Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio Illegale di Armi Leggere e di Piccolo Calibro
in Tutti i suoi Aspetti

New York, 9-20 luglio 2001

Cartella stampa
Nota informativa 3

Dipartimento Operazioni per il Mantenimento della Pace
Attività inerenti alle armi leggere e di piccolo calibro

Briefing

Le attività per il mantenimento della pace che riguardano le armi leggere e di piccolo calibro vengono guidate dal mandato di ogni missione, come stabilito dal Consiglio di Sicurezza. I punti salienti vengono riportati di seguito:

Missione delle Nazioni Unite per l’Amministrazione Provvisoria in Kosovo (UNMIK)

L’UNMIK, in stretta collaborazione con la KFOR (Forza NATO), ha attuato severamente il divieto di vendita e di fornitura di armi leggere e di piccolo calibro al Kosovo, imposto dalla risoluzione 1160 (1998) del Consiglio di Sicurezza. La KFOR e la forza di polizia civile dell’UNMIK svolgono regolarmente perquisizioni per sequestrare armi illegali e di contrabbando. Tutte le armi confiscate e sequestrate, prima di essere distrutte, vengono raccolte e conservate in un luogo sicuro dalla KFOR. Il processo di distruzione assicura che tutti i componenti delle armi vengano resi inutilizzabili in modo da prevenire il riciclaggio. Fino ad oggi, 5.300 armi sono state distrutte nell’ambito del programma gestito dalla KFOR. Nonostante queste iniziative, il contrabbando di armi illegali è ancora un problema per il Kosovo.

La gran quantità di armi in circolazione dai tempi del conflitto in Kosovo è stata ridotta, ma ulteriori riduzioni del possesso personale di armi di piccolo calibro sono state ostacolate dall’applicazione di deboli sanzioni penali, previste dal codice penale kosovaro per il possesso di armi illegali. Durante i mesi passati, l’UNMIK si è mobilitata per introdurre una legislazione più effettiva in questo campo. Il 21 febbraio 2001 è stato promulgato, dall’UNMIK, il Regolamento sull’Autorizzazione del Possesso di Armi nel Kosovo, che stabilisce sanzioni penali severe per fermare ulteriormente il possesso di armi non autorizzate. Le sanzioni includono la detenzione in carcere fino a 10 anni e/o un’ammenda fino a 20.000 marchi tedeschi. Questa nuova politica è stata ampiamente pubblicizzata da una campagna d’informazione congiunta UNMIK-KFOR, della durata di due mesi, a cui ha fatto seguito un programma di amnistia di un mese per la consegna di armi in tutto il Kosovo. Il regolamento è entrato in vigore il 4 giugno 2001.

Secondo il nuovo Regolamento, l’UNMIK è responsabile per l’autorizzazione e la registrazione di armi per la protezione personale, concesse ad un limitato numero di persone vulnerabili; i numeri di serie devono essere registrati presso la polizia della UNMIK. Inoltre, il Regolamento UNMIK 2001/7 contiene delle previsioni per la raccolta di campioni balistici e di prove legali.

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) e il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) hanno informato l’UNMIK che stanno esaminando congiuntamente la possibilità di lanciare, il prossimo autunno, una campagna di informazione pubblica sulle armi. L’UNMIK sta pianificando, inoltre, di intraprendere un’iniziativa per la registrazione di armi da caccia e ricreative in contemporanea con l’avvio ufficiale della stagione di caccia.

A causa del possesso illegale di un gran numero di armi nel Kosovo e degli alti livelli di criminalità, i 4.500 agenti di polizia internazionale dell’UNMIK portano armi bianche, mentre le unità speciali di polizia possono utilizzare fucili. I 3.500 agenti della polizia locale del Kosovo portano, anche essi, armi bianche. Le truppe della KFOR, il cui numero è di poco più di 40.000 soldati, indossano un equipaggiamento militare standard che include armi leggere e di piccolo calibro.

Forza Provvisoria delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL)

Dal 1978 al 2000, il ruolo della UNIFIL è stato di impedire l’ingresso di armi nell’area del suo intervento (AO), mediante la creazione di postazioni di controllo in punti strategici, e attraverso controlli a campione sui veicoli (esclusi quelli delle autorità libanesi). Le armi così trovate venivano sequestrate e le loro caratteristiche venivano registrate. A chiunque si rifiutava di cooperare veniva negato l’ingresso nella AO e il fatto veniva notificato alle autoritá libanesi. Le armi sequestrate venivano consegnate al più presto possibile alle autorità libanesi.

A seguito del ritiro Israeliano, l’UNIFIL ha spostato la sua attenzione dalla prevenzione dell’ingresso di armi al monitoraggio delle violazioni della Linea Blu. La responsabilità del controllo sulle armi è stato affidato alle autoritá libanesi. L’UNIFIL continua a consegnare alle Forze Armate Libanesi tutte le armi sequestrate e ritrovate.

Nonostante le rigide disposizioni che regolano l’acquisto di armi di piccolo calibro, emanate dal Ministero della Difesa libanese -- al quale ogni cittadino che voglia acquistare armi per uso personale deve fare richiesta -- si assiste ad una considerevole proliferazione di armi. I fragili confini libanesi, insieme all’assenza di politiche efficaci, specialmente nel sud del paese, come anche l’esistenza di una rete di trafficanti d’armi ben organizzata, favoriscono il contrabbando di armi di vario genere nel paese. Il Governo libanese ha un controllo quasi inesistente su queste armi. Tuttavia, le armi di uso personale vengono raramente viste in mani non autorizzate.

Amministrazione Temporanea delle Nazioni Unite in Timor Est (UNTAET)

L’importanza del controllo sulle armi delle FALINTIL (Forze Armate per la Liberazione Nazionale di Timor Est, un tempo forze della guerrilla) è stata riconosciuta nel dicembre 2000, quando il processo di costituzione della Forza di Difesa di Timor Est (ETDF) acquistava rilievo. Gli Osservatori Militari delle Nazioni Unite hanno cominciato a sviluppare un documento per un controllo tempestivo, sicuro ed efficace su tutte le armi delle FALINTIL, un processo che includeva tutti gli interessati, incluse le FALINTIL. Le conseguenti "misure di sicurezza", sottoscritte dal Capo di Stato Maggiore e Comandante in Capo delle ETDF, Brig.Taur Matak Ruan, il 26 gennaio 2001, elencavano dettagliatamente le misure richieste dalle FALINTIL per il controllo delle loro armi. L’attuazione di tali misure è iniziata immediatamente. Prima, tutti i soldati FALINTIL erano autorizzati a portare armi personali ad Aileu; attualmente, solo i soldati della ETDF che si occupano di funzioni operative, come i compiti di vigilanza, sono autorizzati. La maggior parte delle armi delle FALINTIL sono ora chiuse nei depositi.

Sebbene la maggior parte dei resoconti ammetta che armi di piccolo calibro siano in circolazione ed in uso oggi a Timor Est, non esistono stime attendibili circa la quantità coinvolta. Né la polizia civile, né quella militare hanno scoperto nessun nascondiglio di armi. Infatti, la ricerca di armi non è stata fra le loro priorità. Nonostante il katana (piccola spada o macete) sia comune, raramente si possono vedere armi da fuoco in mani non autorizzate e, per almeno un anno, nei registri ospedalieri non risultano cure di ferite provocate da armi da fuoco. È possibile che armi nascoste esistano in quest’area; ad ogni modo, l’UNTAET ritiene che il prossimo regolamento sulle armi leggere, le misure di sicurezza e l’attuale livello di coordinamento e cooperazione tra gli interessati precludano un problema maggiore a questo stadio. Un aumento della violenza politica e della attività delle bande nei prossimi mesi potrebbe, comunque, portare la questione alla ribalta. Al momento, la mancanza di informazioni accurate preclude il giudizio sull’esistenza del problema delle armi leggere.

L’UNTAET, inoltre, controlla da vicino la reintegrazione nella vita civile di più 1000 membri smobilitati delle FALINTIL, con la collaborazione del Programma di Reinserimento e Assistenza delle FALINTIL (FRAP). Questo programma, che è stato avviato a gennaio, sta funzionando relativamente bene, mentre gli ex membri delle FALINTIL ritornano alla vita civile senza problemi. Sulla possibilità che gli ex membri delle FALINTIL possano destabilizzare l’ambiente politico ed usare armi nascoste o acquistare armi leggere, l’opinione dell’UNTAET, basata sulle indicazioni correnti, è che questo non accadrà.

Il Servizio di Controllo sui Confini afferma che, aldilà degli autorizzati ad importare armi (Sicurezza delle Nazioni Unite, polizia civile ed assistenza all’ETDF), ha avuto raramente a che fare con persone interessate a dotarsi di armi o munizioni. Il controllo delle armi sui rifugiati che tornano è effettuato alla frontiera. Mentre esistono voci in merito a movimenti illegali di armi, l’UNTAET non è stato in grado di verificarne alcuno. L’UNTAET ha portato a termine con successo il conteggio e l’immagazzinamento delle armi delle FALINTIL, ma attualmente la missione non svolge nessun altro programma di disarmo.

DPI/2195 (3)
Realizzato dal Dipartimento delle Nazioni Unite sulle Operazioni per il Mantenimento della Pace.
Pubblicato dal Dipartimento di Pubblica Informazione delle Nazioni Unite.
Traduzione a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite.