FUNAI difendono i diritti di queste popolazioni vulnerabili. Nel passato, il FUNAI ha considerato il contatto come il mezzo più efficace per aiutare queste tribù sconosciute; tuttavia, nel corso dell’ultimo decennio, l’obiettivo di Sydney è stato quello di evitare ogni contatto al fine di permettere alle tribù di vivere in pace il più a lungo possibile.

Nondimeno, Sydney è del parere che in alcuni momenti sia necessario instaurare un qualche tipo di contatto, anche solo attraverso l’inizio di un dialogo. Costituisce un processo che, senza dubbio, richiede molti anni e non pochi rischi – alcuni collaboratori di Sydney, infatti, sono stati uccisi o feriti dagli Indiani. Nel passato, Sydney è entrato in contatto con più di una mezza dozzina di gruppi sconosciuti di indigeni stanziati nella parte più remota della giungla.

La colonna sonora dello spot di un minuto dedicato a Sydney è tratta da una canzone del gruppo Kayapo, arrangiata da Marlui Miranda.

ZLATA FILIPOVIC, sopravvissuta agli orrori di una guerra, continua a lavorare a favore della pace mediante la riconciliazione.

Zlata Filipovic iniziò a tenere il suo diario a Sarajevo nel 1991, poco prima del compimento del suo undicesimo compleanno. Annotava le sue attività quotidiane tipiche di un’adolescente: la scuola, le lezioni di piano, lo sci, le feste, i programmi TV preferiti. Poi il caos ed il terrore di una guerra che mandò in frantumi il suo mondo. A dispetto dell’immane tragedia e della conseguente deprivazione, Zlata riuscì a continuare il suo diario in maniera lucida, annotando accuratamente i sentimenti di claustrofobia, noia, rassegnazione, rabbia, disperazione e paura, stati d’animo che contraddistinguono la vita quotidiana in tempo di guerra. Con una precisione ed una visione d’insieme atipica rispetto alla sua età, Zlata scrisse che la "situazione politica è stupidità in movimento". Il diario di Zlata ha il pregio di portare Sarajevo nelle nostre case come mai nessun corrispondente è riuscito a fare.

Dalla fine della guerra, il diario di Zlata è stato pubblicato ed ha ottenuto un notevole consenso da parte della critica, in primis dall’UNICEF, per poi essere diffuso in Francia mentre negli USA i diritti venivano acquistati da Newsweek. Con un’esperienza di guerra così diretta, Zlata dedica ora il suo tempo libero alla pace ed al rafforzamento della comunicazione tra i diversi popoli. È stata inoltre coinvolta nella presentazione da parte dell’UNICEF del rapporto sull’impatto dei conflitti sui bambini e nell’assegnazione di un premio letterario per fanciulli e giovani in nome della tolleranza, in qualità di membro di una giuria internazionale dell’UNESCO. Al momento, Zlata frequenta la facoltà di Scienze Umane al St. John’s College di Oxford.

SERGEY FYODOROV, vittima dell’HIV in Ucraina, lancia un messaggio di allarme ai giovani vulnerabili di Odessa

Il padre di Sergey Fyodorov fu ucciso il 18 gennaio 1992. Il 1 febbraio Sergey, per la prima volta, si iniettava droga. Aveva appena 12 anni. "A seguito della morte di mio padre ho perso qualcosa e l’ho sostituita con la droga". Come molti altri giovani a Odessa, in Ucraina, Sergey divenne tossicodipendente e, nel giro di 8 anni, contrasse il virus mortale dell’HIV.

Completamente libero dalla schiavitù della droga, Sergey dedica ora il suo tempo libero ai drogati, all’interno di un’organizzazione che si pone come obiettivo il recupero dei tossicodipendenti.
Con un terzo dei giovani di Odessa colpito dal problema della droga, Sergey ed i suoi colleghi si rivelano inoltre utili nel campo della sensibilizzazione e della prevenzione sanitaria, distribuendo materiale informativo e siringhe pulite.

FAOUZI SKALI fa ricorso alla gioia della musica per unire le culture

Ogni anno, un festival davvero speciale ha luogo a Fez, in Marocco. Un evento unico, che riunisce persone da ogni angolo del mondo, unendoli attraverso differenti culture, paesi, tradizioni e lingue.
Il Fez Festival della Musica Sacra nel Mondo ottiene un tale risultato grazie al linguaggio universale della musica.
Il festival rappresenta la creatura del suo Direttore Generale, Faouzi Skali, secondo il quale il potere della musica può unire le genti al di là delle loro diversità. Invita musicisti da tutto il mondo allo scopo di condividere la musica che essi considerano sacra.

In un mondo in cui la tecnologia moderna abbatte rapidamente le barriere del commercio e della comunicazione, lo spirito del festival tende a facilitare l’accettazione libera e cosciente della dignità e della spiritualità umane, al fine di permettere a tutte le culture di condividere un sentimento di ‘buona volontà’ nella celebrazione delle diversità di pensiero e di credo religioso.