Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio Illegale di Armi Leggere e di Piccolo Calibro
in Tutti i suoi Aspetti

New York, 9-20 luglio 2001

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Nota informativa 1
Informazioni generali

Una stima piuttosto attendibile sostiene che il numero delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere in circolazione nel mondo, sia superiore ai 500 milioni. Circa il 40-60% di queste armi sono illegali. In 46 dei 49 conflitti più gravi scoppiati nel corso degli anni ’90, le armi utilizzate sono state quelle di piccolo calibro. I conflitti di quegli anni hanno causato la morte di 4 milioni di persone, delle quali il 90 per cento erano civili e l’80 per cento donne e bambini. Altre decine di milioni di persone hanno perso i propri mezzi di sussistenza, le case e la famiglia a causa dell’uso indiscriminato ed estremamente diffuso di queste armi.

E’ giunto il momento di ammettere che l’aumento eccessivo e destabilizzante delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere e il loro traffico illecito rappresenta ormai una minaccia globale per la pace e la sicurezza. Le armi di piccolo calibro alimentano i conflitti e mettono in serio pericolo i civili innocenti, gli operatori umanitari e quanti si occupano delle operazioni per il mantenimento della pace. La comunità internazionale, pertanto, dovrà intraprendere delle azioni concertate, in modo da porre fine a questo flagello.

LE NAZIONI UNITE E LE ARMI DI PICCOLO CALIBRO
La Conferenza delle Nazioni Unite sul Traffico Illecito di Armi di piccolo calibro e di armi leggere in tutti i suoi aspetti, che si terrà il prossimo luglio a New York, sarà un’occasione storica per tutti i governi per combattere il traffico illecito delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere.

Questo punto è stato inserito nell’Agenda delle Nazioni Unite sin dalla metà degli anni ’90 quando, considerato il crescente coinvolgimento dell’Organizzazione nelle pacificazioni post-belliche e in gravose operazioni per il mantenimento della pace, gli operatori umanitari ed i peacekeeepers si sono trovati ad avere a che fare con una quantità enorme di armi che circolavano liberamente tra combattenti, gli ex combattenti e i civili. E’ allora diventato chiaro che una pace duratura non sarebbe stata possibile fino a quando queste armi non fossero state sotto controllo.

In due ampi studi effettuati nel 1997 e nel 1999 da comitati di esperti governativi hanno identificato le problematiche più rilevanti e preparato dei piani d’azione potenziali. Anche le Nazioni Unite hanno portato avanti degli studi sulle munizioni e sugli esplosivi, sull’individuazione degli armamenti, sulla distruzione delle armi e sul controllo della fabbricazione e del loro commercio. In aggiunta, un volume enorme di ricerche effettuate dai governi, dalle organizzazioni non governative e dalle istituzioni accademiche fornisce un gran numero di proposte per affrontare il problema.

Il Consiglio di Sicurezza ha già analizzato la questione nell’ambito delle sue considerazioni sulle missioni per il mantenimento della pace e quelle per la costruzione della pace. L’intervento più rilevante è stato quello del Presidente il quale, il 24 settembre 1999, ha affermato che "Il Consiglio riconosce che le armi di piccolo calibro rappresentano una sfida su più fronti che tocca la sfera della sicurezza, quella umanitaria e quella dello sviluppo". Nel settembre 1999 il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, nel rivolgersi al Consiglio ha definito il proliferare delle armi di piccolo calibro "una delle sfide chiave per la prevenzione dei conflitti nel prossimo secolo".

Nella sua prefazione al secondo rapporto presentato dagli esperti del 1999, il Segretario Generale ha scritto: "Le armi di piccolo calibro vengono diffusamente utilizzate nei conflitti in cui la maggior parte delle vittime sono dei civili e nelle quali la violenza è stata perpetrata con una grossolana violazione del diritto internazionale. Questo ha causato milioni di morti e feriti, lo spostamento di intere popolazioni, sofferenze e uno stato di incertezza in tutto il mondo…

Anche se non è la proliferazione di queste armi in sé a produrre i conflitti nei quali vengono utilizzate, è la loro facile disponibilità che tende ad esacerbare ed accrescere la letalità dei conflitti e a vanificare gli sforzi che si compiono per prestare assistenza e favorire lo sviluppo".

Nella Dichiarazione del Millennio del settembre 2000, gli Stati membri delle Nazioni Unite si sono detti d’accordo sulla "necessità di intraprendere delle iniziative concertate per porre fine al traffico illecito delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere, in special modo rendendo i trasferimenti delle armi più trasparenti e sostenendo le iniziative regionali per il disarmo".

Data la crescente attenzione rivolta al problema e considerato il crescente corpus di lavori che si stanno svolgendo per trovare una soluzione alla crisi, nel dicembre 1998 l’Assemblea Generale ha deliberato di convocare una conferenza internazionale. L’Ambasciatore Carlos dos Santos, rappresentante del Mozambico presso le Nazioni Unite, che ha presieduto le tre sessioni del Comitato Preparatorio per la Conferenza, ha definito questo incontro "l’occasione di aprire gli occhi dell’opinione pubblica, facendogli prendere coscienza del flagello che le armi di piccolo calibro rappresentano".

NON ESISTONO SOLUZIONI FACILI
Non vi sono definizioni universalmente riconosciute per le "armi di piccolo calibro" e le "armi leggere". Uno studio condotto nel 1997 dalle Nazioni Unite ha elaborato alcune definizioni che vengono comunemente utilizzate ed accettate. In breve, un’arma piccola è quella che può sparare, essere adoperata e trasportata da una sola persona; un’arma leggera è quella che può essere utilizzata da poche persone e può essere trasportata su un veicolo leggero o con animali da soma. Ciò vale per le armi convenzionali quali le pistole, i fucili da assalto, le mitragliatrici, le granate, i mortai di calibro inferiore ai 100 mm e i missili a spalla, anticarro e antiaerei.

Le devastazioni causate dalla libera circolazione di così tanti tipi di armi in tutto il mondo fanno capire come non esistano facili soluzioni al problema. Questa difficoltà è ravvisabile nel titolo stesso della Conferenza. Se da un lato essa verterà sul "commercio illecito" delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere, da un altro lato tenterà di trattare il tema "in ogni suo aspetto". Quest’ultima frase implica un’ampia gamma di preoccupazioni, non ultima delle quali il fatto che le armi legali possano diventare illecite. L’Ambasciatore dos Santos ritiene che la Conferenza "tenterà almeno di definire la parte illegale di questo commercio di armi di piccolo calibro" e di affrontare i trasferimenti legali "fino a dove essi sono legati al commercio illegale".

Non esiste un unico metodo per trattare la questione dell’impatto delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere. Un bando è impossibile perché, a differenza delle mine antiuomo o delle armi chimiche, che la comunità internazionale in larga misura considera come illegittime, le armi di piccolo calibro e quelle leggere sono necessarie ai fini del legittimo diritto all’autodifesa da parte di uno Stato. E’ comunque chiaro come i milioni di armi che circolano nel mondo sono di molto superiori al quantitativo necessario a garantire l’autodifesa nazionale. L’obiettivo, insomma, è come bilanciare il diritto delle Nazioni all’autodifesa con altri diritti, specialmente quelli dei civili disarmati.

Gli esiti della Conferenza saranno legati alla partecipazione degli Stati membri. Allo stato attuale vi è un documento preparato dall’Ambasciatore dos Santos che ha costituito la base per le deliberazioni del terzo ed ultimo Comitato Preparatorio nel marzo 2001 e costituirà ora il punto di partenza per i lavori della Conferenza. Il documento — una bozza di piano programmatico — invita a "rafforzare o creare norme… che andrebbero a supportare e coordinare gli sforzi fatti per prevenire e combattere il traffico illecito delle armi di piccolo calibro e delle armi leggere in tutti i suoi aspetti" e "sviluppare le misure internazionali concordate per prevenire e contrastare il traffico illegale di armi e la fabbricazione di armi di piccolo calibro e delle armi leggere e ridurre l’enorme e destabilizzante quantità di queste armi nel mondo e i loro trasferimenti".

Nell’ambito dei lavori della Conferenza, è prevista l’approvazione di una dichiarazione politica di carattere vincolante — un programma d’azione — che contribuirà a rafforzare il processo di controllo sulle armi di piccolo calibro e su quelle leggere. Il piano d’azione menziona due aree, quella della "negoziazione di uno strumento internazionale per identificare e tracciare le rotte dei rifornimenti delle armi di piccolo calibro e delle armi leggere" e le negoziazioni su uno strumento internazionale per "limitare la produzione ed il commercio delle armi di piccolo calibro e delle armi leggere ai produttori e ai mediatori riconosciuti" autorizzati dagli Stati.

LE INIZIATIVE NAZIONALI, REGIONALI E GLOBALI
Dal momento che qualunque soluzione per la crisi legata alle armi di piccolo calibro e a quelle leggere deve tenere conto della grande varietà di armi e dei numerosi usi — legittimi e illegittimi - che se ne fanno, gli Stati hanno convenuto, sin dall’inizio di questo processo, che non ci potesse essere una soluzione che andasse bene per tutti gli aspetti del problema. La crisi deve essere affrontata a livello nazionale, regionale e globale. Le bozze di programma di azione, fra gli altri studi, fornisce una ripartizione delle aree nelle quali potenzialmente potrebbero essere adottate delle misure idonee.

A LIVELLO NAZIONALE: Dal momento che la maggior parte delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere illecite iniziano la propria esistenza come armi legali, è stata posta grande attenzione nel controllare le armi alla fonte mettendo in atto normative che consentano di esercitare un controllo efficace circa la legalità della fabbricazione, del trasferimento e del possesso delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere, e per garantire la punizione di chi infrange queste regole. Un altro programma potrebbe prevedere la creazione di un sistema di marcatura delle armi che in tal modo potrebbero essere rintracciate nel caso in cui se ne facciano degli usi o dei trasferimenti illegali. Le armi non registrate potrebbero essere distrutte. Gli Stati potrebbero inoltre stabilire dei controlli più severi sulle esportazioni attraverso il ricorso a certificati che identifichino gli utilizzatori finali, per garantire che l’esportazione delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere raggiunga solo i legittimi destinatari; questi controlli potrebbero essere affiancati da sistemi nazionali che disciplinino i mediatori di armamenti. Le leggi potrebbero inoltre essere modificate per rendere una infrazione delle leggi nazionali la violazione degli embarghi sul commercio delle armi imposti dalle Nazioni Unite. Controlli più severi sul possesso e l’accesso alle armi di piccolo calibro e a quelle leggere, sia da parte di organismi autorizzati dal governo (polizia e forze armate), sia da parte dei civili, aiuterebbero a propria volta a combattere il traffico illecito di armi. Nelle nazioni che stanno appena venendo fuori da un conflitto, un efficace disarmo volontario dei combattenti e il loro reinserimento nella vita civile contribuirebbe a rafforzare la pace.

A LIVELLO REGIONALE: Le regioni che abbiano degli interessi e delle preoccupazioni in comune potrebbero concludere degli accordi legalmente vincolanti che prevengano, combattano ed eliminino il traffico illecito delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere. Le moratorie regionali e sub-regionali sul trasferimento e la fabbricazione delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere potrebbero risultare molto più efficaci di qualunque controllo nazionale e più pratiche di qualunque sistema globale. Le Nazioni che fanno parte di una regione potrebbero sviluppare dei meccanismi comuni per il controllo delle frontiere e delle dogane, così come armonizzare le diverse legislazioni nazionali in materia al fine di chiudere le potenziali vie di fuga. Una maggiore trasparenza relativamente alla circolazione delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere costituirebbe una misura di reciproca fiducia tra gli Stati della Regione.

A LIVELLO GLOBALE: Molte delle iniziative nazionali e regionali potrebbero essere estese a coprire tutti i membri delle Nazioni Unite. I sistemi utilizzati per marcare e rintracciare le armi potrebbero essere adottati globalmente. La cooperazione internazionale a sostegno degli embarghi sugli armamenti posti dalle Nazioni Unite renderebbe più difficile una loro elusione. Programmi per il disarmo, la smobilitazione la reintegrazione possono esercitare un impatto maggiore e più duraturo se le risorse globali verranno impiegate per dei processi di pace e di ricostruzione post-bellici. Il Dipartimento delle Nazioni Unite per le Attività del Disarmo potrebbe inoltre essere utilizzato per raccogliere e diffondere i dati messi a disposizione degli Stati sulle armi di piccolo calibro e su quelle leggere, compresi i rapporti nazionali sull’applicazione del piano d’azione.

L’INIZIO DEI CONTROLLI
I successi più tangibili sul controllo del traffico e del commercio illegali di armi sono stati registrati grazie agli accordi presi a livello regionale. Le Nazioni delle regioni interessate hanno potuto lavorare insieme sulle particolari caratteristiche delle loro regioni, trovando un terreno comune che è difficile individuare ad un livello globale.

L’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha stipulato il solo trattato legalmente vincolante sulla regolamentazione delle armi di piccolo calibro. Le 54 nazioni che compongono l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) e i 53 membri dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) hanno stabilito delle linee guida vincolanti in materia di armi di piccolo calibro. In aggiunta, i gruppi sub-regionali stanno affrontando il problema nella loro area. Gli Stati dell’Africa occidentale sono giunti al termine dei tre anni di moratoria sulla importazione, esportazione e produzione di armi di piccolo calibro. Gli Stati della Comunità per lo Sviluppo dell’Africa meridionale (CSSA) si sono impegnati a rafforzare le leggi nazionali sul possesso delle armi, la loro registrazione e la loro intermediazione. Nel 2000, l’Unione Europea (UE) ha delineato una serie di principi guida che regolano l’esportazione delle armi.

In altre parole, circa i tre quarti degli Stati membri delle Nazioni Unite hanno già riconosciuto la gravità del problema e sviluppato delle cornici attraverso le quali affrontare la questione.

Nel 1997, gli Stati dell’OSA hanno sottoscritto la Convenzione Inter-Americana contro la Fabbricazione Illecita ed il Traffico di Armi da fuoco, Munizioni, Esplosivi ed altri Materiali Affini. Si tratta del primo accordo internazionale al mondo per stabilire delle misure comuni, concrete e legali per il controllo del traffico internazionale delle armi da fuoco. Le linee guida dell’OSCE, adottate nel novembre 2000, impegnano gli Stati membri a rafforzare i controlli sullo smistamento delle armi che avviene sul loro territorio, a vietare il commercio delle armi di piccolo calibro non contrassegnate e a notificare le importazioni e le esportazioni delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere.

Quale componente del lavoro preparatorio per la Conferenza delle Nazioni Unite, l’Incontro Ministeriale dell’OUA ha adottato a Bamako, nel dicembre 2000, la "Dichiarazione di Bamako", che include la "Comune Posizione Africana sulla proliferazione, la circolazione e il traffico illegale delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere". La posizione così assunta prevede anche "soluzioni generali… che contemplino sia il controllo, che la riduzione, come pure gli aspetti relativi alla domanda ed all’offerta… il coordinamento e l’armonizzazione degli sforzi compiuti dagli Stati membri a livello regionale, continentale ed internazionale" e il coinvolgimento della società civile.

LA DIMENSIONE UMANITARIA
Come già rendono evidente le dichiarazioni del Consiglio di Sicurezza, del Segretario Generale e degli Stati membri, in questo caso il problema non è rappresentato solamente dal controllo delle armi, ma da una crisi più generale che tocca tutti gli aspetti della vita politica e sociale. La disponibilità di quantitativi eccessivi di armi destabilizza le nazioni, rendendo più difficile lo sviluppo e portando a un maggiore tasso di criminalità che di conseguenza rende meno netta la distinzione tra l’uso criminale e quello militare delle armi.

Dal momento che le armi di piccolo calibro sono così facili da impiegare e da mantenere, questi armamenti hanno reso il ricorso ai bambini-soldato più pratico e letale, aumentando di conseguenza l’attrattiva di un loro impiego quale opzione militare. I bambini-soldato vengono sovente utilizzati per commettere crimini contro le loro stesse comunità — spesso contro le loro famiglie — minando con pochi proiettili le fondamenta stesse della società in maniera molto più rapida di quanto un assedio riuscirebbe a fare in mesi o anni.

In occasione dell’ultima sessione del Comitato Preparatorio, svoltasi nel marzo 2001, gli uffici del Segretariato delle Nazioni Unite e le Agenzie Specializzate, quali il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) hanno presentato delle dichiarazioni ai delegati riuniti in quella sede. L’intento comune era quello di mostrare quanto la proliferazione delle armi di piccolo calibro sia inestricabilmente connessa all’intera gamma dei problemi umanitari e dello sviluppo.

Nel dichiarare che il controllo delle armi di piccolo calibro rappresenta anche una questione legata ai diritti umani, un rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCHR) ha affermato: "Promuovendo il rispetto dei diritti civili, culturali, economici, politici e sociali, gli Stati potranno fare molta strada nel ridurre la domanda che alimenta il commercio delle armi di piccolo calibro e di quelle leggere." Un rappresentante del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) ha affermato in occasione della sessione: "La proliferazione di armi, che sia una conseguenza dei conflitti, della criminalità o della violenza in generale o che ne sia la causa, costituirà un ostacolo per il raggiungimento dei nostri obiettivi di sviluppo. Il nostro lavoro dovrà di conseguenza occuparsi della diffusione illegale delle armi di piccolo calibro."

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La Conferenza delle Nazioni Unite sul Traffico Illecito delle Armi di piccolo calibro e di armi leggere in tutti i suoi aspetti non sarà il primo passo — né tantomeno l’ultimo - verso la soluzione del problema, ma costituirà certamente la più grande opportunità avuta sino ad oggi per sostenere l’impegno della comunità internazionale per eliminare al più presto questo flagello che colpisce i popoli di tutto il mondo.

Pubblicato dal Dipartimento per l’Informazione Pubblica delle Nazioni Unite
DPI/2195 (1) — Maggio 2001